mercoledì 21 gennaio 2026

Dante, ma quante!


Eh, sì, dopo un anno di quarantena dovuta all'iter delle procedure fallimentari della Shockdom durante il quale le uniche copie disponibili sul mercato erano le poche ancora presenti nel magazzino di Cartoon Club, Dante è finalmente tornato, torna e tornerà.

Qualcosa l'ho ripubblicato io col marchio Foxtrot. Li vedete qui di seguito (e maggiori informazioni in merito le trovate sul post-catalogo).





Poi è finalmente in arrivo la bella edizione della NPE della Divina Commedia a fumetti di cui avete visto la copertina in apertura di post, già in preordine da qualche parte. Nelle librerie dovrebbe arrivare a febbraio. Nicola Pesce ha fatto il piccolo miracolo di conservare il prezzo dell'edizione Shockdom per un volume di maggior formato e tipo di rilegatura, 21x29,7 cartonato contro il 17x24 brossurato dell'editore bresciano, perciò le vendite potrebbero tornare a volare come negli anni precedenti. Vale la pena ricordare che da quando raccolsi l'opera in fascicoli spillati per fumetteria nel 1995 a oggi le vendite non si sono mai arrestate, facendo di Dante un vero evergreen; solo della Shockdom sono andate via almeno dodicimila copie, e sommando le varie edizioni si arriva intorno alle ventimila.

E non finisce qui. Cominciano a sommarsi anche le edizioni estere.
Dopo quella norvegese dell'Inferno che, grazie a un concorso ministeriale, è presente in tutte le biblioteche della nazione scandinava, si attende a breve quella tedesca (contratto firmato nella scorsa estate).



Sfruttando la versione fatta da un traduttore (di cui al momento non sono ancora riuscito a scoprire il nome) per l'edizione digitale venduta da Shockdom su YEP!, la poco fortunata piattaforma che confidava di diventare una specie di Netflix del fumetto, mi appresto a varare per i tipi di Foxtrot anche l'edizione inglese.


Ci sto lavorando con cura certosina. Tutti i giochi di parole di cui ho infarcito le mie strisce hanno reso difficile conservare nella versione inglese l'efficacia di molte battute. Sto cercando di risolvere i problemi correggendo dove necessario i testi originali e persino intervenendo all'occorrenza sul disegno. Per qualche altra situazione dovrò risolvere con una Nota a piè di strip. Sarà un'edizione davvero Director's Cut, come dicono nel cinema.



Per adesso ho scelto di pubblicare solo l'Inferno, altrimenti se ne sarebbe parlato tra un paio d'anni, visto il poco tempo che posso dedicare a questo lavoro di totale rifumettatura. Anche perché non mi attendo grandi numeri, da questo volume: vendere su Amazon è un gran mestieraccio, perché l'azienda si limita a pubblicare la "scheda" sul suo sito di vendite librarie dove ogni volume è una minuscola goccia in uno sterminato oceano di altre pubblicazioni, e pubblicizzare la sua esistenza è compito del singolo autore. Finché si tratta di opere per il mercato italiano, ho imparato a muovermi abbastanza bene promuovendole con pazienza e costanza su Facebook, Instagram e su questo blog, e i risultati sono pian piano arrivati, sì che negli anni le vendite stanno crescendo significativamente e in modo progressivo. Un po' di altre copie vanno via in occasione di fiere e incontri.
Per una versione in inglese è evidente che le cose saranno un po' più complicate, visto che non ho presenze in rete curate in quella lingua, e dovrò confidare su qualche fortuita attenzione estera magari in ambito scolastico che inizi un passaparola capace di autoriprodursi a livelli interessanti. In ogni caso, sarà una soddisfazione personale aver rimesso in circolo anche quella traduzione che altrimenti sarebbe scomparsa con la Shockdom che l'aveva partorita.



