La notizia di alcune telefonate e/o email inviate ad autori e autrici della casa editrice con le quali si comunicava loro la fine di ogni collaborazione ha agitato molto i social network, nei giorni scorsi. Chi ha parlato di 50 professionisti lasciati “col culo per terra”, chi di 80, chi addirittura di 400! Probabilmente i numeri sono molto più bassi e riguardano principalmente la collana di Zagor che a quanto pare ha accumulato negli anni scorsi un numero esagerato di storie in magazzino in attesa di pubblicazione, ma hanno creato comunque un'ondata di panico e dubbi sulla salute dell'intera SBE, anche perché si sommavano a una serie di altri elementi; intanto non era la prima volta che succedeva: negli scorsi anni diversi collaboratori avevano segnalato, per identici motivi, il blocco della produzione relativamente alle collane di Martin Mystère e Nathan Never; poi, i recenti robusti aumenti dei prezzi di copertina e i cambiamenti di foliazione di alcune testate erano sintomi di un sostanzioso aggravarsi del calo di vendite che ormai da un quarto di secolo affligge tutta la carta stampata da edicola e non risparmia neanche i fumetti.
Vale la pena, per cercare di capire quale sia l'effettiva situazione, di dare un'occhiata ai conti della casa editrice.
Ci aiutano una serie di analisi dei bilanci SBE (i bilanci delle aziende sono pubblici e recuperabili sul sito della Camera di Commercio e altri) a opera di Lucius C. Lysander apparse negli scorsi anni su Giornale Pop, la rivista online di Sauro Pennacchioli alla quale vi rimando per maggiori dettagli e riflessioni, e una visura del bilancio di due anni fa giratami in questi giorni in rete.
Cominciamo dal bilancio 2019 (relativo all'anno 2018). La situazione delle edicole era già compromessa; i chioschi chiudevano ogni anno a centinaia perché non più sorretti soprattutto dalla vendita dei quotidiani: basti pensare che dall'inizio del nuovo millennio Repubblica ha perso il 90% delle copie vendute; qualcosa ha riguadagnato con gli abbonamenti digitali, ma è chiaro che se questo è buono per l'editore, non aiuta le edicole. Le cose andavano di pari passo per la Bonelli: se nel 2017 aveva avuto un fatturato di circa 30 milioni, nel 2018 il dato scendeva a 26,7 milioni per le vendite in edicola (con un calo di circa l'1%) compensato da un aumento fino ai 2,3 milioni nella vendita dei diritti di pubblicazione in Italia e all'estero, spinti dai festeggiamenti per i 70 anni di Tex. Le vendite in edicola registravano, a copie, 7.800.000 esemplari, il 5% in meno rispetto all'anno precedente. L'utile di esercizio EBITDA (cioè prima di interessi, tasse, ammortamenti e svalutazioni) è di 1,9 milioni di euro, maggiore di quello dei due anni precedenti.
L'analista stima una perdita media di 400mila copie nell'anno, in quella circostanza attenuate dal (relativo) successo della nuova testata Tex Willer.
Bilancio 2020
Le perdite dell'editoria da edicola continuano con un calo del 12% nel settore dei periodici e del 7,5% in quello dei quotidiani. Nel mercato complessivo da 2 miliardi di euro, i 26 milioni di fatturato della Bonelli sono un po' una Cenerentola. Per la casa editrice di via Buonarroti l'anno è comunque abbastanza positivo, con un aumento del fatturato a 30,6 milioni, pari al circa il 4% in più. Le edicole incassano appunto 26 milioni con un incremento delle copie vendute da 7,8 milioni a 8,1 dovuti in buona parte alla nuova collana texiana; le librerie incassano 2 milioni e mezzo, ma cala la vendita di diritti di pubblicazione che scende a 1,6 milioni dai 2,3 dell'anno precedente. Irrisorio il fatturato del merchandising.
Da notare nelle pieghe del bilancio la riduzione della Posizione Finanziaria Netta dovuta agli investimenti nel film di Dampyr e nel cartone animato di Dragonero con immobilizzazioni materiali nette di 4 milioni.
A tenere su tutta la baracca è come sempre Tex, secondo le considerazioni dell'analista.
