domenica 7 giugno 2026

Come un Bignami


Nel 2021, ricorrenza del settecentenario della morte di Dante, l’editore della mia Divina Commedia a fumetti pensò di celebrare l’evento (e festeggiare le vendite del libro che già da più d’un lustro stava macinando un migliaio di copie dopo l’altro e quell’anno triplicando le vendite abituali) con un’edizione speciale, di grande formato e con la copertina rigida.


Mi telefonarono per informarmi del progetto e chiedermi se avevo un’idea per rendere ancora più speciale il volume. La prima cosa che mi venne in mente fu di aggiungere il poema originale alla mia versione a strisce umoristiche. Il suggerimento fu prontamente adottato. Nelle settimane successive insieme a Chiara Zulian, curatrice del libro, e Stefano Antonucci, grafico e impaginatore, pensammo che sarebbe stata buona cosa arricchire ulteriormente l’opera con delle piccole illustrazioni alla fine di ogni Canto della parte letteraria.



Per non dover affrontare impietosi paragoni con il Doré, decisi di rimanere nel mio campo realizzando una specie di “vignette mute”, e tanto per diversificarle dalle strip mi tenni alla larga da pennelli e pennarelli affidandomi a una semplice matita “grassa”.
Nacque così l’Edizione Somma di “Dante, la Divina Commedia classica e a fumetti”, che in occasione delle varie fiere a cui ero invitato a partecipare per incentivare le vendite con dediche e disegnini fu prontamente ribattezzata dallo staff dello stand “il Dantone”, appellativo giustificato dalla grandezza come dal non indifferente peso, circa due chili e mezzo.


Se per Inferno e Purgatorio scelsi di trovare nuovi spunti ironici su personaggi e situazioni del poema dantesco, per il Paradiso preferii evitare ulteriori “scherzi coi Santi” già messi alla berlina nelle pagine a fumetti e tirai invece fuori dal cassetto una vecchia idea: da almeno vent’anni meditavo di fare una serie di “santini” tutti da ridere, così recuperai i due o tre che avevo già buttato giù e ce ne aggiunsi una trentina per coprire tutti i Canti del Paradiso.








Come ci racconta la cronaca editoriale, nel 2024 ci fu il fallimento della Shockdom con conseguente ritiro dalle librerie fisiche e online di tutti i volumi della casa editrice.


Il mio “Dante” nel frattempo ha trovato un nuovo editore, la NPE di Nicola Pesce, ma il Dantone non sarà mai più ristampato. Ho pensato così di recuperare il lavoro fatto a corredo delle terzine dantesche con questo libretto utilizzabile anche come “bignami” per un veloce ripasso in vista di un’interrogazione o di un esame, evitando a questa mia fatica di sparire per sempre dai cataloghi. Ciò detto, non mi resta che... augurarvi buona lettura e buon divertimento.





giovedì 28 maggio 2026

Per confondere i robot


Chi mi segue sa che da qualche mese le visualizzazioni dei miei post qui sopra sono aumentate notevolmente, e si mantengono molto alte (dalle abituali 20-30 al giorno siamo passati alle 3-400 quotidiane con punte ricorrenti di 1000-1500).

Qualcuno mi ha suggerito che potrebbe essere opera di "bot" che si aggirano in rete per nutrire le varie IA. Ecco dunque un post per provare a mandarli in tilt. Se non siete robot, potete anche smettere di leggere.

"Dante" paruzza svaita manca trosti furlandani la porta tulludinaria fisti anporca. Realizzanda sgritti vastallani marotta scicchi tropp'anda' mericchi siana. E non vritti pustianazza maggiona, per quantra malozzamenti anvetti sulla spiccia, tramantannante purga soviettola mazzarana.

Ochi lusti si vengion gradantantanto spilli spispilli camiolango fuzzi-allà.

