domenica 11 giugno 2023

Siciliana


Ero stato in Sicilia solo una volta, cinquant'anni fa (nell'aprile del '72, per la precisione), in vacanza con l'amico Mario, sua sorella Manuela e l'amica Marisa.




Ci sono tornato a inizio giugno per partecipare a Etna Comics, nella stessa parte dell'isola già visitata quand'avevo vent'anni. Per una incredibile coincidenza, anche mia figlia era in zona per il matrimonio di una collega, così abbiamo deciso di prenderci un paio di giorni di vacanza insieme dopo i rispettivi impegni.
Etna Comics, dicevo. Ne sentivo parlare bene da anni, e ho avuto modo di confermare la buona fama della manifestazione: accoglienza avvolgente, buona organizzazione, pubblico numeroso e interessato. Rispetto a quanto sosteneva un distributore - un po' cialtrone, a dire il vero - negli anni ottanta ("I periodici vendono un terzo della tiratura in Lombardia e il resto fra il nord e il centro; al sud si vende pochissimo"), ho trovato persone interessate e disposte a spendere, quando trovano qualcosa che le incuriosisce. E, di questi tempi, non è scontato.
Se ci si aggiunge una cucina ricca e saporita, davvero un'esperienza positiva.


I miei libri, che per l'idea e la simpatia del disegno hanno il pregio di attirare anche i non appassionati, sono andati a ruba: Dante esaurito già sabato; Dantone e Omero terminati domenica mattina; Renzo & Lucia finiti a metà pomeriggio; Benito ha avuto una partenza lentissima, ma poi ha recuperato rapidamente; anche il Dante 2.0, nonostante la sua caratteristica di prodotto ibrido che unisce terzine di endecasillabi e strisce umoristiche, ha ricevuto un'ottima accoglienza.



In certi momenti l'assalto del pubblico è stato davvero entusiasmante, costringendomi a sedute di firme ininterrotte, un po' faticose ma piacevolissime. Per fortuna lo staff della Whig che gestisce lo stand per conto dell'editore è stato come sempre all'altezza del compito: preparati nel presentare i contenuti dei volumi in vendita (non solo miei, ovviamente), cortesi, veloci nel servizio, capaci di grande empatia col cliente sia che si tratti di adulti che di bambini. E attenti a cercare di rendere quanto più positiva possibile l'esperienza per gli autori curando tutti gli aspetti del viaggio, del pernottamento e della permanenza nello stand.


Foto... di stand con lo staff di Whig.
Da sinistra, Carmelo, io,
quel Fulmine di Guerra di Martina
che organizza viaggi, alloggi e dirige alla perfezione
le vendite durante le manifestazioni, e Federica.

Compagni di firma, una volta di più, il talento internazionale Giulio Rincione autore di fumetti pittorici per palati forti come Paperi e Dirt, la bravissima Elisabetta Cifone autrice del "manga all'italiana" Ale & Cucca ormai all'undicesimo volume (pardon, tankobon), sempre assediata da lettori e lettrici, e i simpatici Alessandro Piazza e Bruno Carbone (che stavolta, entrambi catanesi, giocavano in casa) autori di "Tidisagio" che con le loro cronache dei complicati rapporti interpersonali del nuovo millennio si sono guadagnati più di sessantamila followers sui social.







Come sempre, non sono mancate le piacevoli visite di "vecchie conoscenze", uno dei motivi che spingono noi autori a raggiungere zaino in spalla i quattro angoli d'Italia.



Conclusa la manifestazione, sono stato raggiunto dalla figlia e ci siamo diretti a Siracusa per una due giorni di turismo nei luoghi dell'ormai quasi dimenticata vacanza di mezzo secolo fa. Alloggiati in un B&B in una piazza dell'isola di Ortigia, abbiamo assaggiato qualche piatto locale, visitato chiese, antichi fortilizi, teatri, anfiteatri e grotte (nell'Orecchio di Dionisio, per verificare la particolare acustica del posto un visitatore si è messo a cantare "Nel blu dipinto di blu"). Il meteo minacciava due giorni di pioggia, ma è piovuto solo il primo giorno e, gentilmente, solo nelle ore in cui riposavamo in camera.





      










Notare il nome del traduttore.

Rientrati a Catania per riconsegnare l'auto noleggiata e prendere il volo di ritorno, abbiamo fatto un salto in centro per vedere un po' la città.




E ora, di nuovo al lavoro: ZigZagor, Pinocchio e un'altra striscia umoristica a cui sto lavorando attendono. 



martedì 23 maggio 2023

Cinque volte Manzoni

Nella mia carriera professionale ho incontrato cinque volte Alessandro Manzoni di cui il 22 maggio di quest'anno ricorrono i centocinquant'anni dalla morte.
La prima volta è stata, inevitabilmente, per una versione alla mia maniera de "I promessi sposi".
La proposi agli amici di Fumo di China, che la pubblicarono per intero a partire dal numero 200 che ne ospitò quattro pagine, e solo una nei successivi fino a conclusione.


