giovedì 16 luglio 2020

Letture in vacanza

Se dovete ancora andare in vacanza (oppure se avete deciso di trascorrere le ferie in poltrona), non fatevi mancare qualche lettura divertente e/o appassionante per ritemprare, insieme al corpo, anche lo spirito.
Come ogni anno, eccomi dunque a proporvi i miei libri. Ce n'è decisamente per tutti i gusti, e se non li trovate in libreria o fumetteria, vi metto sotto i link per comprarli direttamente dall'editore o su Amazon e simili. Buone letture.


Cominciamo da Dante, investigatore ante litteram insieme a Cecco Angiolieri nel mio primo romanzo giallo.


Nella Siena guelfa del 1286, in casa di Mino Tolomei si svolgono contemporaneamente un amichevole convivio di artisti e un incontro segreto tra i più importanti banchieri cittadini e alcuni personaggi misteriosi. Quando viene ucciso uno degli ospiti, tutto sembra accusare il giovane Cecco Angiolieri, ma l’amico e collega Durante Alighieri detto Dante è convinto della sua innocenza. Tra belle donne, inquietanti cavalieri templari e spietati mercenari, in mezzo a intrighi politici e vendette personali, il ventunenne poeta fiorentino dovrà ricorrere a tutta la sua logica e conoscenza dell’animo umano per cercare la sfuggente verità. Un originale romanzo che unisce Giallo, Storia e Letteratura.
(qui l'edizione cartacea; qui l'edizione ebook)


Se preferite la fantascienza, ecco un'altra lettura divertente quanto appassionante.


In un non lontano futuro, Serge Tillieux è l'unico superstite dell'esplosione del sub-spatier da crociera Itinerus III. Raccolto dai "pirati sociali" del Seattle comandati dall'affascinante Kish, il naufrago torna sulla Terra e scopre che qualcuno vuole ucciderlo per far sparire con lui il segreto che ha portato alla distruzione della nave da crociera. Riuscirà a sfuggire agli spietati sicari solo con l'aiuto della bella piratessa e dell'asociale investigatore privato Max Gross, ma prima dovrà raggiungere il "Pianeta Scomparso" per scoprire la causa di tante morti.
Un originale romanzo di fantascienza incalzante come un thriller.
La vicenda contiene anche il romanzo-nel-romanzo "Darkiller".
(qui l'edizione cartacea, qui quella digitale)


Se siete appassionati di fumetto e vi piace conoscere anche qualche "dietro le quinte", ecco il libro che fa per voi.


Marcello Toninelli, fumettista, nel corso dei decenni ha svolto le mansioni di disegnatore, sceneggiatore, autore completo, letterista, traduttore, grafico, redattore e anche editore. In questo libro ha raccolto quanto ha scritto nel tempo da appassionato e professionista, aggiornandolo e integrando gli articoli con nuove, stimolanti riflessioni sul linguaggio della Nona Arte per offrire uno sguardo a 360 gradi sul Fumetto. Ha suddiviso i suoi testi per argomento: il Medium, il Mercato, la Storia, i Personaggi, gli Autori, la Professione, le Recensioni, le Memorie, gli Addii e, in appendice, tutte le Opere, un certosino elenco di quanto realizzato nel corso della carriera (ma anche prima, da ragazzo innamorato del fantastico mondo delle nuvolette). Una divertente cavalcata attraverso gli anni e le pubblicazioni che costituisce un originale punto di vista sul Fumetto dalla sua nascita a oggi arricchito da una ricca messe di disegni dell’Autore, in gran parte inediti.
(qui l'edizione cartacea)


Se siete (o siete stati) lettori/lettrici di Zagor, forse troverete invece interessante questa mia "autobiografia professionale" degli anni dedicati allo Spirito con la Scure:


Un'intrigante raccolta di memorie e aneddoti da uno dei più apprezzati sceneggiatori italiani, che si è confrontato con il personaggio dello Spirito con la Scure e i suoi due creatori Sergio Bonelli e Gallieno Ferri per oltre un decennio, e che ha deciso di "vuotare il sacco" attorno alle proprie passioni e curiosità sull'universo narrativo che dal 1961 affascina lettori di tutte le età. In appendice, cinque illustrazioni realizzate da Marcello come documentazione per il disegnatore della storia “Un’impresa disperata”, inizio e fine della lettera di Gianni Bono con le indicazioni di Bonelli per completare una storia da lui iniziata e interrotta dopo quattordici pagine, il testo originale del progetto presentato da Toninelli per un rinnovamento della testata, la copertina e una striscia di ZigZagor, alcune vignette esemplificative dagli albi Zenith Gigante nn. 254-255 (e TuttoZagor nn. 203-204), il layout di una pagina della sceneggiatura inedita “La porta degli incubi” abbozzata da Marcello per indicare al disegnatore il montaggio delle vignette nella tavola, più l’elenco di tutte le storie realizzate dall'autore toscano, in ordine di scrittura e di pubblicazione (nella serie inedita e nella ristampa TuttoZagor).
(la versione cartacea la potete acquistare in fumetteria o direttamente dall'editore)

