Se n'è andato anche lui. Pini Segna. A molti il suo nome non dirà niente, o poco, eppure ha attraversato la storia del fumetto italiano ed europeo come uno schiacciasassi, macinando pagine su pagine di personaggi a fumetti, molti creati da lui (Ringo, Giungla King, Buck Kajman, Hombre, Matamor...), altri realizzati come semplice collaboratore (Zagor, Zakimort, Kriminal, Akim...). Certo, apparteneva a quell'epoca e a quella parte di mondo editoriale in cui i fumetti si facevano in fretta, badando più alla quantità che alla qualità, e lui non si è mai tirato indietro, anche perché quel modo di fare era probabilmente in linea con la sua natura vulcanicamente generosa. E pur tuttavia riusciva qua e là, soprattutto in certe pubblicazioni di cui era anche editore, a regalarci una copertina o un'immagine di presentazione cesellate con particolare cura, e allora il suo bel disegno classico e il tratto elegante, morbido, "uscivano" dalla media e ci parlavano delle effettive capacità e della passione sincera dell'autore.
sabato 15 settembre 2012
L'avventura si è conclusa
Se n'è andato anche lui. Pini Segna. A molti il suo nome non dirà niente, o poco, eppure ha attraversato la storia del fumetto italiano ed europeo come uno schiacciasassi, macinando pagine su pagine di personaggi a fumetti, molti creati da lui (Ringo, Giungla King, Buck Kajman, Hombre, Matamor...), altri realizzati come semplice collaboratore (Zagor, Zakimort, Kriminal, Akim...). Certo, apparteneva a quell'epoca e a quella parte di mondo editoriale in cui i fumetti si facevano in fretta, badando più alla quantità che alla qualità, e lui non si è mai tirato indietro, anche perché quel modo di fare era probabilmente in linea con la sua natura vulcanicamente generosa. E pur tuttavia riusciva qua e là, soprattutto in certe pubblicazioni di cui era anche editore, a regalarci una copertina o un'immagine di presentazione cesellate con particolare cura, e allora il suo bel disegno classico e il tratto elegante, morbido, "uscivano" dalla media e ci parlavano delle effettive capacità e della passione sincera dell'autore.
lunedì 30 luglio 2012
Zagor, tre per cinquanta
I primi amori non si scordano mai. Anche quelli fumettistici. In questo senso, Zagor è stato per me uno dei più importanti: letto per anni e poi scritto con uguale passione e divertimento. Anche se poi io e lui abbiamo scelto strade diverse, e non ci siamo più visti, l'affetto è rimasto e ogni tanto spinge il Re di Darkwood a tornare a far capolino nella mia vita.
L'ha fatto qualche anno fa spingendomi a iniziare la collana Le strisce per l'editore Cartoon Club di Rimini con la parodia della primissima avventura dello Spirito con la Scure, trascinandomi di conseguenza a Istànbul a presentare l'edizione turca dello stesso libretto nel contesto di una più ampia "festa zagoriana" in compagnia di Ferri, Burattini e altri amici e colleghi (se ne parla ampiamente qui).
Ed è tornato a farlo in questi mesi quando Francesco Pasquali di SCLS Magazine Gold mi ha chiesto di "dedicare" un disegno al personaggio in occasione della stampa di un volumone (368 pagine!) celebrativo in occasione dei 50 anni della creatura di Bonelli-Nolitta & Ferri (anche se alla fine il libro è uscito con un anno di ritardo... ma il risultato vale tutta l'attesa), "Zagortenayde". Lo confesso: per quell'affetto che ancora mi lega a Zagor, mi sono lasciato prendere la mano, e alla fine il mio contributo è stato triplice: un disegno a colori (miei, anche se sul libro sono attribuiti a mio figlio Jacopo: forse mi sono spiegato male nello spedire il tiff) di ZigZagor; il rifacimento "a modo mio" di una copertina storica della serie (che potete ammirare sotto... e stavolta per i colori mi sono davvero avvalso dell'opera di Jacopo); alcune pagine della sceneggiatura regolarmente pagata dall'editore ma mai fatta realizzare, nella quale Cico -udite! udite!- per la prima volta viveva una storia d'amore spingendosi fino alla... conoscenza in senso biblico. Motivo ulteriore per cercare di procurarsi il volume, pesantissimo ma ricchissimo: oltre ad analisi e contributi vari di noti e meno noti studiosi, autori e appassionati, ospita TUTTE le copertine a colori dei volumetti usciti di Zagor, da quelli a striscia, alle ristampe, agli "speciali"...