Le mie strisce attirarono l'attenzione della Teka di Mariangela Tentori che mi chiese di pubblicarne una sulla sua agenda annuale. Iniziò poi una collaborazione continuativa per la realizzazione di una strip "promozionale" mensile sul sito della casa editrice lecchese per presentarne in modo simpatico l'attività. Protagonisti della striscia erano la stessa editrice e... la statua del Manzoni che dialogava con Mariangela e all'occorrenza saltava giù dal piedistallo.



L'anno successivo, fui cooptato per riempire con vignette a corredo dei testi di Stefano Motta la nuova agenda.


Quando Mariangela decise di realizzare un diario scolastico dai contenuti ancora manzoniani, studiammo insieme il modo migliore per proporre lo scrittore milanese e le sue opere ai giovanissimi destinatari della pubblicazione. Approdammo alla realizzazione di una serie di strisce che vedevano un Manzoni alunno ripercorrere le tappe della sua vita personale e artistica in "capitoli" dedicati alle varie materie scolastiche. Rivolgendomi a un target di bambini/ragazzini pensai di mettere a fianco di Ale (così fu stabilito di chiamare fin dalla copertina lo scrittore per "avvicinarlo" agl'imberbi lettori) un animaletto, e la scelta cadde su un baco da seta che battezzai Filo.


Ancora per la Teka fui chiamato a realizzare le illustrazioni di una versione dei Promessi sposi scritta con un metodo semplificato per persone con problemi di lettura. Ne uscì un volume di grande formato con i miei disegni a colori (opera di mio figlio Jacopo).


Intanto le strisce che continuavano ad apparire in bianco e nero su Fumo di China erano state raccolte in volume dalla Shockdom in un'edizione a colori che ospitava anche la versione a fumetti della Storia della Colonna Infame. Il libro, più volte ristampato negli anni successivi, è diventato un altro dei miei evergreen.


Sarebbe dovuta uscire per la Shockdom anche un'edizione "Manzoniana" delle mie strisce con il "Renzo & Lucia", la "Storia della Colonna Infame", le strisce del diario su visto e la maggior parte delle vignette dell'agenda "M@nzoni Social". Avevo appena finito l'impaginazione quando è arrivata la ferale notizia: non c'erano più i soldi per stamparla. Col successivo fallimento della casa editrice che ha bloccato i diritti del normale "Renzo & Lucia" ho intanto dirottato quel nuovo volume, non ancora contrattualizzato, sulle Edizioni Foxtrot.


Ci saranno in futuro nuovi miei incontri con don Lisander, come lo chiamavano i suoi corregionali? Chissà. Di sicuro, a breve termine farò un'edizione dei Promessi Sposi col testo originale del Manzoni e le illustrazioni realizzate per il volume della Teka che avete visto sopra.


Poi, magari mi inventerò un romanzo con una versione inedita della vicenda di Renzo & Lucia in salsa horror o fantascientifica. Chissà, chissà!





martedì 18 aprile 2023

Come faceva Evangelisti


Ho conosciuto Valerio Evangelisti a Perugia, nel corso di non so quale edizione di Umbria Comics.
Avevo letto su Urania il suo romanzo "Nicolas Eymerich, inquisitore", e durante l'incontro col pubblico gli dissi che mi aveva tenuto incollato dalla prima all'ultima pagina e che a volte quando cambiava scenario (quel libro e anche i successivi si svolgevano in due-tre differenti ambientazioni spazio-temporali) mi ero trovato, tanta era la suspence che riusciva a creare, a saltare più avanti al capitolo in cui la situazione continuava/si risolveva, e gli chiesi come riusciva a farlo.


Mi spiegò che era un "metodo" narrativo non certo inventato da lui. Mi resi conto che era solo decisamente bravo a interrompere la narrazione nel momento in cui il lettore stava più col fiato sospeso, e che il modulo della vicenda una-e-trina a cui era stato in parte costretto dalle richieste della redazione del periodico mondadoriano lo aiutava molto in questo "trucco".
Quando, qualche anno più tardi, mi avventurai nella scrittura del mio primo romanzo, "S'i' fosse Morte", cercai di attenermi il più possibile alla modalità usata da Evangelisti interrompendo le scene/i capitoli nei momenti di maggiore pathos e curiosità, riuscendoci in parte.




Credo di aver fatto meglio con la mia seconda opera, "Il pianeta scomparso". Specialmente da quando si entra nel vivo dell'azione, col tentativo da parte di due sicari di far fuori il protagonista, ogni volta che una situazione sembrava volgere al peggio ho sospeso la narrazione passando a seguire quello che succedeva altrove/ad altri personaggi. Mi ha aiutato anche la presenza del romanzo-nel-romanzo "Darkiller".


