martedì 3 febbraio 2026

Il punto dolente.


Soprattutto in queste settimane, "rese calde" dalla notizia di alcuni autori bonelliani ai quali è stato detto/scritto che la collaborazione con loro non sarebbe continuata a causa della sovrabbondanza di storie da pubblicare ferme nei cassetti della redazione, lettori e lettrici poco esperti di editoria hanno affastellato considerazioni d'ogni genere sui perché, i percome e le sorti dell'azienda di via Buonarroti (e altre).
Qualcuna, credo più ragionevole e motivata, l'ho fatta anch'io qui e qui, nonché in vari commenti sui social. Mi sono reso conto, in questa piccola tempesta di post e commenti, che alla maggioranza degli appassionati mancano le cognizioni basilari sul funzionamento di una casa editrice e delle singole testate. Sperando di essere d'aiuto, fornisco dunque qui qualche informazione su un elemento basilare del mestiere di pubblicare, che si tratti di serie da edicola o romanzi, grafici o meno: il Punto di Pareggio.
Gli inglesi lo chiamano break even point (BEP), ed è il numero di copie che occorre vendere a un dato prezzo per eguagliare i costi totali di produzione (compensi agli autori, quota ripartita dei costi generali aziendali, spese di stampa, distribuzione e percentuali di spettanza a giornalai/librai). Una volta sommate queste componenti, se le vendite le coprono esattamente la pubblicazione è in pareggio; se si vende meno, l'editore ha una perdita; se si vende di più, ha un utile.



Come si vede facendo i "conti della serva", il meccanismo è molto semplice. Il mestiere dell'editore sta tutto nel saper prevedere, almeno di massima, quanto potrà vendere la pubblicazione su cui ha deciso di investire. Quando io e i miei soci ci avventurammo a portare in edicola Fumo di China trasformandola da fanzine in una rivista vera e propria, più che previsioni avevamo speranze. Il distributore (lo stesso della Bonelli, la A & G Marco, presso il quale ci aveva gentilmente introdotto Sergio) coi primi numeri ci dette una previsione di venduto (finché non rientrano e vengono controllati/contabilizzati tutti i resi, la faccenda resta abbastanza aleatoria) decisamente interessante per i nostri modestissimi conti. La realtà poi si dimostrò un po' meno esaltante, e ci ritrovammo a un esatto punto di pareggio... che non consentiva di pagare gli autori degli articoli né dei fumetti. Riuscimmo solo a trovare nelle pieghe dei conti 200mila lire a numero per pagare il nostro primo redattore, lo scomparso Federico Memola. Andammo avanti per qualche anno galleggiando intorno al punto di pareggio, finchè i cervelloni del governo (il ministro Tremonti, se non ricordo male) non si inventò la Tassa sulle Società, 3 milioni di lire da sganciare ogni anno allo Stato... e andammo sotto di quella cifra, che si aggiungeva ai costi generali della casa editrice. Per fortuna proprio in quel periodo mi inventai l'Annuario del Fumetto le cui vendite superavano abbondantemente il BEP fruttandoci un utile di testata... proprio di 3 milioni! Potemmo così continuare a galleggiare con le due testate intorno a un complessivo punto di pareggio, finché per stanchezza (soprattutto mia) non decidemmo di cederle agli amici di Cartoon Club.


Le cose non sono diverse per un grande editore: ogni sua singola pubblicazione ha un BEP da raggiungere e, se possibile, superare, altrimenti genera una perdita. E' ovvio che con più pubblicazioni, come per i nostri FdC e Annuario, quelle che vanno meglio possono sostenere quelle più zoppicanti e dunque evitare che l'editore sia costretto a chiuderle immediatamente.
Sergio Bonelli mi spiegava una volta, parlando del Piccolo Ranger che era in perdita, che avendo altre collane che coprivano l'ammanco, fino a un certo punto poteva valere la pena di tenerlo comunque in edicola per evitare che un concorrente ne approfittasse andando a "riempire" con una sua pubblicazione il buco venutosi a creare.
Venendo al presente, la crisi attuale della carta stampata (di tutta la carta stampata, sia chiaro) fa saltare continuamente i punti di pareggio delle varie pubblicazioni, dai quotidiani, ai settimanali, ai mensili e dalle riviste di gossip ai fumetti d'ogni genere. Stante il meccanismo su enunciato, è chiaro che quando il calo di copie vendute manda i loro prodotti sotto il punto di pareggio, gli editori hanno poche possibilità d'intervento. Vediamole:


