mercoledì 25 marzo 2026

Danni collaterali inaspettati


Sappiamo tutti quanto le nuove tecnologie abbiano cambiato le cose nel mondo dell'editoria, ne abbiamo parlato più volte: computer che col desktop publishing hanno distrutto lavori come la fotocomposizione e letteralmente tolto dal mercato tutti gli strumenti che la Letraset forniva a titolisti, impaginatori e quant'altro; macchine fotografiche digitali che hanno spazzato via la produzione dei rullini fin lì usati; tavolette grafiche che hanno reso obsoleti i metodi tradizionali di disegno e colorazione; programmi di scrittura che hanno eliminato dal mercato le macchine da scrivere ecc.
Molte di queste innovazioni hanno indubbiamente migliorato la vita dei professionisti del settore, rendendo più veloce il loro lavoro e permettendogli di ottenere risultati prima inimmaginabili. E chi per età e indole preferiva continuare a lavorare con metodi tradizionali disegnando su carta poteva continuare a farlo, anche se per fornire il lavoro all'editore era magari costretto ad assumersi l'incarico un tempo appannaggio dei fotolitisti di scansionare in casa le proprie tavole e lavorarle parzialmente al computer per digitalizzarle e poter così spedire (per email, e ciao postini) in redazione dei file invece di ingombranti pacchi di pagine disegnate. Con qualche vantaggio: niente più possibilità per l'editore di impossessarsi degli originali, né rischi di smarrimento da parte di poste o corrieri.


Per chi vorrebbe continuare a produrre analogicamente i suoi fumetti, però, a distanza di trent'anni dal massiccio ingresso delle nuove tecnologie nel settore, stanno cominciando a vedersi i danni collaterali a cui, forse da sciocchi, non si era pensato.
Infatti, ridotta a richiesta di nicchia la domanda di alcuni prodotti come la carta da disegno, i pennini, i pennelli e l'inchiostro di china, le aziende fornitrici di quei materiali sono entrate in crisi, e per farvi fronte hanno eliminato o diminuito la produzione (con aumento dei prezzi) di alcuni dei loro storici articoli, o ne hanno cambiato le caratteristiche. Io non uso più da decenni il pennino, e sul fronte dei pennelli per adesso trovo ancora nei negozi di Belle Arti gli ottimi Winsor & Newton, così come i pennarelli a prova d'acqua e luce Pigma Micron della Sakura coi quali ho sostituito i pennini. Da diversi mesi, invece, combatto una dura battaglia sul fronte di carta e inchiostro.


L'inchiostro di China della Pelikan un tempo era bella nero e quando lo passavo col pennello riuscivo a ottenere linee nette come nella stampa. Ormai quell'inchiostro è diventato acqua sporca. Lavorarci è impossibile. Ho chiesto al negoziante, che mi ha consigliato il nero della Winsor & Newton (un Indian Black Ink), ma l'avevo già usato in passato e mi massacrava i pennelli. Mescolandolo col grigio pallido della Pelikan riuscivo a ottenere una miscela accettabile, ma comunque non proprio soddisfacente. Mi ha suggerito allora di provare l'Indian Black della Kandahar. In effetti era denso e corposo al punto giusto... ma qui è scattato il problema dell'incompatibilità con la carta. Da innumerevoli lustri uso la Schoeller liscia, ottima sia per disegnarci col pennarello che col pennello. A parte il fatto che da più di un anno la ditta ha quasi raddoppiato il prezzo e che in alcune risme è scomparso il marchio dell'azienda (se la produrre da altre ditte e poi la smercia lei?), quando sono andato a inchiostrarci col pennello... mi è sembrato di usare della carta assorbente! Dalle linee tracciate si dipartivano "peluzzi" in tutte le direzioni. Una cosa allucinante! Per sistemare le tavole inchiostrate ho dovuto cancellare tutte quelle sbavature sul computer con Photoshop... come disegnarle due volte.




