sabato 8 marzo 2014

Piccoli libri poco conosciuti


In Italia vengono pubblicati molti più libri di quelli che possiamo trovare nelle librerie generaliste o sui siti di vendita online. C'è infatti un numero incontrollabile di piccoli o grandi libri stampati in tirature limitate e distribuiti in modo quasi clandestino. Spesso si tratta di opere di dubbio valore, servite da un pessimo lavoro redazionale e grafica raffazzonata. Ma a volte capita di imbattersi in piccoli gioielli sfiziosi. Come quello di cui vedete riprodotta qui sopra la copertina.
Si tratta di un libretto di trentadue pagine di carta color avorio ad alta grammatura, più copertina con risvolti. Un oggettino che è già un piacere tenere in mano. Quanto al contenuto, si tratta di un gustoso divertissement. L'autore, Filippo Sassòli, si è divertito a "pescizzare" una serie di oggetti della nostra quotidianità redigendo un vero e proprio manuale naturalistico delle sue "scoperte" e dando piacevolmente vita grafica alle sue invenzioni con un magistrale segno in punta di pennino.
Da artista qual è, apre la rassegna con il Pesce Pennello e la chiude con il Pesce Tubetto (di colore), ma in mezzo c'è di tutto, dal Pesce Molletta al Pesce Zuccheriera, al Pesce Cintura.
Come procurarsi questo originalissimo trattato fantastico? Insieme alle altre produzioni della Icone Edizioni, è in vendita in rete sul sito dell'editore.




giovedì 6 marzo 2014

Le Tinajas di L'Amour


Non è il titolo di un romanzo "rosa" italo-franco-messicano, ma solo il "riassunto" della mia storia di Zagor che appare per intero sul numero della Collezione Storica a Colori di Repubblica in edicola in questi giorni.
Come ho spiegato nel mio libro "Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood" (vedi qualche post più sotto), infatti, per la storia di Jess lo Spietato ho attinto ad atmosfere e ambientazioni di alcuni libri del prolifico scrittore western Louis L'Amour.
Lo segnalo perché, dopo la parentesi dell'avventura monstre di Tiziano Sclavi col ritorno di Hellingen, da questa settimana tornano le mie storie: la succitata con Zagor e Cico alle prese con alcuni evasi sulle tracce di un bottino nascosto e, a seguire, "La belva di Wallock", uno dei migliori lavori di Michele Pepe.
Si tratta di due storie che sicuramente trovano posto nella mia personale Top Ten di quelle che ho scritto, per cui non posso che consigliare a chi apprezza il mio lavoro di sceneggiatore, se già non le ha lette a suo tempo, di non perdersele.
Peccato che, proprio nella storia della Maledizione di Tonka, Decio Canzio (che me l'aveva "salvata" trasformando un banale episodio di paralicantropia western alla Kerry il Trapper in un racconto epico sull'amicizia) nel corso della lavorazione redazionale abbia infilato una correzione... sbagliata. Per altri "errori" ho fatto in tempo a segnalarli alla redazione, in modo che questa prestigiosa ristampa ne fosse immune. Di questo, ahimè, mi ero dimenticato. E sì che all'epoca mi aveva infastidito a tal punto che ero andato da Canzio a chiedere se era possibile che io effettuassi una "ultima lettura" prima della stampa, proprio per evitare che da un'incomprensione redazionale potessero nascere errori di questo tipo. Anche perché, ormai da molti mesi, il mio nome appariva all'inizio dell'albo come autore della sceneggiatura e dunque anche gli eventuali interventi redazionali venivano attribuiti a me. La risposta fu negativa, e fu uno dei motivi di malumore che cominciarono a disamorarmi della collaborazione con la Bonelli.
Ma qual è l'errore? All'inizio dell'episodio "La belva di Wallock" vediamo Tonka e altri due indiani (tre in tutto, dunque) a caccia di cervi, finché non si imbattono in una creatura mostruosa. I tre si erano divisi per accerchiare la selvaggina, ma il grido di uno dei pellerossa costringe il giovane sakem a lasciar perdere la caccia per correre in aiuto del compagno. "Grande Manito! E' la voce di Kewah!" esclama Tonka. Quando lo raggiunge, Kewah è a terra, morto, e il "mostro" che l'ha abbattuto disarma e atterra anche il nuovo arrivato. A salvarlo dalla furia dell'animale sopraggiunge il terzo (e ultimo) pellerossa che, nella lotta, perde il coltello. Nell'ultima vignetta (pag. 209 della ristampa) si vede Tonka che raccoglie da terra un pugnale. Nella mia sceneggiatura originale l'amico di Zagor pensava: "Il coltello di Ukaj!": con tutta evidenza, Ukaj era il nome del terzo indiano (che nelle vignetta vediamo in balia della Belva di Wallock) e il coltello raccolto quello caduto a quest'ultimo due vignette prima.
Il cervello di ognuno di noi, però percorre strade sue particolari, e Canzio deve essersi proiettato nella testa un film diverso da quello da me ideato, immaginando che quel coltello e il nome Ukaj appartenessero a un altro indiano, quarto del gruppo, mai visto né nominato fin lì, né in seguito. Come conseguenza di questo cortocircuito mentale, si sentì in dovere di aggiungere un altro pezzo di frase al pensiero di Tonka: "Allora anche lui è stato...". Sottintendendo, immagino, "abbattuto dal mostro!"
Solo che un quarto indiano non c'è mai stato, né nel mio pensiero, né nei precisi disegni di Pepe.
Peccato che, rileggendo (ahimé rapidamente) la storia per renderne conto nel mio libro su nominato, questo particolare mi sia sfuggito. Avremmo potuto correggere anche questa svista di Canzio e regalare ai lettori una ristampa più curata.
Ma forse anche conservare queste piccole "pecche" rende tutto sommato più "verace" la ripubblicazione. E non rovina comunque la storia il cui merito, lo ripeto, va in gran parte attribuito all'intelligenza e alla professionalità di Decio.