Probabilmente per averlo bisogna iscriversi all'associazione, ma forse sono state stampate anche alcune copie "da vendita". Se siete interessati, trovate il valoroso Francesco Pasquali su Facebook, oppure sulla e-mail dell'associazione (sclsmagazine@gmail.com) o al suo indirizzo: via della Torre 8, 67027 Raiano (AQ).
mercoledì 18 luglio 2012
Via dalla pazza carta!
In ogni caso, da oggi, per me il mondo è (un altro pochino) diverso. E, lasciando perdere i contenuti (nel frattempo mi sono accantonato per quel che resta dell'estate tre o quattro thriller scandinavi, un giallo a sfondo holmesiano, un Guccini-Machiavelli e qualche altra cosetta), devo dire che il passaggio dal cartaceo al digitale è andato benino. Devo prenderci ancora del tutto la mano, ma intanto rassicuro Patrizia Mandanici: anche tenendolo con una mano sola, il Kindle Touch si riesce a sfogliarlo agevolmente col pollice. Il fastidio è casomai un altro: ogni tanto invece di girare pagina si seleziona qualche riga, o un tocco involontario fa avanzare o retrocedere d'una pagina... noie comunque veniali. L'unica cosa nell'e-reader che mi fa rimpiangere il cartaceo (mica abbandonato del tutto: sulle mie librerie ci sono almeno una cinquantina di romanzi che aspettano ancora d'esser letti), è che non si può tornare indietro di trenta, cinquanta o cento pagine con una rapida, sapiente sfogliata per cercare qualcosa che vogliamo rivedere. Naturalmente il Kindle consente, in vari modi, di tornare indietro dove si vuole, ma è proprio quel gesto così familiare, maturato in decenni di pratica, che con gli e-book va completamente perduto. D'altronde non si può avere tutto, e i vantaggi mi sembrano compensare ampiamente le perdite. Pensate soltanto alla possibilità, in piena notte, di soddisfare la voglia di acquistare un libro (in qualsiasi lingua) ritrovandovelo a disposizione sul lettore nel giro di un minuto senza dover uscire di casa! E' proprio un altro mondo.
martedì 13 marzo 2012
Un anno in copertina
Non sono le prime copertine che realizzo nella mia carriera. Le prime, decisamente rozze (almeno dal punto di vista tecnico) furono forse quelle della serie di breve vita Pancozzi, di cui realizzavo anche i disegni interni e avevo disegnato la testata. Poi credo di non averne fatte altre fino a quella del secondo numero di Fox Trot!, seguita da quella dell'albetto a striscia di Marshal Mickey nel quale, dumasianamente, mi divertivo a "rileggere" il Capitan Miki del trio esseGesse vent'anni dopo. Poi, a parte quelle su FdC già citate e una per il Fumetto dell'Anafi, ci sono state quelle di Shanna Shokk per la Star Comics, quelle di Dark per la Granata Press e di tutti gli albi realizzati per le mie Edizioni Foxtrot (Dante, Omero, Superstrunz, Agenzia Scacciamostri, Turma...). Per finire, quelle dei volumi pubblicati da Cartoon Club, partendo dal solito Dante, proseguendo con i volumi delle altre parodie e degli albi a striscia di ZigZagor e Giubba Rozza e terminando (per adesso) con la raccolta di graphic tales "Leggi-le-Facce". Tre o quattro le ho realizzate anche per il Giornalino della S. Paolo Periodici (o per inserti dello stesso) relativamente ai miei personaggi umoristici (Omero, gli Hominidi, Capitan G...). Come si vede non un numero sterminato, ma quanto è bastato per divertirmi a sperimentare questo particolare tipo di illustrazione nei formati più disparati.
sabato 10 marzo 2012
La scomparsa del Grande Sognatore
Non amando le celebrazioni in genere, vorrei ricordare Jean Giraud/Moebius "come da vivo" ripubblicando i testi che, a lui e alla sua opera, ho dedicato su Fumo di China: un articolo apparso su FdC n.171 e la recensione di un suo volume.
Storie a forma di moscone che picchia nel vetro della finestra
La pubblicazione del volume "Arzach" nella collana I Maestri del Fumetto della Mondadori, in teoria non vendibile separatamente da Panorama o da Il Sole 24 Ore, ma in realtà acquistabile in tutta tranquillità anche da solo (ahi, serva Italia, d’ipocrisia ostello!), offre l’occasione di rileggere il percorso artistico di Jean Giraud, in arte (anche) Moebius, con gli occhiali della distanza e dunque di valutarlo più obiettivamente, storicizzandolo con maggior cognizione di causa.
