domenica 17 giugno 2018

Robottoni e robottini


A fine marzo, a Padova, si è tenuta la seconda edizione del Be Comics, festival internazionale del fumetto, del gioco e della cultura pop. Tra gli eventi, una mostra dedicata ai "robottoni" organizzata in collaborazione con la fiorentina Accademia Nemo di Casini, Chiarotti e Mariotti. Hanno chiesto anche a me di dare un contributo. A strisce umoristiche, naturalmente. Potete vedere-leggere qui sotto il risultato (in singole strisce e impaginato).



(nella foto in alto, sulla sinistra Luca Chiarotti accanto al manifesto della mostra "Roboto"; qui sotto, alcuni momenti della manifestazione e una carrellata di ospiti)























lunedì 14 maggio 2018

Il maestro Marcello


Capita ogni tanto che qualcuno, di persona o sui social, si rivolga a me usando l'appellativo di Maestro (rigorosamente con la M maiuscola). Se ho tempo da spendere, di solito spiego che non mi riconosco in questo termine, né in quello di Artista (sempre con la maiuscola). Da sempre mi considero più semplicemente un "raccontatore", un "novellatore". Indipendentemente da cosa mi trovo a narrare, si tratti di un racconto breve, di un lungo romanzo (a fumetti o meno) o di "barzellette" in forma di strip, l'unica figura dalla quale mi sento rappresentato è infatti quella del componente di una comunità che mette la sua fantasia al servizio degli altri per intrattenerli, divertirli o emozionarli con le sue storie. Un po' come succedeva nelle nostre campagne quando, dopo una giornata di lavoro, ci si riuniva nell'aia o intorno al caminetto e si intrecciavano aneddoti di vita quotidiana o racconti di fantasmi.
Nei giorni scorsi, coinvolto dalla maestra Alessia in un breve "corso" di fumetto ad alunni delle ultime classi elementari e della prima media dell'Istituto Comprensivo Santa Chiara-Pascoli-Altamura di Foggia, mi sono sentito di nuovo chiamare - dai ragazzi - "maestro" (con l'iniziale minuscola, per fortuna) e, per una volta, ho accettato l'appellativo con piacere e divertimento.


(qui sopra un lavoro "dantesco" fatto da uno degli alunni - già prima
delle mie lezioni - all'interno di un percorso contro il bullismo).

Lavorare con i bambini/ragazzini è sempre fantastico. Osservare le loro faccine curiose e attente che cercano di entrare in un mondo come quello del fumetto, un po' strano e per alcuni quasi "alieno" ma comunque ricchissimo e colorato, cercando di farlo proprio; vedere come interagiscono tra di loro, con la maestra e con l'occasionale "maestro Marcello" mettendo involontariamente in mostra timidezze, furbizie e vivacità di piccoli uomini e donne che, anche se già introdotti alle prime regole della vita, conservano la genuinità dell'infanzia; leggere nei loro occhi l'intatta capacità di sorprendersi e meravigliarsi, come il lavorio delle loro menti nell'addentrarsi in territori, se non sconosciuti, poco praticati; tutto questo è un regalo sempre nuovo per il quale non posso che ringraziare Alessia che ha messo in piedi questa iniziativa per me abbastanza inedita e mi ha coinvolto, e le dirigenti che, con convinzione e dimostrazione di grande apertura mentale, l'hanno organizzata e sostenuta.



(qui sopra il professor Gargano con alcune insegnanti e con Carlo Volsa che ha
illustrato il suo libro "La Divina Commedia di Dante", Edizioni del Rosone),

Nell'iniziativa è stato inserito anche un incontro sulla Divina Commedia che ha coinvolto pure il professor Trifone Gargano (che è stato un piacere riabbracciare), bravissimo e trascinante divulgatore, più abituato di me a coinvolgere i ragazzi, come potete vedere nel video girato da una rete locale.

Esperienza sicuramente da ripetere... se sarà possibile.



