venerdì 17 settembre 2021

Un'edizione Somma


Nel 2015, in occasione dei 750 anni dalla nascita di Dante Alighieri, proposi alla Shockdom di pubblicare un'edizione “definitiva” della mia Divina Commedia a fumetti, e l'editore fu felice di aggiungere al suo catalogo la versione a strisce umoristiche del viaggio oltremondano dei due “nasoni” Dante e Virgilio venendo ripagato da un successo di pubblico che ha già portato il volume alla sua ottava ristampa.
Quest'anno, per i 700 anni dalla morte del Poeta, è stato l'editore a proporre di offrire all'opera un'edizione degna della nuova ricorrenza. Dopo un breve “scuotimento di cervelli”, per dirla all'inglese, tra editore, autore e collaboratori della casa editrice si è deciso di varare questo imponente e lussuoso tomo cartonato di quasi cinquecento pagine in grande formato (21x29,7 cm.) dove, per la prima volta, il poema del Ghibellin Fuggiasco e la mia scherzosa – ancorché puntuale – rilettura si incontrano sulle stesse pagine. Una "Somma Edizione" davvero monstre, con tanto di scritte dorate in copertina e segnalibro di stoffa, per la quale sia io che i redattori (grazie, Chiara e Stefano!) abbiamo dovuto correre, perché la decisione è stata presa un po' all'ultimo minuto e i tempi di lavorazione erano davvero strettissimi per poter puntualmente uscire in occasione del settecentenario (il Divin Poeta, si sa, ci ha lasciati nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321). Anche se è stata una faticaccia, ne è valsa la pena: il libro è... bellissimo! Mai avrei immaginato - non solo quando ho pubblicato le prime acerbe strisce su Off Side quasi 52 anni fa, ma anche durante l'intero travagliato percorso editoriale dell'opera - che un giorno il mio lavoro avrebbe avuto un'edizione così... monumentale.


L'operazione mi ha offerto il destro per fare l'unica cosa che ancora mi mancava, riguardo alla Commedia: illustrarne i Canti. L'ho fatto, naturalmente, alla mia maniera realizzando in punta di matita una serie di “vignette mute” nella speranza di aggiungere divertimento al divertimento. Potete vedere qui di seguito alcune pagine esemplificative del libro, con la nuova grafica (del valente Antonucci) e le mie vignette-illustrazioni a matita "grassa".











Se per Inferno e Purgatorio mi sono inventato normali vignette, per il Paradiso (sempre ostico da mettere in burla) ho tirato un mio vecchio progetto fuori dal cassetto dove dormiva, quello degli Ognissantini, cioè una raccolta di "santini" di fantasia, inventandone uno per Canto.



Questo è quanto. Dal 13 settembre il volume è in tutte le librerie, fumetterie e siti di vendita online, a cominciare ovviamente da quello dell'editore dove, fino a fine mese, lo si può ricevere con mia dedica e, fino a fine anno, con quattro gadget esclusivi. Costa 50 euro. Non poco ma, credetemi, li vale tutti.



sabato 11 settembre 2021

Che fantastica cosa, il Mestiere!


Questa estate è tornata prepotente la voglia di scrivere. Così ho dato un'occhiata a tutti i concorsi letterari che giravano in rete e alla fine ho partecipato a ben quattro di essi. Mica per vincere (poi, se succede, meglio), ma solo per impormi di rubar tempo all'attività fumettistica e mettere intanto in magazzino materiale che mi tornerà buono per future raccolte di racconti o come capitolo di qualche romanzo.

Alla fine ne sono usciti due brevi testi gialli con protagonista il maresciallo Tinti (di cui avevo già raccontato una prima avventura), un racconto di fantascienza con Shanna Shokk (già recuperata letterariamente su un'antologia curata dall'amico Paolo Motta), e nientepopodimenoche... un sonetto dantesco sulla pandemia (trattandosi di opera ironico-satirica, spero che chi la leggerà mi perdonerà gli errori di metrica che ho sicuramente commesso).



Mai come in questo frangente ho apprezzato quella meravigliosa risorsa che è il Mestiere!

Il difetto di questi concorsi è infatti che hanno quasi sempre dei limiti di lunghezza: non meno di tot battute, non più di tot battute. E visto che io scrivevo per le mie necessità, ho realizzato i testi senza pormi paletti di alcun tipo. Così, solo dopo aver terminato il primo raccontino giallo che avevo tenuto stringato perché m'interessava esclusivamente il gioco del colpo di scena finale, ho scoperto con orrore che invece delle mie 12mila battute, il regolamento ne prevedeva da 20 a 30mila. Chi è venuto in mio soccorso a quel punto? Eh, sì, il Mestiere coltivato e maturato in cinquant'anni di professione. Allo scarno avvicendarsi degli eventi e degli indizi ho così aggiunto personaggi secondari, dettagliato le domande ai testimoni, inserito descrizioni... finché sono riuscito a portarmi alla lunghezza richiesta senza che si avesse alcun effetto di "allungamento del brodo" ma solo un tipo di narrazione più ricca.