Chi c’era, non può non ricordare l’eccitazione scatenata nella seconda metà degli anni Settanta tra i lettori e gli autori di fumetti dalle opere “rivoluzionarie” di questo autore francese che teorizzava la
realizzazione di storie “a forma d’elefante, di campo di grano o di fiammella di cerino”, e da quelle
dei suoi compagni d’avventura della rivista Metal Hurlant. In realtà, vista oggi, l’operazione compiuta da Giraud nelle vesti del suo “doppio” artistico Moebius appare solo il tentativo frustrato e frustrante di un autore che “sentiva” i limiti delle (bellissime) storie di genere che realizzava su testi di Jean Charlier per la rivista Pilote, e “annusava” che il fumetto poteva essere altro, aspirare a un valore artistico più alto o comunque diverso. L’autore di Blueberry era però solo un disegnatore. Bravo, bravissimo, forse eccelso. Ma solo un disegnatore. E questo gli ha impedito di vedere la strada che portava a quell’altro fumetto da lui solo “indovinato” oltre la parete dei suoi limiti.
La strada la vedeva invece, e con grande chiarezza, un altro autore nato di là dall’Oceano ventun anni prima del collega europeo, William Erwin Eisner. Di Eisner ho già parlato sulle pagine di Fumo di China ricordando come, costretto a lavorare dentro la gabbia di un ridicolo personaggio in maschera, avesse cercato divertimento e soddisfazione autoriale nello sperimentare ogni genere di tecnica narrativa e grafica, esplorando il pur vasto spazio del fumetto tradizionale fin nei più riposti recessi, impadronendosi così di tutti i suoi segreti. Finché, considerando concluso quel tipo di ricerca, sparisce dalla scena fumettistica, per tornarci solo nel 1978 con la raccolta di racconti a fumetti "Contratto con Dio e altre storie".
Il lavoro di Moebius che più pienamente rappresenta il risultato della sua fuorviata ricerca è di due anni prima. Rodato il suo pseudonimo con qualche storiella minore uscita negli anni Sessanta su Hara-Kiri, Charlie e L’Echo des Savanes e all’inizio dei Settanta sulla stessa Pilote, che ospitava il suo Blueberry, Giraud lo consolida nel ’75 nei brevi racconti di "Harzack-Harzac-Arzach- Harzak-Arzak-Harzakc-Arrzak" dove, a cominciare come si vede dalla fluttuante grafia del nome del protagonista, manca qualsiasi consistenza che non sia quella di un disegno che esplode liberandosi dai tradizionali limiti delle anguste vignette della bédé convenzionale come nei colori, facendosi spesso pura illustrazione. Narrativamente, si va dal niente al lazzo minimale. La teoria che sottiene al nuovo percorso artistico dell’autore è chiara: per suscitare emozioni il fumetto non ha bisogno di storia. Ed è freudianamente rivelatrice della natura psicologica della ricerca: l’uccisione del padre-sceneggiatore per poter amare liberamente la madre-grafica. Figlio del ’68, sognatore di improbabili rivoluzioni che cambino la natura stessa delle cose, Moebius/Hide si dimostra incapace di concepire un altro fumetto, o meglio un fumetto altro, in cui testo e disegno vadano avanti insieme crescendo/cambiando contemporaneamente per ascendere a un più elevato valore narrativo. Limitato dalla sua natura mentale prettamente “disegnativa”, l’autore si applica dunque l’anno successivo alla sua opera più ambiziosa, "Il garage ermetico di Jerry Cornelius", dove affastella in totale libertà situazioni incongruenti e una pletora di personaggi uno meno giustificato dell’altro, anche se sul finale, quasi presentendo la propria inevitabile resa, sembra voler cercare una “quadra” del caos fin lì lasciato libero di fluire disorganicamente. La ricerca, per il suo stesso limite teorico, non riesce ad andare più in là di un accumulo di sterili e spesso stilisticamente incoerenti, anche se talvolta bellissimi (ma a volte invece grezzi nel tratto e grossolani nel risultato) grafismi fini a
se stessi, che non vanno più in là di quelli che trent’anni prima Eisner aveva già sperimentato
allegramente sul suo The Spirit.
