Soprattutto in queste settimane, "rese calde" dalla notizia di alcuni autori bonelliani ai quali è stato detto/scritto che la collaborazione con loro non sarebbe continuata a causa della sovrabbondanza di storie da pubblicare ferme nei cassetti della redazione, lettori e lettrici poco esperti di editoria hanno affastellato considerazioni d'ogni genere sui perché, i percome e le sorti dell'azienda di via Buonarroti (e altre).
Qualcuna, credo più ragionevole e motivata, l'ho fatta anch'io qui e qui, nonché in vari commenti sui social. Mi sono reso conto, in questa piccola tempesta di post e commenti, che alla maggioranza degli appassionati mancano le cognizioni basilari sul funzionamento di una casa editrice e delle singole testate. Sperando di essere d'aiuto, fornisco dunque qui qualche informazione su un elemento basilare del mestiere di pubblicare, che si tratti di serie da edicola o romanzi, grafici o meno: il Punto di Pareggio.
Gli inglesi lo chiamano break even point (BEP), ed è il numero di copie che occorre vendere a un dato prezzo per eguagliare i costi totali di produzione (compensi agli autori, quota ripartita dei costi generali aziendali, spese di stampa, distribuzione e percentuali di spettanza a giornalai/librai). Una volta sommate queste componenti, se le vendite le coprono esattamente la pubblicazione è in pareggio; se si vende meno, l'editore ha una perdita; se si vende di più, ha un utile.
Come si vede facendo i "conti della serva", il meccanismo è molto semplice. Il mestiere dell'editore sta tutto nel saper prevedere, almeno di massima, quanto potrà vendere la pubblicazione su cui ha deciso di investire. Quando io e i miei soci ci avventurammo a portare in edicola Fumo di China trasformandola da fanzine in una rivista vera e propria, più che previsioni avevamo speranze. Il distributore (lo stesso della Bonelli, la A & G Marco, presso il quale ci aveva gentilmente introdotto Sergio) coi primi numeri ci dette una previsione di venduto (finché non rientrano e vengono controllati/contabilizzati tutti i resi, la faccenda resta abbastanza aleatoria) decisamente interessante per i nostri modestissimi conti. La realtà poi si dimostrò un po' meno esaltante, e ci ritrovammo a un esatto punto di pareggio... che non consentiva di pagare gli autori degli articoli né dei fumetti. Riuscimmo solo a trovare nelle pieghe dei conti 200mila lire a numero per pagare il nostro primo redattore, lo scomparso Federico Memola. Andammo avanti per qualche anno galleggiando intorno al punto di pareggio, finchè i cervelloni del governo (il ministro Tremonti, se non ricordo male) non si inventò la Tassa sulle Società, 3 milioni di lire da sganciare ogni anno allo Stato... e andammo sotto di quella cifra, che si aggiungeva ai costi generali della casa editrice. Per fortuna proprio in quel periodo mi inventai l'Annuario del Fumetto le cui vendite superavano abbondantemente il BEP fruttandoci un utile di testata... proprio di 3 milioni! Potemmo così continuare a galleggiare con le due testate intorno a un complessivo punto di pareggio, finché per stanchezza (soprattutto mia) non decidemmo di cederle agli amici di Cartoon Club.
Le cose non sono diverse per un grande editore: ogni sua singola pubblicazione ha un BEP da raggiungere e, se possibile, superare, altrimenti genera una perdita. E' ovvio che con più pubblicazioni, come per i nostri FdC e Annuario, quelle che vanno meglio possono sostenere quelle più zoppicanti e dunque evitare che l'editore sia costretto a chiuderle immediatamente.
Sergio Bonelli mi spiegava una volta, parlando del Piccolo Ranger che era in perdita, che avendo altre collane che coprivano l'ammanco, fino a un certo punto poteva valere la pena di tenerlo comunque in edicola per evitare che un concorrente ne approfittasse andando a "riempire" con una sua pubblicazione il buco venutosi a creare.
Venendo al presente, la crisi attuale della carta stampata (di tutta la carta stampata, sia chiaro) fa saltare continuamente i punti di pareggio delle varie pubblicazioni, dai quotidiani, ai settimanali, ai mensili e dalle riviste di gossip ai fumetti d'ogni genere. Stante il meccanismo su enunciato, è chiaro che quando il calo di copie vendute manda i loro prodotti sotto il punto di pareggio, gli editori hanno poche possibilità d'intervento. Vediamole:
1) Aumentare il prezzo di copertina; questo si può fare entro certi limiti, perché un rialzo esagerato rischia di mandare la pubblicazione fuori mercato facendogli perdere la stragrande maggioranza dei lettori e dunque buttando all'aria di nuovo e forse definitivamente l'equilibrio;
2) Ridurre i costi: a) abbassando i compensi ai collaboratori (sceneggiatori, disegnatori, coloristi, letteristi...); b) tagliando i costi generali della casa editrice (pensionare/licenziare redattori, trasferirsi in locali più piccoli/meno cari, ridurre il magazzino arretrati che oltre a essere un costo per affitto e luce è anche una voce attiva del bilancio che riduce l'utile...); c) diminuendo il numero di pagine delle pubblicazioni;
3) Trovare nuove fonti di reddito da affiancare a quelle tradizionali: diversificare la produzione per andare incontro a nuove richieste del pubblico; apertura di una sezione libraria accanto a quella da edicola; vendita di copie digitali; allargamento dell'attività alla produzione di audiovisivi ecc.
4) Trovare nuovi canali di distribuzione per ovviare in parte al costo fisso rappresentato da quella tradizionale: abbonamenti, partecipazione a fiere, aprire propri punti di vendita ecc.
Come si vede, quello che è una regola per tutti gli editori è esattamente quello che ha fatto/sta facendo la Bonelli da almeno vent'anni a questa parte. Con quale risultato, lo sa l'editore.
I bilanci che ho pubblicato al link su riportato parlano di un momento particolarmente critico. Le più recenti scelte fatte riusciranno finalmente a invertire la situazione e ricollocare l'azienda in modo che gli utili tornino a crescere? E' quello che ci auguriamo tutti e verificheremo nei prossimi mesi e anni. E' certo però che per i collaboratori difficilmente torneranno tempi migliori. Che la Bonelli trovi nuove fonti di reddito nell'audiovisivo, nella pubblicazione di materiali esteri o altro, non ne nasceranno occasioni di lavoro se non per qualche sceneggiatura cinematografica o traduzione. Forse solo una robusta produzione di webtoon (strada che al momento non viene percorsa) potrebbe creare nuove opportunità per i fumettisti.
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