giovedì 7 marzo 2019

Quando Jacovitti inventò il Numero Uno


Correva l'anno 1959. Benito Jacovitti, dopo quasi vent'anni trascorsi sulle pagine de il Vittorioso che l'hanno fatto conoscere e reso popolarissimo a più d'una generazione di giovani lettori, è approdato da un paio d'anni al concorrente il Giorno dei Ragazzi dove ha già imposto due personaggi del calibro di Cocco Bill e Tom Ficcanaso. Accanto ai suoi pezzi da novanta, l'autore termolese affianca altri character e storie di più corto respiro nelle quali continua a riversare la sua scatenata, apparentemente inesauribile fantasia e follia grafica.


Uno di questi è il pirata Gamba di Quaglia, scorridore dei mari che, persa una gamba nell'affettar maldestramente salami (e che altro, se no?), se l'è vista sostituire dall'originale chirurgo di bordo con una - appunto - di quaglia. La divertente avventura è uno one shot: il personaggio non tornerà mai in altre storie di Lisca di Pesce. Con lui finisce nel dimenticatoio anche il suo equipaggio: il mozzo Cartuccia, il cuoco Barbacotta, lo stiratore di vele Arcipeppe, il gabbiere Peter Gancio, lo psicopatico (ma all'epoca viene qualificato con un bonario "cattivaccio") Pape Satan e il Nonnomo.


Quest'ultimo, una specie di matusalemme su sedia a rotelle dalla lunga barba bianca e la vitalità di un ventenne, alterna fendenti con la sua spada di legno a ricordi delle sue esperienze passate. Passatissime, per meglio dire: non solo si professa autore della sconfitta della Grande Armada spagnola, ma sostiene di aver partecipato alla battaglia di Zama prendendo a sciabolate Annibale.
Vi ricorda nessuno?
Basta guardare la vignetta in apertura di questo post per capire che, senza ombra di dubbio, il Nonnomo è l'antesignano fatto e finito dell'alanfordiano Numero Uno.



Che si tratti di una mera somiglianza dovuta al caso è decisamente improbabile: non solo Luciano Secchi ha sempre dichiarato il suo amore per Jacovitti, ma ha pubblicato proprio l'avventura di Gamba di Quaglia in un supplemento della rivista Eureka che dirigeva per l'editore Corno, e l'apparizione del Numero Uno avviene sul n. 11 di Alan Ford, uscito appena il mese prima del supplemento "Eureka Seltz" che ospita la storia piratesca di Jac. Le tavole di "Gamba di Quaglia" erano dunque in redazione, nei mesi in cui Bunker/Secchi si "inventa" il personaggio che riuscirà rapidamente a imporsi come primo co-protagonista del biondo agente segreto, strappando spesso la ribalta al titolare della testata.



Possiamo dunque parlare di plagio?
Sicuramente no. Questo è uno di quei casi in cui un autore intravede in un personaggio o una situazione inventati da un autore precedente tutte le potenzialità che il creatore primigenio non ha saputo vedere o ha comunque trascurato giacché per lui rappresentava solo un aspetto secondario dell'opera.
Non è certo la prima volta che questo succede. Uscendo dal mondo del fumetto per approdare a quello della grande Letteratura mondiale, non può sfuggire come il meccanismo sia presente e si sviluppi attraverso ben tre capisaldi della poesia classica.
Partiamo da Omero che, narrando il periglioso ritorno di Ulisse a Itaca dopo la distruzione di Troia, nell'Odissea spedisce il suo personaggio nell'Ade, dove incontra la madre, i guerrieri che ha conosciuto e l'indovino Tiresia che gli profetizza il rientro a Itaca solo dopo molte traversie.