Il locandiniere


Da un paio d'anni, come alcuni sanno, sono tornato ad occuparmi attivamente di politica. Non per ambizione personale (non intendo candidarmi a niente), ma perché ero stufo di stare in casa a lamentarmi di come andavano le cose senza far niente di concreto per cambiarle.
Così, tra una riunione, un'assemblea e un convegno, mi sono preso anche la briga di curare blog, siti e pagine Facebook del gruppo a cui avevo aderito (la sezione locale di ALBA, Alleanza per il Lavoro, i Beni Comuni e l'Ambiente) e, attualmente, di un Movimento locale che tenterà di presentarsi alle prossime elezioni comunali.
Da "uomo d'editoria" con qualche esperienza di grafica, mi sono incaricato anche di curare volantini e locandine con l'intenzione di portare un po' di "mestiere" e di gradevolezza in questo settore che, in associazioni, comitati e movimenti locali, è spesso affidato alla buona volontà di persone assolutamente impreparate.
Se può interessare a qualcuno, posto qui sopra e sotto alcuni dei risultati di questo mio "oscuro" lavoro che accompagna quello principale di fare fumetti.








domenica 19 gennaio 2014

Cento e una candelina per Zagor


Di solito si festeggia il n. 100. E, nel caso della Collezione Storica a Colori di Zagor pubblicata da Repubblica, i motivi per farlo c'erano tutti. Il traguardo era tutt'altro che scontato. Alla partenza della collana erano previsti solo trenta numeri "di prova". Poi, viste le vendite non esaltanti (il confronto era con lo schiacciasassi Tex... perciò perso in partenza) ma comunque sufficienti, si era rilanciato fino a cinquanta e poi, mentre partiva contemporaneamente la ristampa a colori di Dylan Dog, fino al n. 71, in modo da concludere almeno le storie scritte da Bonelli/Nolitta.
L'esperimento con l'Indagatore dell'Incubo però, nonostante la serie inedita venda molto più di quella dello Spirito con la Scure, si è dimostrato un flop. Forse prevedibile, visto che si trattava della sesta o settima ristampa!
Così, ai responsabili del quotidiano lo "zoccolo duro" dei sostenitori-acquirenti di Zagor deve improvvisamente essere sembrato una sicurezza da non sottovalutare, e i volumi sono stati prorogati prima fino al n. 107 e attualmente al 123. Dunque, un piccolo successo imposto dalla fedeltà e convinzione degli appassionati del personaggio che, anche nella serie regolare, vanta una stabilità di vendite invidiabile.
I festeggiamenti, dicevamo. Per parte mia preferisco spegnere le candeline del n. 101, sia perché ho la passione dei numeri palindromi, sia perché sono un inguaribile ottimista e mi sembra più bello festeggiare la "ripartenza", invece dell'arrivo.
Perciò, (altri) cento di questi numeri, CSAC!


