domenica 19 gennaio 2014

Cento e una candelina per Zagor


Di solito si festeggia il n. 100. E, nel caso della Collezione Storica a Colori di Zagor pubblicata da Repubblica, i motivi per farlo c'erano tutti. Il traguardo era tutt'altro che scontato. Alla partenza della collana erano previsti solo trenta numeri "di prova". Poi, viste le vendite non esaltanti (il confronto era con lo schiacciasassi Tex... perciò perso in partenza) ma comunque sufficienti, si era rilanciato fino a cinquanta e poi, mentre partiva contemporaneamente la ristampa a colori di Dylan Dog, fino al n. 71, in modo da concludere almeno le storie scritte da Bonelli/Nolitta.
L'esperimento con l'Indagatore dell'Incubo però, nonostante la serie inedita venda molto più di quella dello Spirito con la Scure, si è dimostrato un flop. Forse prevedibile, visto che si trattava della sesta o settima ristampa!
Così, ai responsabili del quotidiano lo "zoccolo duro" dei sostenitori-acquirenti di Zagor deve improvvisamente essere sembrato una sicurezza da non sottovalutare, e i volumi sono stati prorogati prima fino al n. 107 e attualmente al 123. Dunque, un piccolo successo imposto dalla fedeltà e convinzione degli appassionati del personaggio che, anche nella serie regolare, vanta una stabilità di vendite invidiabile.
I festeggiamenti, dicevamo. Per parte mia preferisco spegnere le candeline del n. 101, sia perché ho la passione dei numeri palindromi, sia perché sono un inguaribile ottimista e mi sembra più bello festeggiare la "ripartenza", invece dell'arrivo.
Perciò, (altri) cento di questi numeri, CSAC!


giovedì 12 dicembre 2013

Un senese a Darkwood


La notizia l'avevo data già nel post qui sotto. Ora l'informazione ha finalmente preso la concretezza della carta e dell'inchiostro: il libro "Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood" è stato stampato e avrà il suo "battesimo delle vendite" alla Mostra dicembrina dell'Anafi a Reggio Emilia.
Chi segue abitualmente questo blog, sa che l'arrivo delle mie storie sulla Collezione Storica a Colori di Zagor pubblicata da Repubblica mi ha risvegliato ricordi ed emozioni che ho cominciato ad affidare proprio a queste colonne.
A un certo punto il mio editore, Cartoon Club, ha ritenuto che questa raccolta di memorie e aneddoti meritasse di diventare un libro, per raggiungere anche chi ha poca dimestichezza con la Rete. In brevissimo tempo abbiamo studiato formato (perfettamente bonelliano) e confezione del volume e, rileggendo (ovviamente in edizione originale) tutti i numeri da me scritti, ho completato il lavoro iniziato sul blog. Una piacevolissima faticaccia!
Abbiamo cercato di uscire in tempo per Lucca Comics, ma non ce l'abbiamo fatta per una manciata di giorni. Adesso comunque il libro è pronto. Cosa contiene, di preciso? Riporto qui sotto i titoli dei vari capitoli:
- Tutto iniziò così
- Un fuorilegge di nome Cico
- Dove va il balloon?
- Le ultime pagine di Bonelli
- Una storia... escheriana
- Realtà e fantasia
- Il primo lettore conosciuto
- Il soggetto perduto
- Lo Spirito con le Racchette
- Darkwood si tinge di giallo
- Un lord tra gli indiani
- Uno Zagor, anzi due
- Donatelli si fa in tre
- Un mondo perduto
- Un po’ di Pepe nella serie
- Un ritorno di gag
- Il ritratto di Luciano Secchi
- Una storia cinematografica
- Dove osano i Kutenai
- Caccia al tesoro
- L’abominevole Sasquatch
- Il mistero della camera chiusa
- Ah, L’Amour, L’Amour!
- Decio e lode
- Senza guizzi
- Un vecchio leone
- Nomen, omen
- Trecento candeline a colori
- Uno Speciale mancato
- Diavolo di uno Zagor!
- Donne, donne, donne
- L’ultima avventura
- Un, due, tre... Speciale!
In appendice, invece, ci sono:
- cinque illustrazioni da me realizzate come “documentazione” per il disegnatore relativamente alla storia “Un’impresa disperata”.
- L’inizio e la fine della lettera di Gianni Bono con le indicazioni di Bonelli per completare la storia da lui iniziata e interrotta dopo quattordici pagine.
- Il testo originale del progetto presentato in Bonelli per un rinnovamento della testata come sarebbe piaciuto a me.
- La copertina del mio ZigZagor (Cartoon Club Editore, 2004) e una striscia della parodia della prima avventura di Zagor, “La foresta degli agguati”.
- Una serie di vignette esemplificative relative al secondo capitolo “Dove va il balloon”, tratte rispettivamente dagli albi Zenith Gigante nn. 254 e 255 e da tuttoZagor nn. 203 e 204.
- Il layout di una pagina della sceneggiatura inedita “La porta degli incubi” che ho abbozzato per indicare al disegnatore il montaggio delle vignette nella tavola.
- L’elenco di tutte le storie da me realizzate, in ordine di scrittura (per quello che ho potuto ricostruire dalle note contabili originali).
- L’elenco di tutte le storie da me realizzate, in ordine di pubblicazione nella serie inedita e nella ristampa tuttoZagor.
Tutte cosette sfiziose, credo, per i lettori dello Spirito con la Scure più curiosi e appassionati.
Chi non ha la pazienza di attendere le prossime mostre, o la possibilità di recarvisi, può richiedere il libro direttamente all'editore scrivendo a: fdc@fumodichina.com, o a Cartoon Club Editore, via Circonvallazione Occidentale 58, 47923 Rimini. O, ancora, telefonando allo 0541.780534.
Il volume costa 12 euro. Se lo richiedete per posta, ci sono da aggiungere 4 euro di spese postali, ma l'editore pratica uno sconto del 10% (e ci aggiunge pure in omaggio un albetto, una cartolina inedita di Zagor disegnata da Marco Torricelli e una copia di Fumo di China), perciò il costo totale è in realtà di 14,40 euro. Per il pagamento si può versare l’importo con un vaglia postale o con un bonifico bancario... tutte cose che comunque vi diranno al momento della richiesta.