1) Aumentare il prezzo di copertina; questo si può fare entro certi limiti, perché un rialzo esagerato rischia di mandare la pubblicazione fuori mercato facendogli perdere la stragrande maggioranza dei lettori e dunque buttando all'aria di nuovo e forse definitivamente l'equilibrio;


2) Ridurre i costi: a) abbassando i compensi ai collaboratori (sceneggiatori, disegnatori, coloristi, letteristi...); b) tagliando i costi generali della casa editrice (pensionare/licenziare redattori, trasferirsi in locali più piccoli/meno cari, ridurre il magazzino arretrati che oltre a essere un costo per affitto e luce è anche una voce attiva del bilancio che riduce l'utile...); c) diminuendo il numero di pagine delle pubblicazioni;


3) Trovare nuove fonti di reddito da affiancare a quelle tradizionali: diversificare la produzione per andare incontro a nuove richieste del pubblico; apertura di una sezione libraria accanto a quella da edicola; vendita di copie digitali; allargamento dell'attività alla produzione di audiovisivi ecc.


4) Trovare nuovi canali di distribuzione per ovviare in parte al costo fisso rappresentato da quella tradizionale: abbonamenti, partecipazione a fiere, aprire propri punti di vendita ecc.

Come si vede, quello che è una regola per tutti gli editori è esattamente quello che ha fatto/sta facendo la Bonelli da almeno vent'anni a questa parte. Con quale risultato, lo sa l'editore.
I bilanci che ho pubblicato al link su riportato parlano di un momento particolarmente critico. Le più recenti scelte fatte riusciranno finalmente a invertire la situazione e ricollocare l'azienda in modo che gli utili tornino a crescere? E' quello che ci auguriamo tutti e verificheremo nei prossimi mesi e anni. E' certo però che per i collaboratori difficilmente torneranno tempi migliori. Che la Bonelli trovi nuove fonti di reddito nell'audiovisivo, nella pubblicazione di materiali esteri o altro, non ne nasceranno occasioni di lavoro se non per qualche sceneggiatura cinematografica o traduzione. Forse solo una robusta produzione di webtoon (strada che al momento non viene percorsa) potrebbe creare nuove opportunità per i fumettisti.



giovedì 22 gennaio 2026

Come sta la Bonelli?


La notizia di alcune telefonate e/o email inviate ad autori e autrici della casa editrice con le quali si comunicava loro la fine di ogni collaborazione ha agitato molto i social network, nei giorni scorsi. Chi ha parlato di 50 professionisti lasciati “col culo per terra”, chi di 80, chi addirittura di 400! Probabilmente i numeri sono molto più bassi e riguardano principalmente la collana di Zagor che a quanto pare ha accumulato negli anni scorsi un numero esagerato di storie in magazzino in attesa di pubblicazione, ma hanno creato comunque un'ondata di panico e dubbi sulla salute dell'intera SBE, anche perché si sommavano a una serie di altri elementi; intanto non era la prima volta che succedeva: negli scorsi anni diversi collaboratori avevano segnalato, per identici motivi, il blocco della produzione relativamente alle collane di Martin Mystère e Nathan Never; poi, i recenti robusti aumenti dei prezzi di copertina e i cambiamenti di foliazione di alcune testate erano sintomi di un sostanzioso aggravarsi del calo di vendite che ormai da un quarto di secolo affligge tutta la carta stampata da edicola e non risparmia neanche i fumetti.
Vale la pena, per cercare di capire quale sia l'effettiva situazione, di dare un'occhiata ai conti della casa editrice.
Ci aiutano una serie di analisi dei bilanci SBE (i bilanci delle aziende sono pubblici e recuperabili sul sito della Camera di Commercio e altri) a opera di Lucius C. Lysander apparse negli scorsi anni su Giornale Pop, la rivista online di Sauro Pennacchioli alla quale vi rimando per maggiori dettagli e riflessioni, e una visura del bilancio di due anni fa giratami in questi giorni in rete.



