mercoledì 18 dicembre 2019

Letture sotto l'albero

Ormai mancano pochi giorni a Natale, e avrete già comprato regalini e regaloni per familiari, amici e colleghi.
Se avete il vizio della lettura, di qualsiasi genere di lettura (dal romanzo, al saggio, ai diari, ai fumetti...) mi permetto, come ogni anno, di suggerirvi qualche mio titolo per doni dell'ultima ora... o per regalarvi una piacevole lettura dopo pranzi di Natale e Cenoni di Capodanno (se non crollate addormentati sul divano).

Parto dalla pubblicazione più recente, consigliata ad appassionati di fumetti, autori, professori  e studenti delle scuole di fumetto: la raccolta (con aggiunte del tutto inedite) delle mie riflessioni, analisi e recensioni relative al mondo delle Nuvole Parlanti. E non sono solo parole: ci sono decine e decine di illustrazioni grandi e piccole, quasi tutte inedite, oltre a un portfolio finale di strisce e tavole poco o mai viste. Credo che valga tutti i 12 euro del prezzo di copertina. Lo potete acquistare qui con un clic, o scrivendo a onlineditasca@gmail.com; in quest'ultimo caso dovrete pagare con un bonifico, ma risparmiate le spese di spedizione e potete chiedere la mia dedica sul libro.




Sempre in tema fumettistico, è ancora disponibile sul sito di Cartoon Club qualche copia dei miei ricordi zagoriani. Inutile spiegare di che si tratta: il titolo dice già tutto.


Passando alle mie strisce umoristiche, fino al 24 di questo mese potete approfittare dell'offerta della Shockdom: se vi mancano tutte e tre le mie parodie dei classici della Letteratura, potete prenderle a prezzo scontato. Se ne avete già una o due... potete comunque acquistare quello che vi manca (senza sconto).


Altri miei classici, in eleganti volumi cartonati, li trovate sempre da Cartoon Club (o in fumetteria).




Ancora sul sito di Fumo di China trovate pure l'integrale (a colori) delle avventure dell'unico supereroe scatologico al mondo: Superstrunz. E pure la mia recente fatica dantesca, con strisce inedite a corredo delle follie linguistiche di Piero Battaglia.



Non mi resta che ricordarvi i miei romanzi: "S'i' fosse Morte..." (Dante Alighieri e Cecco Angiolieri detective ante litteram nella Siena del 1286) per gli appassionati di giallo storico, e "Il pianeta scomparso" (che contiene anche il romanzo-nel-romanzo "Darkiller" ambientato nella Livorno d'inizio Novecento) per chi ama la fantascienza. Su Amazon trovate sia la versione ebook di entrambi (c'è anche l'edizione separata di "Darkiller") che quella cartacea, il giallo per i tipi di Cartoon Club e il romanzo FS per quelli di Editasca.




Se invece vi interessate di politica e quella attuale vi sembra senza sbocchi, potete trovare un progetto alternativo, rivoluzionario quanto pacifico, nel "Democrazia davvero" che ho scritto con Maila Nosiglia. Anche questo, in versione cartacea e digitale su Amazon.

Lasciando libri e librerie, se per le prossime feste volete regalarvi un sorriso con poca spesa, in edicola (o in fumetteria e sul sito di Cartoon Club) trovate la mia ultima creatura, la rivistina umoristica "Fritto Misto". 64 pagine tutte da ridere per soli 4 euro... con - tra l'altro -  la prima parte del mio prossimo mostruoso impegno: la Bibbia a fumetti!


Che altro dire se non... Buone Feste e Buon Anno Nuovo!



giovedì 12 dicembre 2019

Cinquant'anni fa, uno scoppio...


