sabato 10 novembre 2018

La nascita del Dante


In data 10 novembre 1969 usciva l'undicesimo numero di Off Side, Giornale "Fuorigioco" di Comics. Si trattava di una rivista di fumetti in formato tabloid (ne ho parlato più approfonditamente qui) che ospitava le Sturmtruppen e altre storie di Bonvi e un racconto fantascientifico di Crepax. Dal numero 11 cominciò a pubblicare anche "Dante by Marcello", prima e acerba versione della mia rilettura a strisce umoristiche della Divina Commedia, nonché mio primo lavoro professionale.


Ricorrono perciò oggi 49 anni esatti da quell'inizio di carriera e del percorso editoriale - quanto accidentato, ma pieno di soddisfazioni - del mio Dante. In realtà, come ho detto qualche giorno fa in un altro post, la rivista sbarcò in edicola verso la fine del mese, ma tant'è: nelle ricorrenze son le date stampate a fare testo... e magari a Roma (sede della casa editrice) era uscita davvero il 10 del mese. Perciò da domani entro nel cinquantesimo anno di lavoro fumettistico, e tra un anno esatto il mio poeta di carta e china compirà la bellezza di cinquant'anni.



In tutto questo tempo, nel mondo delle "nuvole parlanti" ho fatto come la RAI: di tutto, di più. Quando avrò tempo pubblicherò l'elenco dei miei lavori e, credetemi, c'è da restare sbalorditi per la quantità e la varietà delle cose che ho fatto. Durante questo cinquantennio, però, l'unica, instancabile presenza costante e sicuramente il lavoro per il quale sono maggiormente conosciuto come autore è il mio personaggetto dalla rossa mini. Mi ha accompagnato con ripetute pubblicazioni (e continui aggiornamenti e arricchimenti) incontrando sempre un successo di vendite senza soste; forse non da best seller, ma sicuramente da long seller. Anche l'edizione "definitiva" della Shockdom varata tre anni fa è già alla quinta edizione e gode al momento di una copertina "speciale" proprio per festeggiare il duplice traguardo, mio e di Dante. Che non si è fermato lì: l'anno scorso mi ha costretto a rimetter mano a matita e pennarelli per accompagnare il debutto letterario dell'amico Piero Battaglia accumulando un'altra sessantina di strisce.


E non finisce qui. L'anno prossimo, proprio per festeggiare l'importante anniversario, salvo imprevisti dovrebbe tornare con altre strisce inedite per un'opera alla quale sto già lavorando con grande entusiasmo. Ho infatti iniziato a scrivere un "Ritorno all'Inferno" alla maniera del Sommo Poeta: in endecasillabi a rime incatenate. Lavoro tutt'altro che facile, ma divertente da matti! Al testo poetico (!) accompagnerò naturalmente la versione a strisce, perciò la goduria (per me che scrivo e disegno e, spero, per chi leggerà) sarà doppia.
In anteprima assoluta, ecco le prime terzine del mio senile parto letterario:
CANTO I
Qual folgore che scende sanz'avviso,
un carro lustro com'argenteo scudo
apparvemi davante all'improvviso.

Discesene, stupore, lo gran drudo
che con sapienza a suo tempo mi mene
a la discesa nell'imbuto crudo.

Ei m'apostrofò: “Dante, ancor conviene
che tu scenda di tra le cerchie meste
ove i dannati scontano lor pene.”

Chies'io: “Novellamente per le creste
a riveder le punizioni tante?”
“Oh, no, non quelle che già conosceste!”

E: “Questo cocchio, come per incante
ci porterà all'Inferno, ma futuro.
Settecent'anni e più andremo avante!”

Dunque accompagnatemi, se vi va, in questo cinquantesimo anno da fumettista. Per quel che posso, cercherò di ripagarvi con qualche opera adeguata alla ricorrenza. Ce la metterò tutta, per non deludervi e celebrare degnamente il traguardo.



lunedì 5 novembre 2018

Lucca 2018 dall'A alla Z


Piccolo reportage del giorno dopo della manifestazione lucchese. Come l'ho vissuta io, naturalmente.



