sabato 28 febbraio 2026

Otto sillabe per Carolina


All'inizio del secolo scorso, dopo essersi affermato negli Stati Uniti nel decennio precedente, il Fumetto sbarcava anche in Italia.
Lo fece sulle pagine del Corriere dei Piccoli, un giornale per ragazzi ideato da Paola Lombroso Carrara, figlia del fondatore della criminologia Cesare.


Dopo aver tentato senza successo con il direttore de il Secolo, la giornalista aveva trovato alla fine accoglienza al Corriere della Sera diretto da Luigi Albertini. Il settimanale approdò alle edicole il 27 dicembre del 2008 come supplemento del quotidiano, al prezzo di 10 centesimi di lire. La rivista si proponeva di diffondere cultura presso gli strati della popolazione che fino ad allora ne erano stati esclusi, rivolgendosi ai bambini in maniera adatta all'età, cercando di acculturarli divertendo.


La prima pagina era sempre dedicata a una storia di una sola tavola a colori a quattro strisce di due vignette ciascuna; dalle tavole originali statunitensi erano state tolte le nuvolette giudicate diseducative in quanto avrebbero disabituato il pubblico infantile dalla lettura dei testi. In sostituzione, sotto ogni vignetta c'erano brevi versi in rima baciata, per la precisione degli ottonari. La nuova pubblicazione si presentava come un "giornale", in tutto simile al quotidiano, mescolando però alle pagine di testo (articoli e racconti) delle tavole disegnate, non ancora chiamate fumetti ma "storie illustrate a colori". Come detto, inizialmente il materiale proposto era di origine anglosassone e statunitense. I nomi dei personaggi erano stati italianizzati, così "Happy Hooligan" era diventato Fortunello, "Bringing Up Father" era stato ribattezzato Arcibaldo e Petronilla e i "Katzenjammer Kids" aveva preso il nome di Bibì, Bibò e capitan Cocoricò. In un secondo momento, accanto alle storie importate dall'estero fiorì una notevole produzione italiana con personaggi come Bilbolbul di Attilio Mussino, Quadratino di Antonio Rubino (fu lui, poi, a coniare il termine "fumetto"), il signor Bonaventura di Sergio Tofano, il sor Pampurio di Carlo Bisi e il Marmittone di Bruno Angoletta.
Se in Letteratura l'ottonario più conosciuto è quello della "Canzona di Bacco" di Lorenzo de' Medici ("Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia..."), a livello popolare sono stati sicuramente i versi di Sto ("Qui comincia l'avventura del signor Bonaventura...") e Bisi ("Sor Pampurio arcicontento del suo nuovo appartamento...") a fare la fortuna di questo tipo di versi un po' cantilenanti.



Me ne sono ricordato quando ho deciso di mettere mano a un libretto ispiratomi dai giochi della mia nipotina.
Carolina, quattro anni e mezzo adesso, ama ogni genere di gioco, dalla tombola ai puzzle e dalle bambole alla sua fantasiosa ginnastica, ma predilige su tutto metter su recite improvvisate che la vedono vestire di volta in volta i panni di pilota d'aereo, tecnico (o "tècnon", come lo chiama lei), parrucchiera-estetista, negoziante (o "mercantaia", come dice lei), madre, figlia, principessa, cagnolino, top model o poliziotta. In quest'ultima veste, era necessario che qualcuno interpretasse la parte del ladro (o "malinquente", secondo il neologismo da lei creato) così mi sono inventato il personaggio del terribile Alfio Bobbò, il primo nome buffo che mi è saltato in testa. Non vi dico quanto tempo ho passato in prigione ammanettato o addirittura incatenato, anche se ogni volta riesco naturalmente a evadere e tornare a delinquere.
A un certo punto ho pensato di dare ai due protagonisti del gioco una veste di carta in modo che, quando sarà cresciuta, la nostra adorata nipotina possa conservare un simpatico e tangibile ricordo di questi anni giocosi.
E' nato così il libriccino di cui avete visto la copertina in apertura di post e potete vedere qui sotto un intero episodio dei dieci che lo compongono.