venerdì 29 novembre 2013

Una foto tira l'altra


Qualche giorno fa, pubblicando la foto qui sopra sul mio profilo Facebook, scrivevo: "Le mie storie bonelliane non vengono ripubblicate solo sulla lussuosa ristampa di Repubblica, ma in giro per il mondo (dal Brasile alla Turchia, dalla Croazia all'India...). Lo so dai pagamenti dei diritti d'autore che mi arrivano puntualmente dall'editore, e ne ho avuto ulteriore conferma aprendo un pacchetto inviatomi dall'amico Burattini (grazie ancora, Moreno!) con le varie edizioni che potete vedere nella foto. Due curiosità. La prima: nella posta di uno degli albi brasiliani c'è un'antica foto che mi vede giovane sceneggiatore intervistato dall'ancor più giovane fanzinaro Burattini (e soci) per lo Speciale Zagor di Collezionare. Fa impressione che quell'immagine casalinga sia arrivata addirittura oltreoceano... senza internet! La seconda: tra quelle effettivamente mie, sempre in uno degli albi brasiliani mi viene attribuita anche la sceneggiatura della storia coi ninja che è in realtà opera di Castelli. Se è un errore dei redattori brasiliani, niente di grave. Se è un errore di attribuzione della Bonelli, magari mi sono stati anche versati anche i relativi diritti d'autore (pochissimi spiccioli, ma insomma...). In tal caso... cicca cicca, Alfredo!" 

Giacomo Michelon ha commentato: "A questo punto ti tocca metterla, 'sta foto del giovin Moreno che ti intervista!"
Visto che la foto stampata sulla pessima carta dell'albo brasiliano non era riproducibile, ho promesso di cercare la stampa originale. Ed eccola qui sotto. Ogni promessa è debito.


Da sinistra a destra potete ammirare un fanciullesco Burattini, Saverio Ceri, il sottoscritto in brachette cortissime, Paolo Di Pietrantonio e Alessandro Monti. Il luogo è il salotto dell'appartamento di mia cognata a Livorno, dove trascorrevo le vacanze estive.
Giacché ero a lavorare di scanner, ho scansionato un'altra mezza dozzina di foto "professionali", che potete vedere sotto. Nell'ordine:
- I Fantastici Cinque di Foxtrot sotto l'insegna lignea della testata tagliata A MANO dal babbo di Stefano. Da sinistra a destra: Francesco Conchetto, Stefano Casini, il gestore di questo blog, Paolo Di Pietrantonio e Renzo Sciutto.
- Io, in versione senza barba, a colloquio con Milazzo, dietro il quale si intravede appena Franco Spiritelli.
- La consegna dei Premi Fumo di China, non in un sottoscala ma proprio SOTTO UNA SCALA, in uno scantinato del Palazzetto dello Sport di Lucca messo gentilmente a  disposizione dagli organizzatori. Riceve la targa lo scomparso Luigi Bernardi. Seduto, il flemmatico Alfredo Castelli.
- Altro premio alla brava Lina Buffolente, una delle pochissime donne del fumetto degli anni 50 e successivi.
- Un giovanissimo Michele Masiero ritira un premio... per chi? Forse già lavorava in Bonelli e lo ritira per la casa editrice o uno degli autori della scuderia? Boh!
- Altra occasione di premiazioni, nella ben più degna cornice messa a disposizione dall'organizzazione di Umbria Fumetto: al centro, un Sergio Rossi "sbarbatello", alla sua sinistra un ospite americano "capellone" (se non ricordo male, John Romita Jr) e Marco Marcello Lupoi.
- L'ineffabile MML immortalato mentre riceve una targa. Per la Marvel Italia? Per qualche testata? Bisognerebbe andare a ricercare l'elenco dei premi di quell'anno...
- Io e Leo Ortolani al nostro stand, probabilmente all'epoca in cui la mia casa editrice pubblicava i suoi primissimi Rat-Man... con due espressioni da perfetti deficienti!