A come Alfonso. Gli autori che hanno frequentato le mostre di fumetto nei decenni a cavallo del secolo sicuramente lo conoscono. Tranquillo, educato, gentile (e, con gentilezza ed educazione, quando c'era da fare una critica, da sincero appassionato del fumetto non si tirava indietro, a costo di suscitare le reazioni scomposte d'uno sceneggiatore particolarmente suscettibile o il bonario "vaffa" d'un disegnatore poco paziente), con la sua stazza di tutto riguardo e l'eloquio dolcemente campano passava di stand in stand a chiedere disegni agli autori disponibili (li ha anche raccolti in un libro autoprodotto di cui ha fatto dono agli stessi, "Vi posso lasciare un cartoncino?"), fermandosi a chiacchierare amabilmente ogni volta che ce n'era l'occasione e che trovava rispondenza alla sua passionaccia.



Da Milano a Napoli, da Lucca a Lecce ad Angoulême, non mancava a una manifestazione, quasi ne fosse il simbolo vivente. Qualche anno fa, purtroppo, la salute gli ha fatto uno di quei bastardi scherzi che ogni tanto fa ed è sparito dal giro, impegnato a recuperare mobilità fisica e verbale. E' stata una emozionante sorpresa vederlo spuntare sulla sedia a rotelle in compagnia dei familiari mentre con l'amico Stefano - tanto per cambiare - ci si interrogava sul nostro fantastico e oggi problematico mestiere seduti a un bar nelle vicinanze del padiglione Napoleone. Ci siamo fatti incontro per abbracciarlo, ma lui ci ha fermati: si è voluto alzare in piedi per abbracciarci come si deve e scambiare frasi inevitabilmente commosse da una parte e dall'altra. Grandissimo Alfonso, la cui passione per il fumetto l'ha riportato sulla barricata e sicuramente lo sostiene nella - ahimè - lenta strada del recupero. A rivederci a cento altre Lucche!



B come Bonanni, il carissimo amico che per un certo periodo si occupò della grafica e del lavoro di redazione e impaginazione di Fumo di China quando ne ero l'editore insieme ad altri soci. Ragazzo talentuoso, ma un po' lento a carburare, si è finalmente deciso a esordire come sceneggiatore e lo fa con "Tintoretto, il pirata di Venezia" accompagnato dai piacevolissimi disegni di Gianmarco Veronesi. L'operazione editoriale è collegata a una produzione di Sky Arte ed è dunque un progetto multimediale come va di moda oggi. Per il momento è stata presentata una promettentissima anteprima del primo capitolo del graphic novel che verrà. Anche se ci ha messo un po' a ingranare, Alberto parte in quarta con una sceneggiatura fluida, efficace e gradevole che ricrea il sedicesimo secolo con più d'una strizzata d'occhio alla modernità. Attendiamo con curiosità l'opera definitiva, prevista per la prossima primavera.





C come cinquantesimo. L'anno di carriera professionale in cui sono entrato questo novembre in cui ricorre l'uscita della mia prima opera pubblicata, quel "Dante by Marcello" che, attraverso un bel po' di vicissitudini editoriali, mi accompagna da più di 49 anni. La data ufficiale è il 10 novembre, quella segnata sul n. 11 di Off Side che presentava la prima puntata della mia rivisitazione a strisce umoristiche della Divina Commedia. Per quelli che sono i miei ricordi il "giornale" uscì in realtà verso la fine del mese e io me lo vidi apparire davanti col mio piccolo poeta che campeggiava in copertina in un'edicola di via Tonale a Milano, dove da pochi giorni mi ero trasferito, ragioniere neodiplomato, per lavorare nella filiale milanese del Monte dei Paschi di Siena. La Shockdom lo ricorda con un "bollo" accanto alla testata e una fascetta (che abbellirà anche il coloratissimo volume di "Omero a fumetti", in stampa in questi giorni); Cartoon Club segnala invece la ricorrenza sulla copertina dei due volumi di "Enea, l'Eneide a fumetti", esauriti da mesi e appena ristampati nell'abituale confezione cartonata in bianco e nero.