Col secondo racconto, mi sono trovato nella situazione opposta: avevo scritto quasi 20mila battute, ma il concorso ne richiedeva 9-10mila. Purtroppo, anche se avessi lavorato contemporaneamente alle due vicende, non avrei potuto semplicemente sostituire l'una all'altra, perché una aveva anche un tema. Così, stavolta ho dovuto lavorare di forbici ed essenzializzare la narrazione. Grazie al Mestiere, è stato un gioco da ragazzi. Altra complicazione, quando ho letto il bando del concorso mancavano solo sette giorni alla scadenza. E non avevo ancora la minima idea della storia da scrivere. Ancora una volta, mi ha soccorso l'esperienza. Mi sono preso quattro-cinque giorni per mettere insieme un'indagine che stesse in piedi (mentre andavo avanti col lavoro fumettistico). Quando mi sono trovato senza un movente che giustificasse il ricorso all'omicidio ho preso una rivista di enigmistica (ancora il Mestiere) e mi sono messo a leggere le definizioni di uno schema di Parole Crociate... finché una non ha fatto scattare la scintilla creativa che si rifiutava di venire. Nei due giorni residui ho scritto il racconto, l'ho ridimensionato come su detto, riletto, corretto e spedito... un'ora prima della scadenza.

Per quello di fantascienza, mi sono limitato a riprendere l'idea di base da un episodio fumettistico della mia Shanna e costruirci sopra una vicenda un po' diversa. Anche qui, sforando il numero di battute concesse. Un pomeriggio è bastato, grazie al Mestiere, per limare la lunghezza salvaguardando le parti più specificamente riferite al tema richiesto. Ho consegnato con un giorno d'anticipo.



In ognuno dei tre casi, naturalmente, ho conservato anche la versione originale dei racconti (e qui un grosso grazie va invece ai programmi di scrittura digitale), e quando si tratterà di riutilizzarli in futuro deciderò caso per caso quale sarà più adeguata.

Quanto al sonetto, beh, per quello l'esperienza accumulata è recente. Mi riferisco alla parte in versi del "Dante 2.0 - Ritorno all'Inferno" appena pubblicato da Shockdom. Comunque, Mestiere anche qui: terminata la scrittura delle terzine mi sono accorto che il regolamento richiedeva che una delle parole utilizzate contenesse il termine "dante" (tipo "comandante", "andante", "ritardante" ecc.); ho trovato in due secondi una parola con quel requisito che andasse a sostituirne una scritta in precedenza senza perdere il senso della frase.



Dunque, mentre torno alle strisce dell'Omoragno (che come ho detto avevo comunque portato avanti insieme a questi esercizi di scrittura), non posso che ringraziare ancora una volta il Mestiere. Che, guarda un po', mi è stato utile anche per questo lavoro fumettistico: giunto quasi alla fine, mi sono accorto di non aver sfruttato le potenzialità di una doppia gag usata all'inizio della storia; così, con un lavoro di taglia e cuci su alcune pagine, da due strisce ne ho ricavate quattro più divertenti delle originarie.

Che dite, se lo merita un monumento, 'sto Mestiere?



domenica 5 settembre 2021

Ubi maior fumetto cessat


Commentando qualche giorno fa su Facebook la pubblicità di un nuovo romanzo a fumetti tratto da un successo di Maurizio De Giovanni sul catalogo online Preview, scherzavo sui motivi che potevano aver spinto la redazione della Bonelli a non mettere in copertina i nomi dello sceneggiatore e del disegnatore, ma solo quello dello scrittore. Qualcuno l'ha presa più sul serio del necessario, ma non è un problema. Purtroppo quando si mettono le parole nero su bianco, possono acquistare un "peso" che non hanno mai avuto nella testa di chi le ha scritte. Pace.



Vedremo poi se quella apparsa su Preview (senza l'abituale scrittina "copertina provvisoria") è davvero la cover definitiva - e sarebbe un doppio problema: primo, rappresenterebbe uno schiaffo agli autori del fumetto; secondo, farebbe toccare il fondo alla cura grafica della casa editrice, data la sua essenzialità per non dire povertà - o se si è trattato di una svista dei comunicatori della casa editrice, e allora sarebbe il caso di controllarli di più (se sono pagati a sufficienza per richiedere loro un lavoro di buona qualità) e magari anche di fare loro un breve corso sulle varie facce del fare editoria in modo da evitare, come è successo in passato, che scrivano che gli albi delle serie regolari di Bonelli hanno "98 pagine".

Però, tra i commenti, c'è stata una frase di Mauro Uzzeo, collaboratore bonelliano, che mi ha spinto a ulteriori e diverse riflessioni (quando disegno, il cervello va dove gli pare, e in questi giorni sto prevalentemente disegnando. Per i più curiosi, sono al lavoro su una nuova storia dell'Omoragno per un libro delle rinascenti Edizioni Foxtrot. E' quasi pronto; ne riparleremo).

