lunedì 9 maggio 2016

Non solo fumetto



Ho sempre scritto. A dieci anni mi facevo in casa "i giornalini". Con fogli di quaderno piegati in due e assemblati con le "spille" che toglievo ai Grand Hotel di mia madre, scrivevo e disegnavo direttamente le storie che mi passavano per la testa. I personaggi all'inizio erano quelli dei fumetti o dei libri che mi piacevano, ma le avventure erano tutte frutto della mia fantasia. A sedici anni, come ho raccontato qui, pubblicai un raccontino western nella "pagina dei lettori" della rivista Colt 45. A diciannove scrivevo le mie prime strisce umoristiche, Pier Giorgio apparso sulla "pagina dei lettori" di Off Side, e subito dopo - sulla stessa rivista -, Dante, prima pubblicazione professionale.


Quando, lasciato l'impiego bancario, mi dedicai completamente al fumetto, arrivai alla sceneggiatura sulle Sexy Operette. All'inizio disegnavo soltanto; le storie le scriveva quel tesoro di donna che era Andreina Repetto dalla quale ho appreso i primi rudimenti di una scrittura professionale, poi sostituita da Edy Segantini, che avrebbe in seguito lavorato per l'Unità e avuto una carriera editoriale di tutto rilievo. Una volta accadde che la seconda parte di una sceneggiatura di quest'ultimo andò perduta. Scoprii qualche tempo dopo che un mio amico frequentatore di ambienti dove si consumavano allegramente droghe di vario genere (all'epoca era una cosa che faceva abbastanza fico, ritenuta molto alternativa), postino a Monteroni d'Arbia, aveva preso l'abitudine di scaricare nell'Arbia stessa la posta che avrebbe dovuto consegnare quotidianamente nei paesini dei dintorni (quando lo scoprirono lo licenziarono, e la posta ricominciò ad arrivare regolarmente). Suppongo perciò di dovere a lui l'occasione di cominciare a scrivere i testi della serie. Alle mie pressanti richieste (quel numero delle Sexy Operette rischiava di uscire in ritardo), il titolare dello studio per cui lavoravo mi disse di scrivermela da solo, la fine della storia. E quando, qualche mese più tardi, Segantini mise fine alla sua collaborazione per passare al quotidiano comunista, le sceneggiature mi vennero affidate quasi automaticamente.
Poi ci sono stati decenni di scrittura per testate come Lanciostory e Skorpio, Adamo, Bonelli, il Giornalino e via elencando. Nel frattempo avevo scritto un libro sulle collane della Bonelli dall'inizio agli anni Ottanta, curato la rubrica della posta di Guerra d'Eroi e varato con Stefano Casini e Paolo Di Pietrantonio la rivista Fox Trot, per la quale oltre ai fumetti scrivevo anche articoli e recensioni, attività che proseguii quando il progetto evolse in Fumo di China.
Dopodiché è stata la volta del giornalismo: cronache sportive per il Corriere di Livorno.


Inevitabilmente, dopo un libro di barzellette per le collane librarie legate al personaggio di Geronimo Stilton, sono arrivato anche al romanzo. Il primo è stato "S'i' fosse Morte...", pubblicato da Cartoon Club e poi autoprodotto in versione eBook insieme a "Il pianeta scomparso" e "Darkiller". Con "Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood" non mi sono fatto mancare neppure la "biografia professionale".


Forse era destino che, dopo qualche anno di frustrante e inconcludente attività politica, nella ricerca di una via d'uscita dalla situazione di stallo verificata sul campo, approdassi anche al saggio politico. Il risultato è un tomo di oltre duecento pagine che, al fianco di Maila Nosiglia, ha richiesto un paio d'anni di studio e discussione, e qualche mese effettivo di scrittura. Lo considero il mio lavoro più importante, e se quando me ne andrò sarò ricordato dai posteri, spero che sia per questo "Democrazia davvero", un'analisi condotta sulla base dei molti libri elencati qui e alcune riflessioni originali che ci hanno portati a "disvelare" l'inganno perpetrato per più di due secoli dalla borghesia uscita vincente dalle rivoluzioni americana e francese la quale, dopo aver imposto - per non farsi portare via dal "popolo" il potere appena strappato dalle mani di re e aristocratici - il sistema oligarchico incentrato sulla scelta dei rappresentanti tramite elezioni, gli ha appiccicato sopra l'etichetta di "democrazia", cioè proprio il sistema di governo che si era voluto evitare.