lunedì 19 gennaio 2026

85, con qualche acciacco


Nel giorno in cui ricorrevano - non celebrati - gli ottantacinque anni dalla nascita della casa editrice (Gianluigi Bonelli mise su nel 1941 una piccola casa editrice nota come Redazione Audace rilevando dal precedente editore la testata omonima; il primo numero della sua gestione è il 331, datato 18 gennaio di quell'anno) che, pur attraverso più d'un cambiamento di nome, è comunque "rimasta in famiglia", dal fondatore alla moglie Tea, al figlio Sergio e infine al nipote Davide, in rete hanno cominciato a rincorrersi boatos su grossi cambiamenti in atto e soprattutto su una serie di email di "licenziamento" (una cinquantina, sembrerebbe) di autori e autrici che non riceveranno in futuro dalla SBE altre commesse di lavoro.
Parlare di "licenziamenti" è decisamente improprio. Gli unici contratti stipulati nel tempo dalla Bonelli sono quelli dei dipendenti della casa editrice (redattori, grafici, amministratori, magazzinieri ecc.) e, da Martin Mystère in poi, quelli dei creatori dei personaggi (sempre e soltanto gli sceneggiatori). Tutti gli altri semplicemente "lavorano" per Bonelli: collaboratori/trici esterni a cui vengono commissionati testi o tavole disegnate. Dunque, nessun licenziamento, solo l'interruzione di un rapporto di collaborazione.
Qualcuno ha trovato scandaloso che tra i "liquidati" ci fossero nomi storici della casa editrice. Quand'anche fosse, resta solo una legittima decisione di interrompere un rapporto di collaborazione. Per dire, se decidessero di non far lavorare più Giovanni Ticci potrebbero farlo senza alcun problema legale, visto che non è legato da nessun contratto anche se lavora per la Bonelli da 50 anni. Si guasterebbero solo i rapporti personali, al massimo.


E pure se e quando decidessero di chiudere Nathan Never - per dire una a caso delle pubblicazioni che hanno da tempo problemi di scarse vendite - non ci sarebbero problemi di nessun genere dato che il contratto dei tre sardi (uno stralcio l'ho pubblicato nel libro "La testa tra le Nuvolette") prevede un'unica cosa: che se è l'editore a decidere l'interruzione del rapporto, Medda, Serra e Vigna possono immediatamente pubblicare altre storie con un altro editore (successe col Jonathan Steele di Federico Memola, che passò subito alla Star Comics). Se invece sono gli autori a interrompere il rapporto, per due anni non possono pubblicare il personaggio con altro editore (successe con Ken Parker).



A me piange il cuore per tutti gli autori e autrici, colleghi con famiglie e magari mutui da finire di pagare, che si ritroveranno senza lavoro dall'oggi al domani. Ci sono passato più d'una volta e so quanto è difficile trovare subito altre collaborazioni. Oggi, con la crisi generale della stampa in atto, più che mai. Bisogna però dire che, per chi voleva vedere, erano evidenti da anni gli elementi per capire che c'era il rischio di restare a piedi e che era saggio cominciare a guardarsi intorno... anche se il panorama in Italia è desolato e pure all'estero non c'è certo il Bengodi.
Bisogna anche dire che se la casa editrice ha inviato un'email (ma pare che in molti casi si sia trattato solo di telefonate) per informare collaboratori e collaboratrici dell'interruzione di rapporto, è stata fin troppo corretta: al Giornalino ci lasciarono senza lavoro senza nemmeno avvisarci. Lo fece il direttore Gorla di sua iniziativa, perché la direzione se ne era fregata assolutamente.


Un annetto fa avevo condiviso dei dati di vendita che, per quanto era possibile saperne, mi risultavano abbastanza realistici. Molti li considerarono un'esagerazione ma forse erano persino ottimistici, visti i successivi aumenti del prezzo di copertina, le riduzioni di foliazione di alcune testate, i cambiamenti di vario genere su altre e quest'ultima notizia di autori "lasciati a casa".
Qualcuno, in questo frangente, ha ipotizzato che si sia trattato di un modo per "risanare" i conti della casa editrice in vista di una vendita dell'attività ad altra azienda. Si tratta di una sciocchezza assoluta: come ho detto, le collaborazioni che sono state interrotte non erano basate su un contratto, dunque non erano un "peso" economico di cui liberarsi prima di una eventuale cessione d'impresa. L'editore subentrante avrebbe potuto tranquillamente non tener conto delle collaborazioni esistenti, se non interessato a proseguirle. Il problema che sta alla base di questa situazione, dunque, non possono essere che le vendite in continuo calo: se a causa di questo sei costretto a ridurre il numero di pagine di alcune testate e/o a chiuderne altre devi per forza diminuire il numero delle collaborazioni che, semplicemente, non ti servono più. Se poi si sono fatte in passato cattive previsioni che hanno portato ad accumulare in magazzino un eccessivo numero di storie da pubblicare, il problema si accentua ulteriormente.