Se preferite letture più impegnative, potrebbe incuriosirvi un saggio che ho scritto con Maila Nosiglia:


All'indomani delle rivoluzioni americana e francese la borghesia delle nascenti repubbliche, per tenere lontana qualsiasi forma di democrazia (ritenuta pericolosa quanto inefficace) e impedire così che il potere appena strappato dalle mani di re e aristocratici finisse nelle mani del popolo, scelse come sistema di governo quello rappresentativo basato sulle elezioni. Un sistema che produce oligarchie, ma al quale fu quasi subito appiccicato il termine di "democrazia", cioè proprio quello del genere di governo che si era voluto evitare. Da questo equivoco nasce buona parte dei guasti della politica coi quali ci confrontiamo ai nostri giorni: partiti-chiese impegnati in una interminabile guerra per bande per la conquista del potere, politici professionisti interessati solo alla propria carriera, corruzione diffusa, impotenza dei parlamenti e scelte di governo calate dall'alto dal mondo dell'imprenditoria e della finanza si tengono inestricabilmente in un sistema marcio e malato che ha smesso da tempo di dare i pochi, buoni frutti che solo casualmente è stato capace di produrre. E' dunque ora di passare ad altre modalità per prendere le decisioni sui problemi che ci riguardano. Non c'è bisogno di inventare niente. La storia ci soccorre con le parole di Aristotele relative al sistema in uso nell'Antica Grecia, cioè il sorteggio: "eleggere è un modo di procedere oligarchico, mentre è democratico tirare a sorte." Ma è possibile applicare alla complessa società moderna questo strumento utilizzato in passato nel ristretto della Città Stato di Atene, in alcuni Comuni italiani, o nelle città spagnole della Corona D'Aragona? Sulla base delle esperienze di James Fishkin, di Terril Bouricious e degli studi di Yves Sintomer e David Van Reybrouck, gli autori di questo esaustivo saggio sostengono di sì. E spiegano come.
(per l'edizione cartacea scrivete all'editore: onlineditasca@gmail.com; qui invece trovate l'ebook)
 
 
Se invece preferite farvi due sane risate, ecco l'originalissimo "vocabolario" scritto da Piero Battaglia che io ho "commentato" con un bel numero di strisce di Dante:


“Certo che con questo ritmo i libri non si finiscono mai!”, commentava Mafalda (la piccola-grande contestataria protagonista della celebre striscia di Quino) vedendo il padre aprire un dizionario, leggere una riga e riporlo in libreria. Con l'inedito e originale “Nuovocabolario” di Piero Battaglia, questo non sarebbe successo: chiunque ne legge una riga non può infatti far a meno di proseguire la lettura... per scoprire uno dopo l’altro gli scombinati, inattesi, assurdi, divertenti significati nascosti che l’autore di Porlezza (CO) è riuscito a tirar fuori dalle parole che usiamo abitualmente, svelandoci un intero mondo nascosto dietro la facciata ufficiale dei vocaboli certificati dall’Accademia della Crusca.
In questa esilarante opera di decostruzione e reinvenzione, Battaglia è accompagnato dall’amico senese Marcello che, per l’occasione, riporta all’Inferno il padre della nostra lingua, vale a dire Dante Alighieri, naturalmente nella sua celebre versione a fumetti acclamata fin dal 1969 fra edicola, fumetterie e librerie... che qui rivive in nuove 65 strisce inedite.
Un libro sorprendente che piacerà a tutta la famiglia e che non potrete fare a meno di condividere con gli amici per ridere a crepapelle.
(ordinatelo in fumetteria o richiedetelo direttamente all'editore)


Infine, se volete tener buoni un paio d'ore i vostri figli, comprategli Superstrunz (ma potete leggerlo anche voi, eh! E' una lettura adatta a tutte le età):


