lunedì 24 giugno 2019

Presidente di mezzo mondo




Tranquilli, non ho sogni dittatoriali su metà delle terre emerse!

Il titolo di questo post si riferisce al compito di Presidente di Giuria che mi è stato chiesto di svolgere per la sesta edizione di CànevaRide, concorso internazionale di fumetti-vignette-illustrazioni. Il tema di quest'anno era "Tale il padre, tale il figlio". E come i due organizzatori dell'evento, Mario Zorzetto e Vincenzo Bottecchia, hanno scoperto negli anni, già trovare un tema che vada bene - e sia comprensibile - per culture diverse è un problema non da ridere. Infatti siamo abituati a dare per scontato che modi di dire, proverbi e concetti siano universali, ma non è assolutamente così. Già qualche anno fa, con "Fortuna e sfortuna" hanno scoperto che se nella cultura occidentale i numeri "portasfortuna" sono di zona in zona il 13 e il 17, nel mondo arabo non è così. Trovando un altro numero che ricorreva in molte vignette provenienti da paesi musulmani, sono dovuti ricorrere a internet per scoprire il mistero e verificare così che per gli arabi il numero sfigato è un altro.

Per parte mia ho cercato di fare il possibile, essendo la prima volta in assoluto che mi trovavo a dover valutare i risultati di un concorso di tale livello. Confesso che senza Vincenzo e Mario non ce l'avrei fatta: da autore, tendevo a privilegiare il puro lato tecnico, cioò qualità del disegno, efficacia della "battuta". Loro mi hanno aiutato a prendere la strada giusta, e insieme agli altri giurati siamo riusciti - credo - a scegliere le tre opere migliori, ragionando insieme sulle motivazioni che ci hanno condotto a tale scelta. Poi, da scribacchino, è toccato a me, metterle nero su bianco. Ed eccole qui, le opere vincitrici della 
6°edizione di Càneva Ride "Tale il padre, tale il figlio", premio Toni Zampol, concorso internazionale di satira di costume promosso da Pro castello Càneva, Comune di Càneva, Associazione Culturale Màcheri.


1° premio ad Affonso Alisson,  per aver realizzato un'opera amara di grande bellezza ed efficacia, rappresentando – simbolizzata nelle figure dei pesci – un'umanità condannata a inseguire di padre in figlio le esche che la Società gli lancia, prima per soddisfare bisogni reali necessari alla sopravvivenza e poi, superati quelli, bisogni immateriali e spesso utili solo allo spietato meccanismo consumistico.


2° premio a Kowalska Wieczorek Izabela, per aver concepito una illustrazione di taglio satirico di buona qualità sia per quello che attiene al contenuto che alla realizzazione grafica, aderendo al tema della continuità di scelte rappresentata dal bianco dei costumi comune alle due generazioni, ma superandolo regalandoci un messaggio di speranza nel passaggio dall'appartenenza a un'organizzazione basata sull'odio e la divisione, alla comune adesione delle nuove generazioni al messaggio d'amore diffuso da un immaginario universalmente condiviso.


3° premio a Mello Silvano per aver allargato, unico tra i partecipanti, il tema della continuità generazionale a tre diverse età che, nelle differenti modalità che la tecnica ha messo loro a disposizione d'epoca in epoca, condividono l'identica volontà di comunicare amore, e aver espresso questo concetto in un disegno di ottima qualità tecnica e immediatezza empatica.


Per correttezza di cronaca, mi corre l'obbligo di elencare i componenti dell'intera giuria che si è dovuta districare tra 172 opere di 94 autori di 25 nazioni diverse: il sottoscritto, fumettista umoristico, Presidente della Giuria; Pietro Francesco Manfè per la Pro Castello di Càneva; Mario Zorzetto per gli eredi Toni Zampol; Vincenzo Bottecchia, operatore culturale del fumetto; Giancarlo Rupolo, Fotografo.

Al momento di scegliere le opere migliori, naturalmente, non abbiamo badato né alla nazionalità né al sesso degli autori, ma solo alla bontà del lavoro. A scelte fatte ci siamo resi conto che i lavori vincenti erano opera di due brasiliani e una polacca.