giovedì 12 dicembre 2013

Un senese a Darkwood


La notizia l'avevo data già nel post qui sotto. Ora l'informazione ha finalmente preso la concretezza della carta e dell'inchiostro: il libro "Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood" è stato stampato e avrà il suo "battesimo delle vendite" alla Mostra dicembrina dell'Anafi a Reggio Emilia.
Chi segue abitualmente questo blog, sa che l'arrivo delle mie storie sulla Collezione Storica a Colori di Zagor pubblicata da Repubblica mi ha risvegliato ricordi ed emozioni che ho cominciato ad affidare proprio a queste colonne.
A un certo punto il mio editore, Cartoon Club, ha ritenuto che questa raccolta di memorie e aneddoti meritasse di diventare un libro, per raggiungere anche chi ha poca dimestichezza con la Rete. In brevissimo tempo abbiamo studiato formato (perfettamente bonelliano) e confezione del volume e, rileggendo (ovviamente in edizione originale) tutti i numeri da me scritti, ho completato il lavoro iniziato sul blog. Una piacevolissima faticaccia!
Abbiamo cercato di uscire in tempo per Lucca Comics, ma non ce l'abbiamo fatta per una manciata di giorni. Adesso comunque il libro è pronto. Cosa contiene, di preciso? Riporto qui sotto i titoli dei vari capitoli:
- Tutto iniziò così
- Un fuorilegge di nome Cico
- Dove va il balloon?
- Le ultime pagine di Bonelli
- Una storia... escheriana
- Realtà e fantasia
- Il primo lettore conosciuto
- Il soggetto perduto
- Lo Spirito con le Racchette
- Darkwood si tinge di giallo
- Un lord tra gli indiani
- Uno Zagor, anzi due
- Donatelli si fa in tre
- Un mondo perduto
- Un po’ di Pepe nella serie
- Un ritorno di gag
- Il ritratto di Luciano Secchi
- Una storia cinematografica
- Dove osano i Kutenai
- Caccia al tesoro
- L’abominevole Sasquatch
- Il mistero della camera chiusa
- Ah, L’Amour, L’Amour!
- Decio e lode
- Senza guizzi
- Un vecchio leone
- Nomen, omen
- Trecento candeline a colori
- Uno Speciale mancato
- Diavolo di uno Zagor!
- Donne, donne, donne
- L’ultima avventura
- Un, due, tre... Speciale!
In appendice, invece, ci sono:
- cinque illustrazioni da me realizzate come “documentazione” per il disegnatore relativamente alla storia “Un’impresa disperata”.
- L’inizio e la fine della lettera di Gianni Bono con le indicazioni di Bonelli per completare la storia da lui iniziata e interrotta dopo quattordici pagine.
- Il testo originale del progetto presentato in Bonelli per un rinnovamento della testata come sarebbe piaciuto a me.
- La copertina del mio ZigZagor (Cartoon Club Editore, 2004) e una striscia della parodia della prima avventura di Zagor, “La foresta degli agguati”.
- Una serie di vignette esemplificative relative al secondo capitolo “Dove va il balloon”, tratte rispettivamente dagli albi Zenith Gigante nn. 254 e 255 e da tuttoZagor nn. 203 e 204.
- Il layout di una pagina della sceneggiatura inedita “La porta degli incubi” che ho abbozzato per indicare al disegnatore il montaggio delle vignette nella tavola.
- L’elenco di tutte le storie da me realizzate, in ordine di scrittura (per quello che ho potuto ricostruire dalle note contabili originali).
- L’elenco di tutte le storie da me realizzate, in ordine di pubblicazione nella serie inedita e nella ristampa tuttoZagor.
Tutte cosette sfiziose, credo, per i lettori dello Spirito con la Scure più curiosi e appassionati.
Chi non ha la pazienza di attendere le prossime mostre, o la possibilità di recarvisi, può richiedere il libro direttamente all'editore scrivendo a: fdc@fumodichina.com, o a Cartoon Club Editore, via Circonvallazione Occidentale 58, 47923 Rimini. O, ancora, telefonando allo 0541.780534.
Il volume costa 12 euro. Se lo richiedete per posta, ci sono da aggiungere 4 euro di spese postali, ma l'editore pratica uno sconto del 10% (e ci aggiunge pure in omaggio un albetto, una cartolina inedita di Zagor disegnata da Marco Torricelli e una copia di Fumo di China), perciò il costo totale è in realtà di 14,40 euro. Per il pagamento si può versare l’importo con un vaglia postale o con un bonifico bancario... tutte cose che comunque vi diranno al momento della richiesta.