Non so se Giraud, all’epoca, conoscesse il lavoro del collega newyorchese, ma l’inizio di uno degli episodi (pag. 67 del volume mondadoriano), citazione o idemsentire che sia, sembra preso di peso da un episodio del giustiziere eisneriano. Come un moscone che intravede la libertà oltre la finestra e continua a sbattere contro il vetro che non vede, per pagine e pagine, episodio dopo episodio, Moebius destruttura la narrazione della sua opera, la sbeffeggia, la stravolge cercando di riunire, come nel nastro da cui l’autore prende il nome, in un unico percorso le due facce del fumetto, ma riuscendo in realtà soltanto a eliminarne una. La finestra rimane di conseguenza chiusa e, abbandonate le velleità rivoluzionarie, ben presto l’autore rientrerà con entrambe le sue personalità artistiche nei percorsi tradizionali, arrivando da un lato a ereditare da Jean-Michel Charlier, prematuramente scomparso nel 1989, anche i testi del suo Blueberry, e affidandosi dall’altro alle sceneggiature del visionario ma tecnicamente tradizionalissimo Alejandro Jodorowsky.
La nuova strada riesce invece a trovarla Eisner. Da sempre narratore completo, nella gabbia di Spirit ha compiuto, come abbiamo visto, i suoi esperimenti sia sul fronte grafico che su quello della sceneggiatura. E quando sente il bisogno di portare il fumetto da un’altra parte non si getta contro il vetro della finestra, ma esce semplicemente da uno spiraglio della porta. Lo ha aiutato, certo, la sua storia personale di ebreo figlio d’immigrati, di persona vissuta durante gli anni della Grande Depressione americana e poi a cavallo della devastante Seconda Guerra Mondiale. L’urgenza di testimoniare la sua realtà e la sua storia, senz’altro più ricca e profonda di quella del più giovane e aproblematico collega europeo, lo ha sostenuto, sospinto e motivato nella ricerca del metodo e della misura del nuovo fumetto che andava cercando, ma che non avrebbe mai trovato senza mantenerne l’unione di testo e disegno.
Alla verifica del tempo i percorsi artistici dei due grandi autori hanno dunque avuto esiti diametralmente opposti: fallimento totale per il “disegnatore” Giraud, la cui rivoluzione non ha avuto alcun seguito, giacché anche gli autori comunemente indicati come “segnati” dalle sue opere (Andrea Pazienza, Frank Miller e Katsuhiro Otomo) hanno percorso strade narrativamente tradizionali; pieno successo invece per Eisner nella indicazione (se non “creazione”) di un nuovo modo di fare fumetto che, al di là delle più o meno sterili polemiche sul graphic novel da me stesso sollevate in altre sedi, ha saputo mostrare il cammino a un numero sempre crescente di autori (Art Spiegelman, David B., Marjane Satrapi e Gipi per non citare che i più noti), aprendo nuove frontiere narrative ed editoriali al medium.
Arzak
di Moebius
Vol. 1: L’arpenteur (Moebius Productions-Glénat)
Trentatré anni dopo la prima apparizione in volume di Arzak, il “rivoluzionario” Moebius rinuncia a ogni sua velleità, fa la pace con l’alter ego Jean Giraud e fa confluire le proprie due anime in questa westernizzazione della sua creatura fantascientifica, restituendole quella parola senza la quale l’aveva provocatoriamente fatta nascere.
Il risultato è quest’avventura in tre volumi coprodotta dalle case editrici Moebius Productions e Glénat. Il primo tomo, fresco di stampa, apre su due scenari apparentemente slegati: lo spazio profondo, dove un vascello della Confederazione Dessmez è attaccato dal terribile pirata Kimorg Barbax, e Tassili, il pianeta d’origine dei Werg colonizzato dalla Confederazione, dove l’agrimensore (!) Arzak svolge il suo compito censendo senza fine quel territorio caotico e cercando al contempo di scovarne le anomalie per stabilirvi l’ordine umano. Ideologicamente, una restaurazione in piena regola.
Una sfogliatina al volume invita comunque all’acquisto. Con scenari, personaggi e situazioni che fondono piacevolmente i mondi e gli stilemi di Blueberry e John Difool, oltre a quelli di Arzak, l’ultima opera dell’autore francese finalmente riconciliato col suo doppio promette grande avventura e splendide tavole tutte da gustare.
(Le immagini sono © degli eredi Giraud e qui usate solo a scopo di documentazione. La foto di Jean Giraud è tratta dal sito di Le Monde/AFP Franck Fife)
sabato 4 febbraio 2012
I Promessi promessi
Sono anni che, agli stand delle varie mostre a cui partecipo, mi sento ripetere la solita domanda: "Ma quando li fai i Promessi Sposi?"
Anche se magari rispondo che per il momento ho deciso di dedicarmi prima a una versione a strisce della Bibbia, la domanda ritorna implacabile: "Ma i Promessi Sposi quando li fai?"