Quando Virgilio, per guadagnarsi la riconoscenza del suo "finanziatore" Ottaviano si mette a scrivere l'Eneide, ha un solo scopo: dimostrare con la sua poesia che l'attuale imperatore discende dell'eroe troiano di cui racconta perciò la fuga da Troia in fiamme col vecchio padre Anchise e il figlioletto. Per costruire il suo poema, Virgilio attinge a piene mani alle opere omeriche, "ricalcando" quasi spudoratamente l'Odissea nella prima parte della sua opera e l'Iliade nella seconda. In questo "copia-incolla" poetico (sto scherzando, chiaramente) non trascura la discesa dell'eroe nell'Oltretomba. Ma ci mette, e ampiamente, del suo delineando una struttura dell'Inferno con guardiani e dannati che era sostanzialmente assente in Omero.

Immagino che Dante Alighieri, leggendo l'opera del maestro che non a caso sceglie poi come guida per la propria discesa nei regni dell'Aldilà, sia rimasto molto colpito da quello che per Omero (che il fiorentino però non ha mai letto) prima e Virgilio poi era solo un breve e tutto sommato ininfluente episodio dei loro poemi. E quando si tratterà di metter mano alla sua opera in volgare, un po' pamphlet politico, un po' trattato teologico, un po' enciclopedia del sapere medievale, troverà in quel racconto di viaggio oltremondano la cornice perfetta per il suo capolavoro. Preso dunque il breve capitolo virgiliano come fosse creta quasi informe, la modellerà, la plasmerà, la svilupperà e, col suo genio, la trasformerà in un capolavoro che trascende e supera l'opera da cui aveva tratto ispirazione.



Lo stesso - e torniamo alle nostre amate nuvolette - è successo col Nonnomo e il Numero Uno. Jacovitti è un genio incontenibile che riversa nelle sue storie e vignette idee, trovate e personaggi che escono a getto continuo e in modo quasi incontrollato dalla sua fervida fantasia. A entrare nel dettaglio della sua produzione, chissà quanti personaggi minori o appena abbozzati, ma capaci (se sviluppati) di vivere da protagonisti troveremmo. Il Nonnomo è uno di questi. Come un novello Popeye (di cui, e qui torniamo alla circolarità di idee e letture, l'autore termolese era grande estimatore) che si fa largo a suon di cazzotti tra i protagonisti del Thimble Theatre (Teatro del Ditale) segariano e li prevarica e mette tutti in secondo piano, il Nonnomo avrebbe potuto diventare il titolare di chissà quante avventure, grazie anche alla sua possibilità di vivere in tutte le epoche che racconta di aver attraversato. Ma Jacovitti non lo fa. Altre mille idee, una migliore dell'altra, lo portano nello spazio di Microciccio Spaccavento, nel regno favolistico di Tarallino o nella cosa, la California di Zorry Kid.
E' Luciano Secchi, invece, a vedere le grandi potenzialità del personaggio. Così lo fa suo e, novello Alighieri, lo mette al centro della sua opera più fortunata e duratura rafforzandola narrativamente e, con tutta probabilità, anche sul fronte delle vendite e del gradimento dei lettori.

Onore al genio di Lisca di Pesce, dunque, ma riconoscimento al merito per il grande acume e lungimiranza di Luciano Secchi/Max Bunker che, affiancato dal talento grafico (e non solo) di Roberto Raviola/Magnus ha saputo dare al Nonnomo tutto lo spazio che meritava.

Nota finale: la su riportata ricostruzione della nascita del personaggio, naturalmente, per quanto supportata da dati di fatto e "pesanti" coincidenze, resta comunque soltanto un'ipotesi. Aggiungo in chiusura che Secchi, relativamente al Numero Uno, ha dichiarato in una recentissima intervista che "è l’unico del gruppo che è totalmente d’invenzione. Il Conte Oliver è un nobile decaduto, il Bob Rock è la caricatura della caricatura, la Cariatide è il pigro per eccellenza, Numero Uno invece non è paragonabile a niente e nessuno, non è uno stereotipo".
Se la mia ipotesi è fondata, questo sarebbe un bel riconoscimento del genio di Jacovitti.