Tornato al negozio, ho comprato un foglio di cartoncino liscio di tutte le marche disponibili: una francese, la F4 della Fabriano e persino il bristol sul quale ho inchiostrato senza problemi, eoni fa, tutte le tavole de Le Sexy Operette. Niente da fare: su tutte permane l'effetto carta assorbente. Alla fine ho scovato in un cassetto una carta ruvida che avevo comprato qualche anno fa per un lavoro particolare, e lì il pennello intinto nell'Indian Black è tornato a scivolare con la piacevolezza di sempre. Tutto risolto? Non proprio, perché essendo ruvida la carta, se accetta perfettamente le setole dello Winsor & Newton, per sua natura fa invece resistenza al pennarello che mi serve per le linee di alcuni sfondi come palazzi e altro. Male minore, ma resta il fatto (ammesso che quella carta ruvida sia ancora in commercio; la settimana prossima tornerò dall'amico negoziante... incrociando le dita) che dovrò rinunciare temo per sempre a una parte della piacevolezza del lavoro di inchiostrazione che tanto amo.
Finché continueranno a produrla, continuerò perciò a prendere la Schoeller per le strisce, visto che per il pennarello è ancora ottima, e per il pennello userò la combine carta ruvida-Kandahar... finché continueranno a produrle entrambe.
La triste constatazione finale è che le nuove tecnologie, anche quando non ti obbligano direttamente ad adeguarti a esse, ti tolgono da sotto i piedi il terreno del sentiero sul quale vorresti proseguire il tuo cammino.



martedì 24 marzo 2026

Il giorno di Dante


Anche quest'anno si celebra il Dantedì.
Non lo si farà con la marea di eventi che l'hanno accompagnato nell'anno del settecentenario dalla scomparsa del Sommo Poeta, ma comunque l'occasione di ricordare l'Alighieri verrà colta, una volta di più.
Ecco qui di seguito un piccolo e parzialissimo elenco di quello che si prepara.





Ovviamente a Ravenna dove il Ghibellin Fuggiasco morì e nel resto dell'Emilia Romagna



Con la proiezione per le scuole di tutta Italia del film
"Mirabile visione: Inferno" di Matteo Gagliardi in trecento (e quante, se no?) sale.



A Firenze (e specialmente alla sua Università)




A Rho











A Como (sarebbe stato il posto perfetto per presentare anche il mio romanzo dantesco)



...e in tantissime altre località che vi lascio scoprire sul vostro motore di ricerca preferito.


Peccato aver mancato (per due giorni!) di celebrare la ricorrenza anche con l'uscita dell'edizione di NPE del mio "Dante - La Divina Commedia a fumetti". Vabbe', festeggeremo il 27 invece del 25. O il 28, a Lucca Collezionando dove il volumone sarà tenuto a battesimo allo stand della Nicola Pesce Editore. Metto in fresco lo spumante, siete invitati tutti e tutte.



E oltre alla Divina Commedia a fumetti, su Amazon (e a Lucca Collezionando, per chi verrà) trovate anche le mie altre opere dantesche.









sabato 21 marzo 2026

Pagare moneta, disegno più bello


In questi giorni sto raccogliendo, scansionando e impaginando tutte le vignette che ho realizzato negli ultimi quarant'anni, da quelle per le riviste di enigmistica di Corno e Bonelli, a quelli per FuoriCasa (giornale venduto per abbonamento ai gestori di ristoranti, alberghi e simili), a quelle per Famiglia Cristiana, a quelle per quotidiani online locali e altro. In questo contesto ho trovato conferma una volta di più a una spietata legge che regola la nostra professione: un po' come in uno slogan operaio diventato famoso negli anni settanta, "a paga di merda, lavoro di merda", anche nel nostro mestiere tocca adeguare la qualità del lavoro al livello del compenso. In realtà, siccome il destinatario finale è l'incolpevole lettore o lettrice, si cerca di mantenere un sufficiente livello qualitativo per non far scontare a loro le "colpe" dell'editore che, specialmente negli ultimi anni, è spesso a sua volta costretto a tagliare i compensi da una situazione del mercato sempre più precaria. Ma l'autore/autrice, se gli diminuiscono le entrate da una parte non ha altra scelta, per compensare la perdita di introiti, che cercare nuovi lavori, e il tempo per fare questi deve forzatamente sottrarlo al primo. E temo che sempre più spesso lo farà ricorrendo ai programmi di Intelligenza Artificiale.