                        







venerdì 8 novembre 2013

Lucca dalla A alla Z

Torna il mio piccolo dizionario della quattrogiorni lucchese.

A come Allagalla, la piccola casa editrice torinese che quest'anno riporta in auge nientemeno che l'indimenticato Larry Yuma. Chi leggeva il Giornalino un bel po' di anni fa ha sicuramente conosciuto (e amato) il cow boy dallo sguardo perennemente celato dall'ombra del cappello, particolare sul quale Berardi e Milazzo si divertirono a ironizzare in un episodio del loro Ken Parker. Mi è però stato riferito che Claudio Nizzi, autore dei testi del personaggio, abbia imposto che venissero effettuati dei ritocchi alle tavole del bravo Boscarato, eliminando tutto ciò che sbordava dal limite della vignetta, gomiti e quant'altro. Confesso di essere rimasto basito davanti a queste vere e proprie mutilazioni artistiche dettate da una velenosa "presunzione di sceneggiatore", per giunta operata nei confronti di un disegnatore scomparso. 
B come buccellato, il caratteristico dolce lucchese che, come d'abitudine, ho acquistato per i familiari al negozio specializzato della famiglia Taddeucci. Quest'anno mi sono fatto tentare dal formato piccolo con le noci.



C come cosplayer. Per la prima volta ne ho visto uno, il simpatico Roberto La Croce, vestito da Dante Alighieri. Grazie alla prontezza dell'attento Egisto Seriacopi lo abbiamo bloccato e ci siamo fatti una foto ricordo, io, lui e il mio Dante a fumetti.
D come down. Un ragazzo e una ragazza affetti dalla nota sindrome si sono "rifugiati" nell'angolo tra la porta (semichiusa) del tendone e il lato dello stand di Cartoon Club/Fumo di China che mi ospitava. Sembravano un po' smarriti, e lui ogni tanto stringeva tra le mani il viso di lei parlandole in tono rassicurante. Nella confusione generale non riuscivo a sentire le loro parole anche se erano a poco più d'un metro da me. Ho continuato a tenerli d'occhio per aiutarli ove se ne fosse presentato il bisogno, ma dopo dieci minuti è arrivato il loro accompagnatore che li ha sgridati affettuosamente per non essere rimasti con gli altri. Il ragazzo ha confessato di essersi spaventato tantissimo, e al pensiero di come, nonostante la paura matta, avesse continuato a far coraggio all'amica, mi sono venute le lacrime agli occhi.
E come eccezionale. Il numero dei visitatori. Ogni anno di più. 100, 150, 200, 220mila. Ma chi li conta? C'è qualcuno che controlla alla SIAE la quantità dei biglietti effettivamente staccati? O fanno fede le dichiarazioni dell'organizzazione? La gente in giro c'era, certo... ma sappiamo DAVVERO quanta?



F come Fumo di China, che quest'anno festeggia i suoi 35 anni e, in occasione della manifestazione lucchese, in un divertente incontro a base di ricordi, aneddoti e piccoli scoop, ha riunito i principali protagonisti della sua lunga e variegata storia editoriale. Dai curatori della fanzine primigenia, ai collaboratori della versione libretto pubblicata da Alessandro Distribuzioni, ai direttori e redattori (e un autore "amico") della rivista da edicola. Nelle foto potete vedere da sinistra a destra Federico Memola, il sottoscritto, Franco Spiritelli, Loris Cantarelli, Stefano Casini, Marco Marcello Lupoi, Mauro Marcheselli, Franco Busatta, Michele Masiero, Fabio Licari e Sergio Rossi.  
G come grande attesa. Per il ritorno di Ken Parker che la Mondadori riporterà prima in edicola con una ristampa in bianco e nero, con due storie per volta, e poi in libreria con una selezione di episodi che verranno colorati. I testi saranno rivisti e il lettering rifatto. Alla fine ci sarà un episodio inedito, prima nella serie da edicola e poi in volume. Ovviamente non comprerò né una versione né l'altra. Mi bastano gli albi originali. Ma attenderò con curiosità l'ultimo episodio per vedere come il duo ligure intende chiudere la lunga saga.
H come Historica, la bella collana di "collaterali" Mondadori dedicata alla bédé storica. Allo stand della neonata sezione editoriale Mondadori Comics ho potuto recuperare il n. 2 che mi era sfuggito in edicola.
I come incassi, tornati fortunatamente ai livelli di sempre dopo la brutta annata del 2012 quando, "esiliati" nel pallone di piazza del Giglio, non eravamo stati rintracciati da una bella fetta dei nostri lettori, abituati a cercarci nel tendone centrale.