Non val bartanare wikli mozzoggione trippia sardamanango faluggio partenonzante le sette scrugge ch'aridosso ammaga. E non è giucco!



lunedì 25 maggio 2026

L'Aurea di Schrödinger


Da circa un mese l'Aurea ha interrotto le uscite in edicola delle sue testate pubblicando negli ultimi numeri un "messaggio" che recitava così:
"Nei prossimi mesi la distribuzione in edicola potrebbe diventare più incerta. Sempre più punti vendita chiudono o riducono gli spazi riservati alle riviste, e questo significa che trovare ogni settimana Lanciostory o Skorpio potrebbe diventare più difficile. Per questo stiamo valutando una soluzione che molti lettori ci chiedono da tempo: rafforzare il sistema degli abbonamenti diretti, che permettono di ricevere le riviste a casa senza dipendere dalla distribuzione in edicola." Nello stesso numero delle riviste c'era un modulo da compilare per dichiarare senza impegno il proprio interesse per l'iniziativa. "Se il numero di richieste sarà sufficiente ad attivare il servizio, vi contatteremo direttamente via email", proseguiva il comunicato. Dopo di che, il silenzio. Tutte le pubblicazioni della casa editrice romana sono sparite dai chioschi e dai supermercati e pure la pagina Facebook è scomparsa dalla Rete.


Il 24 maggio Emilio Balcarce, autore che con l'Eura/Aurea ha collaborato per decenni, posta alcune copertine di suoi lavori disegnati da Juan Zanotto e scrive: "Con profonda tristezza mi dispiace comunicare che, sebbene la storica Editoriale Aurea non abbia ufficialmente chiuso, ha sospeso da aprile la pubblicazione delle riviste settimanali Lanciostory e Skorpio, scomparse dalle edicole. La loro attività editoriale sembra essersi completamente interrotta e hanno messo in vendita i loro uffici. Quasi mezzo secolo ho lavorato per loro, 49 anni dal 1977. L'Italia è stata la mia seconda patria fumettistica, anche se la prima in numero di lettori: in Argentina ho lavorato per 20.000 e lì per 50.000. Mi hanno pubblicato i primi tre libri della mia carriera quando si chiamavano Eura, che qui posto, e mi hanno comprato più di mille sceneggiature, essendo una fonte di lavoro anche per molti altri sceneggiatori e disegnatori argentini. Quindi è molto triste dirti ciao cara Aurea, eternamente grato."
Nei commenti aggiunge il banner (di ignota provenienza) che vedete qui sotto.


Da una rapida ricerca su internet salta fuori questa voce su Wikipedia (non si sa da chi postata): "Editoriale Aurea era (il corsivo è mio) un editore italiano di fumetti con sede a Maccarese, frazione di Fiumicino. Fondata e guidata da Enzo Marino (...) la casa editrice ha sospeso le pubblicazioni a partire dal 6 aprile 2026 ed ha presentato in data 12 maggio, presso il Tribunale Fallimentare di Roma dichiarazione di fallimento."
Una ricerca alla Camera di Commercio effettuata da un iscritto a un gruppo texiano non ha però trovato traccia di presenza della casa editrice nelle procedure di liquidazione in corso.
Dunque, come per il gatto di Schrödinger, dobbiamo dire che per il momento la casa editrice è sia viva che morta.


giovedì 21 maggio 2026

350 volte mille


Ho aperto questo blog nel luglio del 2009... una vita fa!
I "visitatori" all'inizio e per molti anni sono stati abbastanza pochi. Qualche mese fa andavo ancora avanti a 20-30 visualizzazioni al giorno, e mi andava bene così. Qualche post, nel tempo, aveva accumulato attenzioni abbastanza consistenti. Quello di maggior successo, esportato anche su Giornale Pop e poi pubblicato su "La testa tra le Nuvolette", è il mio scoop sul personaggio di Jacovitti che era stato d'ispirazione a Luciano Secchi/Max Bunker per il suo alanfordiano Numero Uno, più di tremila visualizzazioni, al momento.


Qualche mese fa, di colpo, ci sono stati dei picchi di visualizzazioni che hanno superato ripetutamente le mille al giorno per poi stabilizzarsi quotidianamente a 300-400. La settimana scorsa, di nuovo boom di visite, più di 2000 ogni 24 ore per un paio di giorni. Questi exploit (che qualcuno mi suggerisce essere probabilmente anche opera di "bot" in cerca di testi/informazioni per nutrire Intelligenze Artificiali) mi hanno fatto superare ieri un nuovo traguardo, quello delle 350mila letture, che mi aspettavo di raggiungere solo tra qualche mese.

