lunedì 9 febbraio 2026

E gli Hominidi, muti!


Per il Giornalino, settimanale della San Paolo Periodici all'epoca diretto da don Tom(maso Mastrandrea), dopo le avventure semiserie del professor Van Der Groot e tra un classico e l'altro a strisce umoristiche - da Dante, a Omero, all'Eneide e ala Gerusalemme Liberata - mi inventai anche una serie... preistorica. Incentrata non sugli uomini delle caverne già protagonisti di varie serie a fumetti (potete vederne qualcuna qui sotto), ma sui loro antenati appena discesi dalle scimmie: gli Hominidi.






La trovata della serie era l'invenzione, accanto ai realmente esistiti Homo Habilis, Homo Gracilis e Homo Robustus, di una quarta specie purtroppo mai estintasi: quella dell'Homo Furbens.
I "furbi" mi sono sempre stati antipatici, e li considero generalmente delle persone disprezzabili perché capaci, per un immediato e spesso miope tornaconto, di creare danni per sé e per gli altri. Così ecco il loro antenato combinare ogni genere di guai inseguendo facili vantaggi che puntualmente dimostrano di non esserlo affatto. Come si vede, un fumetto a suo modo "pedagogico".





La serie all'epoca fu interrotta bruscamente per il cambio di direttore dovuto all'insorgere dei primi problemi economici della casa editrice, e confido di avere prima o poi l'occasione per ripubblicarla presso qualche editore "per ragazzi", o male che vada il tempo per riproporla direttamente in volume autoprodotto per Amazon con le mie Edizioni Foxtrot.

Recentemente mi è venuta l'idea di farne una nuova versione con storielle di una sola pagina e, per renderle godibili anche da lettori e lettrici non ancora alfabetizzati, mute.
Al momento ne ho realizzate solo tre pagine che vi mostro qui sotto.




 Avranno un seguito? Solo l'imperscrutabile Dea della Cartastampa ce lo può dire.



giovedì 5 febbraio 2026

Correvano gli anni 50


Il lavoro "grosso" a cui sto lavorando al momento è il graphic novel "Gli anni del Grattacielo", fumetto autobiografico sulla mia infanzia. So che i romanzi "ombelicali" sono in genere di scarsa qualità, ma per me è un'esigenza molto forte e credo di aver scritto e disegnato abbastanza cose d'ogni tipo da non poter essere accusato di raccontare solo le mie personali paturnie.
Purtroppo non riesco a dedicare a quest'opera tutto il tempo che vorrei: c'è sempre un impegno che mi "costringe" a interromperlo momentaneamente (le barzellette per Famiglia Cristiana, necessità tecniche per i libri che pubblicherà NPE, qualche "urgenza" delle mie Edizioni Foxtrot come, per esempio, l'Annuario Nuvolette 2025 che andava chiuso entro la fine dell'anno...), ma sono comunque arrivato a una trentina di tavole.
Tanto per aggiornarvi sullo stato dei lavori e per farvi capire per bene di cosa tratta, pubblico qui di seguito qualche altra tavola dopo quelle già postate.
Per cominciare, si entra nel vivo dei problemi di famiglia con la "separazione in casa" dei miei genitori, avvenuta quando ancora non andavo a scuola. Ripensandoci, mi rendo conto di non avere alcun ricordo dei miei genitori a letto insieme. Alla base di molto, se non di tutto, c'erano le incrollabili convinzioni religiose di mio padre che si scontravano con la voglia di vivere di mia madre che annusava le nuove libertà già nell'aria in quel primo dopoguerra.





E poi c'erano i nostri poveri - in tutti i sensi - passatempi infantili tra i quali non potevano mancare i fumetti.






Il resto arriverà nelle non so ancora quante pagine (la sceneggiatura è scritta in gran parte ma mancano ancora degli episodi e comunque, credo per la prima volta nella mia vita, sto scrivendo senza suddividere il testo in tavole). Anche se la nostra infanzia aveva continuato a scorrere abbastanza tranquillamente tra scuola, giochi in casa, con i ragazzi del quartiere e i compagni di scuola, tra le mura si agitavano tentativi di omicidio, avvelenamenti da sonniferi, voglie di fuga mai realizzate, un nuovo amore...
Non so quanto riuscirò a trasmettere di quel periodo insieme terribile e piacevole, ma è certo che mi sta già regalando forti emozioni che proverò a raccontare.



Solo quando il lavoro sarà finito comincerò a cercare un editore interessato a pubblicarlo così com'è, perché questa è la più personale delle mie opere e deve rimanere come mi uscirà dalla memoria e dalle mani. Anche se la storia di quei dieci anni trascorsi al Grattacielo non dovesse interessare a nessuno, averla messa su carta per me sarà stato molto importante... e potrò comunque pubblicarmela su Amazon.



martedì 3 febbraio 2026

Il punto dolente.


Soprattutto in queste settimane, "rese calde" dalla notizia di alcuni autori bonelliani ai quali è stato detto/scritto che la collaborazione con loro non sarebbe continuata a causa della sovrabbondanza di storie da pubblicare ferme nei cassetti della redazione, lettori e lettrici poco esperti di editoria hanno affastellato considerazioni d'ogni genere sui perché, i percome e le sorti dell'azienda di via Buonarroti (e altre).
Qualcuna, credo più ragionevole e motivata, l'ho fatta anch'io qui e qui, nonché in vari commenti sui social. Mi sono reso conto, in questa piccola tempesta di post e commenti, che alla maggioranza degli appassionati mancano le cognizioni basilari sul funzionamento di una casa editrice e delle singole testate. Sperando di essere d'aiuto, fornisco dunque qui qualche informazione su un elemento basilare del mestiere di pubblicare, che si tratti di serie da edicola o romanzi, grafici o meno: il Punto di Pareggio.
Gli inglesi lo chiamano break even point (BEP), ed è il numero di copie che occorre vendere a un dato prezzo per eguagliare i costi totali di produzione (compensi agli autori, quota ripartita dei costi generali aziendali, spese di stampa, distribuzione e percentuali di spettanza a giornalai/librai). Una volta sommate queste componenti, se le vendite le coprono esattamente la pubblicazione è in pareggio; se si vende meno, l'editore ha una perdita; se si vende di più, ha un utile.