In questa esilarante raccolta tutte le avventure dell'unico supereroe scatologico nell'intera storia del fumetto mondiale, nato dalla sfrenata fantasia di Marcello per il primo e unico numero della "rivista in scatola" Fritto Misto nel 1987 e proseguito su Fumo di China e poi in albi spillati per le ormai disciolte Edizioni Foxtrot.
Per ragazzi dai 7 ai 77 anni, dato che Toninelli avverte: «Se i più giovani si divertiranno alle disavventure scatologiche dello scombinato supereroe, le numerose citazioni fumettistico-cinematografiche e i diversi richiami storico-politici aggiungono altri livelli di lettura che la rendono interessante anche per gli adulti».
(ordinatelo in fumetteria o richiedetelo direttamente all'editore)


E poi ci sono classici.
Si parte naturalmente da Dante, si continua coi Promessi Sposi e si arriva a tutto Omero.




(li trovate tutti in libreria, in fumetteria, su Amazon o direttamente dall'editore)

Altre riletture a strisce umoristiche dei capolavori della Letteratura li ha pubblicati invece Cartoon Club: l'Eneide e la Gerusalemme Liberata.


(dove li trovate? In fumetteria o dall'editore)


(e questo pure: in fumetteria o dall'editore)


Se invece siete appassionati di cinema (in particolare di fantascienza) forse vi divertirà questa rilettura di Guerre Stellari.


(per questo dovete rivolgervi a Dada Editore)

Direi che può bastare così. Se proprio avete voglia di cercare altre cose mie, potete dare un'occhiata sul sito di Cartoon Club. Ci trovate anche la mia pazza rivista con parodie di tutti i generi, compreso nientepopòdimenoche "DIO, la Bibbia a fumetti". 


E ora non mi resta che augurarvi buone vacanze e buona lettura.



venerdì 26 giugno 2020

Settanta in festa... a sorpresa


Sono dovuto arrivare a settant'anni, perchè mi facessero una festa a sorpresa.
In famiglia mi avevano detto di averla programmata per domenica prossima e invece ieri sera, rientrato in casa, ho trovato... aria di festa.
Il merito dell'improvvisata va a Patrizia che il giorno prima è riuscita a cucinare di nascosto (non che fosse difficilissimo: io ero con la testa dentro al computer a preparare i post per la ricorrenza in rete) una parte della cena di compleanno, ma soprattutto a Serena che non solo ha preparato - sempre di nascosto - il resto della cena, torta compresa (potete vederla più sotto), ma ha anche preparato gli addobbi e il fantastico mosaico fotonumerico che avete visto qui sopra, dove a suon d'immagini ha ricostruito la mia vita dall'infanzia a oggi attraverso affetti, momenti speciali, cambi di look e amici di carta.


Serena non è nuova a queste imprese: da tempo ormai è la preparatrice ufficiale di torte fantasiose, eventi familiari, e la magistrale realizzatrice di confezioni artistiche dei regali. Potete vedere qui sotto alcune di quelle inventate per i doni che ho ricevuto ieri, e più sotto una di quelle preparate per lo scorso Natale.



Jacopo mi ha invece preparato un'accoglienza a suon di musica: la canzoncina cantata da Steve Martin al padre in "Moglie a sorpresa" (Housesitter), diventata da anni un allegro tormentone familiare.

E poi gli altri complici della riuscita sorpresa e della bella serata (in rigoroso ordine alfabetico): Alessio, Benedetta, Claudio, Elena e Nadia. Chi ha procurato il vino giusto, chi le birre speciali, chi i formaggi portati dalla montagna, chi ha fatto le foto (ve ne mostro un paio)...



Così, tra una risata (vabbe', molte più d'una) e un brindisi anche questa è fatta. I settant'anni sono compiuti, e ora so che effetto fa una festa a sorpresa. Se ne riparla per quella dei cento anni (e lì ci vorranno tre piatti, per la torta).