Cominciamo dal bilancio 2019 (relativo all'anno 2018). La situazione delle edicole era già compromessa; i chioschi chiudevano ogni anno a centinaia perché non più sorretti soprattutto dalla vendita dei quotidiani: basti pensare che dall'inizio del nuovo millennio Repubblica ha perso il 90% delle copie vendute; qualcosa ha riguadagnato con gli abbonamenti digitali, ma è chiaro che se questo è buono per l'editore, non aiuta le edicole. Le cose andavano di pari passo per la Bonelli: se nel 2017 aveva avuto un fatturato di circa 30 milioni, nel 2018 il dato scendeva a 26,7 milioni per le vendite in edicola (con un calo di circa l'1%) compensato da un aumento fino ai 2,3 milioni nella vendita dei diritti di pubblicazione in Italia e all'estero, spinti dai festeggiamenti per i 70 anni di Tex. Le vendite in edicola registravano, a copie, 7.800.000 esemplari, il 5% in meno rispetto all'anno precedente. L'utile di esercizio EBITDA (cioè prima di interessi, tasse, ammortamenti e svalutazioni) è di 1,9 milioni di euro, maggiore di quello dei due anni precedenti.
L'analista stima una perdita media di 400mila copie nell'anno, in quella circostanza attenuate dal (relativo) successo della nuova testata Tex Willer.



Bilancio 2020
Le perdite dell'editoria da edicola continuano con un calo del 12% nel settore dei periodici e del 7,5% in quello dei quotidiani. Nel mercato complessivo da 2 miliardi di euro, i 26 milioni di fatturato della Bonelli sono un po' una Cenerentola. Per la casa editrice di via Buonarroti l'anno è comunque abbastanza positivo, con un aumento del fatturato a 30,6 milioni, pari al circa il 4% in più. Le edicole incassano appunto 26 milioni con un incremento delle copie vendute da 7,8 milioni a 8,1 dovuti in buona parte alla nuova collana texiana; le librerie incassano 2 milioni e mezzo, ma cala la vendita di diritti di pubblicazione che scende a 1,6 milioni dai 2,3 dell'anno precedente. Irrisorio il fatturato del merchandising.
Da notare nelle pieghe del bilancio la riduzione della Posizione Finanziaria Netta dovuta agli investimenti nel film di Dampyr e nel cartone animato di Dragonero con immobilizzazioni materiali nette di 4 milioni.
A tenere su tutta la baracca è come sempre Tex, secondo le considerazioni dell'analista.
L'utile dopo le tasse è di 800mila euro, di poco superiore a quello dell'anno precedente.




Bilancio 2021
Nell'anno precedente (quello a cui si riferisce ovviamente il bilancio di questo) la SBE vede un fatturato di 27,7 milioni di euro, il 9,4% in meno rispetto all'anno prima. Ricordiamo che siamo nel pieno del Covid. Gli incassi dalle edicole da 26 milioni scendono a 24,5; le librerie scendono da 2,6 milioni a 1,7; quasi invariati i profitti da diritti di pubblicazione. Ancora ininfluente il merchandasing.
Grazie a una forte riduzione di costi, L'EBITDA è comunque di 4 milioni di euro, e il profitto dopo le tasse di 2,2, quasi triplicato rispetto all'anno precedente.