Dal mio libro "La testa tra le nuvolette":


Cinquant'anni fa, ingenuo bancario neodiplomato inesperto del mondo, sbarcavo a Milano per iniziare una (breve) carriera da mezzemaniche alla sede meneghina del Monte dei Paschi di Siena. Era la metà di novembre. In tempo per trovarmi sul posto quando uccisero l'agente Annaruma e, pochi giorni dopo, fecero esplodere una bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Io lavoravo in piazza della Scala, dunque poco distante da piazza Fontana. Qualche centinaio di metri, in linea d'aria. E il "botto" lo sentimmo tutti, lassù negli uffici del Centro Borsa della banca, all'ultimo piano. Come sentimmo il successivo gran via vai di ambulanze.
A quell'epoca ero abbastanza ignorante, in materia politica. Distinguevo a malapena la Destra dalla Sinistra, confondevo Mattei con Matteotti e sapevo poco o niente del Ventennio fascista vissuto dai nostri genitori. I tempi erano quelli che erano. La scuola non ci insegnava niente, da quel lato. Il programma di Storia, per dire, si arrestava in pratica alla fine dell'Ottocento, al punto che nel tema dell'esame di Stato scrissi che in Calabria c'era ancora il brigantaggio. Con un presidente della commissione calabrese! Mi spiegò gentilmente che non era più così. Della 'ndrangheta, però, non mi disse nulla.
Questo per dire che, in quei giorni, ancora ospite-a-pagamento in casa di una zia, capii ben poco di quello che mi stava succedendo intorno: tassisti, piste anarchiche, Pinelli, Calabresi e quant'altro. La televisione dell'unico canale Rai, in bianco e nero, non aiutava granché, e i giornali non li leggevo. Il mio unico pensiero in quei giorni, d'altronde, era portare avanti il mio Dante, appena apparsomi sulla copertina di Off Side esposto in un'edicola di via Tonale, come una madonna laica a indicarmi la via del Fumetto che avrei dovuto percorrere.
Negli anni successivi, complice la condivisione di un appartamento con alcuni colleghi (ciao Claudio, Renato, Fabrizio...) più politicizzati e informati di me, incominciai a decodificare il mondo della politica, indirizzandomi sulla via di un anarchismo che sonnecchia tuttora in me, e ebbi modo di ricostruire la realtà di quei giorni terribili che, anche se rimasti orfani di una sentenza capace di far giustizia per le vittime, una loro verità storica l'hanno raggiunta e lasciata a informazione di chi c'era (e non capiva) e di chi è venuto dopo.

Anche i fumetti si sono variamente occupati della strage. Segnalo i tre più noti: quello di Castelli, Gomboli e Manara, quello di Becco Giallo e, buon ultimo, quello della Bonelli.





domenica 8 dicembre 2019

Se n'è andato un "figlio"


La notizia mi è arrivata come un fulmine a ciel sereno, inaspettata quanto terribile: mio figlio che, dall'altra stanza, chiede: "Ma è morto Memola?"
Sapevo che era malato. Aveva scritto su Facebook che era all'ospedale, senza specificare bene perché. A un mio commento, aveva aggiunto che si trattava di una malattia "che ha lo stesso nome di un segno zodiacale", e l'incubo si era materializzato. Un paio di giorni dopo aveva postato una sua foto col gatto, sul divano. Era finalmente tornato a casa. In convalescenza, supponevo. Gli ho mandato un messaggio privato per chiedergli il suo attuale indirizzo e mandargli qualcuno dei miei libri, nella speranza di regalargli qualche sorriso mentre finiva di rimettersi. Mi ha chiesto, chiedendo perdono per la sfacciataggine, se potevo mettere nel pacco anche Fritto Misto, che non era riuscito a trovare in edicola. L'ho rassicurato: l'ultima copia disponibile in mio possesso era già nella busta. Ho dovuto farne due, di buste, e la mattina dopo le ho spedite. Non so se gli sono arrivate prima che la malattia lo stroncasse così brutalmente... e a questo punto non ha neppure più importanza.
Federico l'avevo conosciuto quando, insieme a quattro altri soci, facevo l'editore di Fumo di China. Si era presentato in redazione, mi pare indirizzato dall'amico comune Antonio Serra, e l'avevamo preso (la prima persona che ho "assunto" in vita mia) a curare redazionalmente la rivista. Duecentomila lire a numero. Tutto quello che i conti della casa editrice permettevano, ma per un ragazzo giovane erano comunque un primo passo verso l'indipendenza economica. Oltre che l'occasione di affacciarsi professionalmente in un mondo, quello del fumetto, che rappresentava una passione di famiglia (il padre aveva una fumetteria, sempre lì a Milano, poco distante dalla nostra sede e da casa sua).
E per qualche anno, oltre alle ore in redazione, abbiamo condiviso viaggi in macchina per andare a fare interviste o a parlare col tipografo o il distributore, durante i quali parlavamo di tutti gli aspetti del fumetto, e spero di avergli trasmesso un po' di quello che l'esperienza aveva fin lì insegnato a me.
Poi è riuscito a "entrare in Bonelli", dando una mano ad Alfredo Castelli arrivando prima a "guidare" Zona X e poi a scrivere e curare una serie tutta sua, Jonathan Steele che, quando i conti hanno spinto l'editore a decretarne la chiusura, ha trovato asilo per qualche anno ancora in casa Star Comics.