domenica 3 marzo 2019

A conti fatti


Qualche giorno fa, un po' per ridere un po' per stuzzicare, ho pubblicato una tabella dei dati di vendita delle principali testate a fumetti prodotte in Italia e presenti in edicola. L'operazione ha divertito qualcuno e infastidito altri, come era prevedibile. Posatasi la polvere di qualche minima polemica, è forse il caso di tornare sull'argomento con considerazioni meno goliardiche.
Tanto per fare mente locale sui numeri girati in rete negli ultimi anni, ecco qui sotto i dati di vendita dichiarati da Sergio Bonelli nel 1991 e alcuni panel di dati, ufficiali e non, usciti da dieci anni a questa parte.








Come ho spiegato nel post su Facebook, per mettere insieme il piccolo prospetto (lo riporto qui sotto per comodità) in parte mi sono inventato di sana pianta i dati (è il caso delle due testate Aurea, di Alan Ford e di Lupo Alberto), in parte ho fatto "a naso" delle proiezioni basate sui dati di vendita usciti in rete in precedenza o ascoltati nell'ambiente e sui trend consolidatisi negli ultimi anni. 


Ora cercherò di analizzare un po' meno "a capocchia" i numeri che ho così dato, cercando anche di trarne qualche considerazione sul futuro che attende il fumetto da edicola.

Diabolik - Un paio d'anni fa girava il dato di circa 50.000 copie vendute. Non avendo altri dati sui quali costruire un trend affidabile e considerando che i lettori del Re del Terrore sono in gran parte "lettori della domenica" che non comprano abitualmente altri fumetti, ho calcolato una riduzione minima delle vendite ma se, come è probabile, anche il personaggio dell'Astorina non è sfuggito alla crisi generalizzata dell'editoria, il dato reale potrebbe essere molto più basso e situarsi in un range da 40 a 45mila copie. Da voci di corridoio, pare che esperimenti come l'uscita in formato comic book del "personaggio parallelo" DK non abbia dato grandi esiti, e anche la correzione di contenuti della collana Il grande Diabolik attualmente in corso parla in modo inequivocabile di incertezza e tentativo di "raddrizzare" qualcosa che è avviato su una strada tortuosa.


Topolino - Il dato di sole 30mila copie circa vendute in edicola (attenzione: la testata vende sicuramente altrettanto e forse di più per abbonamento, essendo una di quelle pubblicazioni a cui genitori, zii e nonni abbonano tradizionalmente i bambini) sorprende un po' anche me, ma è quanto ho raccolto nell'ambiente. E dando un'occhiata allo specchietto che avete visto sopra, se nel 2008 vendeva (complessivamente? Ma anche se fosse un dato relativo alle sole edicole...) 80mila copie, i numeri non sono più così sorprendenti. L'esautorazione recente della direttrice (probabilmente solo per risparmiare il suo compenso dividendo i suoi compiti tra altre persone già stipendiate dalla casa editrice) non è certo un segno di buona salute della testata.


Lupo Alberto - Come ho detto, ho inventato il dato di sana pianta, ma uno dei "frutti" della mia piccola provocazione è stato un commento di non-ricordo-chi che si è meravigliato di una cifra così alta perché a lui risultavano vendite intorno alle 6000 copie. Prendetelo per quel che vale. 


Tex - Gli ultimi dati risalgono a più di un anno fa, quando Boselli in una piccola discussione col sottoscritto affermò che il ranger vendeva mensilmente 180mila (precisate in 176mila pochi minuti dopo), dato dell'agosto di quell'anno. Nei commenti, qualcuno che diceva di basarsi sui dati del distributore, lo "corresse" dicendo che il dato di agosto era quello, ma che in estate le vendite aumentavano abitualmente, mentre a settembre il dato "normale" era tornato a 156mila (o 157mila, non ricordo bene) copie vendute. Anche prendendo per buono il dato di Boselli, che riconosceva un calo di vendite stabile intorno al 5% (7-8% secondo il parere di persone non embedded), in un anno e mezzo dovrebbe aver perso più di 13.000 copie e venderebbe dunque attualmente poco più di 160mila. Facendo una ragionevole tara ai dati "interessati" provenienti dalla casa editrice, ritengo abbastanza probabile che il venduto sia già sceso sotto le 150mila copie (intorno alle 145mila, secondo i calcoli fatti su dati e percentuali di calo di persone esterne).