Bilancio 2022
Torna a salire il fatturato (nota: anche se il numero di copie vendute cala, l'incasso può aumentare variando il prezzo di copertina) che supera i 30 milioni con un aumento del 9,4%. I periodici fruttano 26,7 milioni; i libri 2,2; i diritti di pubblicazione 1,3; sempre irrisorio il merchandising a poco più di 100mila euro. Si era entrati nell'era della rinuncia a nuove proposte (https://ioedante.blogspot.com/2020/11/il-bonelli-rassegnato.html) e la casa editrice aveva ormai iniziato a puntare solo sulla moltiplicazione delle testate texiane.
In quest'anno (2021) c'è un nuovo incremento dei costi: aumentano del 19% quelli relativi al personale (a fronte di un aumento del fatturato del 9% e dei costi generali del 7%).
Come risultato, la Bonelli festeggia un utile EBITDA di 4,5 milioni, e di 3,3 milioni dopo le tasse con un aumento di ben il 50% rispetto all'anno precedente. Il numero di albi mandati in edicola non è cambiato significativamente: 273 albi contro 276; idem le copie vendute, inalterate a 8 milioni. Se le edicole continuano a calare, la casa editrice trova supporto nei supermercati e nelle vendite online.
Intanto salgono a più di 10 milioni le immobilizzazioni per i progetti multimediali, film e animazioni.





Bilancio 2024
Dalla visura fornita da Aziende.it si ricavano questi dati:

Fatturato 2022             29.592.822 euro

Fatturato 2023             30.362.742 euro

Utile 2022                      1.839.285 euro

Utile 2023                         819.273 euro

Costo del personale     6.565.469 euro






Non ho dati sufficienti per dedurre il numero di albi stampati e di copie vendute, ma è un fatto che il fatturato, un po' calato nel 2022, è accompagnato da un dimezzamento dell'utile; naturalmente per sapere dove sta la magagna bisognerebbe “leggere” i dettagli del bilancio, verificare la situazione delle immobilizzazioni, delle rimanenze, della liquidità e varie altre voci dove si possono eventualmente “nascondere” i motivi di questo grosso calo di profitto; le cose sembrano essere ulteriormente peggiorate nel 2023 che, a fronte di un fatturato in crescita, presenta un altro tonfo dell'utile, di nuovo più che dimezzato. Se un trend del genere continuasse, il bilancio del 2024 (che verrà reso pubblico questa estate) potrebbe registrare addirittura una perdita.
Dunque, a meno che nelle pieghe del bilancio non si celino elementi positivi che rendano meno preoccupante la situazione, per la SBE sembra davvero giunta l'ora delle “decisioni irrevocabili”. In questo contesto trovano giustificazione tutte le scelte degli ultimi mesi: i cospicui aumenti del prezzo di copertina, i cambiamenti di foliazione, le variazioni nelle testate e anche la dolorosa scelta di mettere fine a una serie di collaborazioni divenute fonte di perdite già nel presente e destinate a risultare insostenibili in un futuro che rendesse necessaria la chiusura di una o più testate.



Purtroppo non si intravedono raggi di sole, all'orizzonte: le vendite dell'intero settore della stampa da edicola sono in calo costante, ogni aumento di prezzo a cui sono costretti gli editori per far fronte alla diminuzione delle vendite fa perdere altri lettori, di conseguenza altre edicole chiudono e questo incide sulla diffusione delle pubblicazioni... un cane che si morde la coda.
Naturalmente questo non significa che la Bonelli stia per fallire. È probabile che nel giro di due o tre anni sia costretta a chiudere le testate che vendono meno e a licenziare una parte dei dipendenti che diventerebbero inutili in redazione, ma concentrandosi sui due-tre personaggi che ancora rendono può andare avanti ancora molti anni e, nel frattempo, riposizionarsi come sta già provando a fare pubblicando materiali esteri in volumi da libreria. Certo, come hanno fatto i maggiori editori soprattutto in Francia, forse avrebbe dovuto saltare sulla tigre orientale dei manga quando ancora il settore non era saturo e muoversi prima in quello librario, magari comprando la Bao o altre editrici indipendenti prima che anche lì le posizioni venissero tutte occupate, ma del senno di poi...



mercoledì 21 gennaio 2026

Dante, ma quante!


Eh, sì, dopo un anno di quarantena dovuta all'iter delle procedure fallimentari della Shockdom durante il quale le uniche copie disponibili sul mercato erano le poche ancora presenti nel magazzino di Cartoon Club, Dante è finalmente tornato, torna e tornerà.