L come "La mia gente", libriccino spillato che contiene le cinquanta versioni illustrate di altrettante canzoni di Enzo Jannacci realizzate da valenti artisti (per citarne qualcuno, Silver, Silvia Ziche, Giuseppe Palumbo, Maurizio Rosenzweig, Giorgio Cavazzano e Donald Soffritti) per l'omonima mostra presentata allo Spazio WOW - Museo del Fumetto di Milano dal 17 ottobre al 10 novembre di quest'anno. L'iniziativa è stata promossa da Caritas Ambrosiana, Scarp de' tenis, Etica Sgr e Fondazione Sacra Famiglia. Io, per la canzone di Fo e Jannacci "Ho visto un re", ho optato naturalmente per una rilettura a strisce umoristiche. Gli originali delle opere saranno poi "battuti" da Sotheby's e il ricavato andrà in beneficenza, come quello del volumetto pubblicato da ReNoir Comics. Certo che se mi avessero detto che un giorno le mie strisce sarebbero andate all'asta...
Ma poi, chi se le comprerà? Boh! 
M come "Misterius", l'ultima ortolanata, divertente come tutte le precedenti. In un albo spillato di 32 pagine in bianco e nero, Leo riporta in scena la sua interpretazione del Giacobbo nazionale per svelarci segreti e misteri della scienza. Pubblicato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (www.edizioni.cnr.it). Un gran bell'uso di quel duttilissimo linguaggio che è il fumetto.
N come Nencetti, direttore del Museo del Fumetto. All'incontro per la presentazione della neonata Super G ha rivelato, con viva commozione al ricordo dell'amato "padre" Sergio Toppi, che nei prossimi mesi le opere del Maestro andranno in mostra al Louvre, al British Museum e altre importanti istituzioni museali. Era ora, dico io.
O come operazioni di carico. Il regolamento fornito agli standisti dalla Polizia Comunale prevede che al termine della manifestazione camion, furgoni e altri automezzi degli espositori possano entrare dentro le mura per caricare i propri materiali a partire dalle ore 19,30. Il regolamento degli organizzatori di Lucca Comics & Games prevede invece che le operazioni di carico non possano iniziare prima delle 20,30. La discrepanza non può che creare discussioni e confusione. Ma è così difficile per Polizia e organizzatori parlarsi e diramare indicazioni meno contraddittorie?


P come piccola vedetta lombarda. Con non poco ritardo, è finalmente andato in stampa un libriccino celebrativo dei 150 anni dell'unità d'Italia intitolato "Cuore a fumetti". Sottotitolo: "La piccola vedetta lombarda e Il patriota padovano". In 24 pagine più copertina, tutte a colori, ospita la versione fumettata dei due racconti deamicisiani, opera rispettivamente di Francesca Da Sacco e Roberto Battestini, più un paio di articoli corredati da illustrazioni. Una di queste è opera mia e la potete gustare qui sopra. Il libriccino è pubblicato da Cartoon Club Editore e costa 3 euro e 80. Per richiederlo si può scrivere a fdc@fumodichina.com o telefonare allo 0541.784193.
Q come quattro. I giorni della mostra, troppi per un evento così "faticoso". Domenica ero cotto. Sarà anche l'età...
R come Riminicomix, che ha avuto a disposizione un'ora per presentarsi ai visitatori di Lucca Comics & Games. Forse è la prima volta che una manifestazione dà spazio a un'altra per promuoversi. Certo, l'occasione sono i trent'anni della mostra romagnola, ma comunque tanto di cappello al fair play degli organizzatori toscani. Che speriamo sarà ricambiato.
S come San Paolo Periodici, che anche in questo periodo di crisi generalizzata (e quello della carta stampata non è certo il settore meno colpito) decide di investire e lo fa con intelligenza, coraggio e lungimiranza. Non si può leggere altrimenti la "scommessa" di varare un mensile da 80 pagine a colori come Super G alla modica cifra di 3,90 euro: una storia completa di 48 tavole (nel primo numero, tratta dal romanzo "The frozen boy", adattato da Ramella e Frosi: toccante!), un racconto letterario, altri fumetti e rubriche. Obiettivo: "inventarsi" un lettorato di 12-15enni completando l'offerta che va dal prescolare G Baby al settimanale il Giornalino destinato ai lettori dai 7 agli 11 anni, e accompagnare così i ragazzi fino alle letture "adulte" senza soluzione di continuità. Incrociamo le dita. E compriamo la nuova pubblicazione, venduta in abbonamento, nelle librerie paoline, nelle parrocchie e in fumetteria.
T come traffico, finalmente regolamentato con un po' di buon senso. Non so se è stato così anche per i normali visitatori, ma per gli espositori raggiungere un parcheggio quest'anno è stato ragionevolmente semplice e veloce. Complimenti a chi se ne è occupato.
U come una prece. Per il fumetto che, almeno a giudicare dal tipo di attenzione che gli prestano i media, è morto e sepolto. Peggio: scomparso. Il 4 novembre, a manifestazione appena conclusa, un ampio servizio di RaiNews, pur chiamando la manifestazione soltanto "Lucca Comics", parlava esclusivamente di cosplayers e videogiochi. Anche l'organizzatore Renato Genovese lungamente intervistato non ha speso UNA SOLA parola per i fumetti (a dire il vero una volta li ha nominati, ma solo per giustificare il fatto che alla mostra si parlasse anche di cinema, avendo quest'ultimo molti punti di contatto con i primi). Davvero triste, anche se sappiamo da tempo che quando si incaricano giornalisti incompetenti (e si intervistano ex appassionati ormai da tutt'altre sirene attirati)  è difficile ottenere risultati veritieri. Comunque, gli operatori del settore si rassegnino: secondo gli altri media, noi semplicemente non esistiamo. O comunque non contiamo niente.
V come vento che, dopo gli acquazzoni del sabato, ha spazzato domenica la cittadina toscana. Allo stand di Cartoon Club/Fumo di China, situato accanto a una delle entrate, per tutta la mattinata (finché non è stato richiesto l'intervento dei vigili del fuoco per chiudere almeno metà della porta) albi e volumi prendevano letteralmente il volo.



