sabato 6 maggio 2017

Una vita in rettangolini di carta


Quando ho iniziato la mia attività di fumettista, ho pensato che fosse necessario presentarmi bene. E mi sono fatto un biglietto da visita. Da disegnatore, non potevo fare a meno di inserirci anche un'immagine che mi "introducesse" anch'essa. E scelsi un mezzo busto femminile, ripreso da non so quale foto. Non ricordo se il disegno preesisteva al progetto della visit card o se lo realizzai appositamente. Comunque portai l'originale in tipografia dove lo fotografarono. Da qualche parte conservo ancora la lastra metallica con l'incisione del disegno.
Quando inviavo i miei lavori a un editore, allegavo il biglietto da visita. Lo feci anche quando mi proposi come collaboratore a il Mago, rivista di fumetti di grande formato pubblicata da Mondadori e inizialmente diretta da Carlo Fruttero e Franco Lucentini. Nel periodo di cui parlo, l'incarico era passato a Bepi Zancan  che mi dette un appuntamento in redazione per vedere le mie strisce (si trattava di quelle di Sando). Quando arrivai sgranò gli occhi, vedendomi: si era immaginato che il disegno sul biglietto da visita fosse il mio autoritratto, e invece di un tipo un po' hippy e vagamente effeminato si trovava davanti una specie di arabo nero e barbuto!
La collaborazione poi non andò in porto per motivi che qui non ci interessano.



Esauriti i biglietti da visita, forse memore dell'equivoco nato con Zancan, decisi di eliminare il ritratto femminile passando a un asettico cartoncino con solo testo. Ma non per molto. Terminati anche quelli (che vedete qui sopra) tornai a inserire un disegno su quelli nuovi. Lavorando ancora a Dante in attesa di trovargli un editore, decisi di appoggiarmi alle sue strisce per presentarmi. Chissà perché, invece di utilizzare un'immagine del protagonista optai per il bestemmiatore Capaneo, che rappresentai in tutta la sua tozza nudità, come potete vedere qui sotto.



Oltre al biglietto da visita, il sulfureo personaggetto andò a illustrare anche la carta intestata che utilizzavo per le fatture. E, di nuovo, la mia scelta causò qualche perplessità in chi le riceveva. La signora che, all'epoca della mia collaborazione con la testata Adamo dell'Editoriale Corno (diretta da Luciano Secchi), mi consegnava gli assegni a saldo delle fatture non resistette a chiedermi cosa significasse quello strano omino nudo in cima al foglio. Curiosità lecita, non potendo lei conoscere la mia versione a strisce della Divina Commedia che, all'epoca, era apparsa solo su Off Side e Undercomics (e comunque senza arrivare all'episodio dell'indomito re che assediò Tebe).


Quando, insieme a Paolo Di Pietrantonio e Stefano Casini ci improvvisammo editori con la rivista Prova d'Autore poi diventata Fox Trot!, realizzai anche il biglietto da visita della casa editrice, stampato su cartoncino grigio con l'inserto in rosso della sigla delle Edizioni 50 che avevo reso graficamente in forma di "coppa". Sullo stesso cartoncino mi ero fatto stampare anche quelli personali, per i quali avevo racchiuso il mio nome in un balloon delineato dall'elenco delle mie molte "abilità".




L'esperimento imprenditoriale non andò molto lontano e, con qualche nuovo socio, le Edizioni 50 si trasformarono in NED 50 (Nuove EDizioni 50) per portare in edicola Fumo di China, la rivista d'informazione e critica sul fumetto.
Per il nuovo biglietto da visita della casa editrice scelsi una grafica bicolore su cartoncino bianco, senza elementi grafici o disegni.


Quando, oltre alle pubblicazioni da edicola, cominciai a raccogliere i miei lavori (Divina Commedia a fumetti in primis, naturalmente) in albi da fumetteria col marchio Edizioni Foxtrot, realizzai anche alcune Card sia di Dante che di Superstrunz e, sfruttando i "ritagli" liberi nel foglio da stampa, ne approfittai per rifarmi il biglietto da visita, quello double-face che uso ancora oggi con nome e qualifica davanti e "ritratto di famiglia con personaggi" sul retro.



La "storia a rettangoli", almeno per il momento, termina qui. 



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