Qualcosa l'ho ripubblicato io col marchio Foxtrot. Li vedete qui di seguito (e maggiori informazioni in merito le trovate sul post-catalogo).





Poi è finalmente in arrivo la bella edizione della NPE della Divina Commedia a fumetti di cui avete visto la copertina in apertura di post, già in preordine da qualche parte. Nelle librerie dovrebbe arrivare a febbraio. Nicola Pesce ha fatto il piccolo miracolo di conservare il prezzo dell'edizione Shockdom per un volume di maggior formato e tipo di rilegatura, 21x29,7 cartonato contro il 17x24 brossurato dell'editore bresciano, perciò le vendite potrebbero tornare a volare come negli anni precedenti. Vale la pena ricordare che da quando raccolsi l'opera in fascicoli spillati per fumetteria nel 1995 a oggi le vendite non si sono mai arrestate, facendo di Dante un vero evergreen; solo della Shockdom sono andate via almeno dodicimila copie, e sommando le varie edizioni si arriva intorno alle ventimila.

E non finisce qui. Cominciano a sommarsi anche le edizioni estere.
Dopo quella norvegese dell'Inferno che, grazie a un concorso ministeriale, è presente in tutte le biblioteche della nazione scandinava, si attende a breve quella tedesca (contratto firmato nella scorsa estate).



Sfruttando la versione fatta da un traduttore (di cui al momento non sono ancora riuscito a scoprire il nome) per l'edizione digitale venduta da Shockdom su YEP!, la poco fortunata piattaforma che confidava di diventare una specie di Netflix del fumetto, mi appresto a varare per i tipi di Foxtrot anche l'edizione inglese.


Ci sto lavorando con cura certosina. Tutti i giochi di parole di cui ho infarcito le mie strisce hanno reso difficile conservare nella versione inglese l'efficacia di molte battute. Sto cercando di risolvere i problemi correggendo dove necessario i testi originali e persino intervenendo all'occorrenza sul disegno. Per qualche altra situazione dovrò risolvere con una Nota a piè di strip. Sarà un'edizione davvero Director's Cut, come dicono nel cinema.



Per adesso ho scelto di pubblicare solo l'Inferno, altrimenti se ne sarebbe parlato tra un paio d'anni, visto il poco tempo che posso dedicare a questo lavoro di totale rifumettatura. Anche perché non mi attendo grandi numeri, da questo volume: vendere su Amazon è un gran mestieraccio, perché l'azienda si limita a pubblicare la "scheda" sul suo sito di vendite librarie dove ogni volume è una minuscola goccia in uno sterminato oceano di altre pubblicazioni, e pubblicizzare la sua esistenza è compito del singolo autore. Finché si tratta di opere per il mercato italiano, ho imparato a muovermi abbastanza bene promuovendole con pazienza e costanza su Facebook, Instagram e su questo blog, e i risultati sono pian piano arrivati, sì che negli anni le vendite stanno crescendo significativamente e in modo progressivo. Un po' di altre copie vanno via in occasione di fiere e incontri.
Per una versione in inglese è evidente che le cose saranno un po' più complicate, visto che non ho presenze in rete curate in quella lingua, e dovrò confidare su qualche fortuita attenzione estera magari in ambito scolastico che inizi un passaparola capace di autoriprodursi a livelli interessanti. In ogni caso, sarà una soddisfazione personale aver rimesso in circolo anche quella traduzione che altrimenti sarebbe scomparsa con la Shockdom che l'aveva partorita.