Da questo equivoco nasce gran parte dei problemi dell'attuale situazione politica: partiti - sempre più personalistici - che si combattono in una guerra per bande, corruzione dilagante, lontananza via via maggiore tra i politici professionisti e i cittadini, eccetera. La soluzione che, ormai da più parti, viene proposta per uscire dall'attuale situazione è il ritorno ai metodi della vera democrazia sperimentati nell'antichità ad Atene, nel '300 nella Repubblica fiorentina e nel quindicesimo secolo nei territori della Corona d'Aragona: sorteggio dei rappresentanti, breve durata degli incarichi, rotazione e non ripetibilità degli stessi. A chi dovesse obiettare che si è trattato sempre di esperienze applicate a popolazioni numericamente limitate e dunque non utilizzabili nel contesto di grandi nazioni, gli studiosi che si sono occupati dell'argomento oppongono le sperimentazioni deliberative degli ultimi trent'anni che dimostrano come sia possibile il contrario.
Le proposte per il passaggio a una reale democrazia sono dunque già numerose e provengono da diversi paesi: Stati Uniti, Belgio, Francia, Inghilterra, Italia...
Ne abbiamo dato ampio conto nel nostro libro, aggiungendo a esse anche la nostra.
Per saperne di più, basta seguire il neonato blog e la pagina Facebook che abbiamo affiancato al libro, per il momento disponibile solo in versione eBook (per la stampa, ci sarà da attendere qualche mese). Lo si può acquistare con soli 5 euro e 99 centesimi sul sito di StreetLib o nelle altre librerie online: Amazon, IBS, Feltrinelli, OmniaBook, BookRepublic, eccetera.
Ora mi mancano solo i copioni per il teatro e il cinema (sceneggiature di videogiochi, invece, ne ho già fatte).

lunedì 18 aprile 2016

Fumetti in Toscana


Pare che nel week end appena trascorso, in tutta Italia ci siano state ben nove  "fiere" del fumetto, da Torino Comics in giù. Solo in Toscana, a una trentina di chilometri di distanza l'una dall'altra, si sono svolte Pescia Fumetto e Dintorni e l'empolese LudiComix (dedicata principalmente ai mattoncini Lego e ai bambini, ma con un importante schieramento di offerte fumettistiche), alle quali ho avuto il piacere di partecipare.



La prima è stata, per me che ho partecipato all'inaugurazione insieme a Moreno Burattini, una felicissima sorpresa. L'inaugurazione si è infatti tenuta nella nuova sede del Museo della Carta, situato nei locali parzialmente ristrutturati dell'antico opificio funzionante ad acqua denominato "Le Carte", una cartiera costruita nel 1700 che conserva, intatti e funzionanti, tutti i macchinari necessari per la fabbricazione a mano della carta. Una volta a regime, il nuovo Museo ospiterà le collezioni e l'archivio cartaceo della Cartiera Magnani di Pescia, una mole sterminata di documenti che permetteranno di riscostruire la storia e la vita quotidiana di quella importante azienda la cui produzione di carta filigranata è stata utilizzata per la partecipazione di nozze di Napoleone, come da Pablo Picasso. Una storia tutt'altro che legata a un passato ormai sepolto, sia perché tra le attività del Museo ci sarà anche la ripresa della produzione (gli anziani Maestri Cartai stanno già trasmettendo il proprio sapere a giovani apprendisti), sia perché l'esistenza della carta suscita fondamentali riflessioni sul secolo "digitale" che stiamo vivendo. Se il numero due di Google è arrivato a consigliare chi ha delle foto digitali a cui tiene particolarmente, di stamparle per non rischiare che un domani possano semplicemente "sparire", forse occorre accogliere con attenzione l'affermazione del giovane direttore del Museo Massimiliano Bini che "la putrefazione del bit è più rapida di quella della carta" e considerare che tra cento anni potremmo rischiare di avere più informazioni sul Medioevo che sul 2000.






Tornando ai fumetti, dopo l'inevitabile tributo alla figura di Gallieno Ferri scomparso pochi giorni prima (e l'attesa per la scelta del copertinista che lo sostituirà: Burattini ha spiegato che per ora in redazione non si sta parlando di nomi, ma di "strategie" che si stanno confrontando; da una parte l'idea di lavorare nel segno della continuità cercando un autore in linea con la lezione ferriana, dall'altra quella di fare una scelta di "rottura" con un autore che apporti la propria personalità tagliando con il passato), io e Moreno (lui da persona che guarda il mondo del fumetto dalla finestra della Bonelli, io da persona che lo guarda dalla propria finestra d'autore) ci siamo confrontati sul tema della situazione del fumetto, cercando di metterne in luce criticità e nuove possibilità.




