mercoledì 14 luglio 2010

Tutti i colori della Gazzenda

Lavorando principalmente nel mondo del fumetto, dove albi, volumi e volumetti (almeno in Italia) escono di solito con una sola copertina, non mi sono ancora abituato alla festa di colori con cui si presenta ogni anno la Gazzenda.

Anche perché alle scorse edizioni ho sempre dovuto dare la caccia, visto che non riuscivo a trovarla da nessuna parte. Distribuzione singhiozzante? Poca pratica delle cartolerie da parte mia? Non saprei dire, ma procurarmene una copia è stato fin qui un vero problema.

Così, oggi è stata una piacevole sorpresa entrare da C'Art, di fronte alle casse dell'Ipercoop del Centro Commerciale Fonti del Corallo di Livorno, e trovare un intero ripiano traboccante di gazzende di tutti i colori e formati. Avrei volute comprarne una di ogni tinta... ma sono follie che alla mia età si è appreso a tenere sotto controllo. Anche perché poi non avrei saputo nemmeno dove infilarle, negli scaffali delle mie librerie sempre più traboccanti, a cominciare da quello che ospita l'archivio delle mie storie pubblicate in quarant'anni di professione.

Quest'anno, come avevo già anticipato in un post precedente, sull'agenda della Gazzetta dello Sport a tener compagnia alla decana Tinì Trantran e al recente Rokko Cipolla, è venuta la neonata Vampirla per la quale, come potete vedere nel campione rimontato verticalmente che vi sottopongo qui sotto per festeggiare degnamente l'evento,ho scelto tinte un po' acide, adatte al suo mondo horror-umoristico.

venerdì 25 giugno 2010

60 tondi tondi


Esattamente sessanta anni fa, alle otto di sera (quando di ora legale non si parlava nemmeno), venivo al mondo. Era una domenica. Non mi ero mai posto il problema di sapere in che giorno della settimana fossi nato. L'ho scoperto per caso un bel po' di anni fa vedendo la data del 25 giugno 1950 in calce a una sunday page di Brick Bradford nella bella edizione italiana di Rinaldo Traini (con le splendide copertine di De Luca).

Giunto a questo già invidiabile traguardo, come ad ogni genetliaco ormai da vari anni a questa parte, non posso fare a meno di pensare ad amici e colleghi che non hanno avuto la stessa fortuna e se ne sono andati prima per un ictus, un infarto, una congestione, un incidente. Non sono moltissimi, ma comunque troppi. E tutte belle persone che, se il mondo non fosse quell'impietosa e ingiusta lotteria che è, avrebbero potuto fare ancora tante buone cose.

Questo dei 60 anni è anche il primo compleanno che festeggio su Facebook e sul blog (un grazie collettivo a tutti gli amici e le amiche che mi hanno fatto gli auguri in rete, per e-mail, telefonicamente o di persona), a dimostrazione di quanto sia cambiato il mondo da quel giorno d'estate in cui venivo alla luce in una casa alla periferia di Siena che oggi ospita un ristorante, in un'Italia in ricostruzione e piena di speranze dopo tanti orrori ed errori.

Se mi guardo indietro ho tutti i motivi di essere soddisfatto per quello che la vita mi ha dato e per quello che mi sono conquistato faticosamente, a volte testardamente e con incoscienza. Prima di tutto l'amore di e per Patrizia, compagna della mia vita, e Jacopo e Serena miei splendidi figli. E poi parenti e amici, pochi ma buoni. E, ovvio, i lettori che mi hanno seguito e continuano a farlo nelle mie (se penso a quante e quali...!) avventure fumettistiche e editoriali.

Sia pure in modo solo virtuale, abbraccio tutti!


Souvenirs de Montreal

Interessante avventura, quella che ho vissuto per una settimana a Montreal.