lunedì 19 gennaio 2026

85, con qualche acciacco


Nel giorno in cui ricorrevano - non celebrati - gli ottantacinque anni dalla nascita della casa editrice (Gianluigi Bonelli mise su nel 1941 una piccola casa editrice nota come Redazione Audace rilevando dal precedente editore la testata omonima; il primo numero della sua gestione è il 331, datato 18 gennaio di quell'anno) che, pur attraverso più d'un cambiamento di nome, è comunque "rimasta in famiglia", dal fondatore alla moglie Tea, al figlio Sergio e infine al nipote Davide, in rete hanno cominciato a rincorrersi boatos su grossi cambiamenti in atto e soprattutto su una serie di email di "licenziamento" (una cinquantina, sembrerebbe) di autori e autrici che non riceveranno in futuro dalla SBE altre commesse di lavoro.
Parlare di "licenziamenti" è decisamente improprio. Gli unici contratti stipulati nel tempo dalla Bonelli sono quelli dei dipendenti della casa editrice (redattori, grafici, amministratori, magazzinieri ecc.) e, da Martin Mystère in poi, quelli dei creatori dei personaggi (sempre e soltanto gli sceneggiatori). Tutti gli altri semplicemente "lavorano" per Bonelli: collaboratori/trici esterni a cui vengono commissionati testi o tavole disegnate. Dunque, nessun licenziamento, solo l'interruzione di un rapporto di collaborazione.
Qualcuno ha trovato scandaloso che tra i "liquidati" ci fossero nomi storici della casa editrice. Quand'anche fosse, resta solo una legittima decisione di interrompere un rapporto di collaborazione. Per dire, se decidessero di non far lavorare più Giovanni Ticci potrebbero farlo senza alcun problema legale, visto che non è legato da nessun contratto anche se lavora per la Bonelli da 50 anni. Si guasterebbero solo i rapporti personali, al massimo.


E pure se e quando decidessero di chiudere Nathan Never - per dire una a caso delle pubblicazioni che hanno da tempo problemi di scarse vendite - non ci sarebbero problemi di nessun genere dato che il contratto dei tre sardi (uno stralcio l'ho pubblicato nel libro "La testa tra le Nuvolette") prevede un'unica cosa: che se è l'editore a decidere l'interruzione del rapporto, Medda, Serra e Vigna possono immediatamente pubblicare altre storie con un altro editore (successe col Jonathan Steele di Federico Memola, che passò subito alla Star Comics). Se invece sono gli autori a interrompere il rapporto, per due anni non possono pubblicare il personaggio con altro editore (successe con Ken Parker).



A me piange il cuore per tutti gli autori e autrici, colleghi con famiglie e magari mutui da finire di pagare, che si ritroveranno senza lavoro dall'oggi al domani. Ci sono passato più d'una volta e so quanto è difficile trovare subito altre collaborazioni. Oggi, con la crisi generale della stampa in atto, più che mai. Bisogna però dire che, per chi voleva vedere, erano evidenti da anni gli elementi per capire che c'era il rischio di restare a piedi e che era saggio cominciare a guardarsi intorno... anche se il panorama in Italia è desolato e pure all'estero non c'è certo il Bengodi.
Bisogna anche dire che se la casa editrice ha inviato un'email (ma pare che in molti casi si sia trattato solo di telefonate) per informare collaboratori e collaboratrici dell'interruzione di rapporto, è stata fin troppo corretta: al Giornalino ci lasciarono senza lavoro senza nemmeno avvisarci. Lo fece il direttore Gorla di sua iniziativa, perché la direzione se ne era fregata assolutamente.


Un annetto fa avevo condiviso dei dati di vendita che, per quanto era possibile saperne, mi risultavano abbastanza realistici. Molti li considerarono un'esagerazione ma forse erano persino ottimistici, visti i successivi aumenti del prezzo di copertina, le riduzioni di foliazione di alcune testate, i cambiamenti di vario genere su altre e quest'ultima notizia di autori "lasciati a casa".
Qualcuno, in questo frangente, ha ipotizzato che si sia trattato di un modo per "risanare" i conti della casa editrice in vista di una vendita dell'attività ad altra azienda. Si tratta di una sciocchezza assoluta: come ho detto, le collaborazioni che sono state interrotte non erano basate su un contratto, dunque non erano un "peso" economico di cui liberarsi prima di una eventuale cessione d'impresa. L'editore subentrante avrebbe potuto tranquillamente non tener conto delle collaborazioni esistenti, se non interessato a proseguirle. Il problema che sta alla base di questa situazione, dunque, non possono essere che le vendite in continuo calo: se a causa di questo sei costretto a ridurre il numero di pagine di alcune testate e/o a chiuderne altre devi per forza diminuire il numero delle collaborazioni che, semplicemente, non ti servono più. Se poi si sono fatte in passato cattive previsioni che hanno portato ad accumulare in magazzino un eccessivo numero di storie da pubblicare, il problema si accentua ulteriormente.