D come doppietta. Quella messa a segno dall'amico d'antica data (ci siamo incontrati sulla rivista Adamo dell'Editoriale Corno nel lontano 1982 quando lo chiamai a farmi le matite di un paio di episodi della serie "I ragazzi di Stoner") Stefano Casini con due uscite tenute praticamente a battesimo in questa Lucca: il volume di Mondadori Comics "La lama e la croce" e il graphic novel "Gli anni migliori" stampato da Tunué. Il primo devo ancora leggerlo. Il secondo me lo sono potuto godere in anteprima; non vi inviterò ad acquistarlo perché potrebbe sembrare un banale favore fatto a un amico, però vi assicuro che a me è piaciuto davvero molto.



E come esibizioni in costume, quelle dei cosplayer. Non ho girato molto per le vie cittadine, ma per il poco che ho visto mi è sembrato che ce ne fossero meno, rispetto agli anni scorsi. Colpa del tempo abbastanza inclemente? O il fenomeno si sta un po' ridimensionando?



F come FGIUS!, il libro-rivista di fumetti del poliedrico, irrefrenabile, versatile e geniale Sudario Brando. Il volume è una vera collezione di "esercizi di stile", con l'autore che si diverte a saltare da un genere all'altro, dal bianco e nero al colore, dalla pennellata greve al tratto sottile intersecato da leggeri retini. Aggirarsi tra le pagine della rivista significa entrare nei diversi mondi del Brandoverso, e l'effetto è insieme straniante, esaltante e divertente. Ciliegina sulla torta, Sudario si è inventato una copertina con un personaggio neutro che personalizza a richiesta dell'acquirente trasformandolo di volta in volta in Batman piuttosto che Stalin o Charlie Brown (qui, qualche esempio). Mi ci vorranno mesi per rimettermi da questa esperienza di lettura.




G come genuina soddisfazione nel constatare che i miei fumetti parlano ancora ai giovanissimi: vedere ragazzini di 8-10 anni che passano davanti allo stand e sghignazzano vedendo Superstrunz e i vasetti della sua cacca, o che - in piedi da una parte - leggono lo Strip Wars appena acquistato e di tanto in tanto sbottano in allegre risate, o venire a sapere da un genitore che il suo figlioletto di dieci anni si è letteralmente divorato l'Inferno di Dante (e compra un altro volume per lui e uno per il fratello minore "refrattario alla lettura in genere" sperando che avere un libro con dedica personale possa coinvolgerlo e spingerlo ad addentrarsi tra le pagine), beh, è una grandissima soddisfazione. Pari a quella che mi dà vedere il mio "Democrazia davvero" suscitare l'interesse e finire tra le mani di un giovane editore come in quelle di una studentessa di vent'anni. Nel loro piccolo (piccolissimo), segni di speranza. Per il fumetto e per la democrazia.

H come Hotel Martini e Toninelli che anche quest'anno ha ospitato Guiducci e figlio e Loris Cantarelli nei primi giorni della manifestazione. E' sempre un piacere scambiare quattro chiacchiere sui fumetti e sulla vita in generale intorno a una tavola imbandita, in amicizia e serenità. In versione ristorante ha invece ospitato sabato sera Egisto Seriacopi e Roberto Mussoni (ovverosia la Dada Editore): tre ore di buon cibo, birra ambrata Volpina riminese, quattro chiacchiere su figli e nipoti, e risate a ruota libera fin quasi a sganasciarsi. Anche a questo serve Lucca Comics and Games. Anzi, forse principalmente a questo.