Ho conosciuto belle persone, a cominciare da quelle che mi hanno fatto compagnia nei tre incontri tenuti nella bella città quebecchese: i professori Maria Predelli e Filippo Salvatore, e l'irresistibile Chris Cooper che, oltre a fare un lavoro di consulente in ambienti e per aziende per me abbastanza aliene, si è gettato con professionalità e divertimento anche nella pazza impresa di tradurre insieme ad Erika Papagni il mio Dante per il mercato americano. E ci ha deliziato mostrandoci alla sua maniera le difficoltà che sta incontrando per rendere comprensibili al pubblico statunitense i giochi di parole e persino le onomatopee delle mie strisce fin troppo italiche.

Gli incontri si sono svolti, nell'ordine, all'Istituto Italiano di Cultura, al Centro Leonardo da Vinci, e presso l'Università Concordia. Si è parlato dell'Alighieri e della sua Divina Commedia, della mia versione a strisce e di fumetto in generale. Il pubblico era decisamente divertito dal poco usuale argomento, ma anche molto curioso e interessato. Al termine degli interventi, le domande sono state sempre molte e puntuali, e in tutti e tre i casi ci hanno dovuti cacciare per sopraggiunto orario di chiusura delle sale.

Peccato che alla festa sia mancata proprio Erika Papagni, che di tali convegni era l'ideatrice e organizzatrice principale. Una terribile otite l'ha purtroppo bloccata a Roma: il volo in aereo le avrebbe fatto rischiare il timpano!

Anche se orfano della mia “cicerona” (Maria e Filippo l'hanno sostituita per quanto possibile, e li ringrazio anche qui per la loro gentilezza e disponibilità) in compagnia di mia figlia Serena ne ho approfittato per visitare in lungo e in largo Montreal, città piacevolissima e rilassante, anche se è difficile individuarne l'anima. Figlia di tutte le immigrazioni che ne hanno costituito l'essenza e la popolazione, ospita opere architettoniche di dubbio gusto come una copia della cattedrale parigina di Notre Dame e una versione in sedicesimo della nostra basilica di San Pietro a Roma! Accanto al francese lingua ufficiale (con i suoi sciovinisti cartelli di “arrêt” invece dell'ormai internazionale “stop”) si insinuano e proliferano l'inglese, il cinese, l'italiano e chissà cos'altro. Ma forse l'anima della città è proprio nella somma delle sue anime che, così amalgamate, apparentemente convivono con una serenità che noi ci sogniamo proprio. In giro per le strade, in metropolitana e nel locali, forse anche per la sua vocazione universitaria (sono quattro gli atenei, due di lingua francese e due di lingua inglese, con campus sterminati), Montreal mette in mostra amicizie e amori serenamente multietnici e plurilinguistici che mi fanno apparire ancora più rozzi e intollerabili i nostrani leghisti sempre pronti a nascondersi dietro cravatte e camicie verdi per difendere un'insostenibile e inesistente “purezza razziale” padana.

Tante le curiosità che, da “provinciali” un po' spaesati, io e Serena abbiamo osservato con divertimento, a cominciare dal misterioso cartello stradale che abbiamo battezzato “divieto di ciliege”, al “conto alla rovescia” di molti semafori agli attraversamenti pedonali, alle utilissime “previsioni del polline” messe in onda da una rete locale dedicata esclusivamente al meteo.

Chi vuole, può trovare un po' di istantanee scattate durante la “vacanza” nelle foto della mia pagina di Facebook (http://www.facebook.com/profile.php?id=100000485927452). Vacanza che mi ha fruttato anche un paio di nuove occasioni professionali.

La prima me l'ha offerta Chris Cooper: realizzare alcuni disegni da inframezzare alle slide di testo che proietta nel corso delle sue consulenze aziendali. Ho già spedito il priimo lotto di vignette che, a quanto mi dice Chris, ha sorpreso e divertito la sua seriosa platea. Ne vedete un esempio ai piedi di questo post.

La seconda proviene dall'amico Filippo e, se si concretizzerà, ve ne parlerò su queste colonne tra un mesetto.