Dylan Dog - Col trend degli ultimi anni (un 7% in meno ogni 12 mesi), dalle 86-87mila copie di un anno e mezzo-due fa, dovrebbe essere ora ampiamente sotto le 80mila copie. Forse nel mio schemino ho leggermente esagerato; diciamo che è plausibile un dato di 75-77mila copie.


Per Julia, Zagor, Dragonero, Nathan Never, Dampyr, Morgan Lost e Martin Mystère mi sono limitato a ridurre di qualche migliaio di copie i numeri usciti più recentemente. Sono stato forse leggermente generoso con Julia, Dragonero (ma questo motivato dal fatto che in un certo momento la testata di Enoch e Vietti sembrava aver avuto un "rimbalzo"), Dampyr e anche Morgan Lost, che le ultime voci danno per avviato alla chiusura dopo l'attuale "stagione" passata al bianco e nero (e non certo per scelta estetica). Di Martin Mystère le ultime notizie parlavano di 9mila copie e blocco della produzione, in attesa di smaltire il "magazzino" delle storie già realizzate e avviarsi poi quasi sicuramente alla chiusura. Ci dovrebbero essere almeno un altro paio di testate per le quali si è bloccata o molto ridotta la produzione di storie nuove... ma qui siamo nelle voci di corridoio non si sa quanto affidabili.

Il Giornalino - Gli ultimi dati che ho avuto, finché ancora ci collaboravo, erano di 40mila copie (una decina d'anni fa), vendute almeno per due terzi tramite abbonamento (vale lo stesso discorso fatto per Topolino). All'epoca in edicola venivano distribuite sì e no 20mila copie. Credo non sia peregrino immaginare che oggi le vendite su quel canale siano molto sotto le 10mila.

Nell'elenco ho colpevolmente dimenticato una testata, lo Scottecs Megazine della Shockdom. Il fatto è che non ho alcun dato in merito, se non l'exploit delle 50mila copie vendute del primo numero. Dove si sarà arrestato il fisiologico assestamento dopo alcuni numeri? Personalmente non lo so. So, per averlo verificato coi miei occhi, che alle varie fiere a cui ho partecipato con quell'editore le file ai "firmacopie" di Sio sono strabilianti, e che anche i ragazzini non necessariamente interessati alla lettura, acquistano i lavori dell'autore pur di avere una sua dedica e un selfie insieme. Chi può permetterselo compra i libri, quelli con la paghetta più risicata si accontentano della rivistina, cosa che permette alla Shockdom di rinforzare abitualmente le vendite dell'edicola - quali che siano - e di avere conti col segno "+", per quella testata.