Z  come Zagor al quale, in occasione della ristampa delle mie storie sulla Collezione Storica a Colori di Repubblica, ho dedicato un libro di ricordi, aneddoti e commenti incentrato sugli undici anni della mia collaborazione, dal 1982 al 1993. Avrebbe dovuto essere pronto per Lucca, ma ho tardato un po' a finire di scriverlo e tipografo e rilegatore non ce l'hanno fatta a stamparlo in tempo. Pazienza, lo presenteremo alla mostra dell'ANAFI di Reggio Emilia a metà dicembre e poi a Cartoomics in primavera.

Le immagini di questo post sono World © Marcello Toninelli.
Le foto sono di Loris Cantarelli ed Egisto Seriacopi.

venerdì 1 novembre 2013

E la G diventò Super


In quest'Italia con un'economia che tira ogni giorno di più i remi in barca, per fortuna c'è ancora qualcuno che investe nel futuro. Succede nel piccolo mondo del fumetto. E se da una parte c'è l'esperimento monstrum della Bonelli con il full color "Orfani", dall'altra voglio segnalare il coraggio delle edizioni San Paolo che varano anch'esse un mensile tutto a colori, stesso formato de "il Giornalino", 80 pagine a 3 euro e 90: "Super G". In ogni numero una storia completa a fumetti di 48 pagine, un racconto in prosa illustrato e altri fumetti d'appendice (nel primo numero, oltre al toccante "The frozen boy" e al racconto "Diventare Capitan Uncino", ci sono un inedito scritto dallo scomparso Trillo e quattro pagine dell'esilarante Ippo di Frassetto). Doppio merito per i paolini che scommettono sui ragazzi ("Super G", studiato per gli adolescenti da 12 anni in su, va a completare un parco testate che parte dal prescolare "G Baby" e passa per il citato "il Giornalino" indirizzato agli alunni dai 7 agli 11 anni), cioè i lettori di domani. La neonata rivista è distribuita in abbonamento (12 numeri, 29 euro e 90), in fumetteria e nelle librerie paoline. Vale la pena di darci un'occhiata.