Tanto per concludere alla grande quest'anno di quarantennale dantesco, appena rientrato a casa ho trovato un invito alla Fiera del Libro di Istanbul che si terrà nel prossimo novembre. E questa volta non per parlare di Dante ma nientemeno che di ZigZagor di cui sta per andare in stampa l'edizione turca. Anche di questo riparleremo qui a tempo debito.

lunedì 24 maggio 2010

Fumetto in Canada

In questo periodo mi viene facile parafrasare titoli di canzoni, postando qui i miei interventi. Stavolta tocca a una canzoncina della mia infanzia, "Casetta in Canada". Insieme a "Una marcia in fa", entrambe interpretate da Gino Latilla, ce la facevano cantare (chissà perché) alla fine del pranzo in refettorio, alle elementari, nei lontanissimi anni 50.

La notizia, comunque, è che domani parto per il Canada dove, a Montreal, dovrò tenere due "conferenze" sul mio Dante. Uno, come potete vedere dal manifesto postato, presso l'Istituto Italiano di Cultura. L'altro, qualche giorno dopo, presso la Canadian Society for Italian Studies.
Il tempo dovrebbe essere prevalentemente buono, e dunque ne approfitterò per visitare la città, sicuramente bellissima.
Per ora è tutto. Ne riparliamo al mio ritorno... nubi vulcaniche permettendo.
 

venerdì 21 maggio 2010

Sono solo barzellette


Mi sono permesso di parafrasare la famosa canzone di Edoardo Bennato per informarvi del mio più recente impegno. Sono infatti stato chiamato, insieme a un'altra decina di valenti autori, a portare un pizzico di umorismo su Famiglia Cristiana. L'angolo del buonumore, sul settimanale paolino, c'è sempre stato, ma fino a un paio di mesi fa veniva “cucinato” con vignette d'agenzia,

Col rinnovamento della grafica attuato un paio di mesi or sono, si è anche deciso di dare un taglio più “autoriale” alla pagina delle barzellette, così “vecchi arnesi” come me, Athos Careghi, Paolo Di Pietrantonio e Paolo Del Vaglio, insieme a giovani ma già esperti autori come Roberto Rinaldi e new entry assolute come Antonio Forina, sono stati cooptati per il nuovo corso.
La cosa mi ha dato una grande soddisfazione, non solo per essere entrato a far parte dei collaboratori di una testata di grande prestigio e popolarità come Famiglia Cristiana ma, e forse soprattutto, perché direttore e redazione hanno deciso di dare a questa paginetta pari dignità rispetto a quelle delle altre rubriche giornalistiche, al punto da inserire in alto anche in essa sia il nome che la foto dell'autore. È una scelta importante e coraggiosa, in un mondo come quello giornalistico-non-fumettistico dove il disegno e le vignette, se non sono quelle satiriche di grandi autori come Altan, Ellekappa o (bleah!) Forattini, vengono considerate solo un riempitivo di poco valore e nessuna importanza.
Tanto per aggiungere festa alla festa, da oggi è anche in edicola il nuovo numero de il Giornalino che ospita sia il quarto episodio delle mie Fiabe Sbagliate (“La bulla e il bestione”) che una nuova avventura di Capitan G.
Questa settimana, con la S. Paolo, ho proprio fatto l'en plein!




giovedì 22 aprile 2010

Una fiaba prima di dormire

È in edicola il nuovo numero de il Giornalino, che tiene a battesimo questa settimana una mia nuova piccola serie, “Le fiabe sbagliate di nonno Nedo”.

Quando padre Stefano Gorla, nuovo direttore del settimanale cattolico per ragazzi, mi chiese di scrivergli qualche “finalino”, come vengono chiamati in redazione i racconti autoconclusivi, sulle prime avevo pensato di rinunciare. Ne ho scritti diversi, in passato, e l'ho sempre fatto con un fondo di sofferenza. Riuscire a inventare qualcosa di sufficientemente originale nel ristretto spazio di sei-otto pagine è impresa non facile. Non avendo lo spazio per introdurre situazioni o ambienti inediti, si finisce sempre per cavalcare temi fin troppo risaputi. Qualche volta sono riuscito a trovare l'idea buona, simpatica, un po' diversa dal solito e questo mi ha dato molta soddisfazione. Ma in altre occasioni devo confessare che mi sono adagiato con rassegnazione sui cliché più scontati, e temevo di trovarmi troppo spesso in questa condizione, dovendone scrivere ancora. Finché mi è venuta l'idea: se devo sfruttare i topoi narrativi più risaputi, perché non farlo rileggendo a modo mio i racconti più conosciuti in assoluto, cioè le fiabe classiche?

