giovedì 4 marzo 2010

Un amico che non c'è più

Esattamente 20 anni fa si toglieva la vita Salvatore Deidda.

Era un bravo fumettista. Che aspirava a fare cose diverse da quello che gli offriva il panorama editoriale dell'epoca. Tra le pagine dei bonelliani come tra quelle del Giornalino si sentiva fuori posto. Come nella vita. Non ho mai saputo quanto e perché. La sua scelta finale mi lascia solo immaginare gli abissi di disperazione in cui si muoveva. Era un amico. Io, forse, non lo sono stato quanto avrei voluto, per lui. Visto che non mi sono accorto di quanto stava male. Né ho saputo aiutarlo.

Lui l'aveva fatto, con me. Mi aveva fatto conquistare una faticosa ma indispensabile dignità professionale, insegnandomi a fare fumetti senza scendere a compromessi, non tanto con gli editori, ma con me stesso. Questo è quello che conservo gelosamente dei troppi pochi anni della nostra amicizia. Insieme a una sua foto, a un paio di sue tavole originali e ai ricordi delle tante serate passate nella sua cameretta a Genova a discutere di disegno, o nella mia casupola a Quinciano a ridere di ditirambi, o delle sue visite nella casa di Pisa, dove anche mia moglie Patrizia gli si era subito affezionata.

Non credendo in vite ultraterrene, so che sopravviverà solo finchè sarà ancora vivo chi l'ha conosciuto. Non gli sopravvivono, purtroppo, i fumetti che sognava di disegnare e non ha fatto in tempo a realizzare.    

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