mercoledì 16 ottobre 2013

Un bastian contrario di nome Luigi


























Mio suocero comprava tutti i giorni il quotidiano locale, il Tirreno. E non saltava mai la rubrica dei necrologi, per verificare chi, tra quanti conosceva, se n'era andato. A una certa età diventa un inevitabile inventario giornaliero legato a ricordi di una gioventù ormai lontana in tutti i sensi.
A quell'epoca, neppure tanti anni fa, questo bisogno di verificare di esserci ancora mentre il proprio mondo, un pezzetto per volta, se ne andava, passava per il filtro amichevole di quella rubrica giornalistica, appuntamento fisso e atteso. Oggi, nell'era dei social network imperanti, quelle informazioni ti arrivano addosso, tra un commento satirico e la foto di un adorabile gattino, quando meno te le aspetti.
Quando ho letto la notizia in un breve commento di Alessandro Di Virgilio il cervello mi è andato in tilt: cos'era, uno scherzo? Ho cercato conferma della notizia sulle pagine bolognesi di un quotidiano senza trovarne. Sulla voce di Wikipedia dedicata a Luigi se ne segnalava la scomparsa in data di oggi. Chi poteva aver fatto una segnalazione così tempestiva? Forse per allontanare la possibilità che quella assurda (e ingiusta: Luigi aveva solo 60 anni!) notizia trovasse conferma, ho anche ipotizzato che si trattasse d'una macabra trovata, magari architettata dallo stesso Bernardi. Ma col passare dei minuti la notizia veniva ripresa e rilanciata da tanti, e piano piano mi sono rassegnato ad accettarla.
Un'altra scomparsa pesante nel ristretto mondo del fumetto italiano, anche se lui ormai non lo frequentava molto, più preso dal suo percorso letterario.
Inevitabilmente il pensiero è corso ai ricordi comuni, agli incontri nella redazione milanese al tempo in cui era stato "acquistato" dalla Bonelli, alle visite nei suoi uffici della Granata Press quando editammo in joint venture la disgraziata Dark, alle chiacchiere sotto i portici di Bologna, alla sua espressione sbalordita quando, a una mitica (e mai più ripetuta) Lucca "dell'abbondanza" nel periodo in cui Dylan Dog aveva avvicinato al fumetto centinaia di migliaia di adolescenti, mi parlava degli incassi stratosferici appena fatti: " Questi ragazzetti arrivano, tirano fuori di tasca dei rotoli di banconote e comprano anche la merda!"
Invece non ricordo come, quando e perché ci siamo conosciuti diventando, non amici, ma un po' complici a distanza, forse perché entrambi bastian contrari sempre pronti a remare controcorrente quando ci pareva che certe scelte e certi comportamenti di colleghi e operatori del settore andassero contro l'interesse dello stesso mondo editoriale o semplicemente del buon senso.
Aveva tre anni meno di me, eppure mi sono sempre rivolto a lui aspettandomi un parola di saggezza che gli veniva dall'aver percorso, velocemente, già molte strade.
Ormai i nostri rapporti erano ridotti a qualche battuta o commento su Facebook, ma l'importante era saperlo sempre lì, pronto a dire la sua sulle molte cecità che ci circondano e, spesso, riguardano direttamente.
Non sarà facile farne a meno.

giovedì 10 ottobre 2013

Dottor Toninelli e Mister Zagor (ottava puntata)


Due diversi disegnatori, due vicende separate, ma un'unica storia. La mia prima "trasferta" zagoriana da sceneggiatore dello Spirito con la Scure.
Alla prima avventura, che vede il Nostro inseguire fino alla regione dei Grandi Laghi i rapitori di Cico, sono particolarmente legato. Forse perché è diversa da tutte le altre scritte sia da me che dai miei predecessori (e, probabilmente, anche dai miei successori), con il protagonista della serie coinvolto nientemeno che... in una partita!
Lo sport è il baggatiway, rude antenato dell'odierno lacrosse e, per certi versi, del tennis. Un gioco di squadra. E dunque apparentemente poco adatto a un eroe individuale come Zagor. Ma, in fondo, il Signore di Darkwood non è poi un combattente così solitario come potrebbe apparire a una prima impressione. Quantomeno, è abituato a "giocare in doppio" a fianco del compagno messicano, e poi in decine di storie ha saputo "fare squadra" con bianchi e pellerossa, all'occorrenza.
L'idea mi venne dalla lettura di uno dei tanti volumi di documentazione sul West che possedevo (e continuavo a comprare), "Indiani" di H. J. Stammel (SEI, Torino, 1978). Il libro riportava la cronaca di una battaglia, quella di Fort Michilimackinac, avvenuta esattamente come racconto nella mia storia, anche se nella realtà il trucco dei pellerossa (si trattava di una tribù di Chippewa) funzionò perfettamente e la guarnigione venne trucidata.
A dare corpo e vita alla mia creazione provvidero egregiamente un ispirato Franco Bignotti (sempre coadiuvato in punta di cesello dallo "sfondista" Gaetano D'Auria, credo), Gallieno Ferri che confezionò per quella storia una delle sue più belle copertine, e Luigi Corteggi che tirò fuori dal cilindro un altro dei suoi titoli dalla grafica efficacissima: quel "duello ai grandi laghi" insolitamente tutto minuscolo sembra voler sottolineare anch'esso la diversità della storia.
L'unica cosa che offusca la mia predilezione per quell'avventura, come alcuni dei miei lettori già sanno, è che in quell'occasione mi vidi "segare" da Canzio una lunga (e a mio parere riuscitissima) gag che vedeva Cico vivere una serie di disavventure travestito da squaw. Dell'abbondante trentina di pagine che avevo scritto, Decio salvò solo le sei o sette poi pubblicate, spiegandomi che nella nuova "economia" del personaggio situazioni umoristiche così lunghe non erano più permesse. Da quel momento il messicano, che della storia era per una volta pienamente coprotagonista al fianco di Zagor, ha avuto inevitabilmente minore "attenzione" da parte mia. Peccato, una volta di più, non aver conservato una copia della sceneggiatura delle pagine tagliate.