Potevo fare un normale libro per ragazzi con il testo accompagnato da una serie di illustrazioni, oppure un tradizionale fumetto, ma ho preferito recuperare quell'antico modo di raccontare con gli ottonari sotto le vignette in modo da legare il lontano passato della mia infanzia e delle mie letture di bambino (anche sul primo giornalino entrato nella mia vita, il Monello, c'erano alcune storie con il testo in versi come nel Corriere dei Piccoli degli inizi: Superbone, i Fratelli Monellini, Tamarindo e il sor Cipolla...) ai primi giochi di Carolina che spero restino un caro ricordo e un angolino di calore nell'imprevedibile futuro che l'attende.






lunedì 9 febbraio 2026

E gli Hominidi, muti!


Per il Giornalino, settimanale della San Paolo Periodici all'epoca diretto da don Tom(maso Mastrandrea), dopo le avventure semiserie del professor Van Der Groot e tra un classico e l'altro a strisce umoristiche - da Dante, a Omero, all'Eneide e ala Gerusalemme Liberata - mi inventai anche una serie... preistorica. Incentrata non sugli uomini delle caverne già protagonisti di varie serie a fumetti (potete vederne qualcuna qui sotto), ma sui loro antenati appena discesi dalle scimmie: gli Hominidi.






La trovata della serie era l'invenzione, accanto ai realmente esistiti Homo Habilis, Homo Gracilis e Homo Robustus, di una quarta specie purtroppo mai estintasi: quella dell'Homo Furbens.
I "furbi" mi sono sempre stati antipatici, e li considero generalmente delle persone disprezzabili perché capaci, per un immediato e spesso miope tornaconto, di creare danni per sé e per gli altri. Così ecco il loro antenato combinare ogni genere di guai inseguendo facili vantaggi che puntualmente dimostrano di non esserlo affatto. Come si vede, un fumetto a suo modo "pedagogico".





La serie all'epoca fu interrotta bruscamente per il cambio di direttore dovuto all'insorgere dei primi problemi economici della casa editrice, e confido di avere prima o poi l'occasione per ripubblicarla presso qualche editore "per ragazzi", o male che vada il tempo per riproporla direttamente in volume autoprodotto per Amazon con le mie Edizioni Foxtrot.

Recentemente mi è venuta l'idea di farne una nuova versione con storielle di una sola pagina e, per renderle godibili anche da lettori e lettrici non ancora alfabetizzati, mute.
Al momento ne ho realizzate solo tre pagine che vi mostro qui sotto.




 Avranno un seguito? Solo l'imperscrutabile Dea della Cartastampa ce lo può dire.



giovedì 5 febbraio 2026

Correvano gli anni 50


Il lavoro "grosso" a cui sto lavorando al momento è il graphic novel "Gli anni del Grattacielo", fumetto autobiografico sulla mia infanzia. So che i romanzi "ombelicali" sono in genere di scarsa qualità, ma per me è un'esigenza molto forte e credo di aver scritto e disegnato abbastanza cose d'ogni tipo da non poter essere accusato di raccontare solo le mie personali paturnie.
Purtroppo non riesco a dedicare a quest'opera tutto il tempo che vorrei: c'è sempre un impegno che mi "costringe" a interromperlo momentaneamente (le barzellette per Famiglia Cristiana, necessità tecniche per i libri che pubblicherà NPE, qualche "urgenza" delle mie Edizioni Foxtrot come, per esempio, l'Annuario Nuvolette 2025 che andava chiuso entro la fine dell'anno...), ma sono comunque arrivato a una trentina di tavole.
Tanto per aggiornarvi sullo stato dei lavori e per farvi capire per bene di cosa tratta, pubblico qui di seguito qualche altra tavola dopo quelle già postate.
Per cominciare, si entra nel vivo dei problemi di famiglia con la "separazione in casa" dei miei genitori, avvenuta quando ancora non andavo a scuola. Ripensandoci, mi rendo conto di non avere alcun ricordo dei miei genitori a letto insieme. Alla base di molto, se non di tutto, c'erano le incrollabili convinzioni religiose di mio padre che si scontravano con la voglia di vivere di mia madre che annusava le nuove libertà già nell'aria in quel primo dopoguerra.





E poi c'erano i nostri poveri - in tutti i sensi - passatempi infantili tra i quali non potevano mancare i fumetti.