 

domenica 2 giugno 2019

Morire di fumetto


L'annuncio da parte di  François Schuiten del suo abbandono del fumetto ha riportato con forza sul tavolo della discussione il tema: è ancora possibile vivere di fumetto?
Se ne occupa, tra gli altri il sito francese ActuaLitté, cominciando a fornire qualche dato: ci informa che per il 2019, grazie all'uscita di un nuovo Asterix, si attende una buona "annata" per la BéDé, ma già il 2018 con 44 milioni di volumi venduti e un giro d'affari di 510 milioni di euro aveva registrato una crescita del 2,5%. Che non sia tutto oro quello che luccica lo dimostrano però i crescenti lamenti da parte degli autori, perché se gli editori tengono botta (non ci scordiamo che nel conto ci sono anche le vendite di materiali esteri, dai manga ai comics), è per sceneggiatori e disegnatori che diventa sempre più difficile vivere di fumetto.


Infatti, a parte una manciata di nomi chiamati a scrivere e illustrare serie di grande successo come il citato Asterix o Blake e Mortimer, la maggior parte dei volumi fatica a vendere un numero di copie sufficiente a ripagare i mesi o gli anni di lavoro impiegati dagli autori per realizzarli. Lo stesso Schuiten ha sì dichiarato che intende smettere di fare fumetti perché ritiene di aver detto ormai tutto quello che aveva da dire nel settore e vuole gettarsi in nuove sfide, ma dice anche che gli occorrono "tre anni per completare un progetto" e non è facile trovare chi ti finanzia tanto lavoro per un volume, e aggiunge di aver fatto a lungo in passato lo scenografo per pagarsi il lavoro d'autore: "un  lavoro che mi permetteva di ritagliarmi il tempo di creazione". E aggiunge: "Del finanziamento della creazione parliamo tantissimo tra noi autori. E' sempre più difficile farne un mestiere. Perciò, sì, questo problema mi tocca: è ancora possibile immaginare dei progetti fuori dalle serie che hanno una propria notorietà? Come si può arrivare a finanziare decentemente i necessari anni di lavoro? Nel mio caso di disegnatore realistico questo implica documentazione, ricerche... ed è estremamente complicato."


Enrico Marini afferma invece (e sorride dicendo che questo non gli procurerà degli amici) di guadagnare molto bene con la BéDé. Impiega 7-8 mesi a fare un volume, massimo un anno, ma ammette che se dovesse fare un volume di Blake e Mortimer, con tutti i dettagli che lo stile di Jacobs richiede, ci metterebbe anche lui quattro anni. E confessa che non ne avrebbe davvero la pazienza!


Il dibattito (che si è svolto in occasione della Giornata Professionale nel contesto della 24esima edizione del Rendez Vous de la BD d'Amiens) ha continuato a girare intorno a questo punto: certo, una maggiore velocità d'esecuzione migliora le possibilità di far quadrare i conti per editori e autori, ma non risolve il problema del valore del tempo di creazione. Denis Bajram taglia corto: è sempre più difficile vivere di fumetto. Le vendite calano in tutto il mondo mentre la quantità di lavoro per gli autori aumenta, non fosse che per la necessità di doversi  ormai far carico anche della promozione. E, aggiungo io, per il fatto che dovendo fornire all'editore un file pronto per la stampa, è a nostro carico anche quello che un tempo era il lavoro del fotolitista.


Marini riconosce che accelerare il ritmo può non essere la giusta risposta, e che occorre dunque fare un altro lavoro: nella pubblicità, nel campo dell'illustrazione o addirittura per il cinema. E poi scherza: "Si può anche prendere in considerazione lo strip-tease. Ma se si ama questo mestiere, servono dei sacrifici". Aggiunge Yves Schlirf, direttore generale aggiunto della Dargaud Benelux che ha pubblicato il Batman di Marini: "Il fumetto non è un mestiere in sé. Lo diventa quando si vende. Come per la letteratura: mia moglie scrive romanzi e riceve un acconto di 1500 euro. Ma se vende 1500 copie, non è che il guadagno sia straordinario".

"Ormai servirà fare un altro mestiere. Non è con i fumetti che si potrà vivere." Sarà per questo che, in Italia, le Scuole di Fumetto si moltiplicano ogni anno? E tutti i nuovi autori sfornati che andranno a fare? Apriranno altre scuole di fumetto? Nel nostro Paese, infatti, la situazione è forse peggiore che in Francia: mentre là il mercato del fumetto funziona ormai da qualche decennio come quello della letteratura e ha perciò trovato un suo equilibrio (almeno dal punto di vista degli editori), da noi fino all'altro ieri gli autori erano abituati a un rapporto para-impiegatizio: lavorando per serie che tenevano bene l'edicola, potevano produrre ogni mese lo stesso numero di pagine e garantirsi così uno "stipendio fisso". Questo è sempre meno possibile, e presto saremo costretti anche noi a contare solo sulle modalità di produzione del settore librario... ma il passaggio, che rischia di essere rapido e traumatico, potrebbe lasciare a spasso diverse centinaia di operatori.