La seconda parte della "trasferta", che vede il ritorno dell'antico avversario Eskimo, mi "insegnò" un'altra cosa nei rapporti tra me e i responsabili redazionali. Quando andavo a discutere i soggetti presentati, ci trovavo scritti a margine i commenti di Sclavi e/o Canzio. Nelle prime storie si era sempre trattato di "correzioni" da apportare: questo non va bene, quest'altro va cambiato così, ecc.
In cima al soggetto de "L'imboscata" ricordo che Tiziano aveva scritto: "Bell'inizio!"
Abituato a trovare sui soggetti solo considerazioni "critiche", lessi quelle parole come un commento sarcastico. E replicai in tono offeso che a me sembrava che far assalire Zagor e Cico dagli indiani subito nelle prime pagine fosse una buona partenza che gettava immediatamente i protagonisti nel pieno dell'azione. Sclavi mi guardò come si guarda un cerebroleso e disse: "Infatti ho scritto che è un bell'inizio!"
Da quella meschina figura, che cercai di superare con un sorrisetto di scuse, appresi che i commenti redazionali sui soggetti potevano anche essere positivi.
Sulla vicenda di "Colui-che-non-muore" mi è capitato in passato di leggere in rete valutazioni negative, e anche lo "Zagor Index Illustrato" di Belardinelli-Palumbo-Priarone la qualifica addirittura come una delle mie "peggiori avventure". Probabilmente non è piaciuta la gestione di Eskimo trasformato in superuomo e lasciato ai margini della storia fino allo scontro finale. Faccio ammenda delle mie colpe. Non tutte le ciambelle possono riuscire col buco. Però, rileggendola a distanza di tanti anni, la vicenda mi pare comunque ben costruita, piacevole e con elementi di originalità (Zagor ridotto in schiavitù), e pure il temporaneo nuovo compagno d'avventure Carcassonne, più o meno simpatico che possa risultare, anche se è indubbiamente e in tutti i sensi un personaggio minore, mi sembra svolgere bene la sua funzione di contraltare psicologico dello Spirito con la Scure, opponendo il suo personale (e giustificato) desiderio di vendetta al più altruistico atteggiamento di Zagor vòlto a perseguire il bene comune. Ma ognuno è libero di valutare quello che legge secondo il suo gusto.
Ultima considerazione: come visto nel capitolo precedente, avevo l'abitudine di fornire ai disegnatori mappe, schizzi e disegni vari per facilitare il loro lavoro. Rivedendo le vignette verticali di pag. 226 del volume n. 86 e delle pagg. 107 e 178 del n. 87 della Collezione Storica a Colori, mi viene da pensare che i baldi Bignotti e Donatelli abbiano ricalcato pari pari (se non direttamente incollato in fotocopia) le mie mappe aggiungendo qualche effetto grafico per renderle più omogenee alle tavole disegnate: la grafia delle scritte somiglia in modo sospetto alla mia.
Se così fosse (e, d'altronde lo schema della spiegazione del mistero del tuffo nello strapiombo del Red Wolf Cliff, disegnato da Ferri e ristampato nel n. 83 della CSAC, ricalcava abbastanza fedelmente il mio, come si può vedere nel capitolo precedente) avrei dato alla serie anche un piccolissimo contributo grafico.

                                 


venerdì 4 ottobre 2013

Dottor Toninelli e Mister Zagor (settima puntata)



Sulla storia che si conclude questa settimana sulla Collezione Storica a Colori di Repubblica, quella che vede il ritorno di Timber Bill, non ho ricordi o riflessioni particolari da condividere, salvo forse il fatto che la riapparizione di Satko, ora che la rileggo, sembra già prefigurare in nuce quello sviluppo della serie in senso più continuistico-logistico che avevo ipotizzato per la serie prima di interrompere la mia decennale collaborazione con la Bonelli. Al termine di questi miei commenti, riproporrò su queste colonne il mio inaccettabile (e infatti inaccettato) progetto nella sua interezza.







Intanto mi prendo un po' di spazio per parlare ancora della vicenda di "Impresa disperata" e della sua genesi. Dopo aver "rivelato" come quell'avventura fosse nata da alcune pagine sceneggiate direttamente da Sergio Bonelli e da lui "regalatemi" perché continuassi la storia, ci sono stati alcuni scambi di battute in rete che mi hanno spinto ad andare a recuperare le mie due sceneggiature zagoriane rimaste inedite e a fare un'ulteriore, sorprendente scoperta.

Antonio Moro mi chiede sulla pagina Facebook di "Tutti quelli che desiderano una ristampa di Zagor per i suoi 50 anni": “...non puoi dirci qualcosa, caro Marcello, sulle sceneggiature inedite di Zagor che hai conservato?”
Ed ecco la mia risposta e i successivi interventi: “I titoli "di lavoro" (poi era la redazione a scegliere quelli definitivi) delle mie due sceneggiature inedite sono “Il segno di Wama” e “I crociati”. La prima credo che fosse una storia "normale" (ma dovrei rileggermela, per esserne certo) di genere fantastico, con un "cattivo" destinato a diventare una specie di Mefisto zagoriano; la seconda, scritta quando ormai avevo deciso di interrompere la collaborazione, l'avevo scritta provocatoriamente "all'americana", e immaginavo che non avrebbe mai visto la luce. In quest'ultima, come ho già scritto altrove, Cico finalmente faceva l'amore con una bella e giovane squaw.”
Antonio: “Accidenti cosa ci siamo persi! Storie che avrei avuto piacere di leggere! Peccato...”