Per il resto, un pranzo a base di gustosi piatti tradizionali cucinati con grande sapienza al ristorante La Trattoria (che esibiva anche il bagno più pulito che io abbia mai trovato in un locale pubblico) gestito dalla famiglia Brunelli e la Fiera vera e propria, con alcune mostre costruite con genuina passione, a cominciare da quella sul libro di Luca Pozza "La Guera Granda", e i banchi di editori e commercianti sotto il porticato della caratteristica piazza del Grano.










Più "normale", almeno per quello che mi riguarda, l'evento empolese che mi ha visto per tutta la giornata ai tavoli della Shockdom per dedicare il mio "Dante", al fianco di una decina di autori e autrici che hanno dispensato col sorriso e genuina passione disegni e dediche ai propri lettori (dimenticandone sicuramente qualcuno: Bigio, Albo, Fiore Manni, Dado, Tiziana De Piero, Jessica Cioffi, Francesco Guarnaccia, Mario Perrotta, Grillo, Gianluca Caputo... e la simpaticissima  Elisa Lina Meccheri "dai mille nomi" che si sta autoproducendo la serie "Il mondo di Zefiro", di cui dedicava il volume "Ezechiele").


Devo dire, anche riprendendo l'analisi fatta con Moreno il giorno prima, che ai tavoli della Shockdom ho potuto toccare con mano uno dei cambiamenti in atto nel mondo del fumetto: a parte il mio "Dante" che, per le sue particolari caratteristiche, va oltre tutti gli steccati attirando lettori d'ogni tipo, dal ragazzino allo studente, dall'appassionato all'insegnante e alla casalinga con buoni ricordi liceali, mentre prima alle fiere (come alle edicole) si avvicinavano dei lettori "genericamente" interessati ai fumetti, ho notato due caratteristiche abbastanza inedite nel rapporto tra autori e lettori della Shockdom; la prima è l'assoluta "personalizzazione": i lettori cercano un preciso autore (o autrice), e non genericamente dei fumetti. La seconda è che c'è una forte "immedesimazione" di genere e di messaggio: non solo autori e lettori condividono età, gusti e talvolta anche look (al punto che spesso arrivano a "specchiarsi" gli uni negli altri), ma pure il genere: gli autori maschili hanno una prevalenza di lettori maschili, e le autrici hanno un seguito principalmente femminile. Naturalmente senza generalizzare, è una tendenza molto forte che non riscontro in case editrici più "tradizionali" come Bonelli o Panini.







Nelle foto (rubate in rete), dall'alto in basso: l'antica Cartiera Magnani; la locandina della manifestazione Pesciatina (disegno di Marcello Mangiantini); l'abbraccio con l'amico Moreno Burattini; alcune immagini, attuali e storiche, relative alla Cartiera di Pescia; il sottoscritto, Moreno, la gentile assessore e l'infaticabile ideatore e organizzatore dell'evento, Emanuele Cutsodontis; un giovane Maestro Cartaio ci spiega il procedimento della filigranatura della carta; tutti a tavola; in piazza: io e l'amico Domenico; Luca Pozza mostra il suo ultimo libro insieme al mitico Davide Fabbri; taca Banda (Bassotti); il mio "disegnino" per Domenico; Paolo "Splatter" Di Orazio e Marcello "Zagor" Mangiantini; la locandina di Ludicomix Bricks and Kids; in tre mie foto (di pessima qualità) Jessica e Tiziana alle dediche, ressa allo stand e Guarnaccia (che festeggiava il suo ventiduesimo compleanno) al lavoro; Elisa Meccheri dedica il suo "Ezechiele".  


sabato 5 marzo 2016

Quando inchiostravo l'Uomo Ragno


Nello scorso millennio (e mi sembrano davvero passati mill'anni) mi capitò di inchiostrare alcuni episodi dell'Uomo Ragno (allora, in Italia veniva chiamato così). Non per la Marvel, ma per la Mondadori che, nel 1978, aveva mandato in edicola un settimanale a fumetti con la testata "rubata" alla fortunatissima trasmissione televisiva "SuperGulp".