Restando in attesa di riscontri ufficiali della situazione e dei cambiamenti editoriali che, secondo alcuni contatti di Facebook apparentemente "ben informati", la SBE dovrebbe annunciare in questi giorni (delle email di cessazione della collaborazione hanno dato conferma alcuni degli autori che le hanno ricevute), non posso che prendere atto della sempre maggiore sofferenza del settore dimostrata anche dall'agitazione che si percepisce pure in altre realtà editoriali come, recentemente, l'Aurea che ha provato a portare in fumetteria e libreria i suoi settimanali confezionandoli in brossura ma è rapidamente tornata alla spillatura.


Per il fumetto popolare da edicola le nuvole appaiono sempre più minacciose.



lunedì 12 gennaio 2026

I Coccodrilli del Fumetto 2026



Anche quest'anno cercherò di segnalare tutti i colleghi e le colleghe che ci lasceranno.
Li trovate qui sotto in ordine cronologico dal basso in alto.

Sul blog potete recuperare anche quelli relativi agli anni 2023, 2024 e 2025













venerdì 9 gennaio 2026

Presentare una rivista-libro


Pubblico libri col servizio KDP di Amazon da ormai cinque anni.
Il problema più grosso per questo tipo di operazione, dopo che hai consegnato il pdf per la stampa e Amazon lo aggiunge a tutti gli altri in vendita nella sua "libreria" online... è il numero di libri presenti sul sito. Ogni libro è infatti una goccia in un oceano di pubblicazioni d'ogni genere, e nessuno si accorgerà della sua esistenza a meno che l'autore non provveda personalmente a pubblicizzarlo in qualche modo.


Intanto tocca farsi un sito, nel mio caso della "casa editrice", e tenerlo aggiornato. Poi, se si ha un blog, segnalarci in ogni maniera possibile ogni nuova uscita. Io l'ho fatto per esempio con un post di raccolta di schede del "catalogo", con uno su "pubblicità ironiche" d'ogni volume, con uno che riporta le date d'uscita dei singoli volumi e altro. Inoltre tocca inventarsi ogni scusa per parlarne sui social che si frequentano. Nel mio caso, Facebook, Instagram e ho persino fatto un piccolo filmato su TikTok per pubblicizzare il libretto dell'Omoragno.


Ogni volta è sufficiente fornire i dati tecnici dell'opera (numero di pagine, rilegatura, eventuale colore...) e riportare la sinossi del volume. Mi sono però reso conto che questo non poteva bastare, per l'Annuario Nuvolette 2025 che è, sì, un libro ma con contenuti da rivista. Così, oltre a riportare il sommario completo in un ennesimo post di presentazione, ho pensato di farne sui social una serie puntando il riflettore ogni volta su un contenuto specifico accompagnando l'immagine della copertina al disegno che sul volume illustra quell'articolo. Una modalità per certi versi non dissimile da quella delle pubblicità fatte dalla Bonelli in prossimità della nascita di Nathan Never.


Riporto qui sotto tutte le schede, in ordine casuale.













Pubblicizzarsi in rete resta comunque una fatica non da poco, e i risultati sono relativi visto quanto viene pubblicato e pubblicizzato quotidianamente in ogni dove... e le risorse economiche dei lettori non sono infinite. Credo comunque di star facendo un buon lavoro perché le vendite dei volumi Foxtrot, di TUTTI i volumi Foxtrot, sono costanti e, negli ultimi mesi, si nota una crescita significativa. E resta il fatto che, comunque, questi libri io li faccio principalmente per divertimento mio e per mettere a catalogo tanti lavori che probabilmente sarebbero altrimenti caduti nel dimenticatoio o mai arrivati alla pubblicazione. Perciò (ed è una minaccia) continuerò.