Vabbe', questo non fa di me un influencer né mi porta niente in tasca. Sono comunque contento dell'attenzione di tante persone (che ringrazio) e... qualche robot!
E ora avanti verso le 400mila e il mezzo milione.


domenica 10 maggio 2026

Dietro la firma


Oggi, in un post su Facebook, il fumettista Marco Galli disconosce pubblicamente la sua storia pubblicata sull'ultimo Dylan Dog Color Fest, "Destinazione: terrore!". Motivo, gli interventi redazionali che ritiene abbiano stravolto il suo lavoro: "Praticamente quasi tutti i testi sono stati riscritti. Personaggi a cui avevo dato un carattere specifico, sono stati snaturati. Le battute di Groucho completamente cambiate. Le dinamiche tra i personaggi saltate. Nomi dati a caso a personaggi a cui io, appositamente, avevo dato solo dei soprannomi. Insomma un pesantissimo editing sui miei testi, in più sono state cambiate graficamente anche due vignette dove sono stati aggiunti degli spari, rendendo la scena narrativamente costruita male."
"Benvenuto nel club!", ho commentato sotto il grido di dolore dell'autore lombardo. E ho aggiunto che gli interventi redazionali su testi e disegni, leggeri o pesanti, sono sempre stati la regola in Bonelli (e pure presso la maggior parte degli altri editori). Di fatto, nella produzione seriale da edicola, quando consegni il lavoro, testi o disegni che siano, per l'editore è materiale grezzo da usare in piena libertà.
Se dunque non è successo niente di nuovo né di sorprendente, vale però forse la pena di soffermarsi ad analizzare luci e ombre di questo comportamento così diffuso.

Cominciamo dall'inizio. Quando ero ragazzo io (si parla degli anni cinquanta) sui "giornalini" raramente venivano riportati i nomi degli autori. Nell'articolo che ho dedicato all'argomento sul mio libro "La testa tra le Nuvolette" ho ricostruito l'evoluzione che c'è stata per i professionisti del Fumetto: nella seconda metà del secolo scorso si è passati dalla figura di quelli che erano appunto quasi sempre degli Anonimi a quella degli Autori quando Pratt, Buzzelli e altri hanno cominciato a rivendicare la propria dignità autoriale firmando le loro opere. Pian piano anche nei fascicoli e volumetti dei personaggi seriali sono cominciati ad apparire più spesso i nomi di chi aveva scritto e/o disegnato i singoli episodi. E lì sono iniziati i problemi che hanno portato alla protesta di Galli.


Anche se in passato avevo avuto modo e occasione di firmare qua e là alcuni miei lavori, come ad esempio gli episodi del Sonny Solo pubblicati sul settimanale Adamo della Corno e recentemente raccolti in volume (vedi qui sotto la copertina), quando iniziai a scrivere i testi di Zagor il nome dello sceneggiatore non veniva pubblicato.


C'era un motivo: Sergio Bonelli temeva che i lettori, abituati a leggere nei "titoli di testa" il nome di Guido Nolitta, suo pseudonimo, potessero avere una reazione di rigetto davanti all'indicazione di un altro autore, e pensava che l'assenza di qualsiasi nome potesse lasciar pensare agli appassionati che era sempre lui a scrivere le storie. In questa situazione, anche se Canzio o Sclavi (miei referenti alla testata) facevano qualche intervento - di solito piccole correzioni - la cosa non mi disturbava in alcun modo: l'anonimato poteva benissimo comprendere complessivamente me e i due "curatori". Quando, dopo qualche anno, fu deciso di inserire il mio nome le cose cominciarono a guastarsi giacché a quel punto se il mio testo veniva rimaneggiato magari inserendo, come è successo talvolta, anche degli errori è a me che nel bene e nel male veniva attribuito in toto il lavoro.
Qualche anno fa, per motivi che ho già raccontato, mi è capitato di tornare a scrivere un racconto di Zagor restando una volta di più deluso dagli interventi redazionali, stavolta dell'amico Moreno Burattini. Ne ho parlato ampiamente sul mio libro di memorie zagoriane pubblicando anche le sceneggiatura originale (cosa che invito anche Marco Galli a fare) per chi avesse voglia di verificare le "correzioni" effettuate quanto si vuole in buona fede ma sulla base di un criterio decisamente assurdo, come vedremo.