La frase è questa: "Ricciardi (...) è un personaggio notissimo in ambito letterario e quindi è evidente che l'intera operazione è volta a solleticare - oltre che i lettori di fumetti - soprattutto i lettori di De Giovanni che amano Ricciardi, quindi è SACROSANTO che quelli siano i nomi più visti in copertina".



Mi sono così trovato a riflettere se sia così dappertutto, dal fumetto al romanzo e allo schermo piccolo e grande, o se passando dall'uno all'altro le priorità cambino.

Il risultato è questo: cambiano, e nella graduatoria d'importanza il fumetto - vabbe', in fondo l'abbiamo sempre saputo - è l'ultima ruota del carro. Infatti, se un fumetto è tratto da un romanzo, come ci spiega Uzzeo, è normale privilegiare in copertina l'autore del romanzo di successo, affinché funga da traino nelle vendite. Ma se a essere tratti da un romanzo (o da un fumetto, se è per questo) sono un film o una serie tivù, ecco che che a essere sparati in grandi caratteri su locandine e copertine di DVD sono invece gli attori e/o il regista, mentre scrittori e fumettisti finiscono scritti in piccolo con un "tratto da...", tra gli autori delle musiche e della fotografia.

Vediamo qualche esempio.





Se nel manifesto de "Il vecchio e il mare" Ernest Hemingway si guadagna un certo risalto, comunque un decimo di quello del protagonista Spencer Tracy, "La ragazza del treno" si limita a fare riferimento al "thriller che ha tenuto il mondo col fiato sospeso" e "Millennium" segnala soltanto che il film è tratto "dal fenomeno editoriale internazionale". E ciao Stieg Larsson.

Pure le produzioni televisive non danno grande visibilità all'autore dei romanzi (vediamo il caso di Montalbano), né in Italia né all'estero. A prevalere è il nome dell'attore, oltre a quello del personaggio. E pure De Giovanni, di cui parlavamo sopra, nel DVD de "I bastardi di Pizzofalcone" deve accontentarsi di una citazione in piccolo rispetto ai protagonisti.




Se passiamo ai film tratti da fumetti, gli autori - quando ci sono - sono sempre segnalati abbastanza in piccolo; solo Hergé sulla locandina ha lo stesso risalto di regista, produttori e sceneggiatori, ma solo perché non ci sono attori a fare la parte del leone. E nella copertina del DVD scompare proprio. Ininfluente. A "solleticare" gli spettatori basta il nome del personaggio.



Se passiamo ai fumetti di casa nostra, restando in casa Bonelli vediamo che lo sceneggiatore creatore del personaggio di Tex (disegnatore non pervenuto, ovviamente) deve accontentarsi di apparire dopo gli attori, e comunque con un carattere più piccolo di quello del regista.

Completamente ignorate le sorelle Giussani creatrici del personaggio sulla locandina del "Diabolik" di Mario Bava così come, per quel che si riesce a intravedere, sulla copertina del DVD della nuova versione dei fratelli Manetti, al cinema dal prossimo dicembre.




Non cambiano molto le cose per i film tratti da "romanzi grafici". Nella locandina di "5 è il numero perfetto" Igort si guadagna il nome bene in evidenza, ma solo perché è regista del film oltre che autore del fumetto, mentre Gipi deve accontentarsi del solito trafiletto in caratteri piccoli, anche se in evidenza sopra al titolo della pellicola.



Sembrano non fare eccezione neppure i film di supereroi: sulle locandine di Spider-Man non si intravedono né il nome di Stan Lee né quello di Steve Ditko (perdonate la mia ignoranza: ma hanno fatto un film dell'Uomo Ragno interpretato da Michael J. Fox? O è una falsa locandina fatta bene?) né di altri autori nei film di differenti personaggi Marvel e DC.







Anche nel percorso inverso, dal cinema al fumetto, almeno in copertina non ci sono, tout court, nomi di autori (in qualche caso, quello del "padre" cinematografico, come è giusto) e, se ci sono, è sempre in relativa evidenza.









A dimostrazione della prevalenza del video su tutto il resto, dopo il passaggio sullo schermo grande o piccolo anche sui romanzi di partenza l'editore decide spesso di "agganciarsi" ai protagonisti di cinema e tivù, evidentemente dotati di maggiore capacità di "solleticare" l'attenzione del lettore.




Credo si possa serenamente concludere che cinema e tivù sono considerati (e sono di fatto) i media di maggior appeal, e che siano loro a dominare la variegata catena della narrazione, seguiti con un bel distacco dalla letteratura e infine da quel cugino povero che è il fumetto, costretto ogni tanto a elemosinare un nome di richiamo dagli aristocratici romanzi. Meno male che la crescente "librizzazione" del fumetto sta portando i fumettisti (almeno alcuni) al pari degli scrittori. In questo settore, l'ascensore sociale funziona ancora.