Restando in attesa di riscontri ufficiali della situazione e dei cambiamenti editoriali che, secondo alcuni contatti di Facebook apparentemente "ben informati", la SBE dovrebbe annunciare in questi giorni (delle email di cessazione della collaborazione hanno dato conferma alcuni degli autori che le hanno ricevute), non posso che prendere atto della sempre maggiore sofferenza del settore dimostrata anche dall'agitazione che si percepisce pure in altre realtà editoriali come, recentemente, l'Aurea che ha provato a portare in fumetteria e libreria i suoi settimanali confezionandoli in brossura ma è rapidamente tornata alla spillatura.


Per il fumetto popolare da edicola le nuvole appaiono sempre più minacciose.



lunedì 12 gennaio 2026

I Coccodrilli del Fumetto 2026



Anche quest'anno cercherò di segnalare tutti i colleghi e le colleghe che ci lasceranno.
Li trovate qui sotto in ordine cronologico dal basso in alto.

Sul blog potete recuperare anche quelli relativi agli anni 2023, 2024 e 2025











venerdì 9 gennaio 2026

Presentare una rivista-libro


Pubblico libri col servizio KDP di Amazon da ormai cinque anni.
Il problema più grosso per questo tipo di operazione, dopo che hai consegnato il pdf per la stampa e Amazon lo aggiunge a tutti gli altri in vendita nella sua "libreria" online... è il numero di libri presenti sul sito. Ogni libro è infatti una goccia in un oceano di pubblicazioni d'ogni genere, e nessuno si accorgerà della sua esistenza a meno che l'autore non provveda personalmente a pubblicizzarlo in qualche modo.


Intanto tocca farsi un sito, nel mio caso della "casa editrice", e tenerlo aggiornato. Poi, se si ha un blog, segnalarci in ogni maniera possibile ogni nuova uscita. Io l'ho fatto per esempio con un post di raccolta di schede del "catalogo", con uno su "pubblicità ironiche" d'ogni volume, con uno che riporta le date d'uscita dei singoli volumi e altro. Inoltre tocca inventarsi ogni scusa per parlarne sui social che si frequentano. Nel mio caso, Facebook, Instagram e ho persino fatto un piccolo filmato su TikTok per pubblicizzare il libretto dell'Omoragno.


Ogni volta è sufficiente fornire i dati tecnici dell'opera (numero di pagine, rilegatura, eventuale colore...) e riportare la sinossi del volume. Mi sono però reso conto che questo non poteva bastare, per l'Annuario Nuvolette 2025 che è, sì, un libro ma con contenuti da rivista. Così, oltre a riportare il sommario completo in un ennesimo post di presentazione, ho pensato di farne sui social una serie puntando il riflettore ogni volta su un contenuto specifico accompagnando l'immagine della copertina al disegno che sul volume illustra quell'articolo. Una modalità per certi versi non dissimile da quella delle pubblicità fatte dalla Bonelli in prossimità della nascita di Nathan Never.


Riporto qui sotto tutte le schede, in ordine casuale.