Con questi dati, quale futuro attende le pubblicazioni da edicola? Non esaltante, certo. Praticamente tutti i tentativi di imporre nuove pubblicazioni (con l'eccezione di Scottecs, appunto, e di Dragonero) sono naufragati miseramente, e non solo quelli bonelliani: rapidamente chiuso The Professor con un ultimo numero in distribuzione solo online, procede (forse) zoppicando Caput Mundi della Cosmo (circa 4mila copie vendute del primo numero, e un migliaio in meno a ogni uscita successiva), schiantatisi contro il muro del disinteresse i giornaletti Bonelli della Linea Kids e Young (per 4 Hoods si parla di vendite di pochissime migliaia di copie; tornerà forse Dragonero Adventures dopo l'uscita del cartone animato) e chiuso anche il pluripremiato Mercurio Loi (che vanta il merito di essere stato, come ha scritto un recensore, "programmaticamente non commerciale"! Chissà se anche l'editore è felice di questa natura del prodotto). Si è ritirato dall'edicola Rat-Man e si stanno defilando i giornaletti della Marvel (che comunque, qui, non ci interessano).
Vanno avanti, volando basso come impongono i tempi, il divertente Volt della Saldapress, il Morto della Menhir e poco altro.
Se già più di dieci anni fa Antonio Serra vaticinava la morte delle edicole (ne "spariscono" più di due al giorno), appare chiaro come chi opera in quel segmento sia destinato a veder restringere sempre più le pareti del corridoio in cui si sta muovendo e, per evitare di finire stritolato in un cul de sac, debba cercare altrove sfogo a idee e investimenti. La Bonelli, che dopo anni di "chiusura distributiva" voluta dallo scomparso Sergio è dovuta approdare a librerie, fumetterie, fiere e ripetute operazioni di marketing per razionalizzare le vendite, sembra ora intenzionata a passare al multimediale indirizzandosi alla produzione di film e serie TV. Questo significherà forse la possibilità di continuare a lavorare per soggettisti e sceneggiatori, ma che fine faranno i disegnatori? Al momento la casa editrice di via Buonarroti continua a sfornare una novità dopo l'altra (con un aumento esponenziale di quelle incentrate sul best seller Tex) e offre così momentaneamente una sponda agli autori non più impegnati nelle serie chiuse o bloccate, ma per quanto tempo ancora? E Diabolik quanto a lungo riuscirà a far quadrare i conti con lo stillicidio inarrestabile delle vendite e la mancanza di alternative che non siano una serie TV o un film prodotti da altri e che difficilmente porteranno a una crescita dei lettori? Il Giornalino non produce più da qualche anno materiale inedito, e Topolino (oltre a non pagare da sempre i diritti d'autore sulle ristampe del materiale) fino a quando resterà una pubblicazione che alla casa madre Disney interessa comunque tenere in piedi? Come si vede le nuvole che si addensano (e non certo da ora) sul settore sono tante e minacciose. E, per capire in che direzione stanno andando le cose, dovremo continuare a utilizzare dati di seconda mano, visto che nessun editore italiano sembra interessato a diffondere quelli ufficiali.


lunedì 4 febbraio 2019

Libri senza soste


Con l'inizio dell'anno è arrivato puntualmente il rendiconto della StreetLib (ex Narcissus), il servizio che gestisce distribuzione e vendita dei miei ebook. Le copie vendute sono poche, ma è comunque sorprendente che, nonostante io trascuri la produzione libraria da molti anni (la voglia di rimettermi a scrivere "monta" di mese in mese... ma per ora i fumetti mi tengono troppo occupato), le vendite continuino pian piano ad andare avanti. Sia in forma cartacea che digitale. Compreso il saggio politico che ho scritto a quattro mani con Maila Nosiglia.




Certo, è anche merito della Rete, che consente ai titoli di non andare mai "fuori catalogo" ed essere sempre disponibili.
Vabbe', voi continuate a comprare quelli che ho già scritto, e io prometto che al più tardi l'anno prossimo mi rimetto alla tastiera per arricchire la mia produzione libraria. Di soggetti  già definiti e idee da precisare, nel cassetto ce ne sono tante. Ecco un piccolo elenco, tanto per farvi un'idea di cosa bolle in pentola:


1. Un giallo ambientato ai nostri giorni con un'agenzia investigativa... di cui non vi dico altro.

2. Un giallo ambientato nei tardi anni Settanta con protagonista il maresciallo Tinti (di cui qualcuno avrà già letto il racconto apparso su Giornale Pop), collegato in qualche modo al precedente.
3. Il secondo libro con Dante Alighieri investigatore ante litteram. Un romanzo che oserei definire... "doppio" e spero sorprendente quanto divertente.
4. Il secondo e terzo tomo della trilogia del Sotto-Spazio che vedrà ancora in azione l'affascinante Kish e Serge Tillieux... con un'avventura che si concluderà sul pianeta originale di Darkiller, così che tutti i fili finiranno per annodarsi. Ai protagonisti si aggiungerà anche la fumettistica Shanna Shokk, che ho già fatto incontrare a Kish in un breve racconto dell'antologia "Il bar ai confini del mondo".