Negli anni settanta, quando ho cominciato a lavorare io, il livello del compenso era dovuto alla robustezza della casa editrice. Se una Mondadori pagava bene i collaboratori di Topolino, è normale che una scalcinata e un po' cialtrona casa editrice di tascabili sexy di serie B pagasse molto meno. Se poi c'era di mezzo uno studio che si prendeva la sua fetta, a sceneggiatori e disegnatori arrivavano in tasca cifre ancora minori. A me le Sexy Operette e Pancozzi servirono da "scuola" ed ero perciò spinto a fare sempre meglio per poter raggiungere un livello di qualità che mi consentisse a un certo punto di aspirare a collaborazioni con editori di maggior spessore. E l'impegno profuso doveva essere stato recepito dai lettori, visto che la collana programmata per durare un paio d'anni andò avanti per quasi quattro. "Tirai via" in una sola occasione: quando il titolare dello studio mi disse che la pubblicazione chiudeva e che quello che dovevo realizzare sarebbe stato l'ultimo numero. Non avendo a quel punto spazio per ulteriori occasioni di miglioramento personale né lettori da "tenere avvinti" alla testata, quella storia finale ("Il circo erotico") la feci mettendo insieme pezzetti di numeri precedenti, un po' come si vede a volte in qualche episodio di telefilm. Quando spedii il lavoro mi sentii dire che quella trovata "non era professionale". Visto che non si parlava certo di una pubblicazione di prestigio da salvaguardare fino all'ultimo e, come detto, si era deciso di chiuderla, ribattei con un "vecchio proverbio" inventato lì per lì: "La mosca si nota sul pane, non sulla cacca del cane".




I successivi lavori, per la rivista Adamo della Corno, erano pagati decisamente meglio (e non c'era più di mezzo uno studio a mangiarsene una parte), ma la testata non durò a lungo, così mi ritrovai, di nuovo tramite studio, a lavorare per la Corno e poi per la Bonelli a due mensili di cruciverba, Enigmistica & Quiz e L'Enigmistica Illustrata, realizzando strisce umoristiche ("Sando" e "Il pinguino Colofòn") e vignette. Un po' perché il mio disegno era comunque ancora un po' acerbo e un po' perché i compensi erano decisamente bassi, curavo come potevo le strisce (che sapevo avrei potuto riutilizzare in futuro) e tiravo invece via il disegno delle barzellette, nelle quali contava ovviamente soprattutto la battuta.  Pur fatte in fretta, rivedendole oggi devo dire che il disegno era comunque efficace e comunicativo. Al punto che una, copiata anni dopo di sana pianta da un ignoto collega (ma credo di aver riconosciuto il tratto) fin nella costruzione del disegno, di sicuro più professionale rispetto al mio dell'epoca, pur nella sua ruspantezza risultava più efficace nella mia che in quella plagiata apparsa in un'altra rivista di enigmistica.


Quando mi si chiese di realizzare vignette per la su citata FuoriCasa, che mi pagava in maniera decisamente professionale, le curavo al mio meglio e il risultato si vedeva (è vero che la vignetta occupava l'intera pagina finale della rivista, e dunque richiedeva un'adeguata ricchezza e cura dei particolari).


Chiamato a fare le vignette per la pagina del Buonumore di Famiglia Cristiana a rotazione con altri colleghi, visto il compenso più basso (per singola vignetta) ma comunque ragionevole e il minore formato di pubblicazione, mi orientai su vignette meno impegnative ma comunque curate, tanto che le inchiostravo a pennello, modalità che richiede più tempo rispetto al rapido ripasso a pennino d'un tempo o a pennarello adottato successivamente. La collaborazione durò qualche anno e poi fu bruscamente interrotta. Qualche anno dopo fui di nuovo contattato dalla redazione: il direttore mi chiedeva di tornare a fare vignette, ma solo quattro per pagina invece di cinque e pagate, cadauna, qualcosa meno di prima, ché ormai le vendite di tutta la stampa erano in inarrestabile diminuzione e il settimanale paolino non faceva eccezione. Accettai, ma abbandonai l'impegnativo ripasso a pennello a favore del più rapido pennarello e, nella colorazione, abbandonai ombre e sfumature passando a semplici tinte piatte. Per i lettori, naturalmente, non cambiava niente: restavano le battute e il disegno funzionale ad esse; del tipo di inchiostrazione e colorazione poteva accorgersi solo qualche collega più attento.


Quando mi informarono che dalle quattro vignette si sarebbe passati a tre ospitate in uno striminzito colonnino laterale, mi adeguai riducendo il formato e di conseguenza la complessità del disegno. Poi siamo tornati alla pagina intera e ho di nuovo ingrandito gli originali... ma non quanto in precedenza.