I come interminabili, le file per avere una dedica dai "soliti" tre fenomeni del fumetto attuale, Zerocalcare e Ortolani allo stand della Bao e Sio a quello della Shockdom. Segno di una "divizzazione" dei nuovi autori e di un diverso rapporto con i lettori, che va sempre più somigliando a quello con gli scrittori di grido e i personaggi famosi dello spettacolo. Non essendo mai passato dagli stand di Bonelli, Panini e Mondadori, non so dirvi se anche lì ci siano state code del genere.



L come Leo, il delizioso-diabolico bambino protagonista di "Vita di Pai", opera più recente di Davide "Dado" Caporali, seguito da migliaia di divertiti followers su Facebook e Instagram. Ho avuto il piacere di conoscerlo mentre col pennarello improvvisava opere d'arte originali ed enigmatiche su un foglietto (senza mai uscire dal bordo) seduto in braccio alla madre, accanto al padre che dedicava il volumetto. Ed è proprio come nel fumetto: adorabile  e renitente alle richieste degli adulti. Il lato più bello del fumetto.



M come "Marcinelle 1956". Praticamente non ho più posto nelle mie librerie, perciò non compro quasi più niente, a fumetti (per i romanzi, ho adottato un capace e pratico Kindle e sono passato agli ebook). Questo bel librotto in bianco e nero però mi ha attirato. Argomento importante e un disegno che  incontra davvero il mio gusto. Riuscirò a trovargli un posto su uno degli scaffali, dopo averlo letto?

N come "Ne vale la pena?". Anche se è sempre un piacere avere l'occasione di rivedere de visu amici, colleghi, lettori e lettrici (coi quali siamo comunque in contatto ventiquattr'ore su ventiquattro sui benedetti-maledetti social) e assolvere al rito delle dediche (che considero doverose verso i lettori e le lettrici che spendono tempo e denaro sulle e per le mie opere), quest'anno la domanda si è affacciata con inedita forza alla mia mente. Intere giornate spese tra caos del traffico, controlli a volte esagerati, pranzi frettolosi, ore di sonno perse, mattine e pomeriggi trascorsi dietro i banconi degli stand... per cosa? Anche per i lettori e gli editori, non sarebbe meglio che ce ne restassimo a casa a fare il nostro lavoro per offrire loro un maggior numero di opere da pubblicare/leggere? Forse sono solo pensieri di un autore che vede sempre più vicino il giorno in cui magari la salute lo costringerà ad appendere la matita al chiodo, e preferirebbe spendere il tempo che gli resta per concretizzare ancora qualcuno dei tanti progetti che gli frullano in testa, invece di spendere intere settimane in pur piacevoli manifestazioni fumettistiche. Vabbe', dormiamoci sopra.




O come Orki, piccolo orco protagonista di una mia serie nato sulle pagine della Gazzenda, il diario-agenda della Gazzetta dello Sport, dove è apparso solo per una sola manciata di strisce visto che la repentina chiusura della pubblicazione gli ha impedito di svilupparsi maggiormente. Lo ripropone oggi la rivista Sherazade (della Cooperativa Autori Fantastici) che in un numero imprecisato di pagine (vedi anche alla lettera "V"; ma è così difficile numerarle?) presenta una miscellanea di opere di autori più o meno esordienti e di varia qualità. Le riviste sembrano non essere più di moda da anni, e anche il collettivo di Sherazade (che comunque pubblica anche seriali come The Darkwinged) sta pensando di passare a una pubblicazione monografica.

P come proposte. Credo sia quasi impossibile contare il numero di proposte editoriali scaricate sulle spalle (e le tasche) di lettori e appassionati nei giorni della kermesse lucchese da parte di editori di tutte le taglie e generi. In un settore che vede falcidiati i punti di vendita (librerie che chiudono, fumetterie sempre più in affanno, edicole che scompaiono al ritmo di due-tre al giorno), sembra che anche per gli editori più grossi Lucca sia diventata il "rifugio delle ultime vendite" (le prime, in realtà). Questo sovraccarico di uscite concentrate in una manciata di giorni nell'arco dell'anno non rischia di penalizzare ulteriormente tutta la struttura di distribuzione e vendita? E quando nel resto dell'anno non ci saranno più punti di vendita aperti che faranno gli editori? Si trasformeranno in nomadi costretti a portare le loro carovane di libri da una fiera all'altra (ormai ce n'è una mezza dozzina ogni settimana, in giro per l'Italia) per fare i numeri necessari alla sopravvivenza? Chi vivrà vedrà.

