sabato 15 luglio 2017

Quando Dante parlò il Nynorsk



Sono passati dieci anni da quando, mentre ero al mio tavolo di lavoro, ricevetti la telefonata di Bodil (si pronuncia Budìl) Moss che, in buon italiano, mi chiedeva se i diritti di "Dante" erano disponibili. L'intraprendente fanciulla, che si era innamorata della mia versione a fumetti della Divina Commedia, si proponeva di tradurla in norvegese e farla pubblicare dalla piccola casa editrice Transfe:r Forlag di Bergen, messa su dalla sua amica Aasne Vickøy (si pronuncia Osne Vicoi, con la "o" a metà tra "o" ed "e") e altri soci. Visto che Bodil aveva già risolto tutti i problemi, detti subito il mio assenso, e qualche mese più tardi vedeva la luce "Dante, den Guddommelege Komedie som teikneserie - Helvetet".
Andando a verificare la consistenza della popolazione norvegese (quattro milioni circa di abitanti... un po' come fare un'edizione meneghina di Dante) avevo qualche perplessità sulle possibilità di vendita di quell'edizione delle mie strisce. Per quanto conosciuto, Dante non era esattamente un personaggio popolarissimo a quelle latitudini. Diventai ancora più scettico sulle possibilità di riuscita economica dell'impresa quando Bodil mi disse che aveva deciso di tradurre l'opera non nella lingua ufficiale e maggioritaria del paese, il danesizzante Bokmål ("Lingua dei libri", si pronuncia Bucmol) ma in Nynorsk (si pronuncia Ninorsck, con la "sc" dolce di "scena"), il "Nuovo Norvegese" che un manipolo di studiosi aveva messo insieme andando a recuperare la lingua "originale" negli angoli più sperduti e nei villaggi più isolati della nazione, e che il governo cercava di diffondere convintamente (da anni entrambe le lingue sono studiate a scuola). La diffusione della neolingua si limitava all'epoca al 15% degli abitanti, dunque una notevole restrizione del già limitato lettorato potenziale.

Nelle foto sotto: l'amore dei norvegesi per la propria storia è testimoniato dal "museo all'aperto" delle antiche abitazioni, prelevate qua e là nel paese, smontate e ricostruite a Oslo. Particolare curioso, tra l'ultimo scalino e la porta veniva lasciato uno spazio vuoto per impedire agli animali di entrare in casa.










Ma Bodil sapeva quello che faceva. In Norvegia, infatti, il Ministero della Cultura seleziona ogni anno trenta libri da distribuire in tutte le biblioteche della nazione, e proprio il fatto di essere scritto nella lingua che il governo cerca di diffondere ha fatto sì che "Dante" fosse tra i prescelti (su 130 candidati) ed esaurisse così immediatamente le mille copie della prima tiratura.

Nelle foto sotto: altre attrazioni turistiche della capitale norvegese: il museo dei vichinghi e il parco Vigeland con le innumerevoli opere dello scultore che rappresentano tutte le stagioni della vita.











Festeggiando i dieci anni da quella prima (e al momento unica) edizione estera di Dante, non posso che ringraziare le mie due intraprendenti amiche e tutti i responsabili delle sedi della Dante Alighieri che mi hanno ospitato e accompagnato nel mio "giro di presentazione" dell'opera: Marianne Zimmer a Oslo, l'ingegnere nucleare italiano Valerio Tosi e sua moglie Unni Dybvik a Halden, Stian Lyndersen e Olav Hunderi a Trondheim, il professor Jan Berg a Kristiansand, Mammi Sundt Hansen a Stavanger e, naturalmente, Bodil e Aasne a Bergen, dove il Dante norvegese ha esordito ufficialmente all'edizione di quell'anno del Raptus Festival organizzato dal simpatico Trond Stien.

Sotto: foto ricordo con i miei ospiti di Halden.



Nelle foto sotto: una delle residenze reali a Trondheim e i soci della locale Società Dante Alighieri.




Nelle foto sotto: due diverse zone di Kristiansand e il mio ospite, il professor Berg.





Nelle foto sotto: una statuetta di Becassine, prima protagonista femminile francese dei fumetti (1905)
che mi faceva compagnia sul tavolo della colazione del Bed and Breakfast che mi ospitava;
uno scorcio di Stavanger e un artistico tombino.





Nelle foto sotto: le caratteristiche abitazioni del porto di Bergen; un altro tombino con bassorilievo; due scorci cittadini.





Nelle foto sotto: traduttrice (seduta) e editrice allo spartano stand del Raptus Festival;
serata con sorpresa: un cantante locale che interpretava canzoni di Renato Carosone (!)
imparate a memoria senza conoscere una parola d'italiano (dietro di lui il batterista
nonché ragazzo di Bodil, Lars); incontro con Achdé, disegnatore di Lucky Luke;
Bodil, io e Aasne casualmente abbigliati con i colori delle copertine dei tre volumi dell'edizione italiana (di Cartoon Club) del mio Dante; la fumetteria Outland che ci ha ospitati offrendoci pizza e birra dopo la manifestazione. In cambio abbiamo aggiunto un piccolo ricordo sulla parete delle dediche disegnate; con la birra in mano, l'organizzatore del Raptus; al lavoro sulla parete, Achdé, io e il simpaticissimo Thierry Capezzone.