giovedì 25 giugno 2020

Se settanta vi sembran pochi


Passo passo sono arrivato fin qui. E non è un traguardo da poco: settant'anni da quella domenica di giugno del 1950 quando, alle otto di sera, mi affacciavo sul mondo in una casa di Uncinello, alla periferia nord di Siena, al bivio tra la strada che scendeva nella campagna dov'era cresciuta mia madre e quella che portava a Firenze e, da lì, nel resto del mondo.
So che era domenica perché una volta mi sono imbattuto in una tavola domenicale di Brick Bradford di quell'anno datata 25 giugno.
Da allora, come si dice, di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta: l'Italia uscita da poco dalla guerra ha investito la sua voglia di tornare a vivere prima nella ricostruzione e poi nella scoperta dei piaceri del consumismo attraverso fasi politiche di violenta contrapposizione ideologica, attualmente scivolata in una squallida contesa di poltrone all'insegna della carriera personale.
Questi settant'anni li ho vissuti all'insegna del fumetto, entrato nella mia vita quando ancora non andavo a scuola e tuttora compagno delle mie giornate, sia come lettore (un po' meno di una volta) che come autore.
Ho infatti avuto la fortuna e la caparbietà di trasformare in professione il gioco che facevo a dieci anni disegnando coi miei fratelli - soprattutto Marco - giornalini "più veri di quelli veri" sui fogli strappati dai quaderni di scuola. Per festeggiare questo traguardo ho pensato di pubblicarne un paio in un'apposita pagina di questo blog: il primo e l'ultimo della Collana Avventura che ho scritto, disegnato, colorato e "pubblicato" per cinque-sei anni nei giorni di pioggia o comunque nel tempo libero non occupato dal gioco o dalla scuola, con grande coinvolgimento e divertimento. Se e quando avrò tempo, scansionerò anche tutti gli altri in modo da permettere a chi ne avrà curiosità di seguire il mio percorso "artistico" infantil-adolescenziale, di cui per ora potete vedere la partenza e l'approdo.



Ho pensato anche di realizzare il "Gioco dei 70" che avete visto in apertura del post, un tabellone da classico Gioco dell'Oca che, casella dopo casella e anno dopo anno, raccoglie tutti (o quasi) i personaggi che ho inventato fin qui, compresi quelli dei giornalini autoprodotti con le mie casalinghe edizioni Eagle (che, nella totale ignoranza della lingua inglese, leggevo come è scritto; il nome veniva da Roland Eagle, un personaggio de l'Intrepido che, insieme a il Monello, era stato tra le mie primissime letture).

Certo, questi sette decenni non sono stati solo fumetti, né questi sono stati la cosa più importante. Al primo posto c'è sicuramente la famiglia, e poi la salute. Per entrambe come per il disegno e la scrittura, con gli alti e bassi della vita e della professione, il bilancio è decisamente positivo e mi permette di guardare con serenità al tempo passato come a quello che resta, quanto che sia.


giovedì 18 giugno 2020

Le tre facce del fumetto


Chi mi conosce sa che leggo fumetti da ormai sessantacinque anni, e li realizzo da più di cinquanta (sessanta se conto anche le produzioni infantili).
Ho vissuto, da lettore e professionista, la stagione d'oro del fumetto, quando tra giornaletti sexy, Topolini e riviste di vario genere e target, se eri bravo quanto basta un po' di lavoro si trovava abbastanza facilmente, e seguo attualmente con curiosità l'evoluzione di questo "linguaggio" che mi ha riempito la vita e ancora tanto mi appassiona e diverte: mentre il fumetto da edicola, seriale e no, vive un lento declino causato soprattutto dal fatto che come intrattenimento l'arte sequenziale non è più attrattiva come una volta, spodestata brutalmente quanto rapidamente da video e internet, cresce (ma partendo da zero si fa presto a farlo) il fenomeno del fumetto "da libreria", o Graphic Novel come è stato battezzato con grande efficacia comunicativo-commerciale. Che però non garantisce che a una manciata di autori di vivere scrivendo e disegnando vignette, come invece succedeva con il fumetto "popolare".
In queste settimane sto seguendo la collana (il "collaterale", come viene chiamato editorialmente) di Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera "VISIONI, graphic novel italiano".
Sono tre o quattro, i volumi che ho acquistato e letto fin qui. Ne ho dato puntualmente conto sul mio profilo Facebook, e invito i curiosi che si sono persi quei post ad andare a cercarli lì.
Aggiungo invece qui una riflessione suscitatami dalla lettura dei cinque volumi finora presi, cioè "Cinquemila chilometri al secondo" di Manuele Fior, "Golem" di LRNZ, "Le voci dell'acqua" di Sclavi/Dell'Edera, "Il porto proibito" di Radice/Turconi e "Kraken" di Pagani/Cannucciari. L'ho riassunta nel titolo del post: nella forma libraria che sarà probabilmente quella in cui il medium sopravvivrà nel futuro, vedo infatti tre "categorie" accomunate da quell'efficace marchio che personalmente declino al maschile (come, con mia soddisfazione, fanno anche nella collana in esame), cioè:

Libri a Fumetti
Si tratta di storie abitualmente di genere, slegate dalla serialità (almeno da quella con fitte uscite da edicola), con stili di disegno e anche narrativi che si distaccano dalla produzione più tradizionale.