Il resto arriverà nelle non so ancora quante pagine (la sceneggiatura è scritta in gran parte ma mancano ancora degli episodi e comunque, credo per la prima volta nella mia vita, sto scrivendo senza suddividere il testo in tavole). Anche se la nostra infanzia aveva continuato a scorrere abbastanza tranquillamente tra scuola, giochi in casa, con i ragazzi del quartiere e i compagni di scuola, tra le mura si agitavano tentativi di omicidio, avvelenamenti da sonniferi, voglie di fuga mai realizzate, un nuovo amore...
Non so quanto riuscirò a trasmettere di quel periodo insieme terribile e piacevole, ma è certo che mi sta già regalando forti emozioni che proverò a raccontare.



Solo quando il lavoro sarà finito comincerò a cercare un editore interessato a pubblicarlo così com'è, perché questa è la più personale delle mie opere e deve rimanere come mi uscirà dalla memoria e dalle mani. Anche se la storia di quei dieci anni trascorsi al Grattacielo non dovesse interessare a nessuno, averla messa su carta per me sarà stato molto importante... e potrò comunque pubblicarmela su Amazon.



martedì 3 febbraio 2026

Il punto dolente.


Soprattutto in queste settimane, "rese calde" dalla notizia di alcuni autori bonelliani ai quali è stato detto/scritto che la collaborazione con loro non sarebbe continuata a causa della sovrabbondanza di storie da pubblicare ferme nei cassetti della redazione, lettori e lettrici poco esperti di editoria hanno affastellato considerazioni d'ogni genere sui perché, i percome e le sorti dell'azienda di via Buonarroti (e altre).
Qualcuna, credo più ragionevole e motivata, l'ho fatta anch'io qui e qui, nonché in vari commenti sui social. Mi sono reso conto, in questa piccola tempesta di post e commenti, che alla maggioranza degli appassionati mancano le cognizioni basilari sul funzionamento di una casa editrice e delle singole testate. Sperando di essere d'aiuto, fornisco dunque qui qualche informazione su un elemento basilare del mestiere di pubblicare, che si tratti di serie da edicola o romanzi, grafici o meno: il Punto di Pareggio.
Gli inglesi lo chiamano break even point (BEP), ed è il numero di copie che occorre vendere a un dato prezzo per eguagliare i costi totali di produzione (compensi agli autori, quota ripartita dei costi generali aziendali, spese di stampa, distribuzione e percentuali di spettanza a giornalai/librai). Una volta sommate queste componenti, se le vendite le coprono esattamente la pubblicazione è in pareggio; se si vende meno, l'editore ha una perdita; se si vende di più, ha un utile.



Come si vede facendo i "conti della serva", il meccanismo è molto semplice. Il mestiere dell'editore sta tutto nel saper prevedere, almeno di massima, quanto potrà vendere la pubblicazione su cui ha deciso di investire. Quando io e i miei soci ci avventurammo a portare in edicola Fumo di China trasformandola da fanzine in una rivista vera e propria, più che previsioni avevamo speranze. Il distributore (lo stesso della Bonelli, la A & G Marco, presso il quale ci aveva gentilmente introdotto Sergio) coi primi numeri ci dette una previsione di venduto (finché non rientrano e vengono controllati/contabilizzati tutti i resi, la faccenda resta abbastanza aleatoria) decisamente interessante per i nostri modestissimi conti. La realtà poi si dimostrò un po' meno esaltante, e ci ritrovammo a un esatto punto di pareggio... che non consentiva di pagare gli autori degli articoli né dei fumetti. Riuscimmo solo a trovare nelle pieghe dei conti 200mila lire a numero per pagare il nostro primo redattore, lo scomparso Federico Memola. Andammo avanti per qualche anno galleggiando intorno al punto di pareggio, finchè i cervelloni del governo (il ministro Tremonti, se non ricordo male) non si inventò la Tassa sulle Società, 3 milioni di lire da sganciare ogni anno allo Stato... e andammo sotto di quella cifra, che si aggiungeva ai costi generali della casa editrice. Per fortuna proprio in quel periodo mi inventai l'Annuario del Fumetto le cui vendite superavano abbondantemente il BEP fruttandoci un utile di testata... proprio di 3 milioni! Potemmo così continuare a galleggiare con le due testate intorno a un complessivo punto di pareggio, finché per stanchezza (soprattutto mia) non decidemmo di cederle agli amici di Cartoon Club.


