lunedì 2 novembre 2020

Il Bonelli rassegnato


Le hanno tentate tutte.
Già prima della scomparsa di Sergio, si era provato a lanciare nuove serie e l'editore aveva dato la sua approvazione da un lato a un fantasy classico già apparso nella collana I romanzi, Dragonero, e dall'altro a una collana fantascientifica, Orfani, che per temi e realizzazione grafica occhieggiava ai videogame con l'evidente intento di attrarre un pubblico giovane, ormai da anni latitante dalle edicole.
Se la prima, tutto sommato, era in grado di soddisfare il gusto anche del lettore più tradizionale e con l'aiuto dei ripetuti aumenti del prezzo di copertina della pubblicazioni di via Buonarroti resiste tuttora in edicola, la seconda non ha dato gli esiti sperati e dopo qualche "stagione" ha mestamente concluso il suo percorso editoriale.
Ci sono stati molti altri esperimenti, dal cerebrale Mercurio Loi a due o tre testate come 4Hoods e Creepy Past indirizzate a un target di giovanissimi. Tutte naufragate in tempi più o meno rapidi.


Non molto meglio sembra essere andata la "linea adulta" Audace, le cui collane hanno generalmente avuto breve vita o sono state addirittura interrotte prima della conclusione che avverrà forse in edizione libraria.



Alla fine, la realtà sembra essersi fatta strada nelle menti dei responsabili della casa editrice: raggiungere i lettori giovani - che nel passato avevano garantito il ricambio generazionale e dunque il mantenimento del livello di copie vendute - non era difficile, ma impossibile. Stante il fatto che, semplicemente, le nuove leve non frequentano le edicole e i pochissimi che lo fanno sono attratti dai manga, col cui immaginario sono cresciuti dagli anni 80 a suon di anime, mentre i fumetti bonelliani (come pure quelli dell'Astorina o dell'Aurea) non se li filano nemmeno di striscio.
Da un paio di anni a questa parte si è così assistito a un cambio di strategia, abbandonando ogni illusione di conquistare nuovi lettori e rassegnandosi alla gestione dei fedeli appassionati appartenenti alla fascia degli "anta" e per la maggior parte con più d'un capello bianco.
Ecco così il moltiplicarsi delle testate texiane. Oltre a quelle classiche, l'inedito mensile e le due-tre ristampe, il Texone (e relativa ristampa), il Maxi, il Color, il Magazine e persino una nuova collana di cartonati "alla francese", tenuti a battesimo da un'interpretazione molto personale di Eleuteri Serpieri. Si è arrivati persino a mettere in grande il nome del ranger su una serie di ristampe di personaggi western degli anni 50 e 60 scritti da Gianluigi Bonelli. A stare alle parole di un lettore su Facebook, il suo edicolante si è visto portare indietro più d'una copia perché "dentro non c'era Tex", ma altri avranno invece digerito il trucchetto e consentito vendite sufficienti per andare avanti.








In questo contesto si è deciso anche il varo di una nuova collana mensile nei quali all'inizio si sono "rilette" le primissime storie di Aquila della Notte con un taglio narrativo e grafico adeguato ai tempi, e poi si è passati a vicende inedite del personaggio da giovane: Tex Willer. La nuova testata, secondo i dati dell'editore, ha venduto 100mila copie del primo numero e si è poi assestato sulle 50-60mila: Dati diversi fornisce il giornalista Alessandro Bottero: 100mila erano le copie della tiratura del n. 1, mentre il venduto pare essersi limitato a 30mila (si può supporre perciò che attualmente viaggi intorno alle 25mila); Bottero aggiunge anche che Tex dalle 175mila copie mensili di due anni fa è sceso attualmente a 145mila, mentre nello stesso periodo Dylan Dog è passato da 90mila copie a 65mila. Quali che siano le vendite effettive della neonata pubblicazione texiana, deve comunque portare utili alla casa editrice visto che le è stata rapidamente affiancata anche l'uscita di uno Speciale annuale. Per non parlare delle continue ristampe nei collaterali di vari quotidiani.



Sul fronte di Dylan Dog, seconda testata per vendite della casa editrice, si è deciso - oltre a riassestare il parco titoli cambiando per esempio i contenuti della collana Old Boy, passando da tre a due episodi a numero e cambiando periodicità - di utilizzare il personaggio per trainare le vendite delle pubblicazioni di minor successo e sempre sull'orlo della chiusura organizzando, sulla traccia di quanto già fatto in passato con Martin Mystèredei team up sia con Dampyr che con Morgan Lost (e, tornando a Tex, pare sia in preparazione anche l'incontro tra il ranger e Zagor).




Le nuove scelte editoriali basate sulla consapevolezza che i lettori quelli sono e si può solo cercare di spremerne sempre di più le tasche, hanno portato a un'altra considerazione: nel folto carniere di personaggi bonelliani ce ne sono alcuni le cui pubblicazioni erano state chiuse molti anni fa a causa di vendite insufficienti. All'epoca, però, il punto di pareggio delle testate si aggirava intorno alle 40-45mila copie, e si erano perciò dovute condannare tutte le testate scese sotto quel livello, come Mister No che mi pare di ricordare fosse calato a misere 25mila copie mensili. Succede ora che con la continua emorragia dei lettori e il conseguente aumento dei prezzi di copertina (ne abbiamo già parlato), oggi il punto di pareggio sia sceso intorno alle 17-18mila copie, e dunque quei numeri un tempo considerati insufficienti attualmente sono più che interessanti. Da qui nascono prima due collane dedicate a Mister No, una "classica" e l'altra con un "nuovo" Mister No, e ora vengono annunciati per il 2021, oltre a un bis di Jerry Drake con avventure inedite, anche i ritorni di Nick Raider e Magico Vento con albi one shot o miniserie.