Come si vede facendo i "conti della serva", il meccanismo è molto semplice. Il mestiere dell'editore sta tutto nel saper prevedere, almeno di massima, quanto potrà vendere la pubblicazione su cui ha deciso di investire. Quando io e i miei soci ci avventurammo a portare in edicola Fumo di China trasformandola da fanzine in una rivista vera e propria, più che previsioni avevamo speranze. Il distributore (lo stesso della Bonelli, la A & G Marco, presso il quale ci aveva gentilmente introdotto Sergio) coi primi numeri ci dette una previsione di venduto (finché non rientrano e vengono controllati/contabilizzati tutti i resi, la faccenda resta abbastanza aleatoria) decisamente interessante per i nostri modestissimi conti. La realtà poi si dimostrò un po' meno esaltante, e ci ritrovammo a un esatto punto di pareggio... che non consentiva di pagare gli autori degli articoli né dei fumetti. Riuscimmo solo a trovare nelle pieghe dei conti 200mila lire a numero per pagare il nostro primo redattore, lo scomparso Federico Memola. Andammo avanti per qualche anno galleggiando intorno al punto di pareggio, finchè i cervelloni del governo (il ministro Tremonti, se non ricordo male) non si inventò la Tassa sulle Società, 3 milioni di lire da sganciare ogni anno allo Stato... e andammo sotto di quella cifra, che si aggiungeva ai costi generali della casa editrice. Per fortuna proprio in quel periodo mi inventai l'Annuario del Fumetto le cui vendite superavano abbondantemente il BEP fruttandoci un utile di testata... proprio di 3 milioni! Potemmo così continuare a galleggiare con le due testate intorno a un complessivo punto di pareggio, finché per stanchezza (soprattutto mia) non decidemmo di cederle agli amici di Cartoon Club.


Le cose non sono diverse per un grande editore: ogni sua singola pubblicazione ha un BEP da raggiungere e, se possibile, superare, altrimenti genera una perdita. E' ovvio che con più pubblicazioni, come per i nostri FdC e Annuario, quelle che vanno meglio possono sostenere quelle più zoppicanti e dunque evitare che l'editore sia costretto a chiuderle immediatamente.
Sergio Bonelli mi spiegava una volta, parlando del Piccolo Ranger che era in perdita, che avendo altre collane che coprivano l'ammanco, fino a un certo punto poteva valere la pena di tenerlo comunque in edicola per evitare che un concorrente ne approfittasse andando a "riempire" con una sua pubblicazione il buco venutosi a creare.
Venendo al presente, la crisi attuale della carta stampata (di tutta la carta stampata, sia chiaro) fa saltare continuamente i punti di pareggio delle varie pubblicazioni, dai quotidiani, ai settimanali, ai mensili e dalle riviste di gossip ai fumetti d'ogni genere. Stante il meccanismo su enunciato, è chiaro che quando il calo di copie vendute manda i loro prodotti sotto il punto di pareggio, gli editori hanno poche possibilità d'intervento. Vediamole:


1) Aumentare il prezzo di copertina; questo si può fare entro certi limiti, perché un rialzo esagerato rischia di mandare la pubblicazione fuori mercato facendogli perdere la stragrande maggioranza dei lettori e dunque buttando all'aria di nuovo e forse definitivamente l'equilibrio;


2) Ridurre i costi: a) abbassando i compensi ai collaboratori (sceneggiatori, disegnatori, coloristi, letteristi...); b) tagliando i costi generali della casa editrice (pensionare/licenziare redattori, trasferirsi in locali più piccoli/meno cari, ridurre il magazzino arretrati che oltre a essere un costo per affitto e luce è anche una voce attiva del bilancio che riduce l'utile...); c) diminuendo il numero di pagine delle pubblicazioni;


3) Trovare nuove fonti di reddito da affiancare a quelle tradizionali: diversificare la produzione per andare incontro a nuove richieste del pubblico; apertura di una sezione libraria accanto a quella da edicola; vendita di copie digitali; allargamento dell'attività alla produzione di audiovisivi ecc.


4) Trovare nuovi canali di distribuzione per ovviare in parte al costo fisso rappresentato da quella tradizionale: abbonamenti, partecipazione a fiere, aprire propri punti di vendita ecc.

Come si vede, quello che è una regola per tutti gli editori è esattamente quello che ha fatto/sta facendo la Bonelli da almeno vent'anni a questa parte. Con quale risultato, lo sa l'editore.
I bilanci che ho pubblicato al link su riportato parlano di un momento particolarmente critico. Le più recenti scelte fatte riusciranno finalmente a invertire la situazione e ricollocare l'azienda in modo che gli utili tornino a crescere? E' quello che ci auguriamo tutti e verificheremo nei prossimi mesi e anni. E' certo però che per i collaboratori difficilmente torneranno tempi migliori. Che la Bonelli trovi nuove fonti di reddito nell'audiovisivo, nella pubblicazione di materiali esteri o altro, non ne nasceranno occasioni di lavoro se non per qualche sceneggiatura cinematografica o traduzione. Forse solo una robusta produzione di webtoon (strada che al momento non viene percorsa) potrebbe creare nuove opportunità per i fumettisti.