martedì 24 aprile 2018

Darkwood Wars




Sottotitolo del post: "Le storie mancate di Zagor".
Quando, una decina d'anni fa, sollecitato da un lettore pensai di "pagare un debito" verso gli appassionati dello Spirito con la Scure raccontando come si erano conosciuti il nostro eroe e Banack, avevo immaginato una storia abbastanza complessa con una rivolta indiana capitanata da una specie di Hitler pellerossa e con la partecipazione di un mad doctor alla Hellingen... ma più gelido. Poi mi è stata offerta la possibilità di farlo nello spazio di una quarantina di pagine, così ho dovuto rinunciare all'avventura contro i nazi-indiani e raccontare tutta un'altra storia.
Intanto, sempre diversi anni fa, fra le mille idee che sempre mi frullano nel cervello mentre disegno, guido o prima di addormentarmi, era saltato fuori anche un altro possibile progetto zagoriano. Si trattava di una storia "fuori collana", da pubblicare in una miniserie di sei-otto albi, a colori e in formato più grande dell'abituale bonelliano: un comic book spillato di 64-80 pagine o dei cartonati alla francese. All'epoca le miniserie di Cico e Martin Mystère o i cartonati di Tex erano ancora lontani da venire e dunque il progetto poteva apparire poco proponibile, ma secondo me per poter "funzionare" la parte grafica doveva essere davvero "spettacolare" e richiedeva dunque un formato più ampio. Senza contare che in questo modo il prodotto avrebbe avuto anche caratteri di maggiore esportabilità.
Quanto alla storia, l'idea era di far arrivare a Darkwood un professore intenzionato a dimostrare una sua teoria sugli universi paralleli e sui varchi che periodicamente si aprono tra di essi. I suoi studi gli facevano supporre che fosse prossima l'apertura di una porta interdimensionale proprio a Darkwood... e così succedeva puntualmente: un'intera porzione del territorio veniva trasportata su un altro pianeta (e la relativa porzione di quel pianeta finiva al posto di Darkwood e dintorni) con tutti i suoi annessi, animali, costruzioni e abitanti. La storia poi sarebbe andata avanti parallelamente mostrando come Zagor e gli altri "traslocati" affrontavano le sconosciute minacce del nuovo mondo, mentre i terrestri si trovavano alle prese con gli "alieni" piovuti in quella che un tempo era stata Darkwood.
Avevo anche trovato un titolo per la miniserie: "Darkwood Wars". L'intenzione era quella di proporre uno Zagor-non Zagor che potesse accontentare i lettori fedeli ma anche incuriosire quelli che, nel tempo, si erano allontanati dal personaggio.
Come quella del nazi-Banack, l'idea è rimasta nel mio cassetto (anzi, nel mio cervello) e di fatto non ho mai pensato di concretizzarla in qualche modo.


Ci ho ripensato in questi giorni leggendo, in un articolo sul nuovo numero di Fumo di China, il plot della nuova serie di Robert Kirkman disegnata da Lorenzo De Felici e colorata da Annalisa Leoni, "Oblivion Song". La trama della storia... è praticamente la stessa di "Darkwood Wars"!


Capita, nel mondo delle creazioni letterarie. Le storie sono nell'aria e, in questo caso, non si tratta neanche di niente di particolarmente nuovo. Il tema dei mondi paralleli e dei varchi dimensionali è stato già sfruttato in abbondanza e, per quello che mi riguarda, è addirittura una costante delle mie storie: c'era nelle avventure del professor Van Der Groot - Agenzia Scacciamostri pubblicate su il Giornalino; c'era nel tascabile della Star Comics Shanna Shokk, e c'era ancora nella serie in tre parti "La classe perduta" disegnata da Francesco Frosi e apparsa anch'essa sul settimanale paolino. Nel caso di "Darkwood Wars", l'idea era un po' figlia anche de "L'Eternauta" di Oesterheld e Lopez e della serie Pioneers ideata da Carmelo Gozzo e pubblicata da Edifumetto.






Per dire come, a volte, vanno le cose nel caleidoscopico mondo del fumetto. L'idea, comunque, la lascio lì. Con qualche rimaneggiamento, tra qualche anno potrebbe venirne fuori un buon romanzo.



mercoledì 18 aprile 2018

Il Rinaldi innamorato





Pino Rinaldi non era un tipo facile da "maneggiare". Un po' chiuso, sospettoso, geloso dei propri sentimenti. Se non ricordo male, mi aveva raccontato che i suoi genitori erano artisti circensi. Lui aveva avuto in dono dalla natura la capacità di disegnare e scelto dunque un altro percorso artistico. Il suo disegno ricco, quasi barocco, sostenuto da un'inchiostrazione pulita ed elegante, si adattava a ogni necessità. Anche se il suo cuore batteva per gli Stati Uniti e i supereroi, genere che in Italia non offriva molte opportunità. Ma Pino è riuscito a resistere lavorando, dopo un'esperienza nella grafica pubblicitaria, per l'Eura Editoriale, per 1984, Boy Music, Martin Mystère e Nathan Never, perfezionando anno dopo anno il proprio tratto e il disegno, caparbiamente, con convinzione e umiltà. Finché, prima per la Marvel inglese e poi per la casa madre statunitense, è riuscito a realizzare il suo sogno. E, nella vita di un autore, non è cosa da tutti. Poco importa che poi quell'esperienza si sia conclusa e Pino abbia ripiegato su nuove storie per l'Eura, ma stavolta da autore completo: Agenzia X, Wizzie the Witch, La saga di Twee-Wan-Poor e Willard the Witch.