Dobbiamo davvero preparaci a morire di fumetto?



giovedì 23 maggio 2019

Quel gran genio dell'Alberico



Alberico Motta era nato a Monza il 6 ottobre del '37. Autore versatile, ha attraversato tutta l'epoca d'oro del fumetto popolare italiano lasciandovi il segno non trascurabile del suo multiforme geniaccio.

Già a quattordici anni si era presentato a Giuseppe Caregaro, titolare delle Edizioni Alpe, dal quale non ottenne lavoro ma utili consigli. Per l'esordio nel settore ha dovuto attendere ancora qualche anno. Nel '52, quindicenne, entra come redattore grafico part time alla Dardo dove, alternando il lavoro e gli studi di perito industriale, "sistema" tavole di altri autori, impagina e realizza titoli e inserti pubblicitari. Due anni più tardi le sue prime illustrazioni appaiono finalmente sul quindicinale per l'infanzia Cri-Cri. Comincia anche a dedicarsi alle copertine, per la rivista di racconti western El Coyote e per le raccolte de Il grande Blek.



E' l'inizio di una attività frenetica che lo vede lavorare su testate come Chicchirichì, Cucciolo, Tiramolla, Geppo, Nonna Abelarda, Tom & Jerry, Felix, Chico, la tedesca Fix und Foxy e Topolino. Quando sul finire degli anni Settanta i robottoni giapponesi invadono gli schermi dei televisori italiani, Motta si inventa Big Robot, se non l'unico prodotto similare realizzato in Italia, sicuramente il più originale e longevo, recentemente ripubblicato da Kappalab.





L'autore monzese non era un cesellatore di vignette. Non gli interessava produrre tavole ricche di particolari e "artisticamente" strabilianti. Al contrario, inseguiva la massima efficacia col minimo sforzo. Da ragazzo, uno dei fumetti che più mi attraevano e incuriosivano era Napoleone Sprint, che appariva su non so più quale testata della Alpe o di Bianconi. Il protagonista era una versione moderna del Napoleone storico alle prese coi problemi del traffico moderno. Quello che mi affascinava in quei brevi episodi era il contrasto tra i personaggi realizzati nella maniera più umoristicamente sintetica che si possa immaginare, e le automobili (Napoleone guidava una Fiat Cinquecento) realizzate invece con proporzioni e dettagli assolutamente realistici. All'epoca non sapevo il nome dell'autore di quelle strane storielle, e solo molti anni dopo scoprii che fra i tremila tipi esistenti di "trasferibili" professionali (i caratteri usati per fare i titoli, prima che il computer spazzasse via l'intero comparto industriale, così come i "puntini" che permettevano di realizzare i toni di grigio su fumetti come Diabolik, per non citare che uno dei più noti) c'erano anche dei fogli che riproducevano vari tipi di automobili. Ed ecco quel geniaccio di Alberico che, evidentemente ispirato dalla possibilità di riempire pagine e pagine di fumetti lavorando la metà ma ottenendo un prodotto di grande perfezione, si inventa il personaggio che gli permette di sfruttare al meglio questo trucco. Regalando a noi lettori un protagonista fantozziano che, alla guida della sua utilitaria, si trasforma psicologicamente in un "imperatore" della strada, prepotente e collerico. E insieme un non banale spaccato sociologico dell'Italia dell'epoca. (Qui sotto una versione tarda di Napoleone Sprint, col personaggio più "realistico" e l'auto - non più una Cinquecento - normalmente disegnata)


Ma Alberico non era soltanto un autore di fumetti per ragazzi, più o meno belli, più o meno conosciuti. Era piuttosto uno di quei rari autori "pensanti" sempre alla ricerca di nuove sfide, di idee che uscivano dal tranquillo corso dei fiumi dell'editoria mainstream e creavano rivi capaci di scavarsi percorsi diversi, magari tortuosi, forse destinati a fare poca strada, ma comunque ridisegnando la geografia del settore. In questo senso, il suo lavoro più personale è sicuramente la rivista SuperGames (poi diventata Supergiochi) per la Mondadori. Un prodotto editoriale totalmente ideato e realizzato da Motta che ci ha riversato tutto il suo gusto per il colore, l'inventiva per i giochi... e qualche scorciatoia (come le foto "solarizzate" per farle sembrare disegni) per fare in fretta, tanto per non perdere le buone abitudini.