Le cose non sono diverse per un grande editore: ogni sua singola pubblicazione ha un BEP da raggiungere e, se possibile, superare, altrimenti genera una perdita. E' ovvio che con più pubblicazioni, come per i nostri FdC e Annuario, quelle che vanno meglio possono sostenere quelle più zoppicanti e dunque evitare che l'editore sia costretto a chiuderle immediatamente.
Sergio Bonelli mi spiegava una volta, parlando del Piccolo Ranger che era in perdita, che avendo altre collane che coprivano l'ammanco, fino a un certo punto poteva valere la pena di tenerlo comunque in edicola per evitare che un concorrente ne approfittasse andando a "riempire" con una sua pubblicazione il buco venutosi a creare.
Venendo al presente, la crisi attuale della carta stampata (di tutta la carta stampata, sia chiaro) fa saltare continuamente i punti di pareggio delle varie pubblicazioni, dai quotidiani, ai settimanali, ai mensili e dalle riviste di gossip ai fumetti d'ogni genere. Stante il meccanismo su enunciato, è chiaro che quando il calo di copie vendute manda i loro prodotti sotto il punto di pareggio, gli editori hanno poche possibilità d'intervento. Vediamole:


1) Aumentare il prezzo di copertina; questo si può fare entro certi limiti, perché un rialzo esagerato rischia di mandare la pubblicazione fuori mercato facendogli perdere la stragrande maggioranza dei lettori e dunque buttando all'aria di nuovo e forse definitivamente l'equilibrio;


2) Ridurre i costi: a) abbassando i compensi ai collaboratori (sceneggiatori, disegnatori, coloristi, letteristi...); b) tagliando i costi generali della casa editrice (pensionare/licenziare redattori, trasferirsi in locali più piccoli/meno cari, ridurre il magazzino arretrati che oltre a essere un costo per affitto e luce è anche una voce attiva del bilancio che riduce l'utile...); c) diminuendo il numero di pagine delle pubblicazioni;


3) Trovare nuove fonti di reddito da affiancare a quelle tradizionali: diversificare la produzione per andare incontro a nuove richieste del pubblico; apertura di una sezione libraria accanto a quella da edicola; vendita di copie digitali; allargamento dell'attività alla produzione di audiovisivi ecc.


4) Trovare nuovi canali di distribuzione per ovviare in parte al costo fisso rappresentato da quella tradizionale: abbonamenti, partecipazione a fiere, aprire propri punti di vendita ecc.

Come si vede, quello che è una regola per tutti gli editori è esattamente quello che ha fatto/sta facendo la Bonelli da almeno vent'anni a questa parte. Con quale risultato, lo sa l'editore.
I bilanci che ho pubblicato al link su riportato parlano di un momento particolarmente critico. Le più recenti scelte fatte riusciranno finalmente a invertire la situazione e ricollocare l'azienda in modo che gli utili tornino a crescere? E' quello che ci auguriamo tutti e verificheremo nei prossimi mesi e anni. E' certo però che per i collaboratori difficilmente torneranno tempi migliori. Che la Bonelli trovi nuove fonti di reddito nell'audiovisivo, nella pubblicazione di materiali esteri o altro, non ne nasceranno occasioni di lavoro se non per qualche sceneggiatura cinematografica o traduzione. Forse solo una robusta produzione di webtoon (strada che al momento non viene percorsa) potrebbe creare nuove opportunità per i fumettisti.



giovedì 22 gennaio 2026

Come sta la Bonelli?


La notizia di alcune telefonate e/o email inviate ad autori e autrici della casa editrice con le quali si comunicava loro la fine di ogni collaborazione ha agitato molto i social network, nei giorni scorsi. Chi ha parlato di 50 professionisti lasciati “col culo per terra”, chi di 80, chi addirittura di 400! Probabilmente i numeri sono molto più bassi e riguardano principalmente la collana di Zagor che a quanto pare ha accumulato negli anni scorsi un numero esagerato di storie in magazzino in attesa di pubblicazione, ma hanno creato comunque un'ondata di panico e dubbi sulla salute dell'intera SBE, anche perché si sommavano a una serie di altri elementi; intanto non era la prima volta che succedeva: negli scorsi anni diversi collaboratori avevano segnalato, per identici motivi, il blocco della produzione relativamente alle collane di Martin Mystère e Nathan Never; poi, i recenti robusti aumenti dei prezzi di copertina e i cambiamenti di foliazione di alcune testate erano sintomi di un sostanzioso aggravarsi del calo di vendite che ormai da un quarto di secolo affligge tutta la carta stampata da edicola e non risparmia neanche i fumetti.
Vale la pena, per cercare di capire quale sia l'effettiva situazione, di dare un'occhiata ai conti della casa editrice.
Ci aiutano una serie di analisi dei bilanci SBE (i bilanci delle aziende sono pubblici e recuperabili sul sito della Camera di Commercio e altri) a opera di Lucius C. Lysander apparse negli scorsi anni su Giornale Pop, la rivista online di Sauro Pennacchioli alla quale vi rimando per maggiori dettagli e riflessioni, e una visura del bilancio di due anni fa giratami in questi giorni in rete.