Per il motivo prima detto, dopo undici anni decisi di interrompere la collaborazione e portare avanti solo quella con il Giornalino dove, lavorando su personaggi miei, avevo tutt'altra libertà e soddisfazione. Sia chiaro, anche dai paolini venivano effettuate correzioni redazionali, all'inizio sottoponendomi le correzioni da effettuare (il responsabile era Gino D'Antonio che, da grande autore completo e splendida persona, era più propenso a rispettare il lavoro dei colleghi), e poi facendole direttamente. La cosa mi stava bene perché, restando totalmente miei i diritti di quelle storie, sapevo che quando avessi voluto avrei potuto ripubblicarle nella versione originale, come infatti è successo sia per Agenzia Scacciamostri che per tutti i classici a strisce umoristiche a cominciare da Dante. Oltretutto, il diritto della redazione di intervenire liberamente sui miei lavori era scritto nero su bianco nei "contrattini" che firmavamo di volta in volta ("Periodici San Paolo Srl potrà disporre la revisione redazionale dei testi e/o disegni forniti per la pubblicazione a stampa che, ora per allora, l'Autore autorizza e accetta"; trovate il contratto completo sul citato "La testa tra le Nuvolette" insieme a quello che regola i rapporti tra SBE e gli sceneggiatori-creatori di una serie).   