All'interno, c'era un po' di tutto... serie francesi come Doc Justice di Ollivier e Marcello (non io, il grande Raffaele), Cattivik di Bonvi e Silver, gli scoppiettanti Mortadelo e Filemone di Ibanez, produzioni italiane e straniere coi disegni di Ongaro, Pratt e Micheluzzi... e l'Uomo Ragno e i Fantastici Quattro, in brevi episodi realizzati in Italia. All'epoca collaboravo con uno studio, il cui titolare mi chiese di inchiostrare qualche episodio dell'Arrampicamuri.
Il primo, "Ritorna il Camaleonte", fu regolarmente pubblicato. L'avevo un po' tirato via, ma va detto che i disegni non aiutavano. Credo fossero stati "ricalcati" dagli originali americani usando l'episcopio (per chi non sa cosa fosse, dedicherò presto a questo spartano marchingegno uno dei miei post sulle "cose che ho conosciuto..."), e non erano davvero entusiasmanti.




In un paio di episodi successivi che vedevano l'Uomo Ragno scontrarsi con l'Avvoltoio, i disegni erano più ricchi e curati, e anch'io mi impegnai di più. Con risultati decisamente più soddisfacenti. Ma la testata nel frattempo aveva chiuso i battenti, e quegli episodi non vennero mai pubblicati.
Il titolare dello studio mi disse qualche tempo dopo di aver mostrato quelle inchiostrazioni a Stan Lee, che ne era rimasto soddisfatto.  Ma la cosa non ebbe mai un seguito.
L'unica fotocopia che mi resta delle pagine inedite mi è tornata in mano in questi giorni, così ho deciso di approfittarne per far uscire questo episodio professionale dalle nebbie del tempo. Della serie "nella vita ho fatto anche questo".
  

mercoledì 17 febbraio 2016

La felicità disegnando



L'anno scorso mi è stato chiesto di realizzare due tavole di un personaggio molto noto del fumetto franco-belga in vista di un futuro progetto.
Ho affrontato l'impegno con l'abituale serietà. Ho capito che non sarebbe bastato "imitare" il tratto del creatore della serie. Avrei dovuto "capirlo" e introiettarne lo stile, non lontanissimo dal mio abituale, ma comunque "altro".
Mi ci sono voluti quasi due mesi, alternando rilettura, analisi, studio e disegno. Quello che si dice "un lavoraccio". Ma anche la mia esperienza fumettistica più ricca e feconda. Credo di non aver mai provato tanta soddisfazione (non oso dire "felicità", anche se credo di essermici avvicinato come non mai) nel disegnare delle tavole a fumetti.
Si è trattato di un'esperienza assolutamente inedita e quasi sconvolgente: man mano che procedevo nello studio e nel disegno, mi rendevo conto con sorpresa che tutto quello che avevo fatto nel fumetto nei miei quaranta e passa anni di professione, sembrava essere stato inconsapevolmente indirizzato a raggiungere quel risultato che ora stavo perseguendo.
La cosa è sorprendente, se penso che nelle centinaia di pagine che ho disegnato, forse solo una volta e per un particolare secondario mi era capitato di prendere a modello qualcosa di quell'autore. La sensazione è stata quella di scoprire in età adulta chi è il proprio padre e accorgersi con un po' di stupore di quante somiglianze, fisiche e caratteriali, ci siano tra noi.
Ovviamente chi mi ha chiesto di fare le due tavole di prova quelle somiglianze doveva averle invece già notate, e questo aumenta il mio stupore di esserne rimasto ignaro finché la mia matita non si è "riconosciuta" in quella dell'autore di cui ero chiamato a provare a continuare (con tutta l'umiltà possibile) il lavoro.