Poche settimane fa gli era stato diagnosticato un cancro al pancreas, una forma tumorale che non lascia scampo, e oggi se n'è andato. A testa alta come aveva sempre vissuto.

Ci eravamo visti in occasione di un buon numero di edizioni della Fiera del Fumetto di Falconara Marittima gestita da Franco Spiritelli dove era ospite abituale. Io all'epoca curavo Fumo di China e anche il supplemento annuale che fungeva da catalogo della manifestazione, perciò per qualche anno ci siamo puntualmente ritrovati nella cittadina marchigiana con le relative famiglie coltivando, se non una reale amicizia, una piacevole frequentazione. Poi io ho lasciato la rivista nelle capaci mani del gruppo dei riminesi di Cartoon Club, e anche la mostra di Falconara ha passato la mano ad altri organizzatori.


Ho rivisto Pino alla cena "ufficiale" di una Lucca nel periodo della gestione di Luca Boschi. Al nostro tavolo c'erano Sergio Rossi, Fabio Civitelli, il giornalista Thomas Martinelli e sua moglie psicologa che ci ha coinvolti in uno di quei test psicologici "per gioco" a cui sia Rinaldi che Civitelli si sono sottoposti obtorto collo, entrambi poco disposti ad aprirsi a "indagini" (per quanto scherzose) sulla propria personalità.
Ci siamo ritrovati qualche anno più tardi sempre a una Lucca, in occasione di una "chiamata alle armi" degli Stati Generali del Fumetto... che non ha partorito granché. E poi siamo riusciti a tenerci in contatto costante grazie all'amato-odiato Facebook, che oggi mi ha portato la tragica notizia della sua scomparsa. Per quanto potesse essere impossibile che qualcuno si fosse inventato uno scherzo tanto stupido e macabro, ho sperato fino all'ultimo che si trattasse proprio di questo, di uno scherzo idiota. Poi mi sono dovuto arrendere alla triste realtà.



Pino (nella foto qui sopra con Riccardo Moni durante una presentazione lucchese) aveva solo 60 anni, troppo pochi per andarsene così. L'ultima ingiustizia di una vita che non guarda in faccia a nessuno e che nel suo caso è stata particolarmente ingrata.
Innamorato del suo lavoro, per quanto ruvido e polemico potesse apparire a chi l'avrebbe voluto più malleabile e plasmabile, Pino era una persona gentile, sensibile e altruista che per il suo carattere ha pagato in prima persona pur di conservare la cosa più importante: la propria dignità di persona e di autore.

giovedì 8 marzo 2018

Popeye and me



Come ogni settimana da qualche mese, due giorni fa ho acquistato i volumi di Popeye della Gazzetta dello Sport e di Cocco Bill (e il meglio di Jacovitti) della Hachette.

Ieri sera, prima di dormire, mi stavo godendo "Popeye re di Popilania" quando mi sono imbattuto, con sorpresa, incredulità e divertimento, nella pagina che vedete qui sotto.




Non so perché il traduttore Pier Luigi Gaspa abbia deciso di mettere il mio nome (e quello di Cantarelli, attuale direttore di Fumo di China) in queste strisce che datano 13 e 14 giugno 1933.

Posso fare l'ipotesi che, nell'originale, Elzie Crisler Segar si fosse divertito a mettere i nomi di un direttore di giornale (o del King Features Syndicate) e di un collega, come faceva spessissimo anche Jacovitti nei suoi fumetti.
E' comunque un onore che, fra tanti papabili per "interpretare" i personaggi nella traduzione, l'amico Gaspa abbia pensato proprio a me e Loris.
Se da ragazzo, prima lettore e poi autore di giornalini a fumetti casalinghi, mai avrei pensato di diventare davvero in età adulta un autore ed editore di quel medium che tanto amavo, ancora meno avrei immaginato di diventarne un personaggio. E in una striscia di tale importanza.
Ora posso cominciare a pensare seriamente a godermi un Buen Retiro.

Aggiornamento (13.3.2018): in uno scambio epistolare, Luca Boschi, curatore della collana, mi scrive che lui e il traduttore non hanno inserito il nome di Cantarelli e il mio "per amicizia", ma si sono limitati a tradurre quasi letteralmente dall'originale dove "c'erano i signori Littlesingers e Smallantonys".
Il traduttore, interrogato da Cantarelli, afferma invece che c'erano due normali "mister Jones" e "mister Smith". Evidentemente, il buon Boschi, schiacciato dall'impegno di curare settimanalmente le due collane, ogni tanto ha bisogno di "burloneggiare" per tirarsi su. E io che lo sto anche ad ascoltare!