Cominciamo dal bilancio 2019 (relativo all'anno 2018). La situazione delle edicole era già compromessa; i chioschi chiudevano ogni anno a centinaia perché non più sorretti soprattutto dalla vendita dei quotidiani: basti pensare che dall'inizio del nuovo millennio Repubblica ha perso il 90% delle copie vendute; qualcosa ha riguadagnato con gli abbonamenti digitali, ma è chiaro che se questo è buono per l'editore, non aiuta le edicole. Le cose andavano di pari passo per la Bonelli: se nel 2017 aveva avuto un fatturato di circa 30 milioni, nel 2018 il dato scendeva a 26,7 milioni per le vendite in edicola (con un calo di circa l'1%) compensato da un aumento fino ai 2,3 milioni nella vendita dei diritti di pubblicazione in Italia e all'estero, spinti dai festeggiamenti per i 70 anni di Tex. Le vendite in edicola registravano, a copie, 7.800.000 esemplari, il 5% in meno rispetto all'anno precedente. L'utile di esercizio EBITDA (cioè prima di interessi, tasse, ammortamenti e svalutazioni) è di 1,9 milioni di euro, maggiore di quello dei due anni precedenti.
L'analista stima una perdita media di 400mila copie nell'anno, in quella circostanza attenuate dal (relativo) successo della nuova testata Tex Willer.



Bilancio 2020
Le perdite dell'editoria da edicola continuano con un calo del 12% nel settore dei periodici e del 7,5% in quello dei quotidiani. Nel mercato complessivo da 2 miliardi di euro, i 26 milioni di fatturato della Bonelli sono un po' una Cenerentola. Per la casa editrice di via Buonarroti l'anno è comunque abbastanza positivo, con un aumento del fatturato a 30,6 milioni, pari al circa il 4% in più. Le edicole incassano appunto 26 milioni con un incremento delle copie vendute da 7,8 milioni a 8,1 dovuti in buona parte alla nuova collana texiana; le librerie incassano 2 milioni e mezzo, ma cala la vendita di diritti di pubblicazione che scende a 1,6 milioni dai 2,3 dell'anno precedente. Irrisorio il fatturato del merchandising.
Da notare nelle pieghe del bilancio la riduzione della Posizione Finanziaria Netta dovuta agli investimenti nel film di Dampyr e nel cartone animato di Dragonero con immobilizzazioni materiali nette di 4 milioni.
A tenere su tutta la baracca è come sempre Tex, secondo le considerazioni dell'analista.
L'utile dopo le tasse è di 800mila euro, di poco superiore a quello dell'anno precedente.




Bilancio 2021
Nell'anno precedente (quello a cui si riferisce ovviamente il bilancio di questo) la SBE vede un fatturato di 27,7 milioni di euro, il 9,4% in meno rispetto all'anno prima. Ricordiamo che siamo nel pieno del Covid. Gli incassi dalle edicole da 26 milioni scendono a 24,5; le librerie scendono da 2,6 milioni a 1,7; quasi invariati i profitti da diritti di pubblicazione. Ancora ininfluente il merchandasing.
Grazie a una forte riduzione di costi, L'EBITDA è comunque di 4 milioni di euro, e il profitto dopo le tasse di 2,2, quasi triplicato rispetto all'anno precedente.