L'utile dopo le tasse è di 800mila euro, di poco superiore a quello dell'anno precedente.
Bilancio 2021
Nell'anno precedente (quello a cui si riferisce ovviamente il bilancio di questo) la SBE vede un fatturato di 27,7 milioni di euro, il 9,4% in meno rispetto all'anno prima. Ricordiamo che siamo nel pieno del Covid. Gli incassi dalle edicole da 26 milioni scendono a 24,5; le librerie scendono da 2,6 milioni a 1,7; quasi invariati i profitti da diritti di pubblicazione. Ancora ininfluente il merchandasing.
Grazie a una forte riduzione di costi, L'EBITDA è comunque di 4 milioni di euro, e il profitto dopo le tasse di 2,2, quasi triplicato rispetto all'anno precedente.
Bilancio 2022
Torna a salire il fatturato (nota: anche se il numero di copie vendute cala, l'incasso può aumentare variando il prezzo di copertina) che supera i 30 milioni con un aumento del 9,4%. I periodici fruttano 26,7 milioni; i libri 2,2; i diritti di pubblicazione 1,3; sempre irrisorio il merchandising a poco più di 100mila euro. Si era entrati nell'era della rinuncia a nuove proposte (https://ioedante.blogspot.com/2020/11/il-bonelli-rassegnato.html) e la casa editrice aveva ormai iniziato a puntare solo sulla moltiplicazione delle testate texiane.
In quest'anno (2021) c'è un nuovo incremento dei costi: aumentano del 19% quelli relativi al personale (a fronte di un aumento del fatturato del 9% e dei costi generali del 7%).
Come risultato, la Bonelli festeggia un utile EBITDA di 4,5 milioni, e di 3,3 milioni dopo le tasse con un aumento di ben il 50% rispetto all'anno precedente. Il numero di albi mandati in edicola non è cambiato significativamente: 273 albi contro 276; idem le copie vendute, inalterate a 8 milioni. Se le edicole continuano a calare, la casa editrice trova supporto nei supermercati e nelle vendite online.
Intanto salgono a più di 10 milioni le immobilizzazioni per i progetti multimediali, film e animazioni.
Bilancio 2024
Dalla visura fornita da Aziende.it si ricavano questi dati:
Fatturato 2022 29.592.822 euro
Fatturato 2023 30.362.742 euro
Utile 2022 1.839.285 euro
Utile 2023 819.273 euro
Costo del personale 6.565.469 euro
Dunque, a meno che nelle pieghe del bilancio non si celino elementi positivi che rendano meno preoccupante la situazione, per la SBE sembra davvero giunta l'ora delle “decisioni irrevocabili”. In questo contesto trovano giustificazione tutte le scelte degli ultimi mesi: i cospicui aumenti del prezzo di copertina, i cambiamenti di foliazione, le variazioni nelle testate e anche la dolorosa scelta di mettere fine a una serie di collaborazioni divenute fonte di perdite già nel presente e destinate a risultare insostenibili in un futuro che rendesse necessaria la chiusura di una o più testate.
Purtroppo non si intravedono raggi di sole, all'orizzonte: le vendite dell'intero settore della stampa da edicola sono in calo costante, ogni aumento di prezzo a cui sono costretti gli editori per far fronte alla diminuzione delle vendite fa perdere altri lettori, di conseguenza altre edicole chiudono e questo incide sulla diffusione delle pubblicazioni... un cane che si morde la coda.
Naturalmente questo non significa che la Bonelli stia per fallire. È probabile che nel giro di due o tre anni sia costretta a chiudere le testate che vendono meno e a licenziare una parte dei dipendenti che diventerebbero inutili in redazione, ma concentrandosi sui due-tre personaggi che ancora rendono può andare avanti ancora molti anni e, nel frattempo, riposizionarsi come sta già provando a fare pubblicando materiali esteri in volumi da libreria. Certo, come hanno fatto i maggiori editori soprattutto in Francia, forse avrebbe dovuto saltare sulla tigre orientale dei manga quando ancora il settore non era saturo e muoversi prima in quello librario, magari comprando la Bao o altre editrici indipendenti prima che anche lì le posizioni venissero tutte occupate, ma del senno di poi...
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