venerdì 29 novembre 2013

Una foto tira l'altra


Qualche giorno fa, pubblicando la foto qui sopra sul mio profilo Facebook, scrivevo: "Le mie storie bonelliane non vengono ripubblicate solo sulla lussuosa ristampa di Repubblica, ma in giro per il mondo (dal Brasile alla Turchia, dalla Croazia all'India...). Lo so dai pagamenti dei diritti d'autore che mi arrivano puntualmente dall'editore, e ne ho avuto ulteriore conferma aprendo un pacchetto inviatomi dall'amico Burattini (grazie ancora, Moreno!) con le varie edizioni che potete vedere nella foto. Due curiosità. La prima: nella posta di uno degli albi brasiliani c'è un'antica foto che mi vede giovane sceneggiatore intervistato dall'ancor più giovane fanzinaro Burattini (e soci) per lo Speciale Zagor di Collezionare. Fa impressione che quell'immagine casalinga sia arrivata addirittura oltreoceano... senza internet! La seconda: tra quelle effettivamente mie, sempre in uno degli albi brasiliani mi viene attribuita anche la sceneggiatura della storia coi ninja che è in realtà opera di Castelli. Se è un errore dei redattori brasiliani, niente di grave. Se è un errore di attribuzione della Bonelli, magari mi sono stati anche versati anche i relativi diritti d'autore (pochissimi spiccioli, ma insomma...). In tal caso... cicca cicca, Alfredo!" 

Giacomo Michelon ha commentato: "A questo punto ti tocca metterla, 'sta foto del giovin Moreno che ti intervista!"
Visto che la foto stampata sulla pessima carta dell'albo brasiliano non era riproducibile, ho promesso di cercare la stampa originale. Ed eccola qui sotto. Ogni promessa è debito.


Da sinistra a destra potete ammirare un fanciullesco Burattini, Saverio Ceri, il sottoscritto in brachette cortissime, Paolo Di Pietrantonio e Alessandro Monti. Il luogo è il salotto dell'appartamento di mia cognata a Livorno, dove trascorrevo le vacanze estive.
Giacché ero a lavorare di scanner, ho scansionato un'altra mezza dozzina di foto "professionali", che potete vedere sotto. Nell'ordine:
- I Fantastici Cinque di Foxtrot sotto l'insegna lignea della testata tagliata A MANO dal babbo di Stefano. Da sinistra a destra: Francesco Conchetto, Stefano Casini, il gestore di questo blog, Paolo Di Pietrantonio e Renzo Sciutto.
- Io, in versione senza barba, a colloquio con Milazzo, dietro il quale si intravede appena Franco Spiritelli.
- La consegna dei Premi Fumo di China, non in un sottoscala ma proprio SOTTO UNA SCALA, in uno scantinato del Palazzetto dello Sport di Lucca messo gentilmente a  disposizione dagli organizzatori. Riceve la targa lo scomparso Luigi Bernardi. Seduto, il flemmatico Alfredo Castelli.
- Altro premio alla brava Lina Buffolente, una delle pochissime donne del fumetto degli anni 50 e successivi.
- Un giovanissimo Michele Masiero ritira un premio... per chi? Forse già lavorava in Bonelli e lo ritira per la casa editrice o uno degli autori della scuderia? Boh!
- Altra occasione di premiazioni, nella ben più degna cornice messa a disposizione dall'organizzazione di Umbria Fumetto: al centro, un Sergio Rossi "sbarbatello", alla sua sinistra un ospite americano "capellone" (se non ricordo male, John Romita Jr) e Marco Marcello Lupoi.
- L'ineffabile MML immortalato mentre riceve una targa. Per la Marvel Italia? Per qualche testata? Bisognerebbe andare a ricercare l'elenco dei premi di quell'anno...
- Io e Leo Ortolani al nostro stand, probabilmente all'epoca in cui la mia casa editrice pubblicava i suoi primissimi Rat-Man... con due espressioni da perfetti deficienti!