Romanzi a Fumetti/Graphic Novel
Quello che distingue il graphic novel dal "normale" Libro a fumetti direi che è un afflato più romanzesco, con una narrazione a volte letteraria, a volte intima, comunque capace di trascendere il genere.

Seghe Mentali a Fumetti/Graphic Mind Handjob.
Questo genere nasce con le cosiddette "riviste d'autore", quando, nella voglia di sperimentare degli anni settanta e dintorni, editori e direttori hanno dato ampio spazio a produzioni dalle pretese artistiche e dalla fruibilità quantomeno discutibile. Con la morte di quelle pubblicazioni ha trovato inevitabile approdo nelle collane di graphic novel o presunti tali. A volte a meritare la qualifica è soprattutto il testo, altre un disegno pretenzioso quanto insignificante, altre ancora la perfetta simbiosi delle due manchevolezze.







Nel ristretto campionario in esame, direi che alla categoria del Graphic Novel appartiene in modo prepotente "Il porto proibito", forse l'unico fumetto che nella mia vita è riuscito letteralmente a commuovermi, e in tono minore il bel lavoro di Fior (per il quale si potrebbe aggiungere la sottocategoria del Graphic Short Novel, o del Graphic Tale).



"Le voci dell'acqua" l'ho recensito su Facebook con un "Vabbe'!", perciò inseritelo da soli nella categoria che vi sembra più adeguata.



Non riesco a classificare il lavoro di LRNZ: un'imitazione appassionata delle opere di Masamune Shirow e altri mangaka con un dispendio di lavoro per me mostruoso (io a disegnare "realistico" faccio sempre una gran fatica, e veder spendere tanto impegno per una storia fatta per quattro quinti di pura azione mi agita non poco).






"Kraken", invece, secondo me è un classico Libro a Fumetti: bella storia (anche se dovrò rileggermi il passaggio finale della "mutazione" del ragazzino, che non ho capito del tutto), ottimamente scritta e disegnata alla grande da un sorprendente Cannucciari. Siamo dalle parti di certi affascinanti comic book horror statunitensi d'una volta, e comunque si tratta di un'opera che avrebbe potuto essere tranquillamente ospitata su Le Storie bonelliane.







Ecco, ora verificherò se le tre categorie saranno confermate anche dalle prossime uscite della collana e dagli altri Graphic Novel che mi capiterà di leggere, o se dovrò rivedere il mio schema. Ci risentiamo prima o poi su queste colonne. 

domenica 7 giugno 2020

Quel fuori serie del professor Mortimer


Ho finalmente trovato il tempo di leggere "Le dernier pharaon", volume fuori-serie della ormai corposa collana di avventure dell'accoppiata Blake e Mortimer creata da Edgar P. Jacobs.
Fuori-serie perché, mentre le altre storie sono realizzate cercando di imitare narrazione-costruzione-disegno del creatore del personaggio, qui François Schuiten si prende molte libertà rispetto all'originale. Vediamo quali.
Cominciamo dal disegno. A differenza di quello di Jacobs, perfettamente aderente (almeno prima dell'evoluzione grafica delle ultimissime storie disegnate) alla filosofia della Ligne Claire hergéiana, quello dell'autore de "L'ultimo faraone" richiama piuttosto le incisioni di Gustave Doré riuscendo nel piccolo miracolo di rendere modernissimo un tratto che più classico non si può. Un'infinita serie di tratteggi, che richiamano in certi momenti anche il primo Moebius, portano le tavole di Schuiten nel regno dei mezzi toni e delle sfumature ottenuti sempre con l'accostarsi di decise e precise linee qui più robuste e là quasi impalpabili.




La figura del protagonista, specialmente all'inizio ingobbita in modo quasi sgradevole ma adatta a un personaggio qui visto nella sua dolente vecchiaia ("...non ho più vent'anni!", ammette consapevolmente a un certo punto della storia), ha perso lo smalto delle avventure giovanili, e pure lo spirito sembra non sostenerlo come una volta.
Le pagine si sviluppano con un numero di vignette minore rispetto a quello degli episodi classici e dei nuovi realizzati dai diversi autori che si stanno succedendo nel compito di continuare la saga, ma comunque in linea con le ultime realizzazioni jacobsiane e con le necessità espressive del ricchissimo stile barocco dell'autore di Bruxelles.