Poi ci sono dei soggetti (allo stadio di vere e proprie "scalette" o addirittura già in gran parte sceneggiati) nati per diventare fumetti ma che, nell'asfittico panorama editoriale del momento, potrei decidere di trasformare in romanzi:



1. "Brass Head/Testa d'Ottone". Storia steam punk tra Inghilterra vittoriana e Russia zarista.

2. "L'Eptaedro", storia fantasy... in salsa X-Men.
3. "Kannak wars" versione romanzata di un'idea che avevo avuto per una miniserie zagoriana di cui vi ho già parlato.
4. "Space pirates", storia di fantascienza tra nanotecnologie e wormholes.
5. "Le Case-Torri", storia fantascientifico-fantasy.
6. "Psicoprigione", versione romanzo del racconto di Shanna Shokk che ho pubblicato in un albo da fumetteria una ventina d'anni fa. Sarà arricchito-incrociato con un "caso" della sorella Shila Shokk, ecoterapeuta connettivista, "Caso n. 131: Un problema di spazio".



...più tutte le idee che mi verranno nel frattempo.
Vivrò abbastanza a lungo da scrivere anche solo la metà di questa roba?


venerdì 4 gennaio 2019

I fumetti crescono... di prezzo e di formato


Continuano i piccoli ma significativi cambiamenti degli editori per resistere alle molte "scosse di assestamento" che continuano ad agitare l'editoria da edicola. Da questa settimana la rivista di cinema e programmi televisivi FilmTV aggiunge quattro pagine alla foliazione (aprendo la nuova sezione "Piattaforma" dedicata alle trame dei film da guardare sulle varie piattaforme: Netflix, Prime Video, RaiPlay, Infinity ecc.). Per farlo rinuncia però alla copertina a carta lucida e grammatura superiore, diventando di fatto un "autocopertinato" e riposizionandosi in qualche modo dal settore delle riviste a quello dei "giornali". Sarà questo uno dei modi per cercare di sopravvivere alla crisi delle edicole e al calo delle vendite causato principalmente dalla concorrenza della rete? Dobbiamo aspettarci sempre più, in edicola, prodotti "poveri" per non alzare i prezzi di copertina o per poter offrire qualcosa in più in modo da non perdere (altri) lettori?
Appare buffo che, in un momento in cui la tecnologia offre prodotti sempre più sbalorditivi, l'editoria cartacea si ritrovi - sia pure per motivi differenti - in una situazione simile a quella del dopoguerra quando il costo e la carenza della carta costringevano chi pubblicava fumetti a inventarsi albi fisicamente "leggeri" ma zeppi di testo e vignette che rendessero appetibile la spesa e soddisfacente la lettura. Se si ripensa ai Gim Toro in formato orizzontale "all'italiana" con 10-12 "quadri" (come venivano chiamati allora) per pagina e composti da sole otto pagine, o ai giornaletti a striscia di 36 pagine dove però sceneggiatori e disegnatori riuscivano a raccontare un'intera storia in tre numeri (ne ho parlato su Giornale Pop), ci si domanda se, per resistere in edicola, non si dovrà presto ricorrere a soluzioni simili, condensando opportunamente (e in modo intelligente) la narrazione in un numero di pagine molto minore di quello a cui ci eravamo abituati, trovandoci costretti a riscoprire la lezione dei Lavezzolo e dei Bonelli (padre). Potrebbe essere un bene da più punti di vista.