                        







venerdì 8 novembre 2013

Lucca dalla A alla Z

Torna il mio piccolo dizionario della quattrogiorni lucchese.

A come Allagalla, la piccola casa editrice torinese che quest'anno riporta in auge nientemeno che l'indimenticato Larry Yuma. Chi leggeva il Giornalino un bel po' di anni fa ha sicuramente conosciuto (e amato) il cow boy dallo sguardo perennemente celato dall'ombra del cappello, particolare sul quale Berardi e Milazzo si divertirono a ironizzare in un episodio del loro Ken Parker. Mi è però stato riferito che Claudio Nizzi, autore dei testi del personaggio, abbia imposto che venissero effettuati dei ritocchi alle tavole del bravo Boscarato, eliminando tutto ciò che sbordava dal limite della vignetta, gomiti e quant'altro. Confesso di essere rimasto basito davanti a queste vere e proprie mutilazioni artistiche dettate da una velenosa "presunzione di sceneggiatore", per giunta operata nei confronti di un disegnatore scomparso. 
B come buccellato, il caratteristico dolce lucchese che, come d'abitudine, ho acquistato per i familiari al negozio specializzato della famiglia Taddeucci. Quest'anno mi sono fatto tentare dal formato piccolo con le noci.



C come cosplayer. Per la prima volta ne ho visto uno, il simpatico Roberto La Croce, vestito da Dante Alighieri. Grazie alla prontezza dell'attento Egisto Seriacopi lo abbiamo bloccato e ci siamo fatti una foto ricordo, io, lui e il mio Dante a fumetti.
D come down. Un ragazzo e una ragazza affetti dalla nota sindrome si sono "rifugiati" nell'angolo tra la porta (semichiusa) del tendone e il lato dello stand di Cartoon Club/Fumo di China che mi ospitava. Sembravano un po' smarriti, e lui ogni tanto stringeva tra le mani il viso di lei parlandole in tono rassicurante. Nella confusione generale non riuscivo a sentire le loro parole anche se erano a poco più d'un metro da me. Ho continuato a tenerli d'occhio per aiutarli ove se ne fosse presentato il bisogno, ma dopo dieci minuti è arrivato il loro accompagnatore che li ha sgridati affettuosamente per non essere rimasti con gli altri. Il ragazzo ha confessato di essersi spaventato tantissimo, e al pensiero di come, nonostante la paura matta, avesse continuato a far coraggio all'amica, mi sono venute le lacrime agli occhi.
E come eccezionale. Il numero dei visitatori. Ogni anno di più. 100, 150, 200, 220mila. Ma chi li conta? C'è qualcuno che controlla alla SIAE la quantità dei biglietti effettivamente staccati? O fanno fede le dichiarazioni dell'organizzazione? La gente in giro c'era, certo... ma sappiamo DAVVERO quanta?



F come Fumo di China, che quest'anno festeggia i suoi 35 anni e, in occasione della manifestazione lucchese, in un divertente incontro a base di ricordi, aneddoti e piccoli scoop, ha riunito i principali protagonisti della sua lunga e variegata storia editoriale. Dai curatori della fanzine primigenia, ai collaboratori della versione libretto pubblicata da Alessandro Distribuzioni, ai direttori e redattori (e un autore "amico") della rivista da edicola. Nelle foto potete vedere da sinistra a destra Federico Memola, il sottoscritto, Franco Spiritelli, Loris Cantarelli, Stefano Casini, Marco Marcello Lupoi, Mauro Marcheselli, Franco Busatta, Michele Masiero, Fabio Licari e Sergio Rossi.  
G come grande attesa. Per il ritorno di Ken Parker che la Mondadori riporterà prima in edicola con una ristampa in bianco e nero, con due storie per volta, e poi in libreria con una selezione di episodi che verranno colorati. I testi saranno rivisti e il lettering rifatto. Alla fine ci sarà un episodio inedito, prima nella serie da edicola e poi in volume. Ovviamente non comprerò né una versione né l'altra. Mi bastano gli albi originali. Ma attenderò con curiosità l'ultimo episodio per vedere come il duo ligure intende chiudere la lunga saga.
H come Historica, la bella collana di "collaterali" Mondadori dedicata alla bédé storica. Allo stand della neonata sezione editoriale Mondadori Comics ho potuto recuperare il n. 2 che mi era sfuggito in edicola.
I come incassi, tornati fortunatamente ai livelli di sempre dopo la brutta annata del 2012 quando, "esiliati" nel pallone di piazza del Giglio, non eravamo stati rintracciati da una bella fetta dei nostri lettori, abituati a cercarci nel tendone centrale.