All'epoca avevo avuto il pacere di conoscerlo, collaborando allo stesso studio milanese per il quale realizzava anche illustrazioni di albi da colorare per l'infanzia. Dove, abituato a lavorare con l'abituale fretta, senza documentazione e riflettendo poco su quello che disegnava, buttò giù una diligenza con la "carrozzeria" di un'automobile, intagli per le ruote compresi. Quando glielo feci notare se ne stupì. E naturalmente non si preoccupò minimamente di rifare il disegno. Come credo non abbia mai corretto il Topolino camminante che aveva disegnato con braccio e gamba avanti dallo stesso lato del corpo. Quando gli feci notare (sì, lo so, sono sempre stato un "maestrino" rompicoglioni) che quando si cammina se si porta avanti la gamba destra si porta avanti il braccio sinistro e viceversa, si stupì ancora di più: non ci aveva mai fatto caso.



Insieme abbiamo passato molte giornate allegre, e ancora più allegramente abbiamo condiviso più volte la tavola nell'intervallo del pranzo insieme agli altri collaboratori dello studio. Alberico era il classico "compagnone", capace di stare festosamente in compagnia anche coi colleghi più giovani. Se io mi sono permesso di "correggergli" un paio di errori, da lui ho avuto molto di più: vederlo lavorare in redazione era una continua fonte d'apprendimento. Conosceva tutti i passaggi tecnici della preparazione di un giornale, e li svolgeva con pari rapidità ed efficacia. Mi sono tornati tutti utilissimi quando, qualche anno più tardi, mi sono improvvisato editore.

Dopo che ho interrotto la collaborazione con lo studio, ci siamo persi di vista. L'ho risentito qualche anno fa, "ritrovato" su uno dei tanti social che collegano le persone in tutto il mondo (credo si trattasse di LinkedIn, in questo caso). Ci siamo scambiati un paio d'email; ho così scoperto che da qualche tempo si occupava soprattutto di pubblicità con un'agenzia che aveva aperto col figlio, poi siamo tornati alle nostre occupazioni quotidiane e non ci siamo più sentiti. Oggi ho saputo che, all'età di 81 anni, se n'è andato per sempre.



mercoledì 24 aprile 2019

Un giorno per Dante


In un articolo sul Corriere della Sera, Paolo Di Stefano chiede che si dedichi una giornata a Dante. Ce l'hanno già, direttamente o meno, Cervantes, Shakespeare e Joyce, dunque perché non fissarne una anche per il Sommo Poeta? Se ne celebrano per le cose più assurde, da quella della Danza a quella del Tapiro, a quella della Voce; una per il Ghibellin Fuggiasco non sfigurerebbe certo, e rilancerebbe la sua figura e la sua opera nel mondo intero, dove già fondazioni e associazioni lavorano indefessamente per diffonderne la conoscenza.

Certo, non è facile stabilire una data. Quando è nato Dante non si sa: era del segno dei Gemelli, perciò venuto al mondo fra il 14 maggio e il 13 giugno del 1265. Un po' vago, a meno di non volergli dedicare una mesata. Si potrebbe optare per il giorno della morte (la notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321), ma è un po' macabro. La cosa più spiritosa sarebbe scegliere la data dell'uscita in edicola del numero 11 di Off Side che ospitava la prima puntata del mio Dante, il 10 novembre 1969 (sto scherzando, eh!)... anche se in realtà è solo la data "ufficiale", e il giornale arrivò in edicola verso fine mese. Si potrebbe allora scegliere come data quella dell'inizio del viaggio di Dante nell'Oltretomba, quel "mezzo del cammin" della sua vita che il poeta stabilì per la discesa nell'Inferno dopo la "notte" nella Selva Oscura: il 7 aprile (del 1300). Se non è già la Giornata del Deodorante per le Ascelle.

In ogni caso io il progetto lo sottoscrivo e sostengo. Magari decidiamoci entro il 2020, ché l'anno successivo ci saranno i festeggiamenti per il settecentenario della morte del Poeta. Magari arriviamoci preparati, una volta tanto.


martedì 23 aprile 2019

Tanto Fumo e altrettanto arrosto


Ormai in Rete si trova di tutto e di più, eppure ci sono ancora cose "particolari" che si possono trovare solo su rivista. Specialmente se questa rivista si occupa di fumetti (e illustrazione, e animazione...) e lo fa senza paraocchi e snobismi, a 360 gradi.
Lo dimostra una volta di più Fumo di China, che non a caso esiste come testata da più di 40 anni e resiste in edicola (dove ho avuto l'onere e l'onore di portarla) da 30.
Nel numero di questo mese ci regala infatti uno sguardo abbastanza inedito sul "dietro le quinte" della realizzazione di albi e volumi a fumetti intervistando Savina Claudia Bonomi, editor presso la Sergio Bonelli Editore, e il superesperto del settore Luca Boschi.