In diversa - ma non troppo - direzione rispetto a FilmTV, va un altro cambiamento effettuato col nuovo anno: Skorpio ha aumentato il formato... e diminuito il numero di pagine.
Sembra essere un trend a cui è sempre più condannato il fumetto da edicola. Diminuiscono le vendite, e se non si vuole alzare il prezzo di copertina - col rischio di andare fuori mercato e/o avvantaggiare la concorrenza - l'unica opzione disponibile resta la diminuzione delle pagine. Per "nasconderla" e/o giustificarla, sia Bonelli che Aurea sembrano aver scelto il concomitante aumento di formato: qualche centimetro in più che in qualche modo "riposiziona" anche la pubblicazione in edicola.


La casa editrice di via Buonarroti l'ha fatto con la testata Morgan Lost. Verificate le vendite evidentemente insufficienti dell'abituale formula a 96 pagine, ha aumentato il formato (lo stesso sperimentato pochi mesi prima con la miniserie dedicata alle avventure in solitaria di Cico, storica spalla di Zagor) e ridotto le pagine a 64. L'operazione dovrebbe consentire di proseguire la pubblicazione della serie senza che si trasformi economicamente in un bagno di sangue.


Analoghe considerazioni devono essere state fatte dall'editore di Fiumicino, che ha deciso di sperimentare il cambiamento sul settimanale "secondo nato": stesso prezzo, qualche centimetro in più in altezza e larghezza, maggiore grammatura della carta di copertina, e 84 pagine anziché 108.
Per quello che mi riguarda, dal punto di vista estetico e della maneggevolezza (oltre che della leggibilità delle tavole) trovo estremamente gradevole la nuova formula. Peccato che non si sia deciso di intervenire anche dal punto di vista contenutistico. Il settimanale continua infatti a presentare, oltre all'ennesimo inserto di prezzemolo-Dago (un po' il Tex dell'editore romano), materiali di provenienza franco-belga e statunitense proposti a puntate.


Giusto qualche giorno fa un ex lettore si lamentava su Facebook del passaggio dagli "episodi completi" di una volta alla presentazione di storie a continuazione, motivo per cui aveva a suo tempo smesso di acquistare le due pubblicazioni. Forse un ritorno almeno parziale alla vecchia formula con storie anche di lungo respiro ma presentate a episodi completi godibili anche fuori dalla continuity potrebbe portare i vecchi lettori (quelli nuovi, ormai è una triste consapevolezza, semplicemente non esistono) a tornare ad avvicinarsi ai settimanali della casa editrice. Non sono in grado di fare i conti in tasca all'editore, ma suppongo che non dovrebbe essere troppo difficile farli quadrare anche producendo storie inedite di nuovi personaggi, trovando un paio di sceneggiatori con buone idee e affiancando loro disegnatori capaci  (le mille scuole di fumetto dello Stivale ne sfornano ogni anno a decine di buon livello sia degli uni che degli altri) che, essendo agli inizi di carriera  potrebbero essere disposti a lavorare a prezzi contenuti, non troppo lontani da quelli dei diritti esteri (sui quali incidono anche le spese di traduzione). I materiali francesi e statunitensi potrebbero continuare a essere proposti (non più di paio a numero, e con episodi di almeno sedici pagine che consentano di terminare la storia in due-tre uscite) accanto ai nuovi personaggi che, se anche non riuscissero a replicare i successi di piccoli capolavori come Savarese o Nippur, potrebbero incuriosire e attirare più d'un vecchio lettore. E, nel numero e nella varietà, magari saltarebbe fuori anche un nuovo Dago da cavalcare con pubblicazioni parallele.