L come "La mia gente", libriccino spillato che contiene le cinquanta versioni illustrate di altrettante canzoni di Enzo Jannacci realizzate da valenti artisti (per citarne qualcuno, Silver, Silvia Ziche, Giuseppe Palumbo, Maurizio Rosenzweig, Giorgio Cavazzano e Donald Soffritti) per l'omonima mostra presentata allo Spazio WOW - Museo del Fumetto di Milano dal 17 ottobre al 10 novembre di quest'anno. L'iniziativa è stata promossa da Caritas Ambrosiana, Scarp de' tenis, Etica Sgr e Fondazione Sacra Famiglia. Io, per la canzone di Fo e Jannacci "Ho visto un re", ho optato naturalmente per una rilettura a strisce umoristiche. Gli originali delle opere saranno poi "battuti" da Sotheby's e il ricavato andrà in beneficenza, come quello del volumetto pubblicato da ReNoir Comics. Certo che se mi avessero detto che un giorno le mie strisce sarebbero andate all'asta...
Ma poi, chi se le comprerà? Boh! 
M come "Misterius", l'ultima ortolanata, divertente come tutte le precedenti. In un albo spillato di 32 pagine in bianco e nero, Leo riporta in scena la sua interpretazione del Giacobbo nazionale per svelarci segreti e misteri della scienza. Pubblicato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (www.edizioni.cnr.it). Un gran bell'uso di quel duttilissimo linguaggio che è il fumetto.
N come Nencetti, direttore del Museo del Fumetto. All'incontro per la presentazione della neonata Super G ha rivelato, con viva commozione al ricordo dell'amato "padre" Sergio Toppi, che nei prossimi mesi le opere del Maestro andranno in mostra al Louvre, al British Museum e altre importanti istituzioni museali. Era ora, dico io.
O come operazioni di carico. Il regolamento fornito agli standisti dalla Polizia Comunale prevede che al termine della manifestazione camion, furgoni e altri automezzi degli espositori possano entrare dentro le mura per caricare i propri materiali a partire dalle ore 19,30. Il regolamento degli organizzatori di Lucca Comics & Games prevede invece che le operazioni di carico non possano iniziare prima delle 20,30. La discrepanza non può che creare discussioni e confusione. Ma è così difficile per Polizia e organizzatori parlarsi e diramare indicazioni meno contraddittorie?