Il progetto, se tutto va bene, si concretizzerà tra un anno o due. Un lasso di tempo che, nell'attuale marasma editoriale, potrebbe far venire meno tutti i presupposti dell'operazione. Perciò non ci penso più di tanto. Sono comunque grato alla persona che mi ha dato questa opportunità di lavorare per molte settimane in uno stato di continua curiosità, scoperta, soddisfazione e stupore, facendomi raggiungere una "pienezza" che non credevo possibile.
Naturalmente, per non disturbare il lavoro del "manovratore", non pubblico niente di quelle due tavole.
Siccome in rete un testo senza immagini è però poco attraente, posto alcune tavole di tutt'altro genere realizzate diversi anni fa per l'editore Paquet. Lui ne era molto soddisfatto, ma io (oltre ad avere qualche piccolo problema "tecnologico" a fornire i file nel modo richiesto. All'epoca muovevo davvero i primi passi su certe fasi digitali del disegno) dopo aver lavorato con convinzione alle prime pagine della storia ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, mi terrorizzai scoprendo che nel secondo volume previsto avrei dovuto disegnare per molte tavole scene di scontri aerei della Battaglia d'Inghilterra. Lo confesso: i mezzi meccanici non sono la mia passione. Se c'è da disegnare in qualche vignetta un'auto, un motoscafo o un qualsiasi mezzo volante, lo faccio. Mi documento e, a costo di ricalcare l'immagine dalla foto, ci arrivo... ma mezzo libro di scontri tra aeroplani era al di sopra delle mie forze! Così detti forfait e il lavoro fu affidato a un altro disegnatore.


Mi divertì molto scoprire che il collega che mi aveva sostituito aveva mantenuto le fattezze dei protagonisti come le avevo create io (tra l'altro, "forzando" la descrizione che ne aveva dato lo sceneggiatore: l'amico del pilota avrebbe dovuto essere biondo e abbastanza "ariano", mentre io ne avevo fatto una specie di magnusiano Bob Rock molto latino, anzi... quasi mediorientale; potete vedere la mia versione qui sotto, e quella del disegnatore Bingono nella terza tavola pubblicata sul sito di Paquet). Evidentemente ormai editore e sceneggiatore "vedevano" i personaggi come li avevo immaginati io!




Nelle immagini: le tavole "di prova" realizzate per il primo volume di "Le passeur", sceneggiatura di Vereist, e un abbastanza rozzo esperimento di colorazione (era la prima volta che pasticciavo con Photoshop secondo i canoni richiesti oltr'Alpe. Chiesi telefonicamente lumi su alcuni passaggi tecnici a Emanuele Tenderini, che fu gentilissimo). 

sabato 19 dicembre 2015

Una Lucca tira l'altra



Visto che ogni promessa è debito, l'amico Cesare Milella mi ha inviato una piccola collezione di foto che ci ritraggono in occasione di varie edizioni di Lucca Comics & Games a cui abbiamo partecipato entrambi. Nell'e-mail mi scrive:
"Caro Marcello, è con grande piacere che, come promesso all'ultima Lucca Comics ti invio le foto scattate nel 2006, 2008, 2009 e 2015. In alcune sono con le tue pubblicazioni a fumetti che rileggo spesso con grande divertimento. Grazie per le risate fatte e anche per le avventure più serie ma sempre belle che hai scritto per Zagor e che ho letto di recente sulla collezione storica a colori di Repubblica."
Incontrare i propri lettori è sempre un piacere, e per fortuna le persone che leggono (non solo i fumetti, credo, ma probabilmente i fumetti in particolare) sono tutte allegre, festose, educate... e mantengono anche le promesse.
Per questo voglio ringraziare, con Cesare a cui spero di riuscire a regalare ancora molte risate, tutti quelli e quelle che a ogni mostra fumettistica o convegno mi fanno dono dei loro sorrisi e della loro gentilezza.








venerdì 11 dicembre 2015

Cose che ho fatto in tempo a conoscere...

  ...e che i miei figli non hanno mai visto né sentito.

6. IL LACCIO PER I LIBRI




Finché si andava alle scuole elementari o alle medie (o meglio, per me e i miei fratelli, all'Avviamento Commerciale che, all'epoca, affiancava la Scuola Media Inferiore), i libri si portavano dentro la cartella. Seriose cartelle di cuoio, perché il consumismo non aveva ancora invaso i materiali scolastici con le immagini di Batman, Tartarughe Ninja o Principesse Disney. Quando arrivai alle Superiori (a metà degli anni Sessanta), scoprii che per i "grandi" c'era un altro modo di portare a scuola libri e quaderni: il laccio elastico che vedete nella foto qui sopra. Era un modo per distinguersi dai "bighini" (bambini piccoli, nella vulgata senese). E un discreto risparmio per le famiglie.
Come si usava? Semplicemente, la mattina si faceva un "pacchetto" dei libri e quaderni necessari per le lezioni del giorno e ci si metteva attorno la cinghia che, essendo elastica, si adattava allo spessore del pacco. Poi si prendeva il quasi-parallelepipedo così assemblato e lo si portava in braccio fino a scuola. A seconda del numero di libri e quaderni che occorrevano di mattina in mattina, si rivelava un discreto esercizio fisico quotidiano!
Naturalmente la fantasia adolescenziale trovava anche altri utilizzi per il laccio, come le gare di cinghiate. Il gancio metallico, secondo dove venivi colpito, poteva fare abbastanza male. 
Non saprei dire quale fosse la durata media di un laccio, ma ricordo che la gomma, con l'uso, piano piano si logorava e rischiava di rompersi durante il trasporto con effetti catastrofici. O comici.
Poi qualcuno si inventò gli zaini, e a distinguere i piccoli dai grandi sono rimaste solo le decorazioni degli stessi, più infantili o "adulte".