Ed ecco nonno Nedo, anziano bizzarro e creativo che quando deve raccontare una fiaba al nipotino prima di dormire, lo fa a modo suo.

“Biancaneve e sette nani” nella scombinata fantasia di nonno Nedo è diventata così “Biancanana e i sette spilungoni”. A disegnarla è stato chiamato quel geniaccio e gran maestro della matita che è Luca Salvagno, momentaneamente in libera uscita dallo jacovittiano Cocco Bill che porta avanti da par suo sulle stesse pagine da più d'un decennio. E raramente mi è capitato di essere tanto soddisfatto di come una mia sceneggiatura è stata realizzata.

Luca ha fatto davvero un lavoro stupendo! Il genio impaginativo di un De Luca servito dalla ricchezza compositiva di un Landolfi in salsa modernissima e con tratto e gusto personalissimi e inimitabili! Una gioia per gli occhi e un salutare massaggio per la materia grigia! Finita di leggere la storia, viene voglia di tornare a “studiare” le vignette una per una per scovare tutte le chicche che il diabolico autore clodiense ci ha seminato!

Ci sono già altre tre “Fiabe sbagliate” pronte per la pubblicazione tra aprile e maggio: “Alì Bebè e i 40-tardoni” con i disegni di Allegretti, “La bella imbranata nel web” realizzata da Ripa, e “La bulla e il bestione” di nuovo con Salvagno. Per coincidenza, ho spedito giusto oggi i testi di altri quattro racconti che rileggono a modo mio “Cappuccetto rosso”, “Il gatto con gli stivali”, “Hansel e Gretel” e “Cenerentola”.

Questo numero de il Giornalino ha naturalmente anche altri motivi d'interesse: un nuovo episodio del Gray Logan di Vietti e Bastianoni, una tripletta di gag del divertente Paky di Lo Bianco e Olivieri, la seconda puntata del fantascientifico “Cibyrus”, opera postuma del grande Toni Pagot disegnata da Genzianella e soprattutto l'inserto G fumetti che, in occasione del 25 aprile, ripropone la prima parte delle “Storie di Resistenza” di Renzo Calegari.

Se siete appassionati di buon fumetto, sareste dei criminali a non spendere 1 euro e 90 per tanto ben di Dio!  

lunedì 19 aprile 2010

Protagonista Dante Alighieri

In una delle mie ormai abituali scorpacciate di letture “a tema”, in queste settimane ho fatto fuori alcuni libri che attendevano da tempo sugli scaffali delle mie librerie e hanno come denominatore comune la figura di Dante Alighieri come protagonista, o almeno coprotagonista.

Il primo a fare del Sommo Poeta il protagonista di opere letterarie è stato, ovviamente, Dante stesso prima nella “Vita Nuova” e poi nella sua “Commedia” al fianco di Virgilio e Beatrice.

Da quei lontani anni a cavallo tra il tredicesimo e quattordicesimo secolo, per quanto ne so, nessuno ha più utilizzato il “ghibellin fuggiasco” come protagonista di poemi o romanzi. Solo sul finire del XX secolo io e Giulio Leoni, ignari l'uno dell'altro, abbiamo avuto probabilmente in contemporanea l'idea di fare di Dante Alighieri un investigatore ante litteram. Leoni, più o meno mio coetaneo, ha terminato per primo il suo lavoro, presentando “Dante Alighieri e i delitti della Medusa” nei primi mesi del 2000 al concorso per il Premio Tedeschi del Giallo Mondadori, di cui è risultato vincitore. Io ho terminato il mio “S'i' fosse morte...” solo nell'estate di quell'anno, condannandomi all'inevitabile posizione di secondo arrivato!