P come piccola vedetta lombarda. Con non poco ritardo, è finalmente andato in stampa un libriccino celebrativo dei 150 anni dell'unità d'Italia intitolato "Cuore a fumetti". Sottotitolo: "La piccola vedetta lombarda e Il patriota padovano". In 24 pagine più copertina, tutte a colori, ospita la versione fumettata dei due racconti deamicisiani, opera rispettivamente di Francesca Da Sacco e Roberto Battestini, più un paio di articoli corredati da illustrazioni. Una di queste è opera mia e la potete gustare qui sopra. Il libriccino è pubblicato da Cartoon Club Editore e costa 3 euro e 80. Per richiederlo si può scrivere a fdc@fumodichina.com o telefonare allo 0541.784193.
Q come quattro. I giorni della mostra, troppi per un evento così "faticoso". Domenica ero cotto. Sarà anche l'età...
R come Riminicomix, che ha avuto a disposizione un'ora per presentarsi ai visitatori di Lucca Comics & Games. Forse è la prima volta che una manifestazione dà spazio a un'altra per promuoversi. Certo, l'occasione sono i trent'anni della mostra romagnola, ma comunque tanto di cappello al fair play degli organizzatori toscani. Che speriamo sarà ricambiato.
S come San Paolo Periodici, che anche in questo periodo di crisi generalizzata (e quello della carta stampata non è certo il settore meno colpito) decide di investire e lo fa con intelligenza, coraggio e lungimiranza. Non si può leggere altrimenti la "scommessa" di varare un mensile da 80 pagine a colori come Super G alla modica cifra di 3,90 euro: una storia completa di 48 tavole (nel primo numero, tratta dal romanzo "The frozen boy", adattato da Ramella e Frosi: toccante!), un racconto letterario, altri fumetti e rubriche. Obiettivo: "inventarsi" un lettorato di 12-15enni completando l'offerta che va dal prescolare G Baby al settimanale il Giornalino destinato ai lettori dai 7 agli 11 anni, e accompagnare così i ragazzi fino alle letture "adulte" senza soluzione di continuità. Incrociamo le dita. E compriamo la nuova pubblicazione, venduta in abbonamento, nelle librerie paoline, nelle parrocchie e in fumetteria.
T come traffico, finalmente regolamentato con un po' di buon senso. Non so se è stato così anche per i normali visitatori, ma per gli espositori raggiungere un parcheggio quest'anno è stato ragionevolmente semplice e veloce. Complimenti a chi se ne è occupato.
U come una prece. Per il fumetto che, almeno a giudicare dal tipo di attenzione che gli prestano i media, è morto e sepolto. Peggio: scomparso. Il 4 novembre, a manifestazione appena conclusa, un ampio servizio di RaiNews, pur chiamando la manifestazione soltanto "Lucca Comics", parlava esclusivamente di cosplayers e videogiochi. Anche l'organizzatore Renato Genovese lungamente intervistato non ha speso UNA SOLA parola per i fumetti (a dire il vero una volta li ha nominati, ma solo per giustificare il fatto che alla mostra si parlasse anche di cinema, avendo quest'ultimo molti punti di contatto con i primi). Davvero triste, anche se sappiamo da tempo che quando si incaricano giornalisti incompetenti (e si intervistano ex appassionati ormai da tutt'altre sirene attirati)  è difficile ottenere risultati veritieri. Comunque, gli operatori del settore si rassegnino: secondo gli altri media, noi semplicemente non esistiamo. O comunque non contiamo niente.
V come vento che, dopo gli acquazzoni del sabato, ha spazzato domenica la cittadina toscana. Allo stand di Cartoon Club/Fumo di China, situato accanto a una delle entrate, per tutta la mattinata (finché non è stato richiesto l'intervento dei vigili del fuoco per chiudere almeno metà della porta) albi e volumi prendevano letteralmente il volo.



Z  come Zagor al quale, in occasione della ristampa delle mie storie sulla Collezione Storica a Colori di Repubblica, ho dedicato un libro di ricordi, aneddoti e commenti incentrato sugli undici anni della mia collaborazione, dal 1982 al 1993. Avrebbe dovuto essere pronto per Lucca, ma ho tardato un po' a finire di scriverlo e tipografo e rilegatore non ce l'hanno fatta a stamparlo in tempo. Pazienza, lo presenteremo alla mostra dell'ANAFI di Reggio Emilia a metà dicembre e poi a Cartoomics in primavera.

Le immagini di questo post sono World © Marcello Toninelli.
Le foto sono di Loris Cantarelli ed Egisto Seriacopi.

venerdì 1 novembre 2013

E la G diventò Super


In quest'Italia con un'economia che tira ogni giorno di più i remi in barca, per fortuna c'è ancora qualcuno che investe nel futuro. Succede nel piccolo mondo del fumetto. E se da una parte c'è l'esperimento monstrum della Bonelli con il full color "Orfani", dall'altra voglio segnalare il coraggio delle edizioni San Paolo che varano anch'esse un mensile tutto a colori, stesso formato de "il Giornalino", 80 pagine a 3 euro e 90: "Super G". In ogni numero una storia completa a fumetti di 48 pagine, un racconto in prosa illustrato e altri fumetti d'appendice (nel primo numero, oltre al toccante "The frozen boy" e al racconto "Diventare Capitan Uncino", ci sono un inedito scritto dallo scomparso Trillo e quattro pagine dell'esilarante Ippo di Frassetto). Doppio merito per i paolini che scommettono sui ragazzi ("Super G", studiato per gli adolescenti da 12 anni in su, va a completare un parco testate che parte dal prescolare "G Baby" e passa per il citato "il Giornalino" indirizzato agli alunni dai 7 agli 11 anni), cioè i lettori di domani. La neonata rivista è distribuita in abbonamento (12 numeri, 29 euro e 90), in fumetteria e nelle librerie paoline. Vale la pena di darci un'occhiata.