Poi sono arrivati gli anni della crisi per tutti, e anche Federico si è dovuto arrampicare un po' sugli specchi per continuare a seguire la sua passione facendo fumetti. Ci siamo ritrovati "vicini di casa" sulle pagine de il Giornalino, ho seguito i suoi altri tentativi con case editrici a volte improbabili, e ci incontravamo periodicamente alla varie mostre, soprattutto quella riminese, dove veniva insieme alla sua compagna Teresa Marzìa (che debuttò, timidissima quanto già brava, anche lei sulle pagine di FdC, con una serie "mangheggiante" scritta da Federico) con l'abituale bonaria gentilezza ed educazione che ce l'avevano fatto apprezzare quando lo incontrammo la prima volta nella redazione di via Berna.
Quando mio figlio, appena uscito da un corso di colorazione di fumetti con Photoshop, cercava qualche lavoretto per cominciare a farsi le ossa, fu Federico ad affidargli un episodio della sua Agenzia Incantesimi, "Lady Lilith".






E ora non c'è più. Un male bastardo se l'è portato via, con l'ingiustizia impietosa della vita che ci ha già privati di più d'un amico e collega "troppo giovani per doversene andare".
Stavolta il dispiacere è particolarmente forte, per la perdita di quello che consideravo, se non proprio un "figlio", un fratello minore col quale si sono passati mille momenti sereni condividendo passioni e avventure, senza mai uno screzio.
Per chi l'ha conosciuto e frequentato sarà impossibile dimenticarlo.


venerdì 6 dicembre 2019

Quando la recensione la fanno i lettori


In principio fu "La mattina dopo". Il suo autore, Mario Calabresi, si è inventato di inserire sulla copertina del libro delle finte fascette sulle quali, anziché il giudizio di un critico o un collega come in quelle che vengono messe veramente sopra la copertina dei romanzi, ha pubblicato i giudizi dei lettori. 


Al giudizio dei lettori ho sempre tenuto: non a caso, quando ci inventammo il Premio Fumo di China, decidemmo di affidare il compito di giudici ai lettori della rivista.
Così, quando abbiamo iniziato a pubblicizzare la nuova rivista Freecom/Cartoon Club, il mio one man magazine Fritto Misto, il sempre attento a quello che succede Loris Cantarelli mi ha suggerito di replicare il giochino portandolo nel mondo del fumetto da edicola. Per fortuna i giudizi dei lettori, su Facebook e Instagram, cominciavano a fioccare, e - complice il sempre prezioso Photoshop - è partita l'iniziativa delle fascette sulla copertina del primo numero con l'Omoragno in primo piano. Ne ho già raccolte un discreto numero, che ho postato in varie pagine di Facebook (la mia, quella di Fritto Misto, quella di Fumo di China ecc.) e Instagram. E' giunta l'ora di raccoglierle tutte sul blog.  Se ne arriveranno altre, le aggiungerò man mano.
Buona visione.
































E, per chi ha avuto la pazienza di scorrere le fascette fin qui, un paio di piccole anteprime dal secondo numero (che andrà in edicola a fine gennaio... tanto per ricaricarvi di buonumore appena avrete smaltito lo stress delle feste): l'immagine di copertina e un disegnino del protagonista dell'episodio completo: "Toporinco e il mistero della Kiazza". Non devo mica spiegarvi di quale storica avventura disneyana è la parodia, vero?





mercoledì 4 dicembre 2019

Te lo spiego io, il fumetto!