Q come quattro. I giorni a cui per quello che mi riguarda ho ridotto la durata della manifestazione. Gli organizzatori avranno le loro belle ragioni a stabilizzare l'arco temporale del festival in cinque giornate, ma diciamocelo: sono troppe. Le tre-quattro abituali erano più che sufficienti per vendere, comprare, far incontrare lettori e autori, visitare le mostre e quant'altro. Così, come già avevo fatto in passato, anche stavolta ho saltato il giorno di mezzo. A ognuno i suoi ritmi ed esigenze.




R come recuperati, due libri di fantascienza presi alle bancarelle dell'usato dietro piazza Napoleone: "Il lichene cinese" di John Wyndham (Urania n. 618) e "Gladiatore in legge" di Pohl e Kornbluth (I Classici Libra n. 14). Poi magari vi dico se mi sono piaciuti. Intanto è sempre piacevole tuffarsi in quella carta usurata dal tempo e dai plurimi passaggi di mano che porta con sé la storia di letture precedenti e passioni forse ormai spente.
  

S come Superstrunz. Questa estate mi sono deciso a riprendere in mano il mio supereroe scatologico concludendo l'avventura rimasta in sospeso ("Shitanic") e realizzando almeno un altro episodio. Avrei voluto farlo in tempo per Lucca, ma i precedenti impegni hanno richiesto più tempo del previsto, e il volume sarà pronto all'inizio del prossimo anno. Intanto, chi ha voluto si è potuto impossessare del barattolo di "Cacca di Superstrunz" (100% merda DOCG) che in occasione della manifestazione toscana veniva dato a chi ordinava già ora il libro. Quelle rimaste (ce ne sono 60 in tutto, e la promozione non sarà ripetuta) verranno date con identica modalità in occasione di altre mostre a cui parteciperà Cartoon Club Editore e poi insieme al libro, appena sarà stampato. Ma sempre e solo alle manifestazioni del settore.

T come treno. Per la prima volta in vita mia, sabato mattina mi sono recato a Lucca col treno. Ero stufo dei problemi di viabilità cittadina e parcheggio (anche se ho il mio "buchetto" quasi segreto dove posteggiare la macchina). L'esperienza è stata positiva. Mi sa che l'anno prossimo, se torno a Lucca, lo farò su rotaia.



U come Ulula, uno degli albi con storie inedite (questo è opera di Paolo Di Orazio per i testi e Marco Turini per i disegni) che riportano in vita personaggi (anzi, personagge) del fumetto erotico degli anni 80. L'iniziativa è coordinata dal poliedrico Luca "Laca" Montagliani che qualcuno conoscerà come autore di Pasol. Le altre testate sono Zora la vampira, Lucifera, Jacula, Cimiteria, Yra la vampira, Belzeba, Naga e Sukia.




V come "#Vengoanchio", il webcomic di Francesco Matteuzzi, Luca Mazzocco e un variegato gruppetto di disegnatori e coloristi. La storia è approdata all'edizione cartacea per i tipi di Dada Editore in due volumi di non-so-quante-pagine (visto che non sono numerate. Dài, ragazzi, un piccolo sforzo in più anche voi, la prossima volta) da 17 euro l'uno. Il primo tomo ospita anche il mio omaggio che potete vedere qui sopra (e che forse vi aiuta a farvi un'idea del tipo di storia, poco adatta alle educande d'una volta).