Sì, i fumetti sono fatti per essere letti, ma scoprire quanto lavoro "anonimo" c'è dietro alla nascita di una collana o di un singolo volume forse ci permette di apprezzare ancora di più le storie che ci hanno emozionato o divertito, per cui... grazie di esserci, FdC.




Vado a centocinquantamila!


...e siamo a questo numero di visualizzazioni!
Niente di che, sia chiaro. Centocinquantamila letture di post in più di dieci anni sono poca cosa, rispetto a chi in Rete riesce a tirarsi dietro milioni di followers... ma io sono contento così. Ci sono lettori interessati a quello che scrivo, aumentati nel tempo e rimasti fedeli. Dunque, li ringrazio e vado avanti.



martedì 9 aprile 2019

Coi complimenti di Castelli



Conosco Alfredo Castelli da tempo immemorabile. Mi ha dato una mano quando muovevo i primi incerti passi nel settore (e gliene sono ovviamente grato) e ci siamo incontrati in tantissime occasioni. Ma solo due volte, che io ricordi, ha espresso dei giudizi su di me e il mio lavoro.
La prima è stata quando ero stato incaricato da uno studio milanese che bazzicava anche lui di fare la "3Dizzazione" di una storia di Paperino disegnata da Marco Rota. La tecnica consisteva nel segnare con due evidenziatori diversi, verde e arancio, gli elementi che dovevano essere portati rispettivamente in primo piano e in primissimo piano. Avrebbe provveduto poi il fotolitista a realizzare l'effetto sulle pellicole in modo che, una volta stampato in tre colori, guardando le vignette con gli appositi occhialini, il disegno avrebbe acquistato profondità.
Serviva anche una splashpage iniziale da aggiungere alla storia preesistente, e mi fu chiesto di farne una bozza della quale poi Rota avrebbe provveduto a realizzare il disegno definitivo. Capitando in studio e vedendo il mio bozzetto Alfredo esclamò: "Ah, ma allora sai disegnare!"
Potete vedere qui sotto la copertina dell'albo e il frontespizio della storia. Da qualche parte devo avere anche il mio bozzetto originale... ma chissà dove. Comunque era praticamente identico al disegno di Rota, che si limitò a metterlo in "bella copia".



L'altra occasione fu la pubblicazione del secondo episodio del mio supereroe scatologico, "Superstrunz contro i Ruzzolamerda", su Fumo di China. Non ricordo se me lo disse lui direttamente o se fu Tiziano Sclavi o qualcun altro a riferirmelo, ma a Castelli la storia era piaciuta molto, al punto da fargli affermare che quello era il mio "lavoro migliore". Almeno fino a quella data. Negli anni successivi ci siamo visti meno e non so se in seguito ha avuto modo di leggere altre cose mie e se le abbia apprezzate o meno.





Quei due giudizi, per quel che valgono, mi sono rimasti impressi come succede - nel bene e nel male - con le cose inaspettate.

Ora che Superstrunz è tornato in pompa magna nella rutilante edizioni a colori che merita, ho pensato di spendermi quell'antico giudizio positivo di un autore importante almeno nel colonnino pubblicitario su FdC.





mercoledì 27 marzo 2019

Mostra con premio


Sono stato invitato a Lucca Collezionando per festeggiare con lettori e colleghi il cinquantesimo anno di attività... a fianco di Dante, insieme al quale ho esordito nel lontano 1969 sulle pagine della rivista Off Side.
Ho preparato per l'occasione una piccola mostra che nei prossimi mesi porterò in giro anche in altre manifestazioni. Vedete qui sotto alcuni dei pannelli che la compongono, e più in basso la stampa "robotica" che ho firmato allo stand dell'organizzazione.