Bilancio 2022
Torna a salire il fatturato (nota: anche se il numero di copie vendute cala, l'incasso può aumentare variando il prezzo di copertina) che supera i 30 milioni con un aumento del 9,4%. I periodici fruttano 26,7 milioni; i libri 2,2; i diritti di pubblicazione 1,3; sempre irrisorio il merchandising a poco più di 100mila euro. Si era entrati nell'era della rinuncia a nuove proposte (https://ioedante.blogspot.com/2020/11/il-bonelli-rassegnato.html) e la casa editrice aveva ormai iniziato a puntare solo sulla moltiplicazione delle testate texiane.
In quest'anno (2021) c'è un nuovo incremento dei costi: aumentano del 19% quelli relativi al personale (a fronte di un aumento del fatturato del 9% e dei costi generali del 7%).
Come risultato, la Bonelli festeggia un utile EBITDA di 4,5 milioni, e di 3,3 milioni dopo le tasse con un aumento di ben il 50% rispetto all'anno precedente. Il numero di albi mandati in edicola non è cambiato significativamente: 273 albi contro 276; idem le copie vendute, inalterate a 8 milioni. Se le edicole continuano a calare, la casa editrice trova supporto nei supermercati e nelle vendite online.
Intanto salgono a più di 10 milioni le immobilizzazioni per i progetti multimediali, film e animazioni.





Bilanci 2023-2025
Dalla visura fornita da Aziende.it e da dati raccolti in rete, si ricava questo:

Fatturato 2022             29.592.822 euro

Utile 2022                      1.839.285 euro

Fatturato 2023             30.362.742 euro

Utile 2023                         819.273 euro

Fatturato 2024             28.320.217 euro

Utile 2024                      1.711.026 euro

Nota: gli addetti sono passati da 50 a 99. Il costo del personale è di 6.233.758 euro.





Non ho dati sufficienti per dedurre il numero di albi stampati e di copie vendute, ma è un fatto che il fatturato, un po' calato nel 2022, è accompagnato da un dimezzamento dell'utile; naturalmente per sapere dove sta la magagna bisognerebbe “leggere” i dettagli del bilancio, verificare la situazione delle immobilizzazioni, delle rimanenze, della liquidità e varie altre voci dove si possono eventualmente “nascondere” i motivi di questo grosso calo di profitto; le cose sembrano essere ulteriormente peggiorate nel 2023 che, a fronte di un fatturato in crescita, presenta un altro tonfo dell'utile, di nuovo più che dimezzato.
Il bilancio del 2024, con un aumento dell'utile di circa il doppio mentre il fatturato ha un leggero calo, riporta la situazione quasi al livello del 2022. Evidentemente una serie di fattori (riduzione di costi? Riduzione degli investimenti nella produzione video? Escamotage tecnico-fiscali?) ha consentito di raddrizzare la situazione. Resta qualche dubbio sulla situazione editoriale. Nell'aprile del 2024 la SBE ha deciso un robusto aumento dei prezzi di copertina e/o variazioni di foliazione di alcune testate.  In quel mese l'amministrazione aveva già tutti i dati dell'anno precedente, compreso quello dell'utile cresciuto di nuovo. Perché allora prendere così frettolosamente una misura del genere, gravida di rischi, proprio mentre i conti tornavano a sorridere? L'unica spiegazione è che nel frattempo il venduto abbia avuto un ulteriore calo più che significativo, tale da richiedere un pronto tamponamento della situazione per evitare che il reddito tornasse a scendere repentinamente nell'esercizio successivo. 
In questo contesto trovano giustificazione tutte le scelte degli ultimi mesi, compresa quella di mettere fine a una serie di collaborazioni divenute fonte di perdite già nel presente e destinate a risultare insostenibili in un futuro che rendesse necessaria la chiusura di una o più testate.


Purtroppo non si intravedono raggi di sole, all'orizzonte: le vendite dell'intero settore della stampa da edicola sono in calo costante e ogni aumento di prezzo a cui sono costretti gli editori per far fronte alla diminuzione delle vendite fa perdere altri lettori, di conseguenza altre edicole chiudono e questo incide sulla diffusione delle pubblicazioni... un cane che si morde la coda.
Naturalmente questo non significa che la Bonelli stia per fallire. È probabile che nel giro di due o tre anni sia costretta a chiudere le testate che vendono meno e a licenziare una parte dei dipendenti che diventerebbero inutili in redazione, ma concentrandosi sui due-tre personaggi che ancora rendono può andare avanti per molti anni e, nel frattempo, riposizionarsi come sta già provando a fare pubblicando materiali esteri in volumi da libreria. Certo, come hanno fatto i maggiori editori soprattutto in Francia, forse avrebbe dovuto saltare sulla tigre orientale dei manga quando ancora il settore non era saturo e muoversi prima in quello librario, magari comprando la Bao o altre editrici indipendenti prima che anche lì le posizioni venissero tutte occupate, ma del senno di poi...