Z come zanzare. Lo so, vista la stagione non ce n'era neanche una, in giro, ma non so che cavolo metterci, alla zeta. Se siete più bravi, fatelo voi, 'st'elenchino del piffero!


venerdì 2 novembre 2018

Il "punto di vendibilità", questo sconosciuto



Ho già detto in altro post che mi capita abbastanza spesso di trovare sulla rivista FilmTV commenti e riflessioni sul cinema che si adattano perfettamente anche al fumetto.
Un paio di settimane fa il sempre acuto Filippo Mazzarella, nella sua rubrica Mulholland drive ha affrontato l'argomento del "selling point" che il dizionario Cambridge così definisce: "A characteristic of a product that will persuade people to buy it". Cioè, per i non anglofili, "la caratteristica di un prodotto che persuaderà il pubblico ad acquistarlo".
Se questo elemento è importante anche per il prodotto Film, credo non lo sia da meno per il prodotto Fumetto.
Ma qual è il selling point del fumetto? Quale è stato in passato e quale è o può essere oggi, in un momento di crisi del medium che lo vede ormai relegato a interesse per ultracinquantenni?
Un tempo i "giornalini" erano, come li definiva anche Sergio Bonelli, un po' il "cinema dei poveri" (ecco l'affinità tra i due media che ritorna). In un'Italia povera che usciva da una guerra disastrosa e anche poi negli anni del boom industriale, con una cinematografia il cui selling point erano le storie e non certo gli effetti speciali, tutti abbastanza artigianalmente "poveri", il fumetto, poco costoso e potenzialmente senza limiti quanto a "effetti speciali", poteva ben rivaleggiare con il concorrente in pellicola.




Fin negli anni Settanta, le possibilità di mostrare in modo convincente il fantastico sulle pagine disegnate erano decisamente maggiori che non sul grande schermo. Ricordo i film dell'Uomo Ragno di quel periodo: uno spettacolo penoso. Per far credere che si arrampicasse sui muri lo facevano camminare a quattro zampe su un pavimento disegnato a mattoni e poi raddrizzavano l'immagine. Non ci poteva credere nessuno, mentre nelle immagini di John Romita, per dirne uno, Peter Parker volava davvero tra i grattacieli appeso a una ragnatela e si arrampicava sui muri. La differenza di spesa faceva il resto e pesava sulla bilancia delle preferenze anche nei confronti dei cartoni animati che, se ben fatti, dal punto di vista della "credibilità del fantastico" rivaleggiavano senza problemi (anzi, col vantaggio del movimento) col fumetto. Due selling point in una botta sola. Sulle storie, invece, cinema e fumetti se la giocavano alla pari: erano i bravi sceneggiatori a determinare, per parte loro, il "punto di vendibilità".
Oggi la situazione è completamente ribaltata. Già negli anni Ottanta l'arrivo degli anime giapponesi sulla RAI e poi sulle reti private hanno dato una mazzata al medium più povero: erano gratis e vincevano su tutti gli altri fronti.



Quando a questi si sono aggiunti anche i videogiochi e poi i film "recitati digitalmente" (lo spoggettamento si è probabilmente avuto con "Jurassic Park", che ha reso più reali del reale le creature più fantastiche di sempre, i dinosauri), per il fumetto è iniziata l'agonia.



Non più cinema per i poveri, non più contenitore insuperabile della fantasia più sfrenata, ha semplicemente smesso di essere appetibile per le nuove generazioni che sono andate a cercare altrove l'intrattenimento senza degnare più di nemmeno uno sguardo la Nona Arte.
Eccoci così alla domanda delle cento pistole: quale può essere oggi il selling point del fumetto?
A proposito del cinema, Mazzarella si chiede: "Bastano, nell'ordine, il look GoPro/YouTube, un fenomeno di semi-nicchia come Zerocalcare, il metacinema con cast composito, il teatro filmato da un racconto di Pessoa, un mezzo scimmiottamento di Poveri ma ricchi, una coppia di comici tv semi-carneadi, Abatantuono in Svizzera, e un ennesimo libro di Luca Bianchini adattato con primi nomi in cartellone Preziosi e la Felberbaum? Non sto entrando nel merito del valore del film, alcuni di questi sono anche rispettabili: parlo di selling point. La risposta è no. E ovviamente quasi tutti vanno male."