Morale della favola: se la situazione del settore continua a peggiorare come negli ultimi due decenni, temo che la qualità generale delle storie e dei disegni si abbasserà sempre più. Speriamo migliori quella dei webcomic che stanno guadagnando sempre più spazio.





mercoledì 18 marzo 2026

A riveder le stelle


L'attesa è stata lunga, ma è finita.
Dopo il fallimento della Shockdom e il conseguente blocco dei diritti per un anno, nell'estate scorsa avevo cominciato a cercare un nuovo editore per le mie versioni dei classici a strisce umoristiche approdando felicemente alla Nicola Pesce Editore. Questo ha significato altri mesi d'attesa: stipula dei contratti, raccolta di tutti i materiali (nel frattempo uno degli hard disk esterni dove avevo archiviato i vari file si era danneggiato e questo ha reso più difficoltoso rimettere insieme il tutto), rilettura per stanare eventuali refusi rimasti nell'edizione precedente (e ce n'erano) e poi il lavoro redazionale della NPE: studio della grafica, impaginazione, invio dei comunicati promozionali ai punti vendita, controllo finale mio per il "visto si stampi"... ed eccoci a destinazione. Il volume, nella nuova, elegantissima versione cartonata di grande formato che l'editore è riuscito a mantenere al prezzo del brossurato di formato ridotto della Shockdom andrà in libreria e fumetteria dal 27 marzo, ma già da oggi è preordinabile sui principali siti online di vendite librarie, a cominciare da Amazon.


Nel frattempo anche per "Omero - Iliade e Odissea a fumetti" è terminata la preparazione editoriale. Io ho già stanato tre o quattro refusi residui (quanti ne avevamo scovati, insieme alla preziosissima Chiara Zulian ai tempi della Shockdom!) e attendo le correzioni finali per dare il "visto si stampi" anche a questo che verrà distribuito probabilmente intorno a settembre. La macchina della NPE si metterà poi al lavoro sull'inedito Pinocchio (sarebbe fantastico riuscire a mandarlo in libreria in tempo per le strenne natalizie!) e infine Benito.

Il lungo viaggio nelle tenebre dell'infernale iter fallimentare è finito, e io e Dante torniamo "a riveder le stelle".

sabato 28 febbraio 2026

Otto sillabe per Carolina


All'inizio del secolo scorso, dopo essersi affermato negli Stati Uniti nel decennio precedente, il Fumetto sbarcava anche in Italia.
Lo fece sulle pagine del Corriere dei Piccoli, un giornale per ragazzi ideato da Paola Lombroso Carrara, figlia del fondatore della criminologia Cesare.


Dopo aver tentato senza successo con il direttore de il Secolo, la giornalista aveva trovato alla fine accoglienza al Corriere della Sera diretto da Luigi Albertini. Il settimanale approdò alle edicole il 27 dicembre del 2008 come supplemento del quotidiano, al prezzo di 10 centesimi di lire. La rivista si proponeva di diffondere cultura presso gli strati della popolazione che fino ad allora ne erano stati esclusi, rivolgendosi ai bambini in maniera adatta all'età, cercando di acculturarli divertendo.


La prima pagina era sempre dedicata a una storia di una sola tavola a colori a quattro strisce di due vignette ciascuna; dalle tavole originali statunitensi erano state tolte le nuvolette giudicate diseducative in quanto avrebbero disabituato il pubblico infantile dalla lettura dei testi. In sostituzione, sotto ogni vignetta c'erano brevi versi in rima baciata, per la precisione degli ottonari. La nuova pubblicazione si presentava come un "giornale", in tutto simile al quotidiano, mescolando però alle pagine di testo (articoli e racconti) delle tavole disegnate, non ancora chiamate fumetti ma "storie illustrate a colori". Come detto, inizialmente il materiale proposto era di origine anglosassone e statunitense. I nomi dei personaggi erano stati italianizzati, così "Happy Hooligan" era diventato Fortunello, "Bringing Up Father" era stato ribattezzato Arcibaldo e Petronilla e i "Katzenjammer Kids" aveva preso il nome di Bibì, Bibò e capitan Cocoricò. In un secondo momento, accanto alle storie importate dall'estero fiorì una notevole produzione italiana con personaggi come Bilbolbul di Attilio Mussino, Quadratino di Antonio Rubino (fu lui, poi, a coniare il termine "fumetto"), il signor Bonaventura di Sergio Tofano, il sor Pampurio di Carlo Bisi e il Marmittone di Bruno Angoletta.
Se in Letteratura l'ottonario più conosciuto è quello della "Canzona di Bacco" di Lorenzo de' Medici ("Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia..."), a livello popolare sono stati sicuramente i versi di Sto ("Qui comincia l'avventura del signor Bonaventura...") e Bisi ("Sor Pampurio arcicontento del suo nuovo appartamento...") a fare la fortuna di questo tipo di versi un po' cantilenanti.