Erano comunque ancora tempi "artigianali". Da sempre, nelle produzioni seriali, quando lo sceneggiatore o il disegnatore "titolare" non ce la faceva a consegnare il lavoro in tempo per la pubblicazione, venivano chiamati - da lui o dall'editore - altri autori per supportarlo, vuoi inchiostrando le sue matite, vuoi facendo anche le chine. Di solito si cercava di avere tavole abbastanza "mimetiche" da non suscitare perplessità nel lettore, che comunque per la maggior parte non distingueva una mano dall'altra e al massimo poteva non riconoscere le fattezze dei volti dei protagonisti. Di solito, almeno alla Bonelli, si cercava di evitare il rischio facendo rifare a Galleppini e Ferri sulle tavole di altri autori le teste dei vari Tex e Zagor o semplicemente attaccando visi ritagliati da fotocopie. Se questo faceva drizzare i capelli in testa agli appassionati che si accorgevano del lavoro di collage, con la stragrande maggioranza dei lettori lo stratagemma funzionava.
In quel mondo "alla buona" nel quale gli editori arrivavano a tagliare-rimontare brutalmente le tavole originali (che in rarissimi casi venivano restituite agli autori) per adattarle alla necessità di ristampe in diverso formato, e poi magari le buttavano via, pochissimi autori si preoccupavano di veder "rispettato" il loro lavoro. Riscuotevano per quanto consegnato ed erano grati di averne subito altro.
Quando con la maggiore consapevolezza del valore di quei materiali e sull'onda dell'impegno di autori e autrici per veder riconosciuti i loro diritti le cose sono cambiate, alcuni comportamenti hanno iniziato a stridere.
Va anche detto che una parte del problema è che a gestire case editrici e/o redazioni in Italia sono gli sceneggiatori, che stante la situazione si arrogano il diritto non solo di mettere mano ai testi dei collaboratori esterni, ma pure di decidere vita o morte delle tavole disegnate pur essendo quasi sempre totalmente inesperti del mestiere. Il risultato è che le tavole vengono realizzate non secondo i criteri grafici richiesti dal linguaggio, ma secondo il "punto di vista" dello scrittore. Situazione ben diversa da quella statunitense, dove generalmente al disegnatore si chiedeva di gestire sulla base del soggetto l'intero impianto grafico della storia mentre lo sceneggiatore-redattore interveniva a valle solo sui testi dei balloon.
Se da noi molti autori, come in passato, accettano filosoficamente la situazione accontentandosi di portare a casa "lo stipendio" sopportando tutti gli interventi redazionali nei testi e le richieste di correzione delle tavole che il curatore, nella sua ignoranza, ritiene necessarie, la maturata consapevolezza dei propri diritti autoriali ha creato già in passato frizioni soprattutto fra disegnatori (per esempio Pino Rinaldi) e redattori, e portato a rivendicazioni come quella di Claudio Castellini per veder riconosciuto il proprio apporto alla creazione del personaggio di Nathan Never. In quest'ultimo caso il problema venne "risolto" allargando i cordoni della borsa a fronte dell'accettazione nero su bianco nel contratto da parte del disegnatore del fatto che i tre sardi fossero gli ideatori non solo narrativi del personaggio, ma anche grafici!!! Nel caso di Rinaldi e altri, suppongo che ci si sia limitati a inserirli nella categoria dei "rompicoglioni" e a non dare loro altro lavoro.
Ma è possibile fare diversamente?
Quando chiesi a Decio Canzio se, come si fa nel mondo delle produzioni librarie, si potesse sottoporre allo sceneggiatore il testo con le indicazioni redazionali per un suo "visto" finale, consentendogli all'occorrenza di effettuare le correzioni richieste col proprio stile di scrittura, mi fu risposto che non era possibile. Il motivo ufficiale era che avrebbe aumentato troppo il lavoro redazionale; suppongo che il problema fosse soprattutto che avrebbe tolto o comunque molto ridimensionato il potere assoluto a cui i redattori erano abituati.
Potere non sempre giustificato. Se da una parte c'è una ragionevole necessità di sveltire e uniformare la produzione, dall'altro ci sono presunzioni non sostenute dai fatti. Il timore che un tipo diverso di scrittura o di disegno potesse deludere e addirittura far fuggire i lettori si è dimostrato nel tempo del tutto ingiustificato: l'arrivo sulle pagine di Tex di un disegnatore dallo stile molto lontano da quello di Galleppini quale è Giovanni Ticci non ha causato alcuna reazione negativa negli acquirenti abituali ma, anzi, ha sicuramente suscitato nuovi entusiasmi. Certo, la scelta era stata fatta in modo oculato da Bonelli stesso, consapevole delle capacità del disegnatore senese, ma dimostra altresì che l'alternarsi di stili diversi non turba l'assoluta maggioranza dei lettori che, interessati solo a trascorrere una piacevole mezz'ora con un personaggio che amano, passano senza problemi da un Galep a un Letteri, a un Nicolò o a un Ticci; così come passano tranquillamente dalle storie di G. L. Bonelli a quelle del figlio Sergio, di Claudio Nizzi o di Mauro Boselli che, con tutto il "controllo" possibile dell'editore o del direttore editoriale, scrivono in modo assai diverso l'uno dall'altro e rendono dunque ridicole le pretese di necessaria "uniformità" che riguardano, chissà perché, solo i collaboratori esterni o minori.
Lo stesso Sergio affermava quarant'anni fa di ricevere circa tremila lettere ogni mese dai lettori (quelli che oggi fanno post sui social) con critiche, consigli o desideri; le leggeva tutte, ma dava loro l'importanza che avevano di fronte ai quattrocentonovantasettemila del mezzo milione venduto che invece acquistavano e leggevano Tex in silenziosa soddisfazione senza nulla sapere di stili di disegno o di scrittura.
Dunque, nel momento in cui l'editore decide di mettere sull'albo il nome dello sceneggiatore e del disegnatore dovrebbe correttamente limitarsi a correggere i refusi e lasciare per il resto il lavoro come il singolo autore l'ha concepito. Nessuno chiederebbe mai a Mina di cantare una canzone di Battisti imitandolo; le si chiede, ovviamente, di darne una personale interpretazione. Così trovo assurdo che i "curatori" delle varie serie impongano, qualche volta appunto con pesanti interventi, l'adesione dei collaboratori esterni a uno stile "originale" soprattutto se quello a cui si chiede di adeguarsi è ormai in realtà a sua volta l'imitazione di un'imitazione, giacché i creatori dei vari personaggi spesso non sono più tra noi.





venerdì 1 maggio 2026

Fascette, che passione!



L'idea me l'aveva data all'epoca di Fritto Misto Loris Cantarelli (che a sua volta l'aveva ripresa da non so chi): pubblicare una serie di fascette come quelle che gli editori mettono sui libri per segnalare grandi risultati di vendita o "segnalazioni" di autori di grido tipo Stephen King, mettendoci invece i giudizi che hanno dato lettori e lettrici sui vari social o in privato.

Visto che con l'uscita della nuova edizione NPE di Dante commenti e giudizi sono fioccati, ho pensato di raccoglierli, appunto, in fascetta. E ce ne ho aggiunti anche altri relativi ai Promessi Sposi a fumetti, all'Annuario Nuvolette e al mio romanzo di fantascienza che avevo registrato in precedenza. Dopo essermeli spesi su Facebook e Instagram, li riunisco qui a futura memoria. Se ne arriveranno altri, li aggiungerò man mano.