Sempre pescando nella galleria dei personaggi d'un tempo (ma in questo caso non bonelliani), pare che sia in progetto anche una ristampa dei sei albi tascabili de Lo Sconosciuto di Magnus, di cui l'editore sta pure pubblicando in volume nuove storie. Anche in questo caso, puntando al pubblico dei "vecchi" collezionisti.
Salvo sorprese, dunque, la Bonelli sembra essersi rassegnata a gestire il passato/il parco lettori storico, e lo sta facendo con scelte razionali per quanto prive di orizzonte.
I nuovi fronti in cui si impegna per cercare fonti di reddito alternative sono quello librario, dove i prodotti si possono vendere a prezzi quattro-cinque volte più alti di quelli da edicola (ma le librerie e la relativa editoria non stanno vivendo certo una fase migliore di quella delle edicole), e quello televisivo-cinematografico dove l'azienda di via Buonarroti sta cercando di entrare dall'ingresso di servizio consapevole che il salone è già più che affollato da concorrenti che ci operano da sempre e con ben altri mezzi e in un periodo di "bolla" forse già arrivata ai suoi limiti di possibile espansione, che rischia di scoppiargli in faccia.
Nei tempi non felici che stiamo vivendo a tutti livelli, certo non aiutati dalla pandemia in corso, in qualche modo è una buona notizia il recuperato buon senso della storica casa editrice.


 

7 commenti:

  1. Intanto però ZeroCalcare vende a pacchi... Non sarebbe forse il caso di provare a far tornare in auge il caro vecchio fumetto "d'autore"? Quello cioè realizzato solo da chi lo ha inventato, lacsiandogli carta bianca? Che guarda caso, è proprio la linea editoriale seguita da sempre dai giapponesi...

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    1. I Giapponesi in realtà fanno l'esatto contrario, i manga sono un tipo di fumetto estremamente controllato, nella catena della produzione l'autore ha un peso molto meno rilevante che da noi e chi detta legge lo fa in virtù di enormi successi e dopo anni. È quasi tutto in mano agli editor, ovvero i curatori della serie che decidono praticamente tutto partendo dall'idea dell'autore. E non sono nemmeno sceneggiatori, sono laureati in precise facoltà perché è un lavoro molto ben retribuito. Gli editor tra l'altro prima venivano da università umanistiche, mentre l'ultima tendenza è assorbire dal Marketing. La carta bianca gli autori giapponesi la vedono solo quando la comprano per disegnare, fidati.

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    2. Caro Lucio, la formula delle riviste d'autore è tramontata da tempo e non più adeguata ai tempi. Non è tramontato invece il fumetto d'autore che ha trovato la sua corretta collocazione nel settore librario, spinto anche dalla trovata commerciale del brand "graphic novel". Il problema è che in libreria, come succede da sempre per i romanzi, anche per i libri a fumetti ci saranno sempre una manciata di autori best seller che possono vivere dei loro fumetti e una pletora di autori che vendono poco o pochissimo e fanno i fumetti per hobby o al massimo come secondo lavoro.

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  2. Tex è stato per tanto tempo il mio fumetto preferito, anche perché mio padre mi portava solo Tex, Zagor, Diabolik e Topolino... e fra questi Tex era quello che mi prendeva di più, forse anche per la maggior parte di albi a disposizione, dato che già all'epoca, metà anni '90, fioccavano le ristampe...
    ma in realtà pure all'epoca, per quanto mi piacesse, ero un lettore atipico, mi piaceva moltissimo il Tex di nolitta, non frequentando i forum non sapevo quanto egli fosse sgradito ai lettori più tradizionalisti, come del resto ero pure all'oscuro della portata nazionale di un fumetto come Tex...
    crescendo, dopo i vent'anni, ho finito in un certo senso per "rinnegarlo", riscoprendo Mister No, dove ho ritrovato quello stesso Nolitta che mi piaceva tanto :)
    oggi il tanto materiale che la Bonelli mette in edicola un po' mi spaventa ma in verità ne sono indifferente, perché penso che troppe cose siano cambiate e io stesso, per primo, rivolgo le mie attenzioni altrove...

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  3. Paradossalmente un fumetto di una piccola casa editrice ( un personaggio interessante , un tema classico , un prezzo superpopolare)sta avendo ragione della sperimentazione flop della Bonelli.

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  4. Il punto debole di queste serie, eccettuata Tex Willer, sono gli autori. Troppo scarsi.

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  5. Il giovane lettore vuole manga? Producete manga! Già con Orfani è stata tradita la tradizione degli albi a colori per i soli traguardi centenari (peraltro negati a Brendon bimestrale), quindi qual è il problema?
    Poi vi portate appresso autori bravi solo a stravolgere personaggi e saghe consolidate (leggi Mignacco e Recchioni)... E il lettore dovrebbe passare il pane ai mediocri? Anche no, grazie.

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