sabato 5 dicembre 2015

La buona scuola


A fine novembre sono stato invitato a partecipare al Festival "Dante, l'immaginario" che si è svolto a Bari dall'1 al 30 del mese per festeggiare il 750° anniversario della nascita dell'Alighieri.
Ero l'ultimo dei sei scrittori venuti a parlare delle loro opere, ma il più "rappresentato", visto che tra le cento opere librarie dedicate a Dante esposte per l'occasione nelle teche della Sala Mediterraneo del Liceo "Orazio Flacco" ero l'unico ad averne cinque: il romanzo "S'i' fosse morte..." e i quattro volumi a fumetti del Dante pubblicato da Cartoon Club: "Inferno" "Purgatorio", "Paradiso" e "La vita".
Come ho spiegato durante l'incontro, io più che scrittore o fumettista mi sono sempre sentito sostanzialmente un "raccontatore" o, se volete, un "contastorie". I genitori di un mio amico cresciuto in un piccolo paese della campagna senese mi hanno raccontato di quando, in assenza della televisione, i contadini dopo cena si ritrovavano nell'aia, sotto le stelle, o nella stagione fredda davanti a un focolare a raccontare storie. Aneddoti divertenti ed educativi, come quello del lavorante che, in inverno, rubava l'olio ghiacciato mettendosene ogni sera una manciata in tasca e che il fattore, ammoscatosi della furberia, invitò in casa trattenendolo davanti al caminetto finché l'olio si sciolse ungendogli gambe e pantaloni e svelando così il suo furto. O storie di fantasmi e presunti tali che, complice l'atmosfera notturna, ghiacciavano il sangue nelle vene degli ascoltatori. Ecco, io - anche se lavoro nella solitudine del mio studio - mi sento come uno di quei villani che cercavano di strappare una risata, un momento di commozione o un fremito di paura al proprio pubblico e quando ci riesco ho la soddisfazione (posso parlare di felicità?) di aver svolto bene il mio compito nella moderna "aia mediatica". Le pur necessarie etichette professionali, poi, hanno ben poca importanza.


Nel capoluogo pugliese ho avuto la gioia di incontrare la Buona Scuola. Che non è quella posticcia e strumentale promossa e promessa dal nostro attuale Presidente del Consiglio, ma quella vera che si attua ogni giorno nelle nostre scuole grazie all'impegno sincero di insegnanti ancora consapevoli del proprio ruolo sociale. La Buona Scuola che ho conosciuto a Bari è quella fatta quotidianamente da maestri e professori che svolgono con passione, intelligenza, fantasia e apertura mentale il proprio lavoro diffondendo una cultura non mummificata e intesa nel suo senso più ampio, coinvolgendo studenti e studentesse con tutti gli strumenti disponibili, dal cinema al teatro, alla musica, alla pittura, al fumetto, alla letteratura, alle tecnologie digitali e quant'altro.
Con questa filosofia è nato il lungo, originale e articolato Festival dantesco. Grazie all'impegno di insegnanti come Daniele Maria Pegorari, ideatore e direttore del progetto, e Trifone Gargano, veri deus ex machina dell'operazione che non si sarebbe mai potuta realizzare senza il coinvolgimento, la disponibilità e la passione di un gran numero di altri insegnanti e, soprattutto, studenti e studentesse che hanno risposto con entusiasmo all'invito che veniva dai professori. Senza di loro, nonostante la pur cospicua partecipazione economica e logistica di molti enti e imprese locali, sarebbe stato impossibile mettere in piedi la "gran macchina" del Festival. Soprattutto, senza di loro gli ospiti come me e mia moglie Patrizia non avrebbero potuto sentirsi "abbracciati" dal calore, dalla simpatia e dall'allegria fin dal momento dell'arrivo in città. Approfitto di questo spazio, dunque, per ringraziare tutte e tutti, in primis il fantastico Antonio e la sua adorabile cagnona Dolly.