mercoledì 28 febbraio 2018

Intanto... Superstrunz


Oggi mi sono preso una giornata libera per scansionare tutto quello che avevo nel cassetto di Superstrunz: tavole, copertine, schizzi vari...
Per il momento gli impegni professionali mi impediscono di dedicarmi al supereroe scatologico: mi attendono una manciata di barzellette, un libro per Shockdom e il mio primo (e forse unico) graphic novel autobiografico. Per qualche mese, dunque, Superstrunz dovrà aspettare, ma intanto il materiale è passato dalla cassettiera degli originali a una cartelletta sulla scrivania del computer. Prima o poi, arriverà anche il momento di rimetterci mano e trasformare questa raccolta di file in un possibile libro che raccoglierà tutte le storie pubblicate finora, più qualche nuovo episodio che farà la felicità dei non molti (ma sfegatati) fan del personaggio.
Quando questo succederà, sarete i primi a saperlo, naturalmente.
Stay tuned.





mercoledì 21 febbraio 2018

Un rabbino nato in branda


All'inizio degli anni 70 partii per Casale Monferrato dove mi aspettava il CAR (Centro Addestramento Reclute), terminato il quale fui trasferito a Padova per finire lì il servizio militare o, come si diceva allora, la Naja. Come ho già raccontato qui, mi fu compagno di sventura Piero Battaglia (nella foto sopra, con me alla Terrazza Mascagni di Livorno nello scorso novembre) col quale ho recentemente realizzato il "Nuovocabolario" di cui si parla nel post su linkato.
Oltre che con i giochi di parole, l'amico porlezzino si dilettava a inventare "storielle" fulminanti su un rabbino al quale aveva dato il nome di Rosenthal.
Lasciata la caserma e subito dopo la banca, deciso a fare il fumettista mi ritirai in un appartamento a Quinciano, località d'una frazione d'un paese in provincia di Siena: 40 anime in tutto e la sveglia delle faraone della vicina nella tarda mattinata, dopo che avevo tirato tardi a disegnare o giocare a Monopoli o a scacchi con qualche amico. Vita bucolica da fumettista un po' bohémien.
Appena finito il militare, l'amico Bonvi mi procurò un lavoretto alla Ediperiodici, piccole parodie di pubblicità televisive per il loro mensile Telerompo. All'epoca sognavo di fare fumetti... ma praticamente non sapevo disegnare, così appena mi resi conto che i responsabili della casa editrice non erano molto contenti del mio operato, smisi di chiedere altre sceneggiature e, per diversi mesi, vivendo con la liquidazione della banca, scrissi e disegnai-scarabocchiai di tutto un po', senza sapere bene dove battere la testa.


Prima di approdare a uno studio genovese che mi affidò il disegno a matita (e poi anche l'inchiostrazione e in seguito pure la sceneggiatura: quella pubblicazione rappresentò per me una vera e propria scuola... da autodidatta) de Le sexy operette che mi dettero da vivere per i quattro anni successivi, tra le varie cazzatelle messe su carta ci fu anche il Rabbi Rosenthal inventato dall'ex commilitone.



Disegnai - chissà perché, su fogli giganteschi che non sono riuscito a far entrare del tutto neanche nello scanner A3... e pensare che oggi sono diventato quasi un miniaturista! - quattro "vignette" dello scombinato religioso. Non ricordo se le battute erano tutte farina del sacco di Piero o se una o due le aggiunsi di mio. Comunque, insieme a tutte le altre inguardabili opere nate in quei mesi, quell'ingombrante opera è rimasta più di quarant'anni a dormire nei miei cassetti. Quando recentemente ho potuto riabbracciare Piero (ritrovato grazie a quell'infernale "piazza" del web che è Facebook), tra i vari ricordi tornati inevitabilmente alla memoria è saltato fuori anche il Rabbi. Così, appena ho trovato un attimo di tempo, ho tirato fuori dalla naftalina i quattro paginoni e... eccoli qui in tutta la loro impresentabilità a testimoniare inesperienza, ingenuità e robusta ignoranza (ho piazzato Rosenthal in una chiesa con crocifissi e statue di santi! Per non parlare del fantasioso inglese del cartello nella quarta vignetta) dei miei vent'anni. Come si vede, erano i tranquilli tempi in cui si usava la parola "negro" senza alcuna accezione negativa o problemi d'alcun tipo.
Un po' perché avevo tempo da perdere e un po' probabilmente per nascondere le lacune nel disegno, riempivo le vignettone di un fitto intreccio di linee. I testi li scrivevo con le lettere trasferibili della Letraset senza neanche tirare una riga con la matita per restare in linea!






Magari, se trovo ancora un po' di tempo libero (e non sarà domani, ma nemmeno l'anno prossimo, temo) proverò a riprendere in mano il personaggio con un po' di mestiere in più nella matita e maggiori conoscenze sulla religione ebraica. Naturalmente, insieme a Piero.
Se succederà... ve ne darò naturalmente notizia su queste colonne, perciò restate sintonizzati.