Tutto sommato è comprensibile. La Bibbia se la sono letta davvero in pochi. Anche i fedeli più praticanti, di solito si accontentano delle letture sporadiche del parroco. Mentre i Promessi Sposi a scuola li hanno incontrati tutti. Dallo studio di qualche capitolo e da un riassunto di tutta l'opera non si è salvato nessuno. E la voglia di veder strapazzare quella lettura quasi sempre obbligata (e sì che, fuor di scuola, il romanzo è pure bello) è inevitabilmente grande.
Pure Paolo Guiducci, direttore di Fumo di China e factotum di Cartoon Club, me li chiedeva da anni.
Così alla fine ho capitolato: "Renzo & Lucia, i Promessi Sposi a fumetti" sono adesso una realtà.
Il primo capitolo, di quattro pagine, è ospitato sul n.200 di Fumo di China, attualmente in edicola. Dal prossimo mese ci sarà una pagina (quattro strisce) per volta. Insomma, per arrivare in fondo alla corposa trama manzoniana ci vorrà qualche annetto, ma finché si ride il tempo passa in fretta.
E le risate non dovrebbero mancare: nella mia versione Renzo è un nerd fan di fumetti e videogiochi, Lucia una caparbia femminista, Don Abbondio un pornomane, mentre padre Cristoforo apprezza la marijuana e Don Rodrigo organizza inevitabili Bunga Bunga.
Insomma, se non siete dotati della leggendaria pazienza di Giobbe che vi consente di aspettare la raccolta in volume, vi toccherà diventare (se già non lo siete) lettori della bella rivista di informazione e critica sul fumetto che più di trent'anni fa ho avuto l'incoscienza di portare in edicola dove, grazie al buon lavoro della banda dei riminesi, gode tuttora buona salute editoriale.
Buona lettura e buon divertimento!
giovedì 5 gennaio 2012
Mondi interiori
Riparte questa settimana la mia lunga serie de "La classe perduta".
Avevamo lasciato i liceali e i loro insegnanti a bordo del furgone blindato del commando giunto da un'altra dimensione in viaggio, attraverso ulteriori mondi paralleli, verso quello governato dal dittatore Madron la cui macchina quantica rischia di distruggerli tutti.
Se nelle prime otto puntate abbiamo assistito a un frenetico saltare da un mondo all'altro che ha visto i protagonisti vedersela con ogni genere di pericoli esterni, questa seconda serie li vedrà invece alle prese soprattutto con i propri problemi interiori. Anche se l'azione e la suspense continueranno naturalmente a farla da padrone.
Ai disegni ritroverete il valente Francesco Frosi, sempre più bravo e già al lavoro sulla terza e ultima parte della storia che con tutta probabilità apparirà sul settimanale delle Edizioni San Paolo l'anno prossimo. Per intanto, criminale chi si perde questo e i successivi sette numeri del Giornalino!
giovedì 20 ottobre 2011
Graphic tales dal passato
I primi a trovare nuova sponda editoriale, per i tipi di Cartoon Club, sono alcuni racconti (nove, per la precisione) realizzati negli anni Ottanta e Novanta. Si tratta di storie senza unità di luogo e di tempo, realizzate inizialmente su pubblicazioni come Fox Trot! di cui (insieme a Stefano Casini, Paolo Di Pietrantonio e altri) mi ero improvvisato editore per poter perseguire in assoluta libertà la mia personale ricerca di uno "stile", approdando a una linea chiara di gusto francese non dimentica delle mie radici saldamente piantate nel fumetto italiano d'autore e non.
Nell'ordine, il volume raccoglie i racconti (in rigoroso bianco e nero) "Leggi-le-facce", "Lettere d'oro", "Luna piena a Garretville", "La bella addormentata", "Candide ladre", "Il mago e il barbaro", "Il figlio della giungla", "La ragazza scomparsa" e "Kirova ulitza 21". Salvo problemi dell'ultima ora di stampa o rilegatura, il libro dovrebbe essere presente a Lucca nell'abituale formato 21x29,7 che caratterizza gli altri miei volumi pubblicati dalla casa editrice riminese.
Chi non ha avuto occasione di leggere (e guardare) quelle storie all'epoca della loro prima apparizione ed è curioso di seguire i passaggi della mia maturazione artistica nel fumetto non umoristico, ora può togliersi lo sfizio con soli 15 euro.
Le immagini: La copertina del volume (colori di Jacopo Toninelli) e una vignetta dal racconto "Lettere d'oro". World © Marcello Toninelli/Cartoon Club Editore.