Si può parafrasare l'intera riflessione sostituendo ai film citati uscite fumettistiche come Il commissario RicciardiDeadwood DickMercurio Loi, le storie di Topolino col Totti o il Montalbano di turno disneyzzati o serie pluridecennali che scimmiottano libri, film e telefilm di successo sperando di mutuarne almeno una fettina (aggiungete voi altri esempi, non dovrebbe essere difficile)? Penso di sì.




In chiusura, Mazzarella aggiunge: "Noi che i film dobbiamo solo vederli ci chiediamo ovviamente come sono; ma sarebbe bello che qualcuno a monte si chiedesse anche per chi sono."
Già. I fumetti che escono attualmente, per chi sono? Il dibattito è aperto.



lunedì 27 agosto 2018

Il Barbaro nel cassetto




Chi segue su Facebook la mia pagina "Fritto Misto" ha già avuto modo di leggere le poche strisce che anni fa avevo realizzato della parodia del film "Conan il Barbaro". Il progetto di Codard il Barbaro (così avevo ribattezzato il protagonista) era però più complesso. Nelle mie intenzioni doveva trattarsi di un albo da edicola a cadenza bi o trimestrale che ospitasse nella prima parte un episodio alla maniera dei comic book statunitensi, e in coda le strisce suddette. Avevo realizzato anche il logo (che vedete qui sopra), la copertina del primo numero (qui sotto, in bianco e nero; il file della versione colorata si è rovinato) e alcune tavole della prima avventura del Barbaro pasticcione (a seguire, in basso).








Inviai il progetto ad alcuni editori che, secondo le buone abitudini italiane, non si degnarono nemmeno di rispondere e il mio Barbaro è rimasto per lunghi anni nel cassetto. Ci sarà mai occasione di riprendere in mano il personaggio? Per un albo da edicola, temo proprio di no, vista la crisi del settore. Forse il "comic book" o la parodia a strisce umoristiche del film potranno trasformarsi prima o poi in un libro. Chi vivrà vedrà. Intanto, se non le avete già lette sulla pagina di Fritto Misto, godetevi anche le strip.










domenica 19 agosto 2018

Geronimo Stilton sono (anche) io

Nei primi anni del nuovo secolo/millennio, per ragioni di pagnotta, ho fatto diversi lavori... un po' particolari. Magari a qualcuno di voi o dei vostri figli in quel periodo è capitato di giocare in rete coi "videogames" dei personaggi degli ovetti Kinder, sull'apposito sito. Qualche sceneggiatura (come quelle del Monster Hotel) l'avevo fatta io.





E a qualcun altro sarà capitato di comprare per i pargoli un libro di barzellette di Geronimo Stilton. Se era questo, l'ho scritto io, saccheggiando battute da settimane enigmistiche, strisce classiche e quant'altro, perché a quanto pare per le barzellette non esiste copyright.


Visto che mettere insieme mille barzellette non è cosa da poco, avevo attinto anche alle mie stesse strisce. Tra queste, una del Pinguino Colofòn. La battuta mi fu rifiutata dalla redazione perché... l'avevano già usata in un precedente volume di barzellette stiltoniane! Per una volta che usavo una mia invenzione originale!


Il disegno di copertina del volume e quelli interni (c'erano anche barzellette illustrate, sempre scritte da me) erano dell'amico Claudio "Clod" Onesti, autore per anni delle tavole di Nicoletta su il Giornalino.
All'epoca non avevo acquistato il tomo (di cui la redazione si era guardata bene dall'inviarmi anche una sola copia). Trovandomelo davanti l'altro giorno in rete, mi sono alfine deciso a prenderlo per metterlo nell'archivio dei lavori realizzati. Anonimi, perché se il nome del disegnatore è ben specificato nella gerenza del libro, i testi vengono attribuiti allo stesso Geronimo Stilton.

Ebbene sì, nel corso della professione ho fatto anche questo, il 
ghost writer di un topo immaginario.