Se e quando l'Aurea decidesse di aggiornare formato e foliazione pure di Lanciostory... ci faccia un pensierino. Potrebbe offrire nuove, originali occasioni di lavoro a sceneggiatori e disegnatori, e rinnovato interesse per nuovi personaggi ai lettori.


mercoledì 2 gennaio 2019

Indagini da ridere


La mia produzione fumettistica oscilla tra le storie avventurose e l'umorismo... o un misto di entrambi. Non sorprende che anche le mie letture vadano nella stessa direzione. E' per questo che tra i miei autori preferiti ci sono quelli che uniscono giallo e umorismo, dal Donald Westlake (amore eterno!) di John Dortmunder alla Joyce Porter dell'Ispettore Dover, alla Joan Hess di Arly Hanks/Maggody.







Ultimo innamoramento, lo svedese Leif GW Persson. Specialmente da quando ha promosso a protagonista dei suoi polizieschi il disgustoso, razzista, sessista, corrotto, opportunista commissario Bäckström, sempre pronto ad abbuffarsi di cibo e liquori e soddisfare i bisogni del suo "supersalame", i suoi libri sono per me una imperdibile pausa di rilassante divertimento.



Ho appena finito di leggere il suo ultimo lavoro, "La donna che morì due volte"... e già mi manca! Sarà dura aspettare ancora mesi e mesi prima di leggerne un altro.

Nell'attesa, dovrò andare a caccia di qualche episodio che ancora mi manca degli altri personaggi su citati. Che la rete (o le bancarelle) mi siano propizie!


martedì 1 gennaio 2019

Buoni propositi


Con questo disegnetto vi (e mi) auguro un sereno 2019.
Per me l'anno trascorrerà con la prosecuzione dei festeggiamenti per il cinquantesimo anno di vita editoriale di Dante e mio da professionista, andando verso il prossimo novembre quando entrambi compiremo 50 anni di vita a fumetti.
Anche la mia produzione (salvo proposte impreviste che dovessero saltar fuori e alle quali non potessi dir no) sarà improntata in qualche modo a queste ricorrenze. Nell'ordine, da qui alla fine dell'anno, ho in progetto di:

1) terminare (spero entro il mese) il volume dedicato a Superstrunz; raccoglierà tutti gli episodi già pubblicati più tre nuove avventure, le prime due delle quali andranno a concludere la finora incompiuta "Shitanic"; nella terza il mio supereroe scatologico si scontrerà con Capitan Moccio;




2) realizzare un "Dante 2000" (o "Dante 2.0", devo ancora decidere) con un ritorno di Dante all'Inferno... settecento anni dopo: poemetto in endecasillabi a terzine incatenate, alla Alighieri, accompagnato dall'inevitabile versione a strisce; ne ho già parlato qui;

3) metter mano al mio primo "graphic novel" autobiografico; è una cosa che mi "preme", e spero di riuscire a completarlo prima che la vista e/o la mano mi facciano qualche scherzo, sempre possibile con l'avanzare dell'età; si intitolerà "Gli anni del Grattacielo" e ho cominciato a scriverlo qualche mese fa (vi posto qui sotto le prime tre pagine manoscritte... per queste cose personali, come per le strisce, sono ancora un amanuense); la cosa più difficile sarà trovare il giusto tipo di disegno, perché per la storia che ho in testa non vanno bene né quello che uso per le strisce, né quello recentemente usato per "Dai gas, Liz"; ho una mezza idea della direzione in cui muovermi... ma metterla su carta non sarà facile, temo;






4) raccogliere in libro tutta la mia produzione "giornalistica" - articoli, recensioni ecc. - relativa al fumetto pubblicate in questi anni su Fumo di China, in questo blog, su Giornale Pop e altro; conto di aggiungere una breve introduzione e un corposo articolo sull'uso della didascalia nel fumetto; il titolo del libro sarà inevitabilmente "La testa tra le Nuvolette" (magari preceduto da "Cinquant'anni con").

Come si vede... ho di che sgobbare. Quando (e se) avrò fatto tutto, mi riposerò dedicandomi... alla Bibbia a fumetti!