Per festeggiare i cinquant'anni di carriera fumettistica (iniziata con Dante - che dunque festeggia insieme a me - su Off Side nel novembre del 1969) ho messo insieme questo libro che raccoglie tante cose diverse. Ve ne faccio uno stringato elenco:
- I principali articoli, riflessioni e analisi sul mondo del fumetto che, negli anni, ho scritto per riviste cartacee come Fumo di China o online come Giornale Pop oltre che per il mio blog, su cataloghi e quant'altro. Ne ho aggiunto qualcuno inedito, a cominciare da quello, decisamente corposo, che apre il libro: "Chi ha paura della didascalia?", una riflessione su uno strumento che è stato abbastanza messo in disparte, il più delle volte in modo non solo immotivato ma addirittura autolesionista.
- Tutte le recensioni fumettistiche che ho scritto nei giornali succitati, a cominciare da quelle della rubrica "La macchina del tempo" nelle quali mi sono divertito a far finta che esistesse una critica anche ai tempi della mia infanzia e adolescenza.
- Una serie di illustrazioni grandi e piccole (piccolissime quelle delle "Macchine del tempo") a corredo dei testi succitati.
- Un elenco certosino di tutto quello che ho scritto, disegnato, inchiostrato, illustrato e colorato in campo fumettistico (e "vicinanze") in cinquant'anni di professione. E non solo: c'è anche l'elenco di tutti i "giornalini fatti in casa" tra i dieci e i quindici anni (che conservo gelosamente in una scatola), di cui potete vedere qui sotto qualche copertina.



- Un "portfolio" di tavole, strisce (realizzate appositamente per il volume) e illustrazioni mai o poco viste, a cominciare dalle tavole di prova per la serie franco-belga Blake e Mortimer che mi furono richieste da un'agenzia internazionale (potete vederne una vignetta qui sotto).


Il libro, oltre che alle fiere del fumetto alle quali partecipo, si può acquistare direttamente dall'editore scrivendo a: onlineditasca@gmail.com (pagando con bonifico, senza spese di spedizione e con la possibilità di una mia dedica sul libro) o su Amazon.





martedì 26 novembre 2019

Si può farlo meglio

Ho letto in questi giorni il prezioso manuale di Oriana Staiano "Come presentarsi a un editore". Questo snello libro nasce a seguito dei corsi sponsorizzati da Shockdom "Saper disegnare non basta" che l'autrice ha tenuto nei mesi scorsi (e continua a tenere) presso alcune scuole di fumetto, e si propone di fornire una serie di informazioni ed esercizi per migliorare le proprie capacità di comunicazione, specificamente nel contesto della presentazione di una collaborazione a case editrici.


Da appassionato di psicologia (sono anche stato abbonato per anni a Psicologia Contemporanea) e pedagogia, conoscevo già alcune delle cose che vengono spiegate/insegnate nel volumetto, ma nonostante i miei quasi settant'anni di vita (cinquanta dei quali da fumettista, come spiego qui) vi ho trovato più di un utile suggerimento. A dimostrazione del fatto che non si finisce mai d'imparare e che nella vita, ahimè, gli esami non finiscono mai. Specialmente nella nostra professione.

Oriana è Trainer Internazionale in Programmazione Neuro-Linguistica, e sa dunque bene di cosa parla quando ci spiega che comunicare correttamente è una capacità che si tende a sottovalutare ed è invece importantissima quando si tratta di proporre un progetto o anche una collaborazione "aperta" a un editore. Perché i modi in cui si comunica sono molteplici, e spesso - se non apprendiamo a "governarli" - possono entrare in contraddizione l'uno con l'altro, rendendo la nostra presentazione caotica e non convincente.
Accanto alla comunicazione verbale, con la quale già è possibile impicciarsi usando involontariamente parole e frasi che finiscono per suggerire l'opposto di quello che era nostra intenzione dire, ne esistono infatti una paraverbale (volume della voce, pause, ritmo delle parole ecc.) e una non verbale (il classico "linguaggio del corpo").
Oriana, con semplicità e grande chiarezza guida il lettore in una serie di riflessioni ed esercizi che gli consentano di arrivare ad "allineare" i tre livelli di comunicazione in modo da rendere univoco e coerente il messaggio che si vuole trasmettere.
Non posso dunque che consigliare questo agile (ed economico: 10 euro) libretto, perché è vero che saper scrivere e/o disegnare bene è di per sé un biglietto da visita, ma può non bastare. Quante volte avete sentito dire: "Quello non è certo un genio, ma si sa vendere bene"? Come scrive l'autrice, "vuoi davvero lasciare il posto a coloro che, pur avendo la metà del tuo talento, delle tue idee, della tua preparazione, sanno come proporsi e come ottenere il meglio da sé e dagli altri?"
E poi una buona comunicazione, una volta che se ne sono appresi i meccanismi, è utile anche nella vita di tutti i giorni. Leggendo il libro di Oriana mi sono accorto, per esempio, che ad alcune delle "strategie di comunicazione" suggerite io sono arrivato, a forza di "picchiarci la testa" errore dopo errore, nell'utilizzo di Facebook, dove l'esperienza mi ha insegnato a stare attento a cosa, come e quando comunicare. Se avessi letto questo manuale cinque o sei anni fa, avrei risparmiato un bel po' di tempo, figuracce e incavolature!