Leoni ha scritto finora altri tre romanzi con Dante protagonista. Io mi sono fermato al primo che ha visto la luce editoriale solo nel 2009 per i tipi di Cartoon Club.

Se l'idea di partenza è la stessa, i risultati sono ovviamente abbastanza diversi. Leoni mette in scena un Dante un po' troppo incazzoso per i miei gusti, inquadrato nel periodo in cui era priore di Firenze, con linguaggio e tematiche abbastanza “moderni”. Io ho optato per un Dante più giovane, appena ventunenne, nonché più riflessivo e taciturno, anche se con il suo bel caratterino. Dovendo poi citare alcune opere sia di Dante che del coprotagonista Cecco Angiolieri, per evitare che il linguaggio trecentesco di quelle stridesse con il normale parlato dei personaggi, ho scelto di scrivere i dialoghi in un simil-volgare a metà tra la “Vita nuova” e Brancaleone, e anche la scrittura ha inevitabilmente una cadenza abbastanza classica.

Chi vuol divertirsi a confrontare i due esiti troverà i libri di Leone in libreria, editi da Mondadori, e il mio in fumetteria o presso l'editore (Tel. 0541.784193; e-mail: fdc@fumodichina.com).

Dal 2000 in poi, i romanzi con Dante protagonista si sono moltiplicati. Non un diluvio, ma una discreta pioggia.

Del 2002 è “La mano di Dante” (“In the Hand of Dante”) di Nick Tosches, Mondadori, 18,00 euro. La vicenda si svolge su due piani temporali. In quello odierno, in chiave noir, lo stesso Tosches è protagonista della vicenda, in veste di malavitoso che entra in possesso di poco plausibili manoscritti danteschi e cerca di venderli a collezionisti privati. In quello storico, un Dante quanto mai insoddisfatto e tormentato va “a lezione” di vita da un “maestro” giudeo, mentre sua moglie Gemma vive problematiche romantico-femministe. Un'idea dell'Alighieri e della sua famiglia abbastanza “da americani”, se posso dire. I personaggi tratteggiati da Tosches mi sembrano decisamente poco veritieri e alcuni elementi biografici addirittura errati, almeno da quel che posso giudicare in base alle biografie dantesche che ho letto per scrivere il mio romanzo e “La vita” di Dante a fumetti. A cominciare da quella di Giampaolo Dossena (“Dante”, Longanesi, 1995, Lit. 30.000), che consiglio caldamente a tutti gli interessati. Un vero spasso intellettuale.

Il libro di Tosches, poi, vive di una varietà di stili: dal giallo, al pamphlet, al saggio storico-religioso, a non so che altro. Presi ognuno a sé, tutti godibilissimi (la lettera del Tosches scrittore al suo editore è da antologia), ma nell'insieme fanno un pastone poco digeribile. Comunque la Infinitum Nihil, società di produzione cinematografica fondata da Johnny Depp, ne ha acquistato i diritti per trarne un film con lo stesso Depp nei panni di Tosches, perciò ne risentiremo parlare.

Del 2006 è “Stella cadente” di Alberto Costantini, opera vincitrice del Premio Urania, apparso su Urania n. 1516. Si tratta di un'indagine su un misterioso oggetto sprofondato in una palude del padovano. Anche questo romanzo, ovviamente fantascientifico, si svolge su più piani temporali. Nel primo, della spedizione inviata nel 1303 da Bartolomeo della Scala a indagare sull'accaduto fa parte anche un certo Durante da Firenze. L'idea dell'autore è che da quel “viaggio” nelle profondità del suolo e all'interno del manufatto alieno, Durante (nome anagrafico di Dante) abbia tratto spunto per l'Inferno della sua Commedia.

La scrittura è scorrevole, la lettura gradevole.