Pubblicizzarsi in rete resta comunque una fatica non da poco, e i risultati sono relativi visto quanto viene pubblicato e pubblicizzato quotidianamente in ogni dove... e le risorse economiche dei lettori non sono infinite. Credo comunque di star facendo un buon lavoro perché le vendite dei volumi Foxtrot, di TUTTI i volumi Foxtrot, sono costanti e, negli ultimi mesi, si nota una crescita significativa. E resta il fatto che, comunque, questi libri io li faccio principalmente per divertimento mio e per mettere a catalogo tanti lavori che probabilmente sarebbero altrimenti caduti nel dimenticatoio o mai arrivati alla pubblicazione. Perciò (ed è una minaccia) continuerò.



domenica 4 gennaio 2026

Dipingere l'Amore


Si sa che il Fumetto, nella sua accezione editoriale popolare, è nato negli Stati Uniti sulle pagine dei quotidiani. L'Italia vanta invece un'altra invenzione legata al mondo delle Nuvole Parlanti, quella del Fotoromanzo. L'uso di pubblicare storie con balloon e didascalie le cui vignette invece di essere disegnate sono realizzate in studio con fotografie nasce infatti in casa nostra. Le vicende erano di stampo sentimentale, anche se negli anni settanta se ne videro utilizzi pure nel campo dei fumetti neri e sexy con testate come Killing, Genius, SuperSex e altri.




Alla base dell'invenzione però c'erano storie romantiche disegnate che, ispirandosi ai drammi del grande schermo, venivano realizzati pittoricamente a mezza tinta. L'idea di offrire "film di carta" a prezzo popolare fu dei fratelli Alceo e Domenico Del Duca che con la loro Casa Editrice Universo dettero vita nel 1946 a Grand Hotel, settimanale di storie sentimentali per un pubblico femminile che i detrattori bollarono come "giornale per cameriere e dattilografe". Uscito il 29 giugno con sedici pagine al prezzo di 12 lire, ebbe da subito un successo strepitoso, arrivando a superare negli anni cinquanta il milione di copie.


A disegnare le vicende di amori contrastati vennero chiamati i più abili artisti del pennello dell'epoca come Walter Molino, Gino Pallotti, Alvaro Mairani e altri.




Per sfruttare ulteriormente il fruttuoso filone editoriale, i racconti usciti a puntate sul settimanale venivano poi raccolti nella collana I romanzi di Grand Hotel.






Solo in un secondo tempo si pensò di realizzare fotograficamente le immagini per le vignette e, dai Cineromanzi come erano definiti i racconti di Grand Hotel, si passò al neologismo di Fotoromanzi che debuttarono sulle riviste concorrenti Bolero Film e Il mio Sogno. L'idea si deve probabilmente a Luciano Pedrocchi, direttore del primo, ma non esiste certezza che non sia stato invece l'altro periodico (che comunque è stato il primo a usare il nuovo termine), della Rizzoli, ad adottare inizialmente la fotografia.



Godendo del maggiore coinvolgimento e immedesimazione, rispetto al disegno pur pittorico, dell'immagine fotografica che consentiva anche di far recitare noti attori e attrici cinematografici (e poi cantanti e presentatori televisivi: Mike Bongiorno recitò in moltissime produzioni), il genere raggiunse una diffusione davvero notevole, non solo in Italia dove Bolero Film arrivò nel 1958 a toccare i due milioni di copie, ma anche all'estero. Il fotoromanzo riscosse infatti ampio gradimento in Francia, Belgio, Spagna, Portogallo, Grecia e in tutto il Sud America.
Ben presto anche Grand Hotel abbandonò l'immagine disegnata a favore del racconto fotografico che veniva realizzato in appositi studi non diversi da quelli cinematografici. Il successo, sfruttato fino agli anni ottanta anche dalla casa editrice Lancio che con una serie di attori e attrici divenuti rapidamente popolarissimi come Franco Dani, Kirk Morris, lo sfortunato Franco Gasparri, Michela Roc, Katiuscia e Claudia Rivelli riuscì a diventare forse il più importante editore del genere, è tramontato quasi di colpo con l'aumento dei canali televisivi e l'arrivo di telenovela e soap opera.




L'editore Sprea ha iniziato in anni recenti la riproposta in edicola dei più fortunati fotoromanzi della Lancio, ma sarebbe più interessante qualche raccolta in volume dei lavori dei vari Molino e Pallotti prima che il tempo cancelli definitivamente il ricordo di quelle produzioni artistiche.