Sul fronte della storia, opera del trio formato da Schuiten, Thomas Gunzig e Jaco Van Dormael, la vicenda è decisamente in linea con quelle del creatore, collegandosi direttamente al dittico egiziano de "Il mistero della grande piramide", anche se ne esce parzialmente indirizzandosi a un'atmosfera catastrofica-New Age fino al finale decisamente utopico. La narrazione scorre in ogni caso piacevolmente, pur se si sente la mancanza di un avversario olrikiano.


Lo stile narrativo cerca di riprendere quello delle origini abbondando di didascalie con un eccesso di quelle pleonastiche (ne ho parlato nel mio libro) e imitando il segno calligrafico che, a causa della dimensione delle vignette, risulta a tratti esageratamente grande.

Ottimo il lavoro del colorista Laurent Durieux che riesce a esaltare, senza coprirlo, il gran lavoro del disegnatore.



Il risultato complessivo è un bel volume che non può mancare nella libreria del collezionista ma che, per la particolarità e ricchezza delle immagini, può attirare anche chi non ha mai seguito il personaggio.


Al termine del monumentale lavoro (il volume ha il doppio della canoniche 46 pagine delle pubblicazioni d'Oltralpe), François Schuiten ha dichiarato il suo abbandono della scena fumettistica dichiarando che, fuori da produzioni che - per la presenza di un personaggio che ne garantisce di per sé le vendite - sono in grado di garantire un adeguato compenso agli autori, è ormai impossibile lavorare ai livelli richiesti da un'opera come questa. Ma di ciò abbiamo già parlato altrove.


Qui sopra nella foto, i quattro autori (foto Bruno Dalimonte).

Nello stesso periodo del volume fuori serie di Schuiten è uscita la storia in due volumi "La vallée des immortels", rispettivamente "Menace sur Hong Kong" e "Le millième bras du Mékong" (cioè La valle degli immortali, Minaccia su Hong Kong e Il millesimo braccio del Mekong").



La sceneggiatura dell'ormai colonna portante della serie Yves Sente è servita efficacemente dalle matite dei nuovi arrivi Teun Berserik e Peter Van Dongen (che si occupa anche dei colori). Questi ultimi riescono a replicare in modo sostanzialmente mimetico il disegno del creatore del personaggio (anche se per il mio gusto il miglior continuatore è Antoine Aubin), con grande ricchezza di scenari e mezzi meccanici. Compresi quelli di totale fantasia che si mantengono in linea con le invenzioni dei primi due volumi della serie (spezzettati in tre nella più recente edizione), il primo e il secondo de "Le secret de l'Espadon". Da quella storia prende le mosse la nuova vicenda che si colloca subito dopo di essa, riallacciandovisi replicandone alcune scene.







Sente à bravo a costruire un intreccio tra guerra, politica (la guerra civile tra le truppe nazionaliste di Chiang Kai-shek e i rivoluzionari di Mao Tse-Tung), scienza e archeologia. E fin qui andrebbe tutto bene: siamo in pieno nel solco tracciato da Jacobs negli otto volumi da lui realizzati. Lo sceneggiatore replica anche il modulo narrativo dell'autore belga infarcendo il racconto di didascalie, forse eccedendo un po' più del necessario, ma comunque garantendo piacevolmente corposi tempi di lettura.


I problemi nascono nella parte finale del secondo volume quando dalla scienza fantastica che era il marchio di Jacobs si scivola senza alcuna remora nella fiaba: se la ricerca dell'eterna giovinezza è un tema classico della narrativa avventurosa, e condotto con criterio ci poteva stare, accostargli streghe dagli arcani poteri e persino draghi volanti ci porta irrimediabilmente nel fantasy del Trono di Spade. Se la deriva New Age di Schuiten e soci di cui ho parlato prima può essere accettata in un volume fuori serie, questo cambiamento di genere non è facilmente tollerabile nella serie regolare.



Uno scivolone che non mi sarei aspettato, vista la cura posta fin qui dagli eredi nel rispettare la filosofia jacobsiana pur nell'aggiornamento riscontrabile soprattutto nell'inserimento di personaggi femminili volitivi.
Speriamo sia la prima e l'ultima volta.