Del 2008 è poi “Il tradimento del templare” di Franco Cuomo (Baldini Castoldi Dalai editore, 17,50 euro), romanzo che vede Dante Alighieri operare al fianco del templare Esquieu de Floryan detto Squinn. L'autore si rifà alla poco verificabile tradizione che vuole Dante appartenente alla eretica setta dei Fedeli d'Amore. Cuomo lo immagina addirittura Gran Maestro della setta. Poco amante come sono della mistica frammassonica, paratemplare o settaria in genere, dalla lettura di questo tomo mi sono astenuto.

Per chiudere vale la pena di citare “Il circolo Dante” (“The Dante club”, 2003, Rizzoli) di Matthew Pearl anche se non ha per protagonista Dante ma la sua “Commedia”. La vicenda, ambientata a Boston nel 1865, è incentrata su un assassino che per uccidere le sue vittime si ispira alle punizioni infernali secondo la legge del contrappasso codificata da Dante. Sulle tracce del criminale, al fianco del poliziotto nero Nicholas Rey, c'è il gruppo dei traduttori americani ottocenteschi della “Divina Commedia” capitanati dal poeta Henry Wadsworth Longfellow. L'idea è decisamente bella. La trama che l'autore ne ha tirato fuori risulta invece a tratti un po' farraginosa, e la scrittura (o la traduzione, non so) non sempre scorrevole. Meglio, da questi punti di vista, la seconda opera di Pearl “L'ombra di Edgar” (“The Poe shadow”, 2006, Rizzoli), che si occupa invece del mistero che circondò la morte dell'autore de “I delitti della via Morgue”.

C'est tout. Se qualcuno fosse a conoscenza di altre opere con Dante protagonista, lo invito a segnalarmele ringraziandolo anticipatamente.


Orgoglio Trantran

L'altro giorno il postino mi ha consegnato il n. 130 di Pride, mensile gay italiano. Me lo ha spedito Massimo Basili che su quel giornale cura una rubrica sui fumetti e, in quel numero, si è occupato delle strisce di Tinì Trantran, il personaggino transessuale che realizzo per Gazzenda, l'agenda-diario della Gazzetta dello Sport.

Confesso che non avevo mai avuto occasione di sfogliare una rivista gay. Negli anni 70, quando bazzicavo il Partito Radicale, ma anche in caserma, ho avuto occasione di frequentare diversi omosessuali. Tutte persone gentili, dolcemente rassegnate alla loro condizione di “diversi” sempre esposti, nel migliore dei casi, alla burle dei conoscenti e, nel peggiore, alla violenza fisica dei fascistoidi di varia natura sempre pronti a dimostrare in questo modo la loro presunta superiorità di virili maschi “normali”. Mi è capitato anche di conoscere almeno un omosessuale abbastanza stronzo, un attorucolo a cui come associazione radicale avevamo organizzato uno spettacolo a Siena. Politicamente corretto sulla scena, fuori dal palcoscenico era una primadonna presuntuosa e scostante, senza nemmeno avere le qualità attoriali per permetterselo. A dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che gli omosessuali sono decisamente normali.

Ma dicevo della rivista. Mi hanno fatto impressione, sfogliandola, le pagine pubblicitarie a base di maschioni seminudi palestrati e fascinosi. Poi mi sono chiesto se alle donne fa lo stesso effetto vedere sulle pagine dei giornali e in televisione le pubblicità di modelle altrettanto fascinose e seminude che ci vengono quotidianamente propinate da pigri creativi pubblicitari che vogliono ottenere il massimo risultato col minimo sforzo di fantasia. Ma forse a quelle siamo ormai talmente abituati che non ce ne accorgiamo più. Ringrazio perciò doppiamente l'amico Massimo che, aprendomi uno spiraglio su un mondo a me sconosciuto, mi ha (ri)fatto riflettere sull'uso un po' distorto che del corpo umano si fa nei messaggi pubblicitari. E, ormai, anche nelle trasmissioni televisve, a ogni ora del giorno.