Il volume è completato da due appendici; nella prima un editor fornisce consigli sui materiali da presentare a una casa editrice (quali e in quale forma) per giocare al meglio le proprie carte quando si avanza una proposta di collaborazione; nella seconda è raccolta una serie di testimonianze di allievi e allieve che hanno partecipato ai corsi di cui parlavo all'inizio. 

Da disegnatore (e grafico della domenica) mi permetto di aggiungere qui un "capitolo" al volumetto: sulla comunicazione visiva. Si dice che "un'immagine vale mille parole". Me ne sono convinto una volta di più osservando la copertina del libro di Oriana. Quando l'ho vista la prima volta, mi è sembrata ben fatta e adeguata al tema e al contenuto del libro: un giovane con la cartellina sotto il braccio stringe la mano a un editore che lo accoglie con entusiasmo. Perfetto.
Leggendo, invece, ogni volta che riprendevo in mano il libretto per affrontare un nuovo capitolo, quell'immagine mi appariva sempre più "stonata" e quasi respingente. Infatti l'entusiasmo e la passione che permeano il testo di Oriana sono totalmente assenti nella copertina, nella quale predomina un triste grigiore che sembra voler negare/contraddire l'energia positiva del contenuto. Suggerisco quindi, quando si arriverà a una seconda edizione, di affidare la "presentazione" esterna a toni più caldi: rossi, arancioni...
E gli "errori" non finiscono qui: il testo interno si rivolge a tutte le figure professionali del fumetto: sceneggiatori, disegnatori, coloristi... ora, non dico di mettere in copertina un vero e proprio elenco di mansioni, ma sarebbe giusto riconoscere almeno i due elementi costituenti del linguaggio con un "Saper scrivere e disegnare non basta".
Ancora: è vero che un tempo il fumetto era un "mondo per soli maschi" e Grazia Nidasio e Lina Buffolente, per non citare che le più conosciute, erano due mosche bianche in un ambiente pieno di testosterone, ma oggi non è più così; sceneggiatrici e disegnatrici sono sempre più numerose, e persino tra gli editori non mancano le figure femminili (Laura Scarpa per tutte). Perché allora mettere in copertina due maschi? Oltretutto se si pensa che sia il libro che la copertina sono opera di donne. Scott McCloud insegnava nel suo "Capire il fumetto" che se si disegna in modo realistico e con ricchezza di dettagli la faccia di un attore, quello che il lettore vedrà è quell'attore. Ma se si disegna un cerchio con due puntini per occhi e due linee per naso e bocca, il lettore vedrà sé stesso. Perché in un'immagine non connotata è più facile immedesimarsi.
Tornando alla copertina del libro, quel giovane disegnatore e quell'editore, quanto più caratterizzati, rischiano di risultare escludenti: se io fossi una giovane aspirante sceneggiatrice potrei pensare (anzi, "sentire") che quel libro non si rivolge a me: il giovane autore rappresentato infatti è maschio e disegnatore (la cartellina sotto il braccio). Suggerisco quindi nell'eventuale rifacimento della copertina di limitare l'immagine a due mani che si stringono, una maschile e una femminile come in quella qui sotto pescata in rete. L'illustrazione, così, non direbbe più chi è chi, e permetterebbe a chiunque di immedesimarvisi.