L'incontro è stato interessante e piacevolissimo e mi ha anche offerto l'occasione di riabbracciare don Tommaso Mastrandrea, direttore de il Giornalino dal 1976 al 1999 (il periodo in cui vi fu pubblicato anche il mio Dante), attualmente tornato nella natìa Bari a dirigere con inalterato entusiasmo la locale struttura paolina.



Lo scambio di idee ed esperienze è piacevolmente proseguito prima durante la visita della "candida" parte antica della città (dove abbiamo truffaldinamente scroccato a una guida turistica tutto-quello-che-si-potrebbe-chiedere su San Nicola) in compagnia del professor Gargano, di sua moglie Caterina e dell'insegnante-violoncellista Mariella, e poi, spostatici nella zona murattiana, a cena al ristorante-pizzeria Fra Bo tra stuzzicanti antipasti locali, risotti gamberi-e-zucchine e pizze al limone (qualcuno vuole la ricetta?). Per non parlare delle olive! Una serata davvero speciale, insomma, che purtroppo la distanza non ci consentirà di ripetere tanto presto. Peccato, perché quando si incontrano persone tanto intelligenti, allegre e piene di passione per il proprio lavoro si vorrebbe non lasciarle più.


venerdì 4 dicembre 2015

Dante, i natali e il Natale


Sul finire del 2014 ho salutato l'anno nuovo col disegno che vedete qui sotto, vaticinando per chi mi leggeva (e per me stesso) dodici mesi fantastici. A distanza di un anno posso condividere con voi la mia soddisfazione: almeno per me quella fiduciosa convinzione si è avverata (e altrettanto mi auguro per voi) portandomi, tra le altre cose, l'edizione definitiva del mio "Dante, la Divina Commedia a fumetti" con un editore giovane, capace e innovativo come Shockdom.
Ulteriore motivo per festeggiare, la buona partenza del volume in libreria dove è approdato quindici giorni fa e, nonostante le iniziative promozionali per pubblicizzarlo non siano ancora partite, ha già venduto qualche centinaio di copie.




Certo, per quello che mi riguarda era facile prevedere che sarebbe stato perlomeno un anno interessante, con i festeggiamenti di Dante (quello vero) in arrivo. Ma a volte non bastano gli eventi esterni, e infatti se le cose sono andate nel migliore dei modi per me e il mio piccolo Dante cartaceo devo ringraziare una concomitanza di fattori, a cominciare dai consigli dell'amico Boris Acosta che mi hanno aiutato a togliermi qualche ragnatela dal cervello, e poi la pazienza e capacità di mio figlio Jacopo che si è rovinato l'estate per colorare le 250 pagine del volume, per finire con l'intelligenza di Lucio Staiano e Gianluca Caputo che hanno suggerito la formula editoriale più adatta per il libro. Insieme a un pizzico di fortuna che ha fatto indirizzare le cose sul binario giusto al momento opportuno.









E se il mio Dante a fumetti è venuto buono per festeggiare la ricorrenza dei natali dell'Alighieri in più occasioni (le strisce recitate all'Hotel Palazzo di Livorno, la mostra dantesca al museo Wow di Milano - qui potete vedere il video dell'incontro - e il lunghissimo, articolato e originale Festival barese "Dante, l'immaginario"; qui sopra vedete un paio di locandine e un momento del mio incontro a Bari in compagnia degli organizzatori, il professor Gargano e il professor Pegorari), lo viene altrettanto per festeggiare il Natale; riuscite a immaginare, in quest'anno dedicato al Sommo Poeta, una Strenna Natalizia migliore?
Se decideste di regalare a qualcuno (o regalarvi) il volume, non dovreste avere difficoltà a procurarvelo: come ho detto sopra, da quindici giorni è distribuito in libreria, ma potete procurarvelo anche presso la vostra fumetteria di fiducia oppure ordinarlo a una delle molte "librerie" online, nonché acquistarlo direttamente sullo store dell'editore.
Per la versione digitale ci sarà invece da aspettare almeno un paio di mesi: la Shockdom sta lavorando a un nuovo portale che integri anche le applicazioni per gli smartphone, i tablet ecc., e per Dante si è deciso di aspettare il varo della nuova struttura.