lunedì 3 novembre 2014

Tavole per Lorenzo




Se n'è andato quasi un mese fa, il 5 ottobre, Lorenzo Bartoli.

Come la maggior parte di noi fumettisti viveva del suo lavoro, alternando inevitabilmente periodi di vacche grasse e magre. Questo, che è un momento difficile per tutti, lo era anche per lui, che lascia la moglie Tiziana e la figlia Greta in condizioni non facili.
Si è immediatamente attivata la solidarietà per l'autore romano che godeva della generale stima e simpatia. Un primissimo aiuto (chi vuole è sempre in tempo a contribuire) è stato richiesto segnalando gli estremi del conto corrente dove si può bonificare la somma che si ritiene. L'IBAN, presso Banco Posta intestato a Tiziana Monardi (Bartoli) è questo: IT96D0760103200001016438713
Successivamente si è pensato di organizzare un'asta benefica di tavole a fumetti, il cui ricavato andrà interamente alla famiglia. "Punti di raccolta" delle tavole originali sono stati messi su presso la casa editrice Bonelli e, durante le giornate lucchesi, lo stand di Tavole Originali, che si occuperà poi di vendere in rete il materiale.
Avevo naturalmente promesso la mia partecipazione e, seguendo un po' il dibattito sulla pagina Facebook dell'iniziativa, mi sono risolto a mettere a disposizione non una tavola dei miei personaggi, ma le due tavole di prova di Dylan Dog che avevo realizzato molti anni fa su precisa richiesta di Tiziano Sclavi, innamoratosi del mio disegno sulle pagine dell'albetto a striscia Marshal Mickey. Decio Canzio disse che le tavole andavano bene, dovevo solo stare un po' più attento al viso di Dylan per il quale mi consigliò di seguire la "lezione" staniana. Io, che pure da tantissimi anni agognavo di entrare a far parte dello staff dei disegnatori bonelliani, una volta accettato... rifiutai! Già lavoravo per il Giornalino dove potevo scrivere e disegnare storie di personaggi miei, e l'idea di dover fare più di novanta tavole per volta di un personaggio che, tutto sommato, non era neppure del tutto nelle mie corde, mi aveva un po' spaventato. Di quella prova, restano dunque solo queste due pagine. La terza la regalai a Sclavi a ricordo di un'occasione mancata, e una quarta... non so più che fine ha fatto. Forse ho regalato anche quella a Tiziano.
La speranza che il richiamo del personaggio possa permettere di strappare un prezzo migliore per queste tavole (l'importante è raccogliere più fondi possibile; non c'è spazio per passerelle e autocelebrazioni), mi ha dunque portato a questa scelta. Comunque, anche chi volesse impossessarsi di qualcosa di più "mio" può acquistare la prima pagina che vedete qui sotto dove, sulla base della sceneggiatura originale di Tiziano ("Gli uccisori", DD n. 5, all'epoca in mano a Luca Dell'Uomo che doveva disegnarla, e la cui versione grafica dunque non conoscevo ancora) mi ero divertito ad abbozzare anche il professor Wells. Dopo essermi tirato indietro dalla proposta di Sclavi, essendomi affezionato alla mia versione di Wells, gli chiesi il permesso di usarlo per storie mie (ovviamente con altro nome). Poco tempo dopo, quel personaggio un po' strampalato, con pochissimi ritocchi, diventava il professor Van Der Groot della mia Agenzia Scacciamostri ospitata per anni da il Giornalino.
E adesso... chi offre di più?





In principio fu il Duca


Per quanto ne so, il primo a rendere famoso il nome di Ringo è stato John "the Duke" Wayne, naturalmente nel film "Ombre Rosse" ("Stagecoach") di John Ford del 1939. Potete vederlo qui sopra nel bel volume omonimo che lo contiene in forma di "fotoromanzo" realizzato con fotogrammi tratti dal film accompagnati dai dialoghi in didascalia. All'epoca (il libro è del 1975 e fa parte di una collana che ospita vari titoli, tra i quali il "Ninotchka" di Ernst Lubitsch con Greta Garbo e il "Dr. Jekyll & mr. Hyde" di Rouben Mamoulian con Fredric March), non esistendo ancora videocassette o DVD, questo era forse l'unico modo per "possedere" un film.


A portare il nome di Ringo su carta prima dell'edizione in libro del film aveva però provveduto il vulcanico Pini Segna, autore-editore di molte pubblicazioni negli anni 50 e 60 del secolo scorso, adottandolo nel 1960 per il protagonista di una sua serie di albi a striscia di genere western, appunto Ringo, lo sceriffo immortale. La breve serie era stata raccolta un paio d'anni più tardi in tre volumetti brossurati sempre nel classico formato a striscia, di cui potete ammirare qui sopra la copertina del n.1 e, dopo il successo cinematografico del film di Duccio Tessari "Una pistola per Ringo" (1964) interpretato da Giuliano Gemma, nuovamente proposto (stavolta in formato bonelliano) sui volumetti di The Ringo Story.



Il nome è tornato alla ribalta dopo quasi cinquant'anni grazie alla miniserie "Orfani" scritta da Roberto Recchioni, la cui seconda "stagione" vede di nuovo il nome Ringo campeggiare in copertina. Se ne parlo è perché, per una divertente casualità, in concomitanza con il primo numero di questo secondo ciclo è apparsa su Fumo di China (n. 231, attualmente in edicola) nella rubrica  "La macchina del tempo"da me curata, la recensione (scritta molti mesi prima e pubblicata seguendo rigorosamente l'ordine di realizzazione) la recensione dei volumetti a striscia del personaggio di Pini Segna, legando così passato e presente.