Così, in questi giorni, rileggendo la storia in vista di una ripubblicazione dell'opera per i tipi delle mie Edizioni Foxtrot a caccia di refusi (ne ho trovati quattro o cinque, due scovati a suo tempo da mio figlio leggendo il libro), sono rimasto abbastanza soddisfatto verificando il sostenuto ritmo della narrazione con un buon numero di cliffhanger a tenere attaccato il lettore. Sono stato anche contento di vedere che ha retto bene alla prova del tempo. Quando l'avevo scritta, nei primi anni del nuovo millennio, la tecnologia non era ancora evoluta come oggi e io ero digiuno di buona parte del funzionamento di quella esistente. Mi ero appoggiato ai pochi romanzi letti su Urania in cui si cominciavano a usare computer e internet come componenti importanti della storia, e per i dubbi tecnici rimanenti avevo chiesto l'aiuto dell'amico programmatore Daniele.


Per tutto questo, mi fa molto piacere, dopo l'esaurito tecnico della prima edizione e i ripetuti apprezzamenti ricevuti dai lettori, riportare "Il pianeta scomparso" su Amazon proprio nel mese del triste anniversario della morte di Evangelisti al quale io e il mio lavoro saremo sempre grati debitori.     




lunedì 17 aprile 2023

Pinocchio?


Mentre procedo con la scrittura e il disegno del Pinocchio a strisce umoristiche a cui sto lavorando, continuo a interessarmi alle varie versioni dell'opera che sono state realizzate nei vari media.
Ieri ho finalmente guardato anche il film d'animazione di Guillermo Del Toro.
Premetto che questa non è una recensione, ma solo l'insieme delle mie personalissime impressioni. Consapevole che in questo senso la valutazione di un'opera dipende sostanzialmente da cosa ci si aspetta di trovarci, devo dire che non mi è piaciuto granché.
Del Toro ha preso ben poco dal libro di Collodi: il protagonista, Geppetto e il Grillo Parlante. Stravolti tutti e tre per trarne una storia tra horror e messaggio politico.
Pinocchio, che resta "nudo" dall'inizio alla fine e al quale il naso si allunga ramificandosi, riesce simpatico ma non è l'originale, irriducibile "ribelle" monello e curioso. Fin da subito mette la testa a posto e ha l'unico scopo di cercare di aiutare il suo babbo-creatore per riguadagnarne l'amore.


Nel film, realizzato in stop motion, il design di Geppetto lo fa apparire più legnoso della sua creatura; devastato dal lutto, dedito all'alcol, è un individuo malato capace di vendere l'anima al demonio della sua ossessione per ritrovare il figlio perduto.


Il Grillo Parlante, aspirante scrittore (e incongruamente continua a scrivere anche dopo la propria morte, per raccontare la fine della storia) è diventato "l'abitante" di Pinocchio, al cui interno vive in funzione di cuore-coscienza dopo la magia che ha dato vita al burattino.


Per il resto, la Volpe fa il lavoro di Mangiafuoco ma con cinismo capitalistico; il Pescecane è una creatura mal disegnata, bruttissima da vedere; Lucignolo è il figlio antimilitarista di un gerarca fascista e il Paese dei Balocchi è un'adunata di Balilla. Appare anche il Duce, nanizzato con intento dissacratorio forse per incarnare, con la statura fisica che nella realtà storica era appannaggio del re (non a caso soprannominato "Sciaboletta"), la bassezza morale del regime. Sì, perché la vicenda collodiana è stata spostata negli anni del Ventennio.
Come si vede, dal Pinocchio letterario Del Toro ha preso solo qualche idea delle tantissime partorite dall'autore, per mettere insieme un pamphlet animato antifascista totalmente fuori tempo e pacifista di maniera.
Ah, dimenticavo: il film si presenta come un musical, ma le quattro o cinque canzoncine sono del tutto dimenticabili e giustificate al massimo nel contesto delle esibizioni teatrali di Pinocchio.
Ovviamente ogni autore ha il diritto di far suo un testo nel passaggio ad altro medium (lo farò anch'io con le mie strip), ma qui sembra proprio che il regista messicano abbia usato il nome di Pinocchio solo per garantirsi un'attenzione che altrimenti il suo "messaggio", con differenti protagonisti che avrebbero tranquillamente retto la storia ma rivelato tutta la debolezza dell'opera, avrebbe rischiato di non ricevere.
Per me, dunque, questo Pinocchio che muore di continuo e ogni volta torna dalla morte, è un lavoro tutt'altro che epocale. Unica scelta che ho apprezzato: evitare la trasformazione finale in bambino.