L'editoria, non solo fumettistica, negli ultimi anni è agitata dall'arrivo nel settore di specifiche forme di Intelligenza Artificiale. All'argomento ho già dedicato un post, poi approfondito sul volume Foxtrot "La testa tra le Nuvolette".
I libri stanno cominciando a subire colpi di una certa sostanza, e gli editori stentano a trovare il bandolo della matassa dell'inedita situazione. Infatti, se da una parte sono attirati dalla possibilità di ricorrere ai nuovi programmi digitali che potrebbero far loro risparmiare soldi per la realizzazione di copertine, illustrazioni e anche testi di vario genere, dall'altro sono terrorizzati dall'ipotesi che qualche autore porti loro, spacciandole per opere proprie, romanzi o saggi scritti utilizzando l'IA. I lavori prodotti da "robot", a quanto pare, non sono protetti da copyright, perciò chiunque - una volta conclamata la vera natura del testo - potrebbe ristamparlo liberamente. Come si vede, una medaglia dalle due facce che sta facendo tremare case editrici e redazioni di mezzo mondo.
Nel fumetto, come detto, per ora si sono visti pochi utilizzi dell'IA, a volte correttamente dichiarati, altre volte celati salvo ammissione dopo essere stati sgamati. Si va dalla copertina variant di un numero di Nathan Never, a quella di un numero di linus (se ne parla esaustivamente sul primo Annuario Nuvolette), qualche locandina di fiere fumettistiche ecc.
Il caso più recente è quello della copertina del primo numero di Nippur, testata che sta per essere mandata in edicola dall'editore Sprea col marchio Lancio (di sua proprietà da qualche anno, quando iniziò a ripubblicare una serie di fotoromanzi della fu casa editrice romana). L'avete vista in apertura di post.
Dopo la pubblicazione sul sito dell'editore e l'immediato rilancio sui social, qualcuno ha postato quasi subito l'illustrazione originale di Lucho Olivera che vedete qui sotto.
E, naturalmente, si è acceso il dibattito, con più d'un commento scandalizzato per l'utilizzo di programmi d'Intelligenza Artificiale e per la mancanza di rispetto nei confronti dell'autore (che non è più tra noi dal 2005). Molti si sono anche dichiarati disgustati sostenendo che era meglio l'originale.
Credo valga la pena di fare qualche riflessione, in merito.
Intanto, a questo livello la valutazione della "bellezza" è inevitabilmente soggettiva e dunque ognuno è libero di avere la sua opinione, che non può però essere oggetto di dibattito.
Dobbiamo poi considerare che l'editore non ha fatto realizzare ex novo all'IA una copertina, ha solo utilizzato il programma per "correggere" un'opera già esistente e di cui - a meno che non l'abbia "piratata" scaricandola dalla Rete - si suppone detenga, dopo averli pagati, i diritti di riproduzione. Dunque così facendo non ha "tolto lavoro" a un illustratore, ha anzi "speso" qualcosa in più per far ritoccare un'immagine di cui aveva piena disponibilità.
L'eventuale problema si limiterebbe perciò alla valutazione dell'opportunità della scelta fatta.
Si tratta di un comportamento inedito?
Non credo proprio, se pensiamo ai millemila rimaneggiamenti redazionali di copertine e tavole effettuati dalla Bonelli (e da cento altri editori, adesso e in passato). Se fosse una questione di "rispetto" del lavoro degli autori, direi che nel seriale da edicola è vicino allo zero, semplicemente perché quelli commissionati dagli editori del settore non sono considerati lavori autoriali ma "di servizio".
Le copertina di Tex, nei decenni, sono state ritoccate, rimontate, ricostruite in mille modi. Qualche volta era Galleppini stesso a effettuare i rifacimenti, ma in moltissime altre occasioni si trattava di abituali interventi redazionali.
E non solo per riutilizzare vecchie copertine passandole da una collana all'altra, ma anche intervenendo sulla copertina alla sua prima uscita, come in quella di Zagor che vedete qui sotto, dove lo sfondo è con tutta evidenza del grafico Corteggi.
Sugli interventi relativi alle pagine interne delle avventure dello Spirito con la Scure ho già scritto su questo blog e nel volume delle mie memorie zagoriane.
E non sono comportamenti dell'ultima ora, ma una consuetudine antica. Cinquant'anni fa la Dardo rimontava le pagine interne di Capitan Miki, Blek e Kinowa passando dal formato a striscia a quello a quaderno ed erano i grafici della redazione ad allargare e tagliare le vignette per adeguarle al diverso formato.
Lo stesso fece la Mondadori passando dall'edizione di grande formato degli Albi d'Oro di Pecos Bill a quella tascabile, ritoccando disegni e testi.
Dunque, qual è la colpa della Sprea? Di aver usato per sua comodità l'IA per fare una cosa che gli editori di fumetti da edicola hanno sempre fatto e continuano a fare, "sistemando" la copertina come, a torto o a ragione, riteneva utile? Lavoro, fra l'altro, che probabilmente poteva essere fatto anche solo usando Photoshop con opportuni interventi. Avrebbe scatenato le stesse reazioni?
Personalmente, in genere non amo le Intelligenze Artificiali applicate al lavoro editoriale. Sono un "dinosauro" che fa i suoi fumetti tradizionalmente su carta e uso il digitale solo per le fumettature e la colorazione, oltre che per l'impaginazione dei miei libri. Con tutto ciò non innalzo barricate a priori e se devo dare un parere estetico trovo che la copertina incriminata ha sicuramente più impatto per l'esposizione in edicola, rispetto all'originale. Certo, "artisticamente" è più banale e richiama il look degli innumerevoli meme e illustrazioni di vario genere fatti dall'IA con cui i social ci inondano quotidianamente, ma all'editore interessa acchiappare l'attenzione del lettore e in questo senso forse la scelta non è stata peregrina.