Il giorno successivo io ho scritto: “Caro Antonio, grazie due volte per la tua domanda sulle mie sceneggiature inedite. Prima di tutto perché mi hai spinto a riprendere in mano quella del Segno di Wama di cui non ricordavo assolutamente nulla e a rileggerla. Giudizio (di parte): una gran bella storia, sicuramente più vicina allo Zagor di Bonelli padre che a quello di Sergio, un po' horror, un po' fantastica e con un pizzico di supereroico! Peccato che non vedrà mai la luce sulla collana. Ma, ora che grazie a te l'ho "riscoperta", chissà che non riesca ad adattarla per qualche altra operazione editoriale cambiando nome e look al personaggio. La seconda cosa per cui ti ringrazio (e, credo, con me tutto il fandom zagoriano) è che andando a riprendere quella sceneggiatura ho fatto una scoperta decisamente inattesa: insieme ai due blocchi di sceneggiatura c'era un mazzetto di fogli tenuti insieme con una graffetta. Sul primo c'era il soggetto appena abbozzato di "Un'impresa disperata" (nella mia proposta: "La tribù prigioniera"); sui successivi alcuni soggetti non accettati, una versione dettagliata del soggetto di cui sopra, le copie delle immagini "di documentazione" che avevo fornito a Ferri per la storia di cui stiamo parlando e, incredibile a dirsi, la lettera firmata (da chi? Forse da Sergio stesso, forse da Canzio o Sclavi... non sono riuscito a identificare la firma) che accompagnava le prime pagine scritte da Bonelli con la richiesta di continuare la storia e (udite! udite!) il soggetto abbozzato di come avrebbe voluto continuarla Sergio (una storia completamente diversa da quella che poi ho scritto io: c'era anche il ritorno di Digging Bill)! Ti rendi conto? Un piccolo pezzo di storia editoriale che mi ero assolutamente dimenticato di possedere e che senza il tuo commento qui sopra avrebbe dormito in un raccoglitore per chissà quanti anni ancora!”
A questo punto interviene Alex Principato: “Incredibile! esiste quindi in qualche modo ancora un soggetto di Nolitta! Sarebbe bellissimo se da quel soggetto si arrivasse a una storia completa...”



Naturalmente, nei giorni successivi ho continuato a scervellarmi sulla firma in calce alla lettera contenente il “soggetto perduto”. Sono andato a cercare alcune lettere autografe di Bonelli, che però firmava “Sergio”, mentre la firma misteriosa terminava inequivocabilmente con una “i”. Essendo agli inizi dei nostri rapporti l'aveva firmata Bonelli? No, in ogni caso era impossibile leggerci il suo cognome. Scartato Decio Canzio, visto che sia il suo nome che il cognome terminano con una “o”, mi restava solo Sclavi... ma la firma non sembrava affatto contenere le lettere del suo cognome. Alla fine la verità, inevitabilmente la più banale, mi si è rivelata: avevo rimosso (et pour cause, direbbero i francesi!) che all'epoca c'era una quarta persona coinvolta nella gestione di soggetti e sceneggiature: Gianni Bono, attraverso la cui agenzia avevo iniziato il mio rapporto di collaborazione con la casa editrice di via Buonarroti. Tolto il velo della rimossione, la firma si è inequivocabilmente rivelata un "Gianni". E, con quella scoperta, è tornata anche la memoria: era stato proprio Bono a parlare con Bonelli, ad ascoltarne il "progetto" e a stendere quelle due cartelle per permettermi di raccogliere il testimone e proseguire la storia.
Il soggetto che preparai sulla base di quello ipotizzato a grandi linee da Sergio però non piacque a Canzio, che lo trovò troppo umoristico, "più adatto a Topolino che a Zagor" (col senno di poi, sapendo adesso che quella identica critica la muoveva Bonelli padre a Sergio, mi viene da ritenere che il mio lavoro fosse perfettamente nolittiano. Ma, evidentemente, non adatto allo Zagor più "eroico" di cui Decio teneva le redini all'epoca). Presentai dunque un diverso soggetto, quello della "tribù prigioniera" che arrivò poi alla stampa.
Dalla lettera di Gianni, come potete leggere nella parte iniziale che pubblico, si scopre anche che le prime dieci pagine della sceneggiatura di Bonelli erano già state disegnate da Gallieno Ferri, forse motivo in più a spingere Sergio a riprendere in mano quell'opera interrotta e a farla portare a compimento da me.
Non pubblico, ovviamente, il soggetto pensato da Bonelli per non togliere ai lettori il piacere della scoperta, se mai dovesse in qualche modo concretizzarsi il sogno di Alex.
Pubblico invece tutte le immagini di corredo che avevo inviato a Ferri per meglio "spiegare" la sceneggiatura. Sono sicuro che tutti ne riconoscerete almeno una.