Me ne sono ricordato quando ho deciso di mettere mano a un libretto ispiratomi dai giochi della mia nipotina.
Carolina, quattro anni e mezzo adesso, ama ogni genere di gioco, dalla tombola ai puzzle e dalle bambole alla sua fantasiosa ginnastica, ma predilige su tutto metter su recite improvvisate che la vedono vestire di volta in volta i panni di pilota d'aereo, tecnico (o "tècnon", come lo chiama lei), parrucchiera-estetista, negoziante (o "mercantaia", come dice lei), madre, figlia, principessa, cagnolino, top model o poliziotta. In quest'ultima veste, era necessario che qualcuno interpretasse la parte del ladro (o "malinquente", secondo il neologismo da lei creato) così mi sono inventato il personaggio del terribile Alfio Bobbò, il primo nome buffo che mi è saltato in testa. Non vi dico quanto tempo ho passato in prigione ammanettato o addirittura incatenato, anche se ogni volta riesco naturalmente a evadere e tornare a delinquere.
A un certo punto ho pensato di dare ai due protagonisti del gioco una veste di carta in modo che, quando sarà cresciuta, la nostra adorata nipotina possa conservare un simpatico e tangibile ricordo di questi anni giocosi.
E' nato così il libriccino di cui avete visto la copertina in apertura di post e potete vedere qui sotto un intero episodio dei dieci che lo compongono.










Potevo fare un normale libro per ragazzi con il testo accompagnato da una serie di illustrazioni, oppure un tradizionale fumetto, ma ho preferito recuperare quell'antico modo di raccontare con gli ottonari sotto le vignette in modo da legare il lontano passato della mia infanzia e delle mie letture di bambino (anche sul primo giornalino entrato nella mia vita, il Monello, c'erano alcune storie con il testo in versi come nel Corriere dei Piccoli degli inizi: Superbone, i Fratelli Monellini, Tamarindo e il sor Cipolla...) ai primi giochi di Carolina che spero restino un caro ricordo e un angolino di calore nell'imprevedibile futuro che l'attende.






lunedì 9 febbraio 2026

E gli Hominidi, muti!


Per il Giornalino, settimanale della San Paolo Periodici all'epoca diretto da don Tom(maso Mastrandrea), dopo le avventure semiserie del professor Van Der Groot e tra un classico e l'altro a strisce umoristiche - da Dante, a Omero, all'Eneide e ala Gerusalemme Liberata - mi inventai anche una serie... preistorica. Incentrata non sugli uomini delle caverne già protagonisti di varie serie a fumetti (potete vederne qualcuna qui sotto), ma sui loro antenati appena discesi dalle scimmie: gli Hominidi.






La trovata della serie era l'invenzione, accanto ai realmente esistiti Homo Habilis, Homo Gracilis e Homo Robustus, di una quarta specie purtroppo mai estintasi: quella dell'Homo Furbens.
I "furbi" mi sono sempre stati antipatici, e li considero generalmente delle persone disprezzabili perché capaci, per un immediato e spesso miope tornaconto, di creare danni per sé e per gli altri. Così ecco il loro antenato combinare ogni genere di guai inseguendo facili vantaggi che puntualmente dimostrano di non esserlo affatto. Come si vede, un fumetto a suo modo "pedagogico".





La serie all'epoca fu interrotta bruscamente per il cambio di direttore dovuto all'insorgere dei primi problemi economici della casa editrice, e confido di avere prima o poi l'occasione per ripubblicarla presso qualche editore "per ragazzi", o male che vada il tempo per riproporla direttamente in volume autoprodotto per Amazon con le mie Edizioni Foxtrot.

Recentemente mi è venuta l'idea di farne una nuova versione con storielle di una sola pagina e, per renderle godibili anche da lettori e lettrici non ancora alfabetizzati, mute.
Al momento ne ho realizzate solo tre pagine che vi mostro qui sotto.




 Avranno un seguito? Solo l'imperscrutabile Dea della Cartastampa ce lo può dire.