La manifestazione primaverile lucchese, come altre gestite dell'Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell'Illustrazione (ANAFI), è una fiera "pura" di fumetto: niente videogame, cosplayer o youtuber. Solo fumetto, principalmente quello d'antan con un pubblico di conseguenza un po' in su con l'età più a caccia di vecchi albi per completare le proprie collezioni che non novità dell'ultima ora, anche se gli organizzatori cercano di "svecchiare" l'evento coinvolgendo editori più in linea coi tempi come Tunué e Shockdom. Non sempre lo fanno al meglio, come dimostra l'infelice spostamento dello stand di quest'ultimo dalla posizione abbastanza centrale della scorsa edizione a un angolo "morto" dove arrivava a transitare sì e no metà dei visitatori. L'ho detto a caldo ai responsabili, e lo ripeto a ragion veduta qui: quanto fosse "invisibile" la postazione lo dimostra, se ce ne fosse bisogno, l'ampio reportage di Adriana Roveda, in qualche modo fotografa "ufficiale" della fiera. Lo stand della Shockdom non è entrato, neppure per sbaglio, in nemmeno una delle quasi 270 foto pubblicate in rete in questi giorni, né è entrato nel raggio d'azione dei radar della tv locale che ha monitorato la manifestazione con un filmato di quasi mezz'ora. Non mi meraviglierei se l'anno prossimo la casa editrice di Lucio Staiano, forse la più capace di parlare ai giovani e giovanissimi (bastino per tutti i nomi di due suoi autori: Sio e Labadessa), decidesse di non partecipare alla kermesse toscana. Se si vuole evitare che Lucca Collezionando diventi esclusivamente "un paese per vecchi" destinato a naturale prossima estinzione, gli sforzi devono essere maggiori e più convinti. Sarebbe un peccato il contrario, perché la manifestazione è originale e peraltro ben organizzata.


(Qui sotto, due immagini dello stand Shockdom)




Altro elemento che mi ha colpito è la massiccia presenza di associazioni legate a personaggi dei fumetti, principalmente bonelliani (dedicate al solo Zagor ce n'erano ben tre!), che si sobbarcano anche l'ospitalità degli autori più amati coi quali condividere pure la cena al sabato sera. Un tempo era l'editore che si faceva carico promozionalmente delle trasferte di sceneggiatori e disegnatori, e questa "mutazione genetica" in atto mi sembra un ulteriore segnale negativo per un settore che è da anni in grande sofferenza.


(Sotto, una carrellata di immagini di stand e installazioni
curati dalle associazioni legate ai personaggi bonelliani.)







Tralasciando questi aspetti problematici, la due giorni lucchese è stata, come nelle previsioni, una piacevole vacanza di fine settimana in un ambiente rilassato, amichevole, colorato e festoso. Niente a che vedere col caos di manifestazioni maggiori: qui, tra una dedica e l'altra, c'è la possibilità di scambiare due chiacchiere in tutta tranquillità con lettori e colleghi, nella condivisione di quell'amore per la Nona Arte che è l'anima dell'evento.


(sotto, alcuni momenti della manifestazione, con la cerimonia
del calco delle mani del grande illustratore Emanuele Taglietti
e del mitico Max Bunker/Luciano Secchi, gli incontri con
Milo Manara e Alfredo Castelli, il funambolico Prosdocimi
e una foto di famiglia di "giovani promesse" del fumetto
ospiti allo stand degli Amici del Vittorioso)













Per me c'è stata anche una piacevole sorpresa, di cui sono stato informato all'ultimo minuto: gli organizzatori hanno infatti deciso di assegnarmi uno dei premi di Lucca Collezionando con la seguente motivazione: 

"Dall’esordio sulla rivista Off Side alle trasposizioni a fumetti dei grandi classici della letteratura, dall’avventura con la nascente Fumo di China alla Bonelli a il Giornalino, disegnatore, sceneggiatore, perfino editore, personaggio colto, ironico, critico e, da buon senese, anche polemico, salutiamo i 50 anni di carriera di Marcello Toninelli."


(Sotto, alcune immagini dell'assegnazione dei premi Lucca Collezionando:
a me, Salvatore Taormina, Sergio Pignatone e all'editrice lucchese Pacini Fazzi) 









Sperando di poter tornare anche l'anno prossimo e di trovare una fiera ancora più bella e proiettata nel futuro, ringrazio gli amici dell'organizzazione per l'ospitalità (oltre che per il riconoscimento, fra l'altro uno dei più belli, dal punto di vista estetico: potete ammirarlo qui sotto tra alcune mie pubblicazioni), consapevole delle difficoltà di gestione di una manifestazione del genere avendo a disposizione forze e finanziamenti limitati.



(Le foto sono di